Visualizzazione post con etichetta Sicilia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sicilia. Mostra tutti i post

domenica 28 dicembre 2014

Tour invernale della Sicilia: Siracusa

Leggi anche Tour invernale della Sicilia prima parte (Trapani, Erice, Marsala) seconda parte (Agrigento, Ragusa e dintorni)

Siracusa_2014_12_2403
Siracusa è una perla candida ed imperfetta, proprio per questo unica e splendente. 

Candida, come la pietra chiara con cui è realizzata la sua Cattedrale.
Il Duomo di Siracusa è la chiesa più bella che ho visitato in questo tour invernale della Sicilia (dal quale Palermo è tappa esclusa, sia chiaro). Presenta incredibili stratificazione del suo secolare uso a luogo di culto: le colonne greche, le fortificazioni normanne e la facciata barocca. Le colonne ti si rivelano dalla muratura con i loro capitelli e ti lasciano senza parole. La merlatura normanna sormonta gli architravi tra gli intercolumni e gli ornamenti barocchi si adagiano in facciata con rispetto alla sobrietà dei loro predecessori.
Anche le decorazioni di Natale sono sobrie a Siracusa ed in particolare in nella sua piazza centrale dove troneggia un albero ligneo a spirale non toglie luce alle facciate e al loro splendore.
Siracusa è elegante, un po' come una bella donna nel pieno della sua maturità, che ha imparato a padroneggiare le sue bellezze.

Siracusa_2014_12_2411

In generale, ho avuto la percezione che sia in corso, o che in parte ci sia già stata, un’operazione di recupero del suo centro storico. Una di quelle operazioni economiche urbanistiche che trasforma case vecchie e abbandonate in atelier di artisti, b&b, hotel di charme, ristorantini insolti e curiosi ecc. Ma il risultato, almeno per quello che brevemente ho potuto percepire io, non è quello fasullo ed infiocchettato. Siracusa è una città schietta, sincera ed elegante nella penisola di Ortigia, che non nasconde la più ampia città che porta alle spalle.

Del fiorire dell'offerta gastronomica abbiamo avuto solo una vaga impressione perché... “è Natale anche per loro!” ed i numerosi ristoratori erano a far festa a casa loro, ma per fortuna le gastronomie abbondano! Conclusione? Non abbiamo potuto mangiare dove volevamo, ma solo dove era aperto, ma non siamo morti di fame. Risultato? Non vi possiamo consigliare un ristorante ma la città vale dunque una visita di un paio di giorni anche in inverno.

Il Parco archeologico vanta un bellissimo teatro greco con vista mare, ben conservato, con alle spalle resti di catacombe. Sembra che Siracusa sia pari solo all'Urbe per la quantità e buono stato di conservazione delle catacombe, non solo in prossimità del Parco. Noi ci siamo fermati al teatro. Sicuramente sbaglio, ma non riesco ancora ad apprezzare i luoghi di tumulo cristiani.

Siracusa_2014_12_2507

Magnifico, da rimanere senza fiato e anche con un po' di timore, è l'orecchio di Dionisio, una grotta artificiale nel parco archeologico dall'acustica eccezionale. Io timorosa, mia figlia come nella pancia della mamma e mio marito ha sbattuto - quasi - la faccia alla parete rocciosa, fate un po' voi?!

Indispensabile la sosta alla Chiesa di Santa Lucia al sepolcro in Piazza Duomo, dove è custodito un bellissimo Caravaggio Il seppellimento di Santa Lucia. Controllate gli orari perché non sono facilissimi, ma il disagio sarà ricompensato. È un opera della fase terminale del Merisi, sembra incompiuta, ma il rosso della sciarpa e la rozzezza dei muscoli degli uomini in primo piano hanno una forza decisa.

Abbiamo visitato l'acquario davanti ai maestosi esemplari di Ficus Magnolioides, ma a meno che non abbiate un figlio appassionato di pesci, non ve lo consiglio particolarmente. Lì davanti anche alcune vasche dove crescono i papiri. Interessante la leggenda greca collegata alla fonte Aretusa.

Calorosamente consigliato invece è il teatrino dei pupi nel quartiere della Giudecca. Piccolo ed accogliente, offre spettacoli pomeridiani. Un po' cruento per i piccoli, ma se ben preparati possono reggere allo sferragliamento dei Paladini di Francia, ottimo per i grandi. La Giudecca è l'antico quartiere ebraico. Sembra che siano stati rintracciati i bagni rituali ebraici, ma noi che giriamo a naso e poco preparati, non siamo riusciti a trovarne la sede e quindi niente visita. Per il resto è un intricato dedalo di stradine, dalle pietre corrose e dalle esuberanti piante davanti ai portoni di casa. Un quartieri abitato e vissuto e questo comunque è cosa rara ed assai piacevole.

