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domenica 12 luglio 2009

Aggiornamento

Grandi speranze e attese che sembrano lunghissime nel nostro immediato. 

Per il momento tacciamo ma in un prossimo futuro sveleremo l'arcano. 

Un pensiero vola alla terra del sol levante, dove a distanza di un anno, amici contagiati dai nostri entusiasmi, staranno provando quelle nostre stesse, forti emozioni. 

Ps. Cara xxx, se ti succede come successe a me, che il tuo compagno, arrivato a sera in camera, stanchissimo - come te - non si spegne, e continua a rumoreggiare "scarica le foto-ma hai visto quello-lo hai preso questo-non ti scordare quello-domani andiamo lì" ecc. ecc.  ti consiglio di passare subito alle maniere forti, cercare qualcosa di grosso e procedere ad addormentarlo con quello!! ^_^

sale! sale! special price!

Buon viaggio!

martedì 26 agosto 2008

Autostop con Budda, ancora libri di viaggio sul Giappone


Mi sembra doveroso parlare di uno dei più simpatici, densi e ricchi libri di viaggio letti di recente sul Giappone

Dopo Kerr, anche fin troppo citato, e Peter Carey, nel suo divertente "Manga, fast food & samurai un Giappone tutto sbagliato", voglio spendere due parole e un po' del vostro tempo per "Autostop con Buddha Viaggio attraverso il Giappone", solo appena citato in qualche post prima del viaggio (a conti fatti sono un po' più di due parole.. pardon!).

Purtroppo ho portato avanti la lettura in modo molto frammentario, colpa degli eventi e le troppo dottrinose letture precedenti. Ma il libro si è rivelato sorprendentemente piacevole per stile e contenuti. Innanzi tutto il suo autore: Will Ferguson, un simpatico e robusto (nooo grasso! robusto!*) canadese che si è trovato a dire troppo spesso ai colleghi giapponesi di voler risalire il fronte dei sakura in autostop, alla ricerca della vera essenza del Giappone. Lui, canadese, scherza, ma i colleghi, giapponesi, lo prendono sul serio e lo pungolano continuamente sull'avvio dell'impresa. Will si trova costretto a partire.

Il libro è piacevolmente diviso in capitoli geografici (uno per ogni isola maggiore) e con mappe che seguono il percorso. Tocca mete insolite, di un Giappone non consueto, non da cartolina. Grazie al metodo particolare di viaggio - l'autostop in Giappone non è praticato affatto - incontra e ha opportunità di dialogo (spesso, ma non sempre) con le persone che gli danno il passaggio . Ed è questo l'aspetto più interessante che emerge, uno sguardo sull'enigmatico popolo giapponese.
Adopera toni ironici e romantici, goliardici e nostalgici, irriverenti e spirituali in relazione ai luoghi e alle persone con cui viaggia. Le riflessioni con cui accompagna avvenimenti, luoghi e osservazioni non sono affatto banali, spesso toccano aspetti - come quelli sul viaggio - con cui tutti "nomadi dentro" abbiamo da fare i conti. Anche qualche nozione, che magari nella forma, a chi ben più documentato farà sorridere, ma devo dire che è stato utile e simpatico apprendere in questa forma un po' giocosa e leggera.

C'è una domanda su tutte che Ferguson pone ai suoi "autisti": i giapponesi, sono timidi o arroganti? Una domanda, molte risposte.

Qualche estratto dal libro che ho voluto conservare, magari per il prossimo tour del Giappone, e qualche foto rubata in rete.

((foto Wikipedia)
Kagoshima è la Napoli del Giappone. Lo dicono tutte le guide turistiche. (...) esiste tra le due città una alleanza suicida, dato che sia Napoli che Kagoshima sono conosciute principalmente per la distruzione imminente che attende i loro abitanti. Come potete vedere entrambe le città si trovano all'ombra di un vulcano.




I tanuki sono creature del folklore giapponese: cani procioni, con pance enormi e testicoli giganti, che vagano per le foreste bevendo sakè e cercando di sedurre giovani fanciulle, spacciandosi per nobili
(foto Wikipedia)





(foto La Francese, Nikko)

I cani leone erano in origine un cane e un
leone ed erano molto diversi nell’aspetto, ma con il passare degli anni gli scultori hanno trovato più facile scolpirli con le stesse proporzioni. Le due figure sono diventate sempre più simili, fino a quando le rispettive fisionomie non si sono amalgamate. Un cane-leone ha la bocca sempre aperta, l’altro ha la bocca sempre chiusa. Il cane-leone con la bocca aperta si chiama Ah, l’altro Un, o meglio nn. “Ah” è il primo suono che si emette quando si nasce; “Nn” è l’ultimo prima di morire. “Ah” è il respiro inalato che dà inizio alla vita, “Nn” è il sospiro del sollievo, il soffio che permette alla vita di fuggire. Tra i due intercorre una intera esistenza, un universo intero ruota intorno ad un singolo respiro. “Ah” è anche il primo suono dell’alfabeto giapponese, n è l’ultimo. E così, tra questi due cani-leone, abbiamo anche la A e la Z, l’Alfa e l’ Omega. In antico sanscrito Ah-Um significa “la fine e il principio dell’universo; l’infinito liberato”.

(foto La Francese, Meiji-jingu, Tokyo)
Pag.40
Entrati nel giardino del tempio, oltre i cani leoni, si trova una fontana e un mestolo. Se si ha intenzione di interpellare gli dèi, bisogna prima sciacquarsi bene le mani e la bocca con l’acqua. Dopo essersi resi presentabili, allora ci si puo’ fare aventi. Si lancia una moneta, ci si inchina, si battono le mani una volta, e si suona la campanella. A dire il vero è un sonaglio, un rumore sordo e secco che richiama l’attenzione degli dèi. Ci si inchina di nuovo e si recita la propria preghiera in silenzio, quindi prima di andarsene si battono le mani due volte , assicurandosi di non dare le spalle alla divinità che riposa nel tempio, oltre lo specchio.




(foto La Francese, Asakusa, Tokyo e Kubota Family residence ad Hagi)


Pag 63
Le case, nelle città giapponesi sono tutte ammassate lungo i bordi delle strade. (…) i quartieri sono dei veri e propri labirinti di strade a senso unico, divisorie strettissime, vicoli ciechi. Di solito i giapponesi giustificano tutto questo effetto “scatola di sardine” con i costi elevati dei terreni, ma in realtà ci sono altri motivi alla base. (…) E’ una abitudine che deriva in parte anche dalla geografia del territorio: i fiordi delle coste sono un invito naturale a concentrare i villaggi all’interno delle insenature. Ma c’e dell’altro. La conformazione dei villaggi giapponesi ha origine da una necessità che l’Occidente ha sempre ampiamente trascurato come una forma di debolezza: il bisogno della compagnia umana e la tristezza dell’essere lasciato solo. In Occidente si ha paura di essere insignificanti. In Giappone si teme la solitudine. E’ per questo che il Giappone è considerato femminile, mentre l’Occidente è più maschile. (…) e noi in Occidente abbiamo sacrificato il nostro senso di appartenenza. In Giappone, è la privacy ad essere sacrificata. Ed è proprio questa privacy che la casa giapponese tenta di recuperare. (…) il cortile per i Giapponesi è ancora un ruolo semipubblico, e lasciarlo aperto è come fare della propria casa un’area cittadina. (…) Nemmeno l’atrio di una casa si puo’ considerare un luogo totalmente privato. Piazzisti, visitatori, esattori e tecnici dei contatori entrano tutti dalla porta di ingresso senza preavviso. L’ingresso è costituito al livello della strada, nel basso di quel mondo pubblico così sporco e pieno di sudiciume. Il personale e il privato stanno sopra. Vi si accede salendo l’ingresso. (…) E’ anche per questo che si tolgono le scarpe. Quando si entra in una casa bisogna lasciarsi alle spalle la polvere del mondo. Si sale, ci si eleva. Vi sono anche ragioni più concrete. Le case giapponesi sono costruzioni estive. Le pareti scorrevoli permettono alle case di aprirsi (…) il pavimento rialzato fa sì che la casa abbia un angolo fresco e ombreggiato. (…) le case giapponesi respirano.


(foto La Francese, Shibuja, Tokyo)

Pag. 77
(…) pachinco, una forma di autoipnosi, in cui ci si siede in una stanza rumorosa, piena di fumo e illuminata da far male agl’occhi, e si caricano delle palline d’argento in un grilletto a scatto. (…) le sale di pachinco sono il flagello del Giappone moderno. Miyazaki è il regno del pachinco. Non c’è altro da fare a Miyazaki, (…) Eppure non si puo’ fare a meno di amare questa città. E come la zia preferita, quella con la voce rauca e l’alito che sa di vodka, quella che ha divorziato quattro volte, quella che esce con uomini più giovani di lei. (…) Pollo NanBam, piatto locale di Miyazaki


Pag. 149 Quell’uomo era un henro, un pellegrino, e stava percorrendo una via che aveva più di mille anni di storia. Nell’804, un sacerdote di Shikoku di nome Kukai intraprese un viaggio insidioso alla volta della Cina, alla ricerca della saggezza. Tornò dopo due anni con quell’idea di libertà che avrebbe portato alla fondazione di una nuova scuola di buddhismo, la setta esoterica degli Shingon. L’idea era tanto semplice quanto rivoluzionaria: chiunque è in grado di trasfigurarsi nel Buddha in questa vita. (…) questo movimento esoterico fallì in Cina ma mise salde radici. Con Kubai, il buddhismo divenne più comprensibile, più accessibile, più immediato e meno coinvolto dal credo e dalla dottrina. Meno astratto, più tangibile, in poche parole più giapponese. Kunai morì nel 835. Dopo la sua scomparsa, gli fu dato il nome di Kobo Daishi, che significa grande maestro. È l’icona più importate nella storia del buddhismo giapponese, e con la quale il Giappone si avvicina di più al punto di generare un bodhisattva, un santo buddista che si ferma sulla soglia dell’illuminazione. (…) Col passare del tempo, dopo la morte del Kobo Daishi, a Shikoku prese forma una via di pellegrinaggio. I fedeli la percorrono tuttora. La via degli Ottantotto templi, come la chiamano, segue la costa più o meno in senso orario, un cerchio che ha inizio e fine a Tokushima. (…) Emon Saburo, il primo vero pellegrino. Emon sta al Kobo Daishi come Saul/Paolo stava al Cristo.

(foto La Francese, paesaggio scattato dal treno in direzione Hagi)

Pag. 159
(…) capii cosa rendeva il paesaggio giapponese così sconvolgente: la montagna non è mai preceduta dalla collina. Dopo aver vissuto per generazioni in un territorio montuoso, il cui terreno coltivabile è sempre una rarità, i giapponesi hanno cominciato a sottrarre la terra al mare, e hanno spianato e dissodato qualunque spazio disponibile, fino ad eliminare ogni zona di transizione. (…) In Giappone si passa dalle coltivazioni orizzontali alle foreste verticali senza che ci sia un senso di fusione tra le due cose: un paesaggio fatto solo di primo piano e sfondo, senza che ci sia niente in mezzo.
Pag. 177 Alla nostra sinistra si trova il Mare interno, un luogo che per i giapponesi è diventato il simbolo della perdita dell’innocenza. Il nome richiama alla mente immagini di isole nascoste e di acque pacifiche, ma di fatto molto di questo ha subito il degrado dell’industrializzazione e delle rotte di navigazione.
Pag. 189 Sorrise. Il suo era un sorrise triste, un’espressione tipicamente giapponese. Una volta questi sorrisi tristi mi spiazzavano, ma ora credo di poterli capire. Sono sorrisi che tradiscono emozioni persino nel tentativo stesso di nasconderle. Sono triste sembrano dire, per questo sorrido nella convinzione che voi comprendiate che si tratta soltanto di una facciata, dietro la quale si cela un dolore troppo profondo per poterlo esprimere con le lacrime.

