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lunedì 29 ottobre 2012

1Q84 di Murakami: uno sguardo oltre lo specchio

1Q84. Libro 1 e 2. Aprile-settembre e 1Q84. Libro 3. Ottobre-dicembre  sono/è uno di quei libri che io chiamerei "effetto carta moschicida", ti si appiccica alla pelle e non te ne liberi più, nemmeno quando lo hai finito, resta con te, punto e a capo. Cosa vi posso dire senza svelarvi molto e cercando di farvi capire di cosa si tratta?! Per prima cosa è Murakami....

domenica 26 agosto 2012

Ri-diluvio a Katsura

Dato che i nuovi post tardano ad arrivare, in onore della tempesta Beatrice vi ripropongo il post sul "diluvio di Katzura", la più grande secchiata d'acqua che abbia mai preso in un contesto dove nessuno rideva di quanto ero zuppa, anzi, facevano tutti finta di niente, troppo forti i giapponesi!
Dato che sotto l'acqua scrosciante non ho osato tirare fuori la macchina fotografica, le foto sono del post temporale. Buona rilettura (se mai qualcuno passa ancora di qui!)

Non ho resistito, ho iscritto la foto a questo contest!
Si fota su Fb!

sabato 6 agosto 2011

Un pensiero corre al Giappone...

Sono passati 3 anni dalla nostra vacanza in Giappone.
Quindici giorni intensi di cui abbiamo parlato per mesi: vacanza decisamente sorprende!
Ci vorrebbe un indice dei post scritti in vacanza, di quelli di preparazione e di quelli successivi in cui cercavamo di metabolizzare le tante cose viste..

mercoledì 4 novembre 2009

Segna•L'•Azione: Festival Giapponese a Firenze


XI FESTIVAL GIAPPONESE
LIMONAIA DI VILLA STROZZI - Via Pisana 77 - Firenze
da venerdì 20 a domenica 22 novembre 2009 ore 11 - 20

Promosso dall'Associazione Lailac, qui le info.

Io, sola ^_^, ho già avuto il piacere di assistere alla Xa edizione. Insieme, abbiamo avuto più volte il piacere di partecipare alle Cene Waku Waku promosse da Lailac.
Che dire, a noi piace!
Ah! ...come scordare anche il corso di sushi dello scorso anno, e che mangiate! Prima o poi vi propinerò le numerose foto fatte in occasione.

domenica 12 luglio 2009

Aggiornamento

Grandi speranze e attese che sembrano lunghissime nel nostro immediato. 

Per il momento tacciamo ma in un prossimo futuro sveleremo l'arcano. 

Un pensiero vola alla terra del sol levante, dove a distanza di un anno, amici contagiati dai nostri entusiasmi, staranno provando quelle nostre stesse, forti emozioni. 

Ps. Cara xxx, se ti succede come successe a me, che il tuo compagno, arrivato a sera in camera, stanchissimo - come te - non si spegne, e continua a rumoreggiare "scarica le foto-ma hai visto quello-lo hai preso questo-non ti scordare quello-domani andiamo lì" ecc. ecc.  ti consiglio di passare subito alle maniere forti, cercare qualcosa di grosso e procedere ad addormentarlo con quello!! ^_^

sale! sale! special price!

Buon viaggio!

martedì 30 giugno 2009

Giappone: non solo scolarette e gothic lolitas..



Non saranno sollevazioni oceaniche. Di certo non violente, di sicuro anche garbate. Ma con un tasso di disoccupazione che ha raggiunto il 9.6% per i giovani tra i 15 e i 24 anni (il dato è di aprile) e il pil precipitato del 14,2%, anche nel paese dell'obbedienza conformista, qualcuno imbraccia megafoni e cartelli per sfogare la propria ordinata protesta.


Spero e presumo che quei due in partenza per l'oriente più remoto, documenteranno a dovere le loro giornate di vagabondaggio.
E chi vuol capire, capisca. ;-)

sabato 17 gennaio 2009

Aggiornamento

Studio totalizzante stop vedi qui stop programma settimana ferie febbraio stop meta londra stop ieri cena ramen stop ipotesi variazione meta stop tokyo stop valutazione money stop volo air france 600euro stop couchsurfing.com ??

domenica 11 gennaio 2009

C'è sempre tempo per andare sulla luna.

Qualcuno potrebbe pensare che siamo diventati degli smidollati-polentoni-in-pantofole che si spostano tra il letto e il divano, dato che i nostri post, sono sempre più casalinghi.

Mai pensiero fu più errato!

Ieri per esempio - come ogni volta che ci troviamo a quattrocchi con qualche nuovo o vecchio commensale - siamo tornati in Giappone sull'onda dei ricordi dello splendido viaggio di quest'estate! Siamo partiti da Gioia, una tabaccheria sushi bar in quel de Le Bagnese, e al profumo della zuppa di miso, ci siamo ritrovati sulle tappe estive, facendone partecipi tutti i commensali. Hanno gradito, m'è parso.

E non torniamo solo sulle nostre orme, ma andiamo anche avanti, sempre in esplorazione!
Per esempio siamo ad un passo dall'organizzare il nostro primo avvento in quel di Londra! A breve, sempre se siamo in grado di reggere le temperature londinesi...
Nathan ha già guardato un paio di volte i voli e ho l'impressione che la presenza di Lucillina-Sua alla Corte di Sua Maestà, influisca in qualche modo.
Lucì non tornare fino a quando non arriviamo!

E poi e poi e poi... siamo di passaggio anche a Varsavia sapete!
Babbo Natale - nella mia persona - ha portato a Nathi un sacco di libri (aperta nota polemica: libri che lui ha per lo più iniziato a recensire su sottotomo.com, quindi non si puo' dire che non scriva, anche se qui non pubblica dal lontano 16 dicembre" chiusa nota polemica) e uno di questi libri è il voluminosissimo La Famiglia Moskat di I.B. Singer. Libro che anche io vorrei leggere, ma per ora, dato 6 cm buoni di spessore della costola, mi faccio raccontare nelle mosse dei suoi numerossissimi personaggi a spasso per la città nelle atmosfere yiddish pre guerra mondiale.

Con una telefonata siamo in quel del Trentino, dove si trova la FamigliaFrancese e con un'altra in Liguria dove invece sverna la Famiglia di Nathan.

E poi, vogliamo mica non passare qualche minuto in India, culla della civilità?!? Lì ci vado da sola, perchè Nathan non ha fatto i vaccini! :)
Tutte le sere, prima di addormentarmi, non posso non passare qualche minuto a Bombay sulle pagine di un grande reportage, paragonabile a "Gomorra" di Saviano, ma in salsa Curry: Maximun City, Bombay città degli eccessi - di Suketu Metha. Un grande libro che apre gli occhi a chi - come me - guarda prevalentemente gli aspetti romantici e spirituali di questa Terra.

...per non parlare di stasera, stavamo quasi andando sulla luna! Colpa di quella cicciona sfera tonda s'era posta dritta dritta sul nostro tragitto.
Poi abbiamo deciso di mantenere i programmi e proseguire come tutte le domeniche: rientro a casa, separati.

C'è sempre tempo per andare sulla luna.


mercoledì 22 ottobre 2008

Tè, gelato ed erba marcia! (parte seconda)

Aggiungo al post precedente, il dettaglio delle etichette, perché sia più facile farmi aiutare...
lo zoom sul sacchetto verde...



























e visto che ci sono rincaro la dose!
questo cos'è?

help me 2
...e a proposito di dosi? io vado ad occhio, mi tengo un po' più abbondate del rispetto al tè nero, se avete maggiori indicazioni le accetto volentieri!
arigatoooosaimaaaassssss :)

Tè, gelato ed erba marcia!

In un momento in cui sarebbero necessarie energie da spendere per urlare contro le malefatte di questo governo, in un momento in cui le prove personali si fanno impegnative, quando il gioco si fa duro insomma, i duri cominciano a.... SOGNARE!!

Personalmente mi rifugio nei momenti che mi son concessa, nei ricordi delle nostre splendide e ormai lontane vacanze in Giappone!

Tra i pochi (giuro, pochissimi) acquisti fatti, un posto di eccezione ha avuto il tè e purtroppo non la teiera di ghisa che Nathan non mi ha fatto comprare!
Tè, the, tea, di vari qualità e marche.

help me!
A Uji ho comprato ben tre qualità di tè, due a caso, indicandole con il dito alla gentile signora, "Quellilllììì!!" - e sono queste ritratte nella foto sopra - mentre la terza, l'abbiamo acquistata su assaggio, per il gusto del signorino. La signora ci ha offerto una bevanda fredda di colore verdona e molto dolce. ...e al Signorino, in quel caldo soffocante, è piaciuta. Quello verdone l'ho fatto a freddo e messo in frigo. La confezione di alluminio mi ha portato a pensare fosse da utilizzare così...

Per i tè qui sopra, chiederei aiuto alle nostre amiche che conoscono il giapponese: per comparazione di caratteri, mi sembra di riconosce la qualità Sencha sul primo sacchetto color arancio, l'altro non saprei.
In più di una occasione mi sono invece rifornita della qualità matcha e l'ho presa per fare una cosa in particolare: IL GELATO!

Dopo che a Kyoto ho assaggiato questa bontà, tornata a casa, non ho potuto fare a meno che procacciarmi ricetta e gelatiera. La ricetta me l'ha fornita il gastro blog di Kja Il Pranzo di Babette, la base almeno. Io l'ho un po' rivista utilizzando latte di riso e panna vegetale... ed ecco il mio prodotto! Era buonissimo anche se Nathan continua a dire che sa di erba marcia :) ... ma lui si sa, è un mangiapatate!



gelato al matcha fatto in casa

il gelato di Hulk!

mercoledì 17 settembre 2008

Pillole di Architettura contemporanea in Giappone

Avrei voluto prepararmi meglio sull'architettura contemporanea in Giappone.
Non ne sapevo metodologicamente molto.
Sapevo che ne avrei potuta vedere in quantità, ma non ho avuto modo di prepararmi. Avevo preso la Guida all'architettura del Novecento sul Giappone in biblioteca, ma me la sono scordata a casa. :-P

Confidavo nella Lonley, ma ho fatto male e mi sono anche lamentata con la casa editrice.

Insomma in sostanza mi sono accontenta di quello che è venuto e così ve lo ripropongo a voi.












I numerosi e recentissimi edifici delle griffe di Omotesando - bellissimo il Tod’s Omotesando Building (Toyo Ito & Associates) - e l'omonimo centro commerciale di Tadao Ando, tanto recenti che la succitata guida del 1995 non li cita.

Mettiamoci anche l'edificio - sul quale non mi pronuncio - dell'Asahi di Philippe Starck, "la fiamma".







Per non parlare del magnifico edificio del Tokyo International Forum a Ghinza di Rafael Vinoly del 1996.
Impressionante e maestoso, anche se ero troppo distrutta per girarmelo tutto mi sono accontentata di una foto fatta da fuori, mossa nonostante abbia trattenuto il respiro fin quasi a stramazzare.




A breve distanza, un'apparizione nel gran girovagare per quella zona della città: lo Shizuoka Press and Broadcasting Center di Kenzo Tange del 1967.
Spento, purtroppo, ma riconoscibilissimo.

Del grande architetto abbiamo avuto l'occasione di apprezzare la silhouette dello complesso Yoyogi National Gymnasium, senza entrare, sarebbe stato troppo impegnativo.
...e anche le foto nonostante l'opera imponente fanno un po' pena, non avevo obiettivo capace di prenderlo nella sua interezza e i dettagli non comunicano sufficientemente.

Mentre invece siamo saliti all'ultimo piano del Tokyo Metropolitan Governament Office, non si pagava!

A Hiroshima non potevamo perdere il Centro per la pace - dal quale si evince il suo apprendistato presso Le Corbusier - e il recente Centro di Documentazione.
Per non parlare della passeggiata sotto il futoristico edificio Fuji a Obaida.
















Tadao Ando è l'altro grande architetto giapponese nel quale mi dovevo imbattere (mediante un'opera ovviamente). Avrei preferito che quest'opera fosse il Museo dell'acqua ma non rientrava nel nostro percorso. Abbiamo però avuto modo di vedere il Suntory Museo a Osaka e il museo della letteratura di Himeji.

Ma devo dire che la maggior sorpresa me l'ha riservata la torre Nagakin, con le celle capsula, di Kisho Kurokawa, del 1972, che avevo studiato e descritto con ampi gesti al prof. di tecnologia e che ho ritrovato anche in un film di wenders se non vado errato. Mi è apparsa mentre attraversavamo un incrocio di strade su più livelli appena fuori dal mercato del pesce.

Magistrale conclusione:
l'aeroporto di Osaka del nostro Renzo Piano, apoteosi, come entrare dentro uno scheletro che ti porta a spasso per il mondo.





martedì 16 settembre 2008

laboratorio shodo-calligrafia (per principianti)

L'avevamo detto e l'abbiamo fatto: Il laboratorio per principianti di shodo-calligrafia nell'ambito dell'inziativa Mountain Photo Festival di Aosta. 
È stato interessante, sappiamo qualcosa in più, ma soprattutto che molto ci sarebbe da sapere.

Una prova della nostra esperienza.

domenica 31 agosto 2008

Sogno di una notte di fine estate


Stanotte ho sognato di entrare in Hokkaido alla guida della Poderosa. Ricordo che mi trovavo a percorrere un territorio roccioso e impervio, solcato da fiumi che avevano scavato canyon profondi. Avanzavo su quelle strade dissestate mettendo alla prova le già precarie sospensioni di quel mezzo assolutamente inadatto ripetendomi ostinatamente che non sarei tornato indietro finché non avrei trovato un'officina specializzata in auto francesi e un villaggio Ainu in cui fermarmi per alcuni anni sull'esempio dei più celebri etnografi d'altri tempi.

Ad ogni sobbalzo tornavo a immaginare Ruth Benedict sul sedile accanto al mio o m'immaginavo Margaret Mead che m'incitava a proseguire con queste parole: oh Nathan, Franz sarebbe fiero di te!
E allora proseguivo, nonostante le scarpate franose, le curve improvvise, il mezzo che mal rispondeva ai miei comandi.
Ma non dicevano che l'Hokkaido è piatto e boscoso? Sospiravo tra me. Questo paesaggio è più simile al Khyber pass delle spedizioni Overland della Rai che a un'idea nordica del Giappone.

Ma alla mia sensibilità di minoranza nella minoranza, di ex-bambino di lingua italiana cresciuto in una regione orgogliosamente abbarbicata alle sue origini francofone, la diversità di questi nativi giapponesi non poteva passare inosservata.

Non avevo nessuna intenzione di fare un'inversione a U e rientrare nella rassicurante isola di Honshu. Conoscevo così poco quest'etnia pre-giapponese, ma abbastanza da desiderarne un contatto diretto del terzo tipo (seppur escludessi quelli del quarto e del quinto).

Ma in fin dei conti, che cosa sapevo degli Ainu e che cosa mi attirava della loro storia al punto da essermi infilato in quel luogo inospitale senza nemmeno una mappa e nessun distributore di bibite fresche all'orizzonte?

Ricordare tutti i particolari di un sogno non è mai impresa di poco conto, soprattutto se stai cercando di farlo quando il crespuscolo della giornata successiva sta scendendo sulle montagne.

Degli Ainu sapevo che popolavano buona parte dell'arcipelago prima che i progenitori degli attuali giapponesi calassero (probabilmente attraverso il "molo" coreano) sul Giappone meridionale e da qui iniziassero la loro millenaria conquista fino a confinare gli Ainu alla più settentrionale delle isole principali. Sapevo che in epoca Meiji l'espansionismo giapponese e la necessità di arginare l'invadenza dell'impero Russo consentirono l'annessione delle rigogliose terre dell'Hokkaido con la conseguente creazione di vere e proprie riserve dove gli Ainu non assoggettati alle meticolose campagne di assimilazione, da sempre cacciatori e raccoglitori, furono relegati a coltivare le terre meno fertili.
Sapevo che si distinguono dai giapponesi, oltre che per la lingua (ormai quasi scomparsa, ma oggetto di un forse tardivo recupero e ancora rintracciabile in molto toponimi giapponesi - Vedi Fuji) anche per i caratteri somatici. Molto più villosi dei giapponesi (da cui si distinguono a prima vista per le lunghe barbe, almeno chi ancora decide di lasciarsela crescere), hanno i capelli mossi e in qualche caso gli occhi chiari, tutte peculiarità che raffigurano lo stigma di ogni possibile discriminazione.
Ridotti a poche decine di migliaia gli Ainu (almeno quelli che si dichiarano tali in un paese dove, per molto tempo, appartenere a una minoranza, si tratti di coreani, ainu o hibakusha, è stata una vergogna innominabile) vivono ormai in piccole comunità minacciate dall'abuso di alcool, intrattendo i turisti con danze e la rituale (in questo caso incruenta) cerimonia di uccisione dell'orso.

Che cosa sapevo insomma di questo popolo? Poco, pochissimo, quasi nulla. Per questo spingevo sull'acceleratore aggirando i massi scivolati sulla carreggiata e pregando che la sede stradale non cedesse sotto il peso della Poderosa.
Volevo vederli da vicino, gli ultimi rappresentanti di questo popolo sconfitto dalla storia, ma ancora, nonostante tutto, sopravvissuto. Volevo conoscere dalle loro voci gli sforzi che si stanno compiendo per la conservazione della loro antica cultura, sapere quali iniziative la Dieta stava attuando in questa direzione, ascoltare le aspirazioni di chi ancora non si rassegna alla scomparsa.






Inutile dire qui che al villaggio Ainu, in quel sogno, non ci sono mai arrivato. Ricordo solo che la strada a strapiombo sul canyon improvvisamente si è interrotta e la pur pronta frenata della Poderosa non è riuscita a evitarmi di precipitare in una lunga interminabile discesa nell'oblio di un mattino ancora lontano.

giovedì 28 agosto 2008

Bianco, azzurro, rosso, verde.

Il Giappone a colori

Luglio non è esattamente il mese ideale per lasciarsi rapire dai colori del paesaggio giapponese. Troppa luce, foschia che smorza i contrasti e calura che secca la vegetazione.
Ma una quadrilogia di colori, con i miei poveri mezzi e la mano malferma, l'abbiamo colta.
Immagini e montaggio sono miei. La musica è di Tom.

se non va prova qua

martedì 26 agosto 2008

Autostop con Budda, ancora libri di viaggio sul Giappone


Mi sembra doveroso parlare di uno dei più simpatici, densi e ricchi libri di viaggio letti di recente sul Giappone

Dopo Kerr, anche fin troppo citato, e Peter Carey, nel suo divertente "Manga, fast food & samurai un Giappone tutto sbagliato", voglio spendere due parole e un po' del vostro tempo per "Autostop con Buddha Viaggio attraverso il Giappone", solo appena citato in qualche post prima del viaggio (a conti fatti sono un po' più di due parole.. pardon!).

Purtroppo ho portato avanti la lettura in modo molto frammentario, colpa degli eventi e le troppo dottrinose letture precedenti. Ma il libro si è rivelato sorprendentemente piacevole per stile e contenuti. Innanzi tutto il suo autore: Will Ferguson, un simpatico e robusto (nooo grasso! robusto!*) canadese che si è trovato a dire troppo spesso ai colleghi giapponesi di voler risalire il fronte dei sakura in autostop, alla ricerca della vera essenza del Giappone. Lui, canadese, scherza, ma i colleghi, giapponesi, lo prendono sul serio e lo pungolano continuamente sull'avvio dell'impresa. Will si trova costretto a partire.

Il libro è piacevolmente diviso in capitoli geografici (uno per ogni isola maggiore) e con mappe che seguono il percorso. Tocca mete insolite, di un Giappone non consueto, non da cartolina. Grazie al metodo particolare di viaggio - l'autostop in Giappone non è praticato affatto - incontra e ha opportunità di dialogo (spesso, ma non sempre) con le persone che gli danno il passaggio . Ed è questo l'aspetto più interessante che emerge, uno sguardo sull'enigmatico popolo giapponese.
Adopera toni ironici e romantici, goliardici e nostalgici, irriverenti e spirituali in relazione ai luoghi e alle persone con cui viaggia. Le riflessioni con cui accompagna avvenimenti, luoghi e osservazioni non sono affatto banali, spesso toccano aspetti - come quelli sul viaggio - con cui tutti "nomadi dentro" abbiamo da fare i conti. Anche qualche nozione, che magari nella forma, a chi ben più documentato farà sorridere, ma devo dire che è stato utile e simpatico apprendere in questa forma un po' giocosa e leggera.

C'è una domanda su tutte che Ferguson pone ai suoi "autisti": i giapponesi, sono timidi o arroganti? Una domanda, molte risposte.

Qualche estratto dal libro che ho voluto conservare, magari per il prossimo tour del Giappone, e qualche foto rubata in rete.

((foto Wikipedia)
Kagoshima è la Napoli del Giappone. Lo dicono tutte le guide turistiche. (...) esiste tra le due città una alleanza suicida, dato che sia Napoli che Kagoshima sono conosciute principalmente per la distruzione imminente che attende i loro abitanti. Come potete vedere entrambe le città si trovano all'ombra di un vulcano.




I tanuki sono creature del folklore giapponese: cani procioni, con pance enormi e testicoli giganti, che vagano per le foreste bevendo sakè e cercando di sedurre giovani fanciulle, spacciandosi per nobili
(foto Wikipedia)





(foto La Francese, Nikko)

I cani leone erano in origine un cane e un
leone ed erano molto diversi nell’aspetto, ma con il passare degli anni gli scultori hanno trovato più facile scolpirli con le stesse proporzioni. Le due figure sono diventate sempre più simili, fino a quando le rispettive fisionomie non si sono amalgamate. Un cane-leone ha la bocca sempre aperta, l’altro ha la bocca sempre chiusa. Il cane-leone con la bocca aperta si chiama Ah, l’altro Un, o meglio nn. “Ah” è il primo suono che si emette quando si nasce; “Nn” è l’ultimo prima di morire. “Ah” è il respiro inalato che dà inizio alla vita, “Nn” è il sospiro del sollievo, il soffio che permette alla vita di fuggire. Tra i due intercorre una intera esistenza, un universo intero ruota intorno ad un singolo respiro. “Ah” è anche il primo suono dell’alfabeto giapponese, n è l’ultimo. E così, tra questi due cani-leone, abbiamo anche la A e la Z, l’Alfa e l’ Omega. In antico sanscrito Ah-Um significa “la fine e il principio dell’universo; l’infinito liberato”.

(foto La Francese, Meiji-jingu, Tokyo)
Pag.40
Entrati nel giardino del tempio, oltre i cani leoni, si trova una fontana e un mestolo. Se si ha intenzione di interpellare gli dèi, bisogna prima sciacquarsi bene le mani e la bocca con l’acqua. Dopo essersi resi presentabili, allora ci si puo’ fare aventi. Si lancia una moneta, ci si inchina, si battono le mani una volta, e si suona la campanella. A dire il vero è un sonaglio, un rumore sordo e secco che richiama l’attenzione degli dèi. Ci si inchina di nuovo e si recita la propria preghiera in silenzio, quindi prima di andarsene si battono le mani due volte , assicurandosi di non dare le spalle alla divinità che riposa nel tempio, oltre lo specchio.




(foto La Francese, Asakusa, Tokyo e Kubota Family residence ad Hagi)


Pag 63
Le case, nelle città giapponesi sono tutte ammassate lungo i bordi delle strade. (…) i quartieri sono dei veri e propri labirinti di strade a senso unico, divisorie strettissime, vicoli ciechi. Di solito i giapponesi giustificano tutto questo effetto “scatola di sardine” con i costi elevati dei terreni, ma in realtà ci sono altri motivi alla base. (…) E’ una abitudine che deriva in parte anche dalla geografia del territorio: i fiordi delle coste sono un invito naturale a concentrare i villaggi all’interno delle insenature. Ma c’e dell’altro. La conformazione dei villaggi giapponesi ha origine da una necessità che l’Occidente ha sempre ampiamente trascurato come una forma di debolezza: il bisogno della compagnia umana e la tristezza dell’essere lasciato solo. In Occidente si ha paura di essere insignificanti. In Giappone si teme la solitudine. E’ per questo che il Giappone è considerato femminile, mentre l’Occidente è più maschile. (…) e noi in Occidente abbiamo sacrificato il nostro senso di appartenenza. In Giappone, è la privacy ad essere sacrificata. Ed è proprio questa privacy che la casa giapponese tenta di recuperare. (…) il cortile per i Giapponesi è ancora un ruolo semipubblico, e lasciarlo aperto è come fare della propria casa un’area cittadina. (…) Nemmeno l’atrio di una casa si puo’ considerare un luogo totalmente privato. Piazzisti, visitatori, esattori e tecnici dei contatori entrano tutti dalla porta di ingresso senza preavviso. L’ingresso è costituito al livello della strada, nel basso di quel mondo pubblico così sporco e pieno di sudiciume. Il personale e il privato stanno sopra. Vi si accede salendo l’ingresso. (…) E’ anche per questo che si tolgono le scarpe. Quando si entra in una casa bisogna lasciarsi alle spalle la polvere del mondo. Si sale, ci si eleva. Vi sono anche ragioni più concrete. Le case giapponesi sono costruzioni estive. Le pareti scorrevoli permettono alle case di aprirsi (…) il pavimento rialzato fa sì che la casa abbia un angolo fresco e ombreggiato. (…) le case giapponesi respirano.


(foto La Francese, Shibuja, Tokyo)

Pag. 77
(…) pachinco, una forma di autoipnosi, in cui ci si siede in una stanza rumorosa, piena di fumo e illuminata da far male agl’occhi, e si caricano delle palline d’argento in un grilletto a scatto. (…) le sale di pachinco sono il flagello del Giappone moderno. Miyazaki è il regno del pachinco. Non c’è altro da fare a Miyazaki, (…) Eppure non si puo’ fare a meno di amare questa città. E come la zia preferita, quella con la voce rauca e l’alito che sa di vodka, quella che ha divorziato quattro volte, quella che esce con uomini più giovani di lei. (…) Pollo NanBam, piatto locale di Miyazaki


Pag. 149 Quell’uomo era un henro, un pellegrino, e stava percorrendo una via che aveva più di mille anni di storia. Nell’804, un sacerdote di Shikoku di nome Kukai intraprese un viaggio insidioso alla volta della Cina, alla ricerca della saggezza. Tornò dopo due anni con quell’idea di libertà che avrebbe portato alla fondazione di una nuova scuola di buddhismo, la setta esoterica degli Shingon. L’idea era tanto semplice quanto rivoluzionaria: chiunque è in grado di trasfigurarsi nel Buddha in questa vita. (…) questo movimento esoterico fallì in Cina ma mise salde radici. Con Kubai, il buddhismo divenne più comprensibile, più accessibile, più immediato e meno coinvolto dal credo e dalla dottrina. Meno astratto, più tangibile, in poche parole più giapponese. Kunai morì nel 835. Dopo la sua scomparsa, gli fu dato il nome di Kobo Daishi, che significa grande maestro. È l’icona più importate nella storia del buddhismo giapponese, e con la quale il Giappone si avvicina di più al punto di generare un bodhisattva, un santo buddista che si ferma sulla soglia dell’illuminazione. (…) Col passare del tempo, dopo la morte del Kobo Daishi, a Shikoku prese forma una via di pellegrinaggio. I fedeli la percorrono tuttora. La via degli Ottantotto templi, come la chiamano, segue la costa più o meno in senso orario, un cerchio che ha inizio e fine a Tokushima. (…) Emon Saburo, il primo vero pellegrino. Emon sta al Kobo Daishi come Saul/Paolo stava al Cristo.

(foto La Francese, paesaggio scattato dal treno in direzione Hagi)

Pag. 159
(…) capii cosa rendeva il paesaggio giapponese così sconvolgente: la montagna non è mai preceduta dalla collina. Dopo aver vissuto per generazioni in un territorio montuoso, il cui terreno coltivabile è sempre una rarità, i giapponesi hanno cominciato a sottrarre la terra al mare, e hanno spianato e dissodato qualunque spazio disponibile, fino ad eliminare ogni zona di transizione. (…) In Giappone si passa dalle coltivazioni orizzontali alle foreste verticali senza che ci sia un senso di fusione tra le due cose: un paesaggio fatto solo di primo piano e sfondo, senza che ci sia niente in mezzo.
Pag. 177 Alla nostra sinistra si trova il Mare interno, un luogo che per i giapponesi è diventato il simbolo della perdita dell’innocenza. Il nome richiama alla mente immagini di isole nascoste e di acque pacifiche, ma di fatto molto di questo ha subito il degrado dell’industrializzazione e delle rotte di navigazione.
Pag. 189 Sorrise. Il suo era un sorrise triste, un’espressione tipicamente giapponese. Una volta questi sorrisi tristi mi spiazzavano, ma ora credo di poterli capire. Sono sorrisi che tradiscono emozioni persino nel tentativo stesso di nasconderle. Sono triste sembrano dire, per questo sorrido nella convinzione che voi comprendiate che si tratta soltanto di una facciata, dietro la quale si cela un dolore troppo profondo per poterlo esprimere con le lacrime.

(foto da Flick di :Bron:)

Pag. 276
(…) loro usano gli inkan, delle specie di stampini, su una delle cui estremità c’è inciso il loro nome. Con questi timbrano i fogli con l’inchiostro rosso. In genere sono fatti di semplicissimo bambù, ma ce ne sono anche di pietra e persino di avorio.
~ • ~ Pag. 343 Il luogo, chiamto Juroku Rakan, fu scolpito nell’arco di molti secoli dai monaci di un vicino tempio, scolpito, così si diceva, per confortare le anime dei pescatori che erano morti al largo di quelle coste. Le sculture erano una specie di monte Rushmore fluttuante e più delicato (…) le sculture giapponesi sono più piccole e fluide, sagome plasmate dalla configurazione del terreno.

(foto La Francese, Ueno, Tokyo)
Pag 358/9 Gli alberghi dell’amore sono fatti per chi trova LasVegas troppo sobria. (…) nonostante la variazione delle camere gli alberghi sono disponibili in tre modalità base, che ho chiamato: Il Parcheggia e Via, il Bubu settete, e il Nascondiglio Segreto di James Bond. (…) i primi sono sull’autostrada o in periferia. Ogni camera ha il proprio ingresso e il proprio posto macchina. Le coppie arrivano in auto, parcheggiano il veicolo di sotto e salgono fino alla loro camera, tutto senza dover incontrare anima viva, dato che l’anonimato è l’attrattiva fondamentale (…) una volta che la coppia si è sistemata squilla il telefono e i due dicono se vogliono fermarsi per la notte o solo per “riposare”. Il pagamento avviene attraverso una porta a fessure (…). Gli alberghi Bubu Settete sono più o meno come gli alberghi normali. Alcuni hanno addirittura una hall, anche se sembra che non ci sia nessuno. La caratteristica distintiva è il banco della reception, che è protetto da una lastra in vetro smerigliato – sono visibili solo le mani dell’addetto – in modo che le transazioni monetarie si svolgano nell’anonimato. (…) Il tipo nascondiglio Segreto di James Bond è il più diffuso e il più divertente. È tutto automatizzato. Quando entri, una voce elettronica ti dà il benvenuto e ti guida verso un display con fotografie retroillumintate. Sono le foto e i prezzi delle varie camere disponibili (…) quelle libere sono accese. Scegli la tua temporanea alcova di passione, premi il pulsante relativo e poi ti dirigi verso il tuo nido d’amore. Sarà facile individuarlo: sopra la posta ci sarà una luce che lampeggia. (…) e trovai di fianco al letto, un blocchetto e una penna. Questi blocchetti sono uno degli aspetti più stravaganti del soggiorno in un albergo dell’amore. Ogni pagina ha una vignetta con una posizione del Kamasutra e uno spazio per gli appunti. Le coppie fanno un cerchio attorno alle posizioni sessuali che hanno provato e lasciano commenti per chi verrà dopo.

(foto da Flick di glenn )

Pag. 368
Hirosaki – la polverosa, storica, pericolante Hirosaki – è una specie di Kyoto sperduta e a buon mercato. Avamposto nordico del Giappone tradizionale, Hirosaki è una città fortificata, una roccaforte zen, un magazzino di oggetti di artigianato. Immaginate una città composta di angusti vicoli e caseggiati disposti con cura. Prendete quella città e shakerate bene. Incasinate il tutto quanto e aggiungete uno strato di polvere e un cucchiaio di storia… otterrete Hirosaki.

Pag. 433 Pianifichiamo le nostre vite in grafici, in battiti del cuore irregolari. Viviamo le nostre vite in movimento, trascinandoci dietro i nostri Io precedenti come immagini in una fotografia stroboscopica. Eppure la natura del movimento – quell’aspetto fondamentale della nostra esistenza – ci sfugge.

*Nel libro Ferguson riporta un aneddoto: la cameriera giappone di un bar, dopo due parole gentile e battute di rito, gli chiede come ha fatto a diventare così grasso. Decisamente una indelicatezza, soprattutto se grasso uno lo è davvero.

Tour invernale della Sicilia: Siracusa

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