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mercoledì 16 settembre 2009

Addio, cara grande Poderosa

Addio, grande Poderosa

Oggi, lascia il suo posto al nostro fianco
la fidata Renault Clio -
La Poderosa -
dopo sedici anni di onorato e sempre efficiente servizio.
Un ringraziamento sentito per i trascorsi chilometri insieme,
sempre nei nostri cuori.

martedì 8 settembre 2009

Fango e Spazzatura





Terza ed ultima puntata dei racconti insoliti. Questa volta niente seduta spiritica. Tempo fa un certo Niccolò passeggiava sul lungomare di Viareggio. Sfilando il portafogli dalla tasca dei jeans per pagare un gelato di plastica, due gusti 4 euri, lasciò cadere un foglio ingiallito e quasi illeggibile per gli infiniti lavaggi a cui era stato sottoposto. Quello che segue, raccolto dalla Francese durante una delle sue periodiche crisi d'astinenza da gelato, è il racconto che non ha trovato posto della celeberrima (?) antologia di racconti del nostro beneamato.


Alla maniera di Ammaniti

Spazzatura stasera aveva i crampi. S'è incazzato perché aveva altri progetti per la serata. Ma l'ho portato lo stesso. Di sicuro non aveva in mente di farsi una doccia. Per quello aspetta il conto alla rovescia del Capodanno. Avrebbe noleggiato un film di Tarantino e passato il resto della notte davanti allo specchio a ripassare il repertorio di facce truci che sta studiando da settimane. Ma Spazzatura alla fine mi ha seguito a La Salle e i crampi gli sono passati appena ha bagnato il grugno nel blanc della proloco.
La serata è calda e morbida come un budino al cioccolato. Nell'aria corre un'elettricità che attraversa i corpi. Non è solo l'odore di Spazzatura. E' la gente che abbiamo attorno, inginocchiata e seduta. E' il buio pugnalato dalle parole, le note che sfrecciano nella notte come lame scivolate dalle mani di un lottatore ninja.
La Celesia è in gran spolvero. Ha dato un'annusata a Pennac, ma con Spazzatura intorno ha pensato bene che non era aria di annusare. E' passata a quel gran sopravvalutato. Sarà che almeno Ammaniti è come il 57 barrato all'ora di punta: una Gerusalemme di voci sovrapposte. O una Tebe? Chi lo sa.
E la band. Miagolano come il motore di una Porsche che entra nel vialetto di casa a 30 all'ora. Li senti, ché proprio nulla è fuori posto, fasciati in quei pigiami che nemmeno i teletubbies...
No.
Ci avrei scommesso la pensione di mia nonna.
Spazzatura si è addormentato con la faccia sul tappeto, sopra una pozza di saliva che si allarga come sangue.
Russa fuori tempo. Ma non credo sia colpa del vino.

lunedì 7 settembre 2009

Un bambino che si chiama John Fante


E' arrivata la liberatoria dall'aldilà. Lo spirito di John Fante è regredito ai tempi di Arturo Bandini. Di nuovo LaFrancese è caduta in trance e la sua mano ha scritto. Accaduto in Valle d'Aosta il 20 agosto scorso. A Villeneuve, nel prato della centrale idroelettrica.


Il dio di mio padre non avrebbe esitato a incoraggiarmi. E anche lui, mio padre. Alla fine di una lunga giornata giù alla fabbrica, mi avrebbe chiamato per posargli i pezzi di legna sul ceppo. Avrei visto calare l'ascia stretta nel pugno come un giudizio universale. Insieme avremmo fatto un gran mucchio di legna, ma ancora non abbastanza per l'inverno che arriverà. Dopo averla ammonticchiata contro il muro dietro casa, avrei guardato mio padre senza dire una parola. E lui, con la schiena incurvata dal lavoro, avrebbe risposto con uno sguardo e un gesto della mano che significava vai, e insieme, ti benedico, perché a soffrire basto io.
Ai piedi della montagna, la centrale elettrica è sempre in funzione. Ma la sua voce non sembra andare a corrente alternata. Non per la preghiera blues. Non per il desiderio di un guantone da baseball. La sua voce è quella delle altre volte, in quell'alternare di registri che ormai ho imparato a riconoscere al primo respiro.
Il dio di mio padre sapeva dispensare i talenti senza che noi potessimo prevederlo. Ma sempre ci costavano sacrificio e forza di volontà. Suor Rosina lo ripeteva ogni giorno, che avevamo il dovere di coltivare i talenti che il Buon Dio aveva deciso di donarci. Aveva un brufolo sulla gobba del naso, suor Rosina. E io mi chiedevo perché il Buon Dio avesse deciso di metterglielo proprio lì, quel brufolo. E il perché di quella gobba. Forse il talento di suor Rosina era quello di non trovare un marito e di diventare una suora. E spiegare ai bambini cattolici il senso delle parabole. Ma chissà se aveva sofferto suor Rosina per quel brufolo sulla gobba del naso. E quante notti avevano passato, questi musicisti in pigiama, piegati sulle corde dei loro strumenti o a soffiare l'anima nel corpo buffo di un clarinetto? Chissà quanto avevano sofferto, prima che qualcuno dicesse loro, per la prima volta, quanto siete bravi!
E così alzo la testa e con lo sguardo vorrei contare le stelle che stanno in cielo, per poterne dire al dio di mio padre il numero esatto. E poi anche a lui, a mio padre. Tornare a casa, con in testa le storie americane ascoltate stasera. Avvicinarmi al suo letto e inspirare l'odore della fatica che sale dalle lenzuola. E infine sussurargli che questa notte ho scoperto il mio talento.
E che può cominciare, finalmente, la mia fatica.

domenica 6 settembre 2009

Bukowski ascolta Bukowski





Al ritorno del loro viaggio franzoso, i vostri eroi hanno partecipato ad alcuni reading vivacemente animati dalla compagnia Sinequanon di Aosta. Nel giardino di un castello, davanti a una centrale idroelettrica d'inizio novecento, nel cortile di un'antica casa in pietra, le pagine di Bukowski, di Fante e Ammaniti hanno frusciato sotto le stelle grazie alla voce di Alessandra Celesia e la musica della sua band.

Succede così una cosa strana. Quegli stessi scrittori, Charles, John e Niccolò hanno deciso di raccontare, come solo loro (o quasi) sanno fare, quelle serate. Di seguito Bukowski parla di Bukowski
N.B.: il testo è stato trascritto sotto dettatura dello spirito del grande Charles, grazie alle improvvise doti medianiche de LaFrancese.

Domani pubblichiamo il testo di e su Fante, sempre che il suoi spirito ci spedisca in tempo la liberatoria.


Omaggio a Bukowski.

Ci siamo Jack.
Mi ci hai voluto portare ad ogni costo, quassù.
Hai detto che per una sera avremmo potuto dimenticarci di quello che siamo.
Soltanto per una sera, hai detto.
E ci siamo, davanti a questo branco di idioti da serata intellettuale. E' questo che volevi, Jack?
C'è questa donna in camicia da notte con quei due bigodini arrotolati male tra i capelli.
E guardali quelli, in quei pigiami troppo larghi. Chi diavolo pensano di prendere per il culo?
Mi ci hai portato a forza, in questo castello. Non so che cosa ti sei messo in testa.
Vuoi far finta di accarezzare una fottuta illusione di nobiltà? Proprio tu.
Proprio tu che l'unico cappotto che hai mai messo l'hai sgraffignato ai grandi magazzini.
Ma sentila questa.
Senti cosa si è messa a leggere. La crede poesia?
E guardale, Jack. Guarda le facce di questa gente. Li vedi come si divertono?
E quelli in pigiama? Si sono messi a suonare. Diosanto Jack, non credevo che sapessero davvero farlo.
Ma senti cosa sa fare con la voce, questa. Cazzo, la ragazza ci dà dentro.
No, Jack!
Dovevo immaginarlo che non dovevamo metterci qui, ad appiattirci il culo sopra i tappeti. Adesso se la prende con te. L'ha capito subito che hai una faccia da idiota.
Cammina cammina, Jack! Fai la scimmia ammaestrata, ascolta quello che ti dice. E provaci. Prova a modulare la voce come fa lei, prova a starle dietro. Fai correre gli occhi sulle righe, urla se ti dice di urlare.
E sussurra, sussurra le parole che raccontano i tuoi sogni ad occhi aperti. Fallo sulle note che ti vengono dietro. E corri, Jack. Non ti fermare. Prendi il cappotto, e prendilo! Gira su te stesso e corri ancora.
E adesso tornate.
Ma fatelo lentamente.
Tornate al dormitorio di St. Mary's avenue. Tornate a dormire. Del resto non c'è nient'altro che ti riesca meglio.
Ma non dicevi che per una sera ci saremmo dimenticati di essere soltanto due barboni?

giovedì 28 agosto 2008

Bianco, azzurro, rosso, verde.

Il Giappone a colori

Luglio non è esattamente il mese ideale per lasciarsi rapire dai colori del paesaggio giapponese. Troppa luce, foschia che smorza i contrasti e calura che secca la vegetazione.
Ma una quadrilogia di colori, con i miei poveri mezzi e la mano malferma, l'abbiamo colta.
Immagini e montaggio sono miei. La musica è di Tom.

se non va prova qua

lunedì 31 marzo 2008

Camilloooo!

ovvero ingegno e tecnologia ai piedi delle Alpi.



Camillo, come Cavour, il genio di Ivrea. Camillo, l'ingegnere allievo di Galileo Ferraris. Camillo, l'americano e gli apparecchi per la misurazione elettrica. Camillo e lo stabilimento di mattoni rossi. Camillo e l'Esposizione Universale del 1911. Camillo e la fantasmagorica M1.

Camillo Olivetti, il patriarca di un'avventura tecnologica che ha illuminato il panorama imprenditoriale dell'italietta.

Venerdì, al teatro Everest di Firenze, dopo un appassionata e costosa immersione nel sushi di via Romana, io e la Francese ci siamo lasciati condurre dal rutilante monologo di Laura Curino.

L'appuntamento era allettante e, dopo la visita alla città che ancora oggi porta i segni indelebili di un marchio glorioso, non potevamo farcelo mancare.

L'attrice è stata perfetta, il testo suggestivo e la storia è una grande avventura italiana purtroppo trascurata dalle scuole e (persino) dalle università italiane (tanto è vero che alla facoltà di economia di Torino, sentivi parlare di Olivetti solo di notte nei seminterrati, alle riunioni a lume di candela della setta degli storici estinti dell'economia)

mercoledì 21 novembre 2007

Ho perso le parole



Ho perso le parole, perché mi sono messa a giocare un po' con i colori...
...e a dirla tutta, dopo tanto tempo, pensavo peggio.

Deva Dasi, tecnica mista, acquerelli e gessetti. 20 novembre 2007

venerdì 9 novembre 2007

250 caratteri:






Pisellina mia bellina
tu mi sembri un'acciughina.

Fai la voce capricciosa
se ti porto una sorpresa,
ma non fare la golosa
perchè il pacco proprio pesa.

Verrò lento al tuo cortile,
nella mente il tuo bel viso,
un regalo sul sedile,
alla porta il tuo sorriso!

lunedì 5 novembre 2007

La domenica senza te







La domenica senza te,
ha il rumore della casa accanto,
con gli strilli della madre isterica di buon mattino.

La domenica senza te,
ha la fretta di una colazione in piedi,
senza perdersi troppo negli indugi del sole sulla tavola.

La domenica senza te
non ha notizie di giornale,
non saprei con chi litigare per la cronaca.

La domenica senza te
ha il sapore del pranzo da mia madre,
veloce, più veloce delle sue frenetiche parole.

La domenica senza te,
è un pomeriggio di studio,
un impegno che non lascia spazio alla solitudine.

La domenica senza te,
vola leggera, inaspettata,
nella consapevolezza della densità del nostro amore.

giovedì 21 giugno 2007

unMondodiBene compilation

È successo un paio di settimane fa circa: “Amore ti ho fatto un regalino, è solo un pensierino, fatto con le mie mani!”. Ero io questa, la sciocchezzuola altro non era che la masterizzazione di alcune puntate della trasmissione radiofonica preferita da Nathan, il ruggito del coniglio, che ascolta solo parzialmente, perchè il tempo non gli basta, sulla per strada andando a lavorare. Telepatia o eccessiva invadenza della tecnologia nelle nostre vite di “Innamorati a distanza”, anche Nath aveva per me un pensierino, e era anch’esso un cd: “unmondodibene compilation”.
Molto più romanticamente di me, vi ha raccolto le canzoni che hanno partecipato ai nostri momenti insieme e molte di quelle che piacciono a lui (i New Trolls!!). Tra i due, quello che ha orecchio, quello portato per la musica e le note – dice di cantare per gli amici ma non ho ancora verificato - è lui, io sono quella stonata come una campana!

unMondodiBene compilation:
  1. Nutshel, Alice in chains
  2. Love is here to say, Armstrong e Fitzgerald
  3. Come mi vuoi, Paolo Conte
  4. The good life, Shirley Horn
  5. Angie, Rolling Stones
  6. Le tue parole per me, Paolo Conte
  7. Our lady of solitude
  8. Perfect day, Lou Reed
  9. The gipsy’s wife, Leonard Cohen
  10. The smoke life, Leonard Cohen
  11. Jealous guy, John Lennon
  12. Vanishing act, Lou Reed
  13. Quella carezza della sera, New Trolls
  14. Who am I?
  15. Please, please, please let me get whait I whant, The Smiths
  16. Asleep, The Smiths
  17. Dio come ti amo, Modugno
  18. Reveries, Paolo Conte

Peccato che non si possa masterizzare e regale come gadget ai nostri amici di blog, che ci sostengo nell’impresa di amarci a distanza… eh… peccato, avremmo potuto, se fosse stato lecito, farne copie e inviarla a chi ce l’avesse richiesta per mail… ehh! Peccato…


Tour invernale della Sicilia: Siracusa

Leggi anche Tour invernale della Sicilia prima parte (Trapani, Erice, Marsala) seconda parte (Agrigento, Ragusa e dintorni) Siracusa è...