(foto da Flick di :Bron:)

Pag. 276
(…) loro usano gli inkan, delle specie di stampini, su una delle cui estremità c’è inciso il loro nome. Con questi timbrano i fogli con l’inchiostro rosso. In genere sono fatti di semplicissimo bambù, ma ce ne sono anche di pietra e persino di avorio.
~ • ~ Pag. 343 Il luogo, chiamto Juroku Rakan, fu scolpito nell’arco di molti secoli dai monaci di un vicino tempio, scolpito, così si diceva, per confortare le anime dei pescatori che erano morti al largo di quelle coste. Le sculture erano una specie di monte Rushmore fluttuante e più delicato (…) le sculture giapponesi sono più piccole e fluide, sagome plasmate dalla configurazione del terreno.

(foto La Francese, Ueno, Tokyo)
Pag 358/9 Gli alberghi dell’amore sono fatti per chi trova LasVegas troppo sobria. (…) nonostante la variazione delle camere gli alberghi sono disponibili in tre modalità base, che ho chiamato: Il Parcheggia e Via, il Bubu settete, e il Nascondiglio Segreto di James Bond. (…) i primi sono sull’autostrada o in periferia. Ogni camera ha il proprio ingresso e il proprio posto macchina. Le coppie arrivano in auto, parcheggiano il veicolo di sotto e salgono fino alla loro camera, tutto senza dover incontrare anima viva, dato che l’anonimato è l’attrattiva fondamentale (…) una volta che la coppia si è sistemata squilla il telefono e i due dicono se vogliono fermarsi per la notte o solo per “riposare”. Il pagamento avviene attraverso una porta a fessure (…). Gli alberghi Bubu Settete sono più o meno come gli alberghi normali. Alcuni hanno addirittura una hall, anche se sembra che non ci sia nessuno. La caratteristica distintiva è il banco della reception, che è protetto da una lastra in vetro smerigliato – sono visibili solo le mani dell’addetto – in modo che le transazioni monetarie si svolgano nell’anonimato. (…) Il tipo nascondiglio Segreto di James Bond è il più diffuso e il più divertente. È tutto automatizzato. Quando entri, una voce elettronica ti dà il benvenuto e ti guida verso un display con fotografie retroillumintate. Sono le foto e i prezzi delle varie camere disponibili (…) quelle libere sono accese. Scegli la tua temporanea alcova di passione, premi il pulsante relativo e poi ti dirigi verso il tuo nido d’amore. Sarà facile individuarlo: sopra la posta ci sarà una luce che lampeggia. (…) e trovai di fianco al letto, un blocchetto e una penna. Questi blocchetti sono uno degli aspetti più stravaganti del soggiorno in un albergo dell’amore. Ogni pagina ha una vignetta con una posizione del Kamasutra e uno spazio per gli appunti. Le coppie fanno un cerchio attorno alle posizioni sessuali che hanno provato e lasciano commenti per chi verrà dopo.

(foto da Flick di glenn )

Pag. 368
Hirosaki – la polverosa, storica, pericolante Hirosaki – è una specie di Kyoto sperduta e a buon mercato. Avamposto nordico del Giappone tradizionale, Hirosaki è una città fortificata, una roccaforte zen, un magazzino di oggetti di artigianato. Immaginate una città composta di angusti vicoli e caseggiati disposti con cura. Prendete quella città e shakerate bene. Incasinate il tutto quanto e aggiungete uno strato di polvere e un cucchiaio di storia… otterrete Hirosaki.

Pag. 433 Pianifichiamo le nostre vite in grafici, in battiti del cuore irregolari. Viviamo le nostre vite in movimento, trascinandoci dietro i nostri Io precedenti come immagini in una fotografia stroboscopica. Eppure la natura del movimento – quell’aspetto fondamentale della nostra esistenza – ci sfugge.

*Nel libro Ferguson riporta un aneddoto: la cameriera giappone di un bar, dopo due parole gentile e battute di rito, gli chiede come ha fatto a diventare così grasso. Decisamente una indelicatezza, soprattutto se grasso uno lo è davvero.

giovedì 21 agosto 2008

Slow Tokyo Food, mercatino biologico Tokyo.


Andamento lento made in Japan
Ne parlava qui anche Kazu.Kura su zen and city, il be organic sta prendendo sempre più campo nella Capitale del Sol Levante. Forse è una ruota a ciclo continuo.

In Giappone oggi, come in Italia negli anni '80, dopo un periodo di frenetica operosità, dove il mito è il fare e l'avere, si arriva a desiderare altro, un andamento lento, una ricchezza di altri valori.

Quando mi sono trovata nei pressi dello stadio Yoyogi a questo mercatino del biologico non ho potuto che ricollegarlo a questo articolo inviatomi da Roux prima di partire, scaricabile cliccando con il tasto destro qui, tratto da il settimanale Donna di Repubblica del 12 luglio scorso.
Al mercatino avrei voluto acquistare tutto, dalle verdure strane, alle magliette eco, avrei voluto mettermi a sedere a tavolino con questi giovani gioviali e sorridenti. Avrei voluto ma non l'ho fatto e me ne dispiace un po', ma la frenesia del viaggio era ancora agli albori e i miei piedini non erano ancora doloranti. Tema da approfondire, magari in un prossimo viaggio. Ma passiamo alle foto...






ps. Le foto sono mie, si capisce né?! :)

martedì 12 agosto 2008

Viaggio in Giappone Fai-da-te

Ci sono sicuramente un milione di modi per organizzare un viaggio in Giappone. Qui riportiamo il nostro, magari puo' essere d'aiuto a qualcuno, oppure puo' essere arricchito da chi ha avuto altre esperienze.