Sembra, a sentire il nostro accogliente padrone di casa, che ci siano altre cose interessanti da fare a Siracusa, dal museo di Archimede al giro in parca di Ortigia, fino anche al Santuario della Madonna delle Lacrime, ma magari, non nei giorni del 24, 25 dicembre, quando tutto è chiuso, perché il Natale è per tutti.
Passeggiate, godetevi questa città, forse è la cosa migliore da fare, soprattuto nei giorni di festa. 

lunedì 22 dicembre 2014

Tour invernale della Sicilia: Segesta, Mazara, Selinunte, Agrigento e Ragusa.

Eccoci al secondo pit stop di questo tour invernale della Sicilia. Qui il primo racconto.

Ne abbiamo macinati di chilometri sotto le suole e di calorie sotto i denti!

Andando a ritroso, dalla meta più recente a quella più lontana, stiamo godendo la digestione di un'ottima cena a Ragusa Ibla!
Ci sembra di aver capito che da queste parti si gusta meglio la carne e le verdure del pesce. Del resto, siamo a 15 minuti di auto dalla costa più meridionale della Sicilia. Due ristoranti diversi per cena e per pranzo, ma medesimo risultato di gran soddisfazione e gusto: Il Barocco - ristorante pizzeria con ampia scelta e valide proposte - e La bettola, piccola trattoria a conduzione familiare.
La città di Ragusa Ibla è una chicchina da presepe, con la maestosa chiesa barocca che domina la piazza dalla sua maestosa scalinata. Dietro si articola un dedalo di viuzze tra scale di sali e scendi e un'altra parte di città più regolare ma ugualmente ben tenuta e valorizzata.

L'impressione arrivando a Ragusa è stato quello di trovarsi in un territorio effettivamente diverso dalle altre provincie visitate, mi è venuto da dire "la svizzera della Sicilia". È tutto molto ordinato. Non solo la città, ma anche la campagna attorno, i monti Iblei. Arrivando da Gela, dalla superstrada, Ragusa non si vede. È nascosta, ti appare tutta insieme come per incanto. Arrivi alla città alta e ti trovi a scendere scendere scendere fino a quanto ti appare questo cucuzzolo urbanizzato davanti. Una soddisfazione incredibile per gli occhi.
Il tragitto di strada che abbiamo fatto tra Agrigento e Ragusa è stato costellato da una diverse tipologie di paesaggio. Quello prossimo a Ragusa è effettivamente il più ordinato e incredibilmente regolare. Campagne brulle e verdi che sembra di essere in Irlanda, con la differenza che hai sopra di te un cielo limpido e azzurro, un caldo sole e un vento caldo che spira dal male. Muretti a secco separano i poderi di erba verde smeraldo, tanto che sembra di essere nel vercellesse e mirare risaie.
Una campagna oggettivamene bella, la cui bellezza è sicuramente amplificata dal contrasto con il paesaggio della devastata periferia di Gela, d maleodorante di petrolchimico.
La parte tra Agrigento e Gela ci ha colpito per la distesa di serre e culture a vite - immagino di passito perché coperte da reti. Il risultato è quello di passare al centro di campagne immense rivestite di plastica bianca e rilucente di sole delle serre, dentro pomodori zucche e peperoni.

Agrigento è una città che al primo colpo d'occhio sembra bruttissima. Per qualcuno lo può rimanere anche al secondo. Noi ci abbiamo dormito due notti, in un b&b del centro. Abbiamo girovagato per i suo vicoli che salgono e scendono - con passeggino ed infante a bordo di 19 kg - abbiamo percorso la sua Via Atenea e il Viale della Vittoria più volte durante il soggiorno. Ci siamo persi un paio di volte nei suoi obbligati sensi unici. Posso dire ora che è una città con un suo carattere e con una sua particolarità urbanistica. Il suo profilo sul promontorio antistante la Valle dei Tempi ricorda quello di Assisi, i suoi terribili palazzi anni Sessanta Settanta ricordano Genova insieme a qualche Carrugio. L'impatto che si ha dalla strada arrivando ricorda Perugia e il sali e scendi per i suoi vicoli può dare l'idea della Vecchia Lione. Ma dentro è solo Agrigento, ed è unica.
La Valle dei Templi, nemmeno a dirlo, è bellissima. Non saprei dire se è più stupefacente la disposizione paesaggistica dei tempi sulla collina o il colore caldo della pietra e la quantità di reperti. Era quello che mi aspettavo, la magnificenza greca e la sua grandiosità. Ho apprezzato molto l'Icaro caduto di Igor Mitoraj e il giardino della Kolimbethra restaurato grazie al contributo del FAI. Gastronomicamente parlando Agrigento ci ha dato qualche chilo in più, e di questo efficientissimo nutrimento possiamo ringraziare A'Putìa Bottega siciliana per il sano e gustoso aperitivo, Naif per l'ottima carne e ExPanificio per le sarde alla beccafico e i dolci del monastero di Santo Spirito.

Ma ci eravamo preparati ai templi di Agrigento, visitando Segesta prima e Selinