(re maggiore)----------- (fa diesis)
quando la festa sta per cominciare...
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e il sole si nasconde per non scivolare nel mare,
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nel cuore si accende una fiamma
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e vorresti gridare, "dove vai amico mio? perché non torni dalla mamma?"
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Guardo fuori da questo finestrino le luci del mondo in corsa e la luna, che nel nero della notte, è il bagliore maggiore.
È stato uno splendido week end, come tutti quelli che passiamo insieme Amore mio.
Annunciata da stretti tornanti, Riomaggiore ci ha accolti nelle sua strada centrale dopo un dedalo di vicoli gradonati e alberi d'agrumi carichi di frutta. Che meraviglia! Alberi interi di limoni, non arbusti da giardino, mandarino grossi come arance. Il tempo è mite in questa rocciuta lingua di terra. Una verità nascosta ed evidente, come il carattere diretto e contratto di chi vi vive. 
Siamo arrivati per primi a sedere alla trattoria adocchiata, un cicchino all'aria mite e finalmente bella gente, una giusta via di mezzo, di quelle persone che si sentono di salutarti. Ingordi come mai, abbiamo mangiato tutto! Antipasto di ravioli fritti, trenette alla Gattafin e tris di testaroli (pasta tonda cotta in un testo di coccio e servita nel piatto aperta), melanzane alla Gattafin e frittelle di baccalà, assaggiando l'uno dal piatto dell'altro, passando sopra con piatti e forchette al mezzo litro di vino mesciuto e il pane cotto a legna. Il buon cibo ci ha dato una mano a continuare quel fiume di parole che a volte si interrompe, parole zittite dalla musica da taverna ligure, suonata dall'avventore abitudinario accanto a noi. Usciamo e facciamo due passi, solo due perché il mio buco nero presenta il conto e chiede attenzione. Un momento di assenza e presenza, un momento in cui tutte le emozioni di quest'innamoramento mi sovrastano e non mi lasciano ad altro. Mi sollevi tu, Amore mio, a notte fonda, con le tue parole calme e la premura assonnata.
Dopo una mattinata passata a baloccarci tra il letto e la doccia (un duro colpo per le riserve idriche di Casté), consumiamo una pasta al ragù del contadino e riusciamo a lasciare il nido in direzione della più orientale delle Cinqueterre.
all’altra, Riomaggiore è pittoresca quanto basta per essere amata da giapponesi e americani anche in bassissima stagione. Arriviamo in faccia alla riva,
ad osservare la schiuma delle onde che s’infrangono sugli scogli, compriamo trofie e pesto da un ligure esperto venditore che ci sconsiglia il pesto meno caro per quello più pregiato (originale eh) e risaliamo con il fiato spezzato verso la macchina lontana, lontanissima, in cima a una salita infinita.
Struscio alla Spezia. Città portuale, non bella al primo apparire, ma dal centro pedonale ampio e affollatissimo il sabato pomeriggio. Gioventù tamarra ai miei occhi e donne dal trucco esasperato e lo stivale aggressivo, piazza surreale con grande fontana nel centro pedonalizzato e galleria dall’aspetto autostradale sullo sfondo, come uno spericolato accostamento tra passeggio e velocità.
Locale accogliente, servizio rapido e pietanze dai nomi mai sentiti che solo la Francese, ne sono certo, può ricordare. E un dialogo che s’innesta, una discussione, un monologo, un aprirmi sotto le sue domande che svela squarci di me, su chi ero prima di lei, sull’interfaccia dei miei giorni passati, su chi sono e chi siamo, su dove stiamo andiamo, e su dove vogliamo andare, ora e prossimamente, Nathan e la Francese.Sigaretta, passeggiata, niente cinema. Torniamo alla macchina, al bosco della strega di Blair, alla casa in pietra di Casté, al bilocale dal soffitto di travi, al letto.
“Nathan”, mi sveglia, la Francese, con un soffio di voce, “non riesco a prendere sonno”, mi dice piano, “ho provato a leggere, ho provato con lo yoga, ho un dolore alla fronte e intorno agli occhi”.
E’ notte fonda, non saprei dire quanto, mentre riemergo da un sonno profondo. Cerco i suoi occhi nel buio della camera, misuro la richiesta di me nella modulazione della sua voce.
“Amore mio, vieni qui, che succede?”
“Non so. Ho un turbine di pensieri in testa e questo cerchio che mi tormenta”
“Stenditi sulla pancia, amor mio, concentrati sulle mie mani, va tutto bene, rilassa i muscoli del collo, sciogli le braccia, amore, siamo io e te, e siamo qui”.
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