Prima cosa, il volo.
Perché possa essere abbastanza economico, la cosa migliore è prenotare per tempo, questo si sa. Se anche per voi, l'opportunità di prendere ferie lunghe cade solo nel periodo estivo, non vi rimane che rassegnarvi ad andare incontro ad una delle peggiori temperature possibile per visitare il Paese del Sol Levante. Luglio e Agosto costringono a temperature tropicali dove l'umidità tocca punte altissime. Ma si puo' fare, se non c'è alternativa migliore, s'intende. Se invece potete scegliere di partire quando vi pare, i periodi migliori sono la primavera e l'autunno, la prima per i ciliegi in fiore, la seconda per i colori caldi e bruciati. Rimane la regola di prenotare il volo per tempo se si vuole godere di tariffe abbordabili.
Noi ci siamo mossi verso la fine di maggio, puntando le ultime due settimane di luglio.
Abbiamo spulciato i siti di diverse compagnie (finnair - british) e diversi motori di ricerca di viaggi low cost (edreams - expedia - lastminute), fino a concretizzare con Alitalia, non con pochi timori, dato il periodo di incertezza della compagnia.
Solo dopo abbiamo scoperto una agenzia specifica (www.giappone.hisitaly.com), a cui magari meriterrebbe chiedere, una prossima volta!
Una volta fissati i nostri voli, definito per certo il periodo delle nostre vacanze giapponesi dal 18 luglio al 4 agosto, ci siamo attivati alla ricerca di informazioni. Quindi lettura dei diversi diari di viaggio che offre la rete e ricerca di guide e letture utili in biblioteca.
Sulle guide non c'è proprio l'imbarazzo della scelta, mancando la mia preferita, la Routard, abbiamo dovuto scegliere solo tra due, l'immancabile Lonely Planet e la Rough Guide. Acquistata la prima e presa in biblioteca la seconda.

Dopo tanto consultare, abbiamo steso un programma di massima, che prevedeva il pernottamento nelle maggiori città (Tokyo, Kyoto, Hiroshima, Osaka) ritenendo più pratico effettuare gite in treno dalla mattina alla sera per le mete vicine (come Nara, Himeji, Nikko o Kamakura) invece che spostarsi molto spesso con tutti i bagagli.

Indispensabile quindi l'acquisto in Italia (in Giappone non è possibile!) del Japan Rail Pass, un vaucher che permette di spostarsi su tutte le linee della compagnia JR. Ci sono più soluzioni, per 7/14/21 giorni. Noi abbiamo optato per il 14 giorni, anche se volendo avremo potuto concentrare gli spostamenti in 7 giorni, risparmiando un po'. È risultato poi molto utile e lo abbiamo utilizzato anche per girare Tokyo sulla Yamanote, la linea ad anello che raggiunge i principali quartieri della città e per tutte le escursioni di un giorno.
Lo abbiamo acquistato presso la sopraccita agenzia specializzata, la his, che ha anche una sede nella mia città, quindi a parte prendere un'ora di permesso perché fanno orario di ufficio, non è stato problematico l'acquisto. Si legge sul sito che effettuano anche acquisti tramite bonifico e consegne per corriere.
Utilissimo per farsi un'idea delle distanze, degli orari e dei costi ferroviari è questo sito (togliendo il flag a "airline" e flaggando "excepts Nozomi", in caso di JR Pass, unico treno JR su cui il pass non è valido).
A scanso di equivoci, viaggiare in treno in Giappone non ha niente a che vedere con le modalità italiane. I treni sono molto puliti e super puntuali, tanto puntuali che ci si puo' basare anche solo sull'orario per riconoscere il proprio treno. Noi ci siamo sempre rivolti alle biglietterie JR per le prenotazioni dei posti e la stampa degli itinerari per le nostre "gite fuori porta", abbiamo sempre trovato personale molto gentile e non abbiamo mai dovuto aspettare molto per il primo treno. Le indicazioni delle partenze (eccetto nelle stazioncine sperdute) sono sempre riportate anche in inglese e i binari facilmente raggiungibili, anche se le stazioni enormi delle grandi città sono un po' disorientanti.

Ci siamo infine dedicati agli alloggi, attingendo indirizzi e informazioni da varie parti.

Abbiamo usufruito dell'offerta di booking.com per l'alloggio a Tokyo presso l'Oakhotel, che ci è sembrato oltre che economico per le sue 220,00 € per 5 notti in due senza colazione, anche pratico per visitare la città, 5 minuti (poi rivelatasi anche 10) dalla stazione di Ueno.

Per il soggiorno a Kyoto volevamo (io in particolare) alloggiare in un ryokan, una tipica locanda giapponese, ma spendendo una cifra contenuta. Abbiamo scritto ad un po' di indirizzi presi dalla Lonely, pochi perché di molti riporta solo il fax, e a un buon numero di quelli pescati in rete, servendoci anche delle opinioni degli utenti di tripadvisor.com.
Ci siamo resi subito conto che ci sono due (almeno) livelli di ryokan, quelle più semplici ed economiche, spesso a conduzione familiare, con una/due stanze, quasi sempre senza bagno in camera, ma con il bagno comune, in linea con il nostro taglio di spesa, e poi quelle completamente fuori dalla nostra portata, in ambienti di alto pregio storico e molto di lusso. Elemento determinante di valutazione è la collocazione centrale (meglio se vicino alla stazione JR), pratica per l'utilizzo dei mezzi. Non ricordo nemmeno come siamo giunti alla scelta dell'Ikoi-no-ie, ryokan (ma più guest house in stile giapponese che ryokan) immerso nel dedalo di stradine tra la città vecchia e quel centro commerciale che è la stazione di Kyoto. Anche qui abbiamo speso cifre impensabili per economicità in Italia, attorno ai 260,00 euro circa per cinque notti in doppia stile giapponese con bagno in camera senza colazione. Sicuramente influisce molto il valore dell'euro che negli ultimi anni ha acquistato un buon + 30% sullo yen.






A Miyajima invece ci siamo concessi il lusso super consigliato da Lonley e Trip-ad dell'Iwaso Ryokan e non possiamo che ripeterci, merita spendere per una sola notte la stessa cifra che abbiamo speso per 5 a Tokyo.
Per prenotare pernottamento (incluso cena e colazione) abbiamo dovuto servirci del sito
japanican.com, in quanto unico modo per farlo, e pagare anticipatamente con carta di credito (circa 260,00 € per una notte con colazione e cena olimpionica).
Visto i precedenti inconvenienti, come
lo scorso aprile a Parigi, ci siamo sempre preoccupati di farci scrivere una mail di conferma anche dalla struttura e non solo dal sito delle prenotazioni.


Ad Hiroshima abbiamo soggiornato all'
Active hotel, trovato sulla Lonely. Business hotel elegante e spigliato, con sito solo in giapponese ma con personale pronti a rispondere alle nostre richieste per mail (prenotato con solo scambio di mail, senza necessità di carta di credito - e se paghi casch ti fanno lo sconto, spesa 45,00€ a notte con colazione).
Ad Osaka abbiamo testato la catena Toyoko-in, business hotel un po' anonimi, ma molto capillari sul territorio e cosa più importante anche questi effettuano prenotazioni on line senza carta di credito, ma semplicemente compilando un form disponibile sul sito web. Cifra analoga, molto contenuta per la doppia con colazione stavolta a 47,00€ circa.
Contrariamente a quanto accade in Italia, in Giappone è dato molto valore alla prenotazione anche se non rafforzata dal pagamento di un acconto o da un numero di carta di credito. Tutte le guide indicano come graditissima la prenotazione, anche con pochissimo preavviso. D'altro canto però nelle stazioni principali si trova un ufficio informazioni disponibile a raccogliere le esigenze dei turisti e un servizio di prenotazioni alberghiere.
La cosa che spesso risulta complicata, è trovare l'ufficio informazioni, sempre dislocato in posti scomodissimi!
Ci siamo ripromessi, in un eventuale ritorno in Giappone, di andare liberi, prenotando di volta in volta, in base agli spostamenti (certo che in questo caso, soprattutto in periodi di alta stagione, il rischio è quello spendere un pochino di più).
Da ricordare è che in qualsiasi tipo di struttura si paga in anticipo (almeno a noi, sarà per le nostre facce poco raccomandabili, ci hanno chiesto di farlo appena arrivati).

A questo punto, fissato volo, trasporti e alloggi, il più è fatto, non rimane che informarsi su come muoversi e cosa andare a vedere, cosa mettere in valigia e cosa mangiare.

Ps.:
Per prelevare soldi in Giappone facciamo un sunto delle nostre esperienze e dei suggerimenti raccolti in questi commenti:
1) prelievo direttamente in banca. È un'esperienza unica vedere l'operosità degli impiegati, da non perdere. Tenete conto che aprono alle 9.00 in punto. Essere lì all'apertura vi darà modo di assistere allo spettacolo di saluto collettivo degli addetti alle casse
2) prelievi automatici presso gli ATM degli uffici postali per il Banco Posta italiano (suggerimento di Stefy)
3) Bancomat presso Atm di City Bank (Kazu.kura)

Mentre puo' tornare utile leggere questo (e gli altri ovvio) post di nicolaingiappone sulla marca da bollo per il passaporto!

giovedì 7 agosto 2008

...dei miei stivali!

Scarpe e Calzini Multicolor
Tokyo, nei pressi dello Yoyogi-Koen

Prendo spunto da questo articolo di Repubblica per rompere il silenzio da ritorno a casa (come giustamente ha sollecitato Kazu) per raccontarvi una delle mie (banali) osservazioni nel Paese del Sol Levante:
i Giapponesi portano le scarpe larghe!

Eh già, non portano le scarpe precise come si usa portare qui, misurate come ci ha insegnato la mamma premendo il dito sul pollicione, con la pelle avvolgente il piede. No no. Ho visto molte persone in Giappone, e qui mi prendo la facoltà di generalizzare, che portano le scarpe tali che il piede gli balla all'interno.
Non solo incravattati uomini d'affari che in un lesto secondo se le sfilano per stare più comodi sul treno, ma anche signorine con panterato e oscillante tacco dodici, a far muovere le candide appendici all'interno della pelle griffata del decolletè o sfilarle velocemente per una grattatina al polpaccio!

E non solo, nella mia nevrotica osservazione di ciò che potevo osservare, ho notato che molto spesso le signore portano le calze, e non solo per una questione di moda, ma quasi per l'inconcepibile possibilità di stare senza. Inoltre, ho notato frequentemente persone che indossavano con disinvoltura scarpe invernali, nonostante i 40 gradi all'ombra e il 100% di umidità!
A tutto questo aggiungiamoci la molteplicità di punti vendita e soluzioni per calzini e calzettoni e pedalini vari: con alluce separato (ho scoperto chiamarsi "tabi" 足袋) o tutti i ditini, fantasmini o calzettoni al polpaccio, a righe o pois, di pizzo o cotone, solo punta o solo tacco, addirittura, e l'ho comprato, solo fascia per i sandali estivi!

A quel punto anche quei due neuroni che mi ritrovo si sono messi in moto ed hanno ricollegato tutto ciò all'uso di togliersi le scarpe in casa e nei locali pubblici. Scarpe ampie, facili da sfilare per rincasare o per entrare nei ristoranti dotati di sale con tatami.
Piedi protetti con calzini multicolor o collant per non entrare scalzi e rispettare la propria e altrui igiene.

Questo un po' di breve social gossip, in attesa che a Nathan passi la sonnolenza da jet lag.
Scappo, ho una missione da compiere: il gelato al matcha!

lunedì 14 luglio 2008

Cosa, come e dove mangiare in Giappone

Pensiamo in primo luogo ai bisogni primari:
1) mangiare,
2) mangiare bene!

Rimetto insieme le istruzioni della nostra amica Zazie e della Lonely - e di tutti coloro che vorranno contribuire a farci ingrassare in Giappone - per meglio capire quello che avremo l'opportunità di gustare in Giappone: cosa, come e dove mangiare.
Non vorremo mangiare solo sushi vero Nathan?

Sembra che in Giappone ogni ristorante - shokudo - abbia la sua specialità. Non si mangia tutto ovunque. Ogni ristorante è specializzato, si riduce la scelta ma si aumenta la qualità. Questa è la prima cosa che ci ha detto Zazie nella sua gradita mail *come abbuffarsi in Giappone* ed è anche la prima cosa con cui esordisce la guida.
Caso a parte sono gli "izakaya (posti dove di solito si va di sera per bere e mangiare) si trova un po`di tutto". Sembra siano l'equivalente di un pub, un po' più informali, si riconoscono dalla facciata rustica e le lanterne rosse appese fuori.

La prima cosa che mangeremo penso sia sushi, vero Nathi?
Io come primo esperimento, cercherei quelli che noi chiamiamo sushi bar che mi sembra di capire si chiamino kaiten-zushi, dove sul nastro i piattini vengono a noi!
Una volte esperti potremo provare, nei ristoranti a sedere ma con un occhio ai prezzi esposti, l'equivalente alla *barca* nostrana, il mori-awase proposti in tre varietà in base alla qualità del pesce. La Lonely ne consiglia un'infinità di questi posti, tutti sarà difficile, ma ci toccherà provarne più di uno!

Sembra che sia uso chiudere la giornata lavorativa con gli yakitori, spiedini di pollo cotti alla brace, che si trovano in posticini conviviali sotto i binari della ferrovia (sisi c'è scritto proprio sotto...), un usanza da non mancare!

Per i pasti la nostra mentore suggerisce Otoya, ottimo per il rapporto qualità/prezzo, e suggerisce di memorizzarne il logo blu per rintracciarlo nelle strade di Tokyo.
Questo, capito Nathan?
Sembra che il menù sia in ostrogoto, ma che abbiano delle foto alla cassa.
Bene ma cosa prendiamo? Io mangerei questa robina qui. Non so bene cosa sia, ma è la più calorica, io prendo quella! Il menù è enorme, almeno quello on-line. Guardiamo di arrivarci per tempo eh! Mi ci vuole un po' a decidermi!
Gli Otoya sono dei teishoku-ya, i posti dove si mangiano i set menù teishoku, devono essere questi qui.
Una domanda sorge spontanea rivolta alla rete. Ma i bento sono quelli che ci porta da casa a lavoro oppure sono la stessa cosa?

Tra le cose che vorrei mangiare c'è il ramen.
Ho studiato cos'è: una scodella di taglioni in brodo di carne o pesce, e di tutto un po'. Sembra sia di orgine cinese, ma i Giapponesi gli hanno dato maggior gusto mettendoci dentro di tutto, uovo sodo, germogli di soia ecc. Sono quelli che mangiano i personaggi dei cartoni, tutti curvi nella ciotola con lo spago infilato tra le bacchette e su di risucchio. Non sarà facile ma ci dobbiamo provare, senza scordarsi di fare rumore per dimostrare che abbiamo gradito. I ramen-ya (oramai l'ho capito pure io che -ya sta per luogo dove si mangia quella roba specifica) sono a bettole un po' decadenti, si mangia in piedi al bancone e via.
Ci si puo' accompagnare con gyoza - i ravioli giapponesi - e riso alla cantonese - cha-ha -. Dobbiamo andarci almeno una volta. Anche solo per sentirsi un po' dentro un cartoon.
Io preferirei la bettola ma... se non ti piace ci è consigliato la versione moderna aperta da poco Santouka, anche se la vedo dura, l'insegna non è così riconoscibile.

Mentre per gustare le specialità dell'Hokkaido, Zazie consiglia un izakaya a Shinjuku dal nome omonimo Hokkaido dove hanno granchi e tofu fatto in casa. Questo ho l'impressione si a più difficile da rintracciare, non ha insegna particolarmente memorizzabile... chissà se riusciremo a pronunziare correttamente la parola Hokkaido Izakaya ad un tassista e a farci portare... ci sono dei Granchi amore, meglio che in Bretagna!


Da non scordare gli spaghettoni, quelli magri, i soba e quelli grassi e pallidi, gli Udon. Questi si mangiano nei ristoranti soba-ya e udon-ya. Qui dovremo incontrare le riproduzioni di cera in vetrina. Si mangiano in brodo caldi e freddi o col tofu, con uovo o tempura. Qui l'indicazione è per hanamaruudon, e qui il logo ci può aiutare... possiamo farcela a mangiare tutto?

Da evitare i family restaurant tipo Jonathans e Wendys, che già dai nomi non mi ispirano. Se sono per famiglie giapponesi, magari ci possiamo andare a studiare gli avventori, quello si, ma visto tutte 'ste robine buone io eviterei.

Quello che assolutamente non potrò mancare sarà OKONOMIAYAKI! Quella che viene definita a tradimento pizza giapponese, ma altro non è che quella che preparava il babbo Marrabbio nel cartoon Kiss Me Licia ...ed io che pensavo fossero crêpes! Deve essere una frittatona indigeribile con tutto sopra: carne, verdure, frutti di mare. Di solito la cuociono davanti al cliente sul bancone/piastra, ma puo' capitare anche che la facciano cuocere a te! T'immagini!! Specialità di Osaka, la mangeremo la sera prima di imbarcarci, così recuperiamo la notte insonne della digestione in volo!

Ancora tantissime cose, come gli indispensabili onigiri, quei triangolini di riso con dentro un-so'-kosa, dati sempre ai pupi dei cartoni come merenda, e la tempura, da assaggiare nei tempura-ya, poi i gyudon, carne di manzo e riso, ma si mangia anche una cosa che deve essere deliziosa maguro-don riso e tonno crudo... e tofu, la cosa più simile al formaggio che possiamo trovare in Giappone. Secondo me da approfondire 'sta cosa del tofu sai Nathi, lo so che non ti piace molto, ma secondo me qui da noi ci danno della roba poco buona... non sa di niente! Zazie consilia umenohana.

E poi se riuscissimo a mangiare anche quella roba tipo la fonduta nel brodo che hanno mangiato le The Dead Chef? Shabu-shabu!

Non ce la farò mai a tenere tutto a mente! Staremo sempre a mangiare!

E da bere? Birra e sake a fiumi sembra... a me la prima piace, il secondo un po' meno, almeno quello che arriva fin qui.. poi sembra ci siano questi cocktail alcolici al gusto frutta i sour. Sono curiosa di assaggiare quello all'umeboschi, definite prugne ma più vicino alle albicocche. Io mi farò di té ho deciso. Freddo s'intende. Sempre che mi abitui alla bevanda sciapa e senza zucchero.

E non abbiamo ancora mai parlato di dolci!
NONNONONO!
Qualcuno mi spiega come fanno i giapponesi ad essere magri?
Mi sento già come l'autore di Autostop con Budda, a cui i Giapponesi chiedono spesso come ha fatto a diventare così grasso.

domenica 13 luglio 2008

Programma di viaggio






Giusto per chiarirsi un po' le idee e mettere nero su bianco le tappe del viaggio:

venerdì 18/07:

ore 11.05 partenza da Peretola (Fi)
ore 14.50 partenza da Fiumicino

sabato 19/07
0re 10.00 arrivo a Tokyo Narita
sistemazione in Oad Hotel di Tokyo e jet-lag permettendo inizio della scoperta della città.

da sabato 19/07 al giovedì 24/07
Tokyo e visite di un giorno per Nikko e Kamakura (dove Nathan vuole andare al mare!)

dal giovedì 24/07 al martedì 29/07 Kyoto con visite a Nara, forse Himeji

martedì 29/07 - 30/07
arrivo a Miyajima e gozzoviglio presso Iwaso Ryocan
dal mercoledì 30 al venerdì 1/08
Hiroshima

dal venerdì 1 e sabato 2/08
Osaka

domenica 3
viaggio di ritorno Osaka/Fiumicino/Peretola

Probabilmente - sempre se riusciremo a partire sciopero del 18 permettendo e sempre se al fine della giornata ne avremo le forze - saremo in grado di dare aggiornamenti del nostri percorsi quotidiani.

sabato 12 luglio 2008

Fine del viaggio

Oggi abbiamo prenotato i due alberghi degli ultimi quattro giorni in Giappone.
Della notte a Miyajima in questo posto da sogno abbiamo già detto.
Seguiranno due notti a Hiroshima in questo albergo (consigliato da lonely) dalle finiture raffinate al costo (udite udite) di 44 euri la camera doppia con bagno e prima colazione a buffet (!)
E, prima della partenza, due giorni nel Toyoko inn di Osaka (7.700 yen!)

E insomma, questo bel video è un bel pregustare...

martedì 8 luglio 2008

Il covo di Mazzingazeta!

MaaaaaaNatahaaaaaaaaa! Cos'è 'sta storia!! Andiamo fino in Giappone per vedere i manga e scopriamo che il covo di Mazinga Zeta ce lo abbiamo dietro casa!?

Immagine tratta dalla mostra da Studenti del corso di Tecniche delle Rappresentazioni del Prof. Marcello Scalzo dell'Università di Architettura di Firenze.
Articolo di Laura Montanari su La Repubblica
Galleria immagini

Per chi fosse interessato
la mostra si tiene alla chiesa di San Carlo dei Barnabiti in via Sant´Agostino 32 a Firenze
l'ingresso è gratuito
aperta fino al 10 luglio,
orario feriali 15.30-19.30, domenica 17.30-19.30

grazie a Nelli per la segnalazione

giovedì 3 luglio 2008

Bellezza con leggerezza


Mantenersi in superficie, evitando le complicazioni delle oscure profondità, baciato dalla luce, mulinando le braccia attraverso la bellezza, il corpo e la mente disposti alla leggerezza.

Il mio navigare nelle variabili acque delle lettere nipponiche segue il filo della più svagata casualità. Con una disinvoltura che non mi è propria mi aggiro tra manga d'autore, romanzetti pop e classici di acclamato splendore con gli occhi di un naufrago che approda su un'isola per rituffarsi, il giorno dopo, nei flutti di un mare di curiosità.

Banana Yoshimoto, L'abito di piume. Non so come faccia questa donna. Non so davvero come riesca ad alternare quella sua capacità di mettere i miei occhi fin dentro l'anima triste dei suoi personaggi ad una scrittura sciatta, spesso banale, a volte imbarazzante. Mi disturbano le sue virate adolescenziali, i luoghi comuni linguistici, la povertà lessicale. Vorrei poter godere della voce della protagonista, lasciarmi scivolare nei suoi pensieri senza gli scossoni di uno stile irritante. Non voglio credere che sia colpa dei traduttori.

Moebius-Taniguchi, Icaro. Bellissimi i disegni, una carezza per gli occhi abituati alla pagina scritta. Due mostri sacri, un francese e un giapponese, a raccontare questa storia fantastica di amore e superpoteri. Con uno sforzo d'ingenuità lo spirito si fa leggero e la mente s'invola ad inseguire le evoluzioni del protagonista. Con la presunzione di un lettore adulto si fa ancora più chiara la differenza tra fumetto e romanzo (e quanto la tanto in voga Graphic novel sia espressione truffaldina). Personaggi piatti, narrazione debole. Ci si aspetterebbe qualcos'altro da autori tanto osannati.
E poi una domada: ma se il secondo volume si chiude con "fine prima parte", perché Coconino Press non ha pubblicato il seguito?

Abe Kobo, Tre metamorfosi. Sulle orme del signor K. la metaformosi si fa in tre: in animale, in robot, in vegetale. Tre allegorie a rappresentare la lotta perenne tra società e individuo, dove quest'ultimo è destinato inevitabilmente a soccombere. Un'esemplare rappresentazione di una società con forti tradizioni repressive, una cultura dove l'appartenenza al gruppo, gli obiettivi collettivi e la disciplina assurgono a valori superiori.
E ti chiedi se al contrario del rispetto, della disciplina, della rigida etichetta, avesse storicamente prevalso un individualismo latino, che cosa sarebbe oggi del Giappone? Esisterebbe come entità geografica, culturale e politica? 130 milioni di giapponesi avrebbero trovato il modo di convivere sopra un gruppetto di isole ai confini del Pacifico? (perdonami, Zazie, la disinvolta somministrazione di questa pillola di antropologia funzionalista)

Yasunari Kawabata, Il paese delle nevi. Visto che nel paese delle nevi ci vivo anch'io, ultimamente, anche grazie a certe foto acchiappate nel web, mi son fatto un'idea del giappone montano come una grande Valle d'Aosta a caratteri kanji. E questo libro può suscitare gli stessi sbadigli e la voglia irrefrenabile di dormire che ti coglie in un qualunque villaggio valdostano lontano dalle piste di sci a fine gennaio. Mi sono ricordato perché circa 15 anni fa avevo portato a termine Bellezza e tristezza con immensa fatica. Ma almeno in questo caso, la colpa è tutta mia, la sua grandezza non si discute (ma non chiedetemi perché).

Kazuichi Hanawa, In prigione. Appena iniziato. Un manga del tratto moderno e dal contenuto autobiografico. La narrazione è essenziale, nel disegno la cura del particolare ha un che di geniale e pregnante. Un atto d'accusa contro il sistema carcerario giapponese. Promette molto bene. Vedremo.


Di prossima lettura Osamu Tekuza, Una biografia manga e Brigitte Koyama-Richard, Mille anni di manga.

Com'è bello accarezzare la bellezza senza preoccuparsi della troppa leggerezza.

giovedì 26 giugno 2008

"Il Giappone e la gloria" di Alex Kerr

(prima parte)


Passata a miglior salute, ho addentato uno dei libri presi nella grande biblioteca regionale per capire un po' meglio la cultura giapponese. Come l'ho scelto? A caso. Sono andata diretta allo scaffale della letteratura di viaggio, mi sono seduta in terra, li ho presi uno ad uno, in modo da saperli rimettere al loro posto - un libro fuori posto è un libro perso diceva la mia amica bibliotecaria! - ne ho selezionati diversi e me li sono portati al tavolino, per non dare troppo nell'occhio nella perbene Aosta.

Lì, ho scelto questo Travel Feltrinelli. Niente figure, copertina gialla.

Ha atteso un po' sul comodino, ma una volta avviato non si molla.

L'autore, Alex Kerr, è figlio di un avvocato del servizio militare americano ed ha passato anni preziosi della sua infanzia nella base di Yokohama.
Questo ed altri fattori hanno legato la sua vita all'oriente, Giappone e Cina in particolare.


Questo libro si rivela prezioso, è ricco di dettagli sugli usi e costumi contemporanei, sulla vita odierna nel Giappone moderno, sulle tradizioni e sulle arti, sul loro rapporto con la contemporaneità. E lo fa con un particolare occhio clinico, che indaga nel passato, rivelando i processi che hanno condotto alla situazione attuale. Lo fa con coscienza - questo almeno è la mia opinione - con la capacità di affrontare le cose per come sono, belle e brutte, sensate o assurde. Potrebbe sembrare la cosa più normale del mondo. Ma non è così. Senza insinuare scopi commerciali o turistici, quando ci si innamora di un Paese, di una Cultura, come quella orientale in genere, è molto facile rimanerne infatuati a tal punto da non essere oggettivi.
Non è il caso del nostro Kerr, che scrive con spirito giovane e vitale, ardente e puntuale.
Ho scoperto anche un sito internet interessante, che raccoglie un po' di elementi presenti nel libro.

Tra questi il primo ad essere illustrato - e anche quello che mi ha "catturato", facendomi leggere con voracità il resto del libro - è Chiiori, la casa che Alex acquista e ristruttura nella Valle di Iya.
La valle di Iya è una zona sperduta al centro dell'isola Shikoku (grande isola davanti al golfo di Osaka), una gola profonda, tanto profonda da essere definita come il Gran Canyon del Giappone.
Racconta che vi ci fu condotto per la prima volta da un suo amico motociclista agli inizi degli anni '70, e che la strada allora percorribile risaliva agli anni '20. Parla delle tipologie di insediamento della valle in relazione al resto del Giappone, conseguenti la morfologia del territorio, parla dell'assetto sociale e dell'organizzazione del villaggio, tutti aspetti che mi hanno spaesato un po'.
Non che non mi interessino, anzi! Era proprio quello che cercavo, qualcosa oltre le solite guide infiocchettate.
Ma Kerr si addentra ancora più nel dettaglio.
Favorito dal fenomeno dilagante dello spopolamento (kaso), che ha colpito con particolare violenza la zona della valle di Iya, Kerr trova, non dopo numerosi tentativi, il suo castello. Sembra che i contadini partiti per le città lasciassero le loro case intatte, con tutto dentro, utensili, paraventi ecc., oggetti frutto di esperienze di generazioni, ma non adoperabili in città, come impermeabili di paglia o attrezzi di bambù per il fuoco. La vita tradizionale rurale giapponese, in questo modo, emerge dagli oggetti rinvenuti (la cosiddetta "cultura materiale") nelle sue perlustrazioni per la valle alla ricerca della casa per sé. Ed è immergendosi nel passato che Kerr capisce l'entità dei disastrosi cambiamenti avvenuti nel paesaggio giapponese. Ne spiega le cause con il precipitoso avvento della modernità, introdotta in Giappone dopo la seconda guerra mondiale da una cultura estranea come quella occidentale. Sembra dunque che i Giapponesi contemporanei siano ammirati dalle città come Kyoto e Nara, ma che le percepiscano scollegate dal loro attuale, senza una palpabile continuità con la tradizione. È per questo che le città sono colate di cemento e giungle di neon pubblicitari.
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Se trovare la casa fu un'impresa non da poco, il racconto che Kerr fa del suo recupero e della ristrutturazione non sono da meno: a partire dalle lunghe trattative per l'acquisto, aggravate dall'incomprensione del dialetto della Valle, delle lunghe ed estenuanti presentazioni e cerimoniali, per poi passare alle pulizia e rifacimento del tradizionale tetto in paglia, costosissimo, ancora più dell'acquisto.
Ma l'aspetto che più mi ha affascinato è la descrizione dell'interno, in quanto espressione dello spazio giapponese. Il tetto ha pendenze molto ripide, travi a vista nel grande spazio soggiorno dove il punto focolare è centrale e incassato nel pavimento. Oltre questo grande vano due camere da letto chiuse con soffitto e paraventi, per ripararle dal freddo, in fondo cucina e area lavoro in terra battuta. Il colore generale è il nero, dettato dal focolare senza camino e da esigenze di impermeabilizzazione, l'arredo essenziale. Oltre i pilastri, tutto il resto è removibile. I paraventi di carta, bianchi o dorati compensano e illuminano i locali, insieme alle tradizionali illuminazione a candele. Racconta che alla prima pulizia, ha spazzato mucchi di polvere sul pavimento, radunandola per poi dargli fuoco, comprendendo solo quando era ormai in fumo che si trattava di prezioso tabacco che era stato messo ad essiccare sulle travi del tetto. Così particolare è il ritrovamento del diario di una ragazza che aveva vissuto in quella casa con i nonni negli anni '50, per poi scappare dall'opprimente vita di provincia verso la città.
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Chiiori oggi è sede di una fondazione che mantiene vivo l'aspetto tradizionale della vita nella valle di Iya.
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Dedicato all'Amore-Mio che dalla Montagna viene, pure non frequentandola spesso:
«Dice Confucio: "L'uomo gentile ama le montagne", e io credo che sia possibile che le montagne producano persone di un genere più gentile che non le pianure.»

Tour invernale della Sicilia: Siracusa

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