martedì 17 aprile 2007

PARIGI, SOLE DI MIELE. Ovvero interminabile disordinato racconto dei miei primi nove giorni con Nathan

CAFFÈ OLÈ.
Ovvero di quando ho avuto coscienza di essermi innamorata di una “scimmia”.

- Sìsì amore, café-au-lait viene dallo spagnolo non lo sai? MA-COME-NON-LO-SAI? Sìsì amore, come non lo sai? La storia è fa-mo-sis-si-mis-si-mis-si-ma!! Fu uno spagnolo a introdurlo alla corte dei Luigi di Francia!! Giàgià…
“C’era una volta, alla corte del grande Luigi XIV uno stuolo di chef proveniente da tutto il mondo. Tra questi, uno, era spagnolo. Stufo del vino che scorreva per la Reggia a fiumi, volle farsi, da solo, un vero caffè, come sembra sappiano fare solo in Spagna… e dato che soffriva di gastrite pensò bene di macchiarlo con una goccia di latte. Una volta in cucina fu osservato preparare la bevanda. Lo chef in questione rimase stupito che alla Grande corte del Re di Francia non sapessero farsi nemmeno un caffè. Furbo com’era, guardò bene di sfruttare questa ignoranza a suo favore. Incominciò a professare in giro la bontà e i benefici della sua invenzione. Unica cosa, si scordò di dargli un nome… quando si trovò al cospetto del Sommo, improvvisò, e la battezzo Caffè Olè.”

Questo più o meno ciò che disse. Non raccontabile a parole il suo gesticolare sciolto, la sua lingua fluida e la giocosità delle parole. Avevo già avuto prova della sua teatralità nella lettura del nostro libro-a-letto in corso, ma non sapevo quando fosse parte di lui. In fin dei conti non ci conosciamo da così tanto. Il tempo passa e si svela a me, Lui, quella “scimmia” del mio Amore.


PARTENZA CON LUNA.
Ovvero di quando me ne partii all’alba.


Diritta, sì, avevo la luna diritta quella mattina. Come avrei potuto averla torta? Partivo e partivo di buon’ora per un viaggio che avevo tanto atteso. Parigi. Una capitale è come un’altra, come no? Però io oramai adulta anagraficamente non c’ero mai stata e niente accresce di più la fama che l’assenza (questa la devo aver assorbita per induzione dai troppo baci perugina). Quindi ad un’ora indecente, dopo giorni di preparazione per i bagagli e le letture pre-viaggio, me ne scendo le scale ed aspetto il mio chauffeur (quel santo uomo di mio padre che pur di non sapermi a giro per il mondo con le chiavi di casa, si desta anche presto!) Ebbene, Parigi, sogno rimandato, città dell’amore che mi ero ripromessa di vivere con una persona importante. …e così è stato! Io e Nath avevamo programmato da tempo questo viaggio, lui pur essendoci già stato ha acconsentito a realizzare questo mio desiderio. Superati gli intoppi di prenotazione (rinneghiamo il consiglio di adoperare il portale venere.com) quella mattina di luna diritta sono partita per quella che si prometteva essere la nostra sole di miele.


MAR-DI-CAPO DA MALEDUCATO.
Ovvero dei tre
gagni del ritorno.


Metti che la tua vacanza è quasi finita.
Metti che hai seriamente interrotto la tua normalità quotidiana con qualcosa di straordinario che oramai è concluso.
Metti che hai avuto accanto ininterrottamente per giorni la persona di cui più spesso soffri la mancanza.
Metti che l’aria condizionata spara troppo alta.
Metti che i racconti che stai leggendo non sono proprio così ipnotici da non farti accorgere del resto.
Metti che tra poche ore dovrai saluta, quella persona che ti è accanto da così tanto tempo e dovrai incominciare a sentirla solo per telefono.
Metti che vivi in una città provinciale e non in una metropoli; già che sei seduta su questa poltrona da troppo tempo.
Metti che vorresti fare tante cose ma non ne puoi fare molte.

Metti, che tu e lui, non l’avete con i ragazzini - gagni o citti che dir si voglia – maleducati, che urlano, strillano, sbizzano e tirano calci proprio nel seggiolino dietro al vostro per la bellezza di cinque ore (una l’hanno pur dormita).
Mettici tutto questo e mettici la tua d’educazione, che ti impedisce, contrariamente a quanto fanno loro, di dare libero sfogo al tuo di risentimento, mettendoti in piedi sul seggiolino urlandogli di stare zitti, che essere bambini non giustifica la mancanza di rispetto del prossimo, che si può essere non repressi anche senza spaccare i timpani ai tuoi vicini.
Dopo tutto questo, il mal di testa è d’obbligo.

PIÙ CARTOLINE PER TUTTI.
Ovvero della mia insofferenza alla
giapponesitudine dilagante.


Scrivete pure sul mio epitaffio: visse insofferente. Se il mio Nathan lo si può dire uno-spara-sentenze, io per imposizione genetica vivo insofferenze.
Sono a favore della tecnologia ma anche del consumo consapevole, anche se sono la prima a farmi convincere dalla pubblicità e vivere di raccolte punti e golosità da franchising (Pol-forevere!).
Ma una cosa non la sopporto proprio.
Perché fare una fila nel più grande museo al mondo - per fortuna noi ne abbiamo fatta poca – solo per entrare, munirsi di cuffie e seguire il branco verso quell’unica, valorizzata opera da best-seller (sfiziosa non c’è che dire… tanto d’aver meritato anche un bel paio di baffi), mettersi lì, stipati in quella grande sala, dove altri capolavori occhieggiano in guardati??? Perché?? Perché tutti a mirar la Lisa, ignorando la mia vergine gonfia (ehm, la sua), ignorando l’assenza del Grande Piero tornato a casa per l’anniversario della morte?? E poi ancora perché tutti lì, con quel caxxx di arnese in mano, telefono o macchina digitale a fare la foto all’opera senza concedersi il tempo di lasciar scorrere l’occhio su quelle tinte originali, su quei colori che mai nessuna perfetta taratura potrà riportare sul sensore, sul monitor o sulla carta? Perché?? Perché ostruire a me, la vista dell’opera viva, intera, nelle sue reali dimensioni, solo dal vivo percepibili immediatamente?
Vendono tante cartoline nei bookshop dei musei, a questo servono, per portarsi a casa un ricordo a buon prezzo, un’impressione, un brandello di quello che è stato il proprio contatto con l’opera, con l’artista.

Perdonate la mia intransigenza. Condivido il concetto di democrazia, anche se a volte ne ho una visione un po’ restrittiva, come dice magistralmente in una battuta qui irripetibile il RossodiS.

6 commenti:

LA CONIGLIA ha detto...

Ti svelo un segreto: nessuno vuole le cartoline perchè quelle le trovi ovunque nel mondo, invece se fai la foto quella l'hai proprio fatta li e in nessun'altro posto. E se ne fregano di osservare l'opera è più importante dire 'io c'ero'...Ma che poi...C'era gente che faceva foto all Gioconda?Questa estate ti linciavano se vedevano la macchina fotografica fuori dalla custodia!!!
Ma capisco la tua insofferenza e la condivido.Anche nei confronti dei mocciosi!!!

Nathan ha detto...

domande su questo post:
l'hai scritta meglio di come l'ho raccontata. sono più scimmia io o te?

sulla calca intorno alla Gioconda: quando dico che certi libri (nel caso "Il Cxxxxe da Vxxxi") vanno boicottati perché fanno solo del male alla cultura del nostro tempo, appaio più snob di te? di quanto lo sei stata in questo post sugli zotici col cellulare in faccia alla monna lisa, mentre caravaggio se ne stava solo soletto ignorato dalla moltitudine scalpicciante?

LaFrancese, la tua francese ha detto...

risposte al commento della mio innaorato "scimmia" provocatore:

"chi s'assomiglia si piglia..."

scimmia io, scimmia te,
snob io, snob te!

titty ha detto...

che bello dopo aver letto i vpstri racocnti viene solo voglia di partire però devo trovarmi un accompagnatore....!!!!

nonsisamai ha detto...

anch'io sono rimasta un po' delusa al louvre...troppa calca, troppi capolavori ammassati, per fortuna quel giorno non ho fatto tanta coda...a presto

Nathan ha detto...

titty,
partire partire! la compagnia si trova anche lungo la strada.

nonsisamai,
delusi, noi, non direi. calca sì, esagerata, ma era la settimana dopo pasqua. la Francese, sì, l'ho vista un po' insofferente, in ogni sala ripeteva i suoi rimbrotti ai fotografi selvaggi e pascolanti.
a me è piaciuto, oltre ai capolavori, è stato divertente ascoltare le sue esclamazioni vernacolari... :-)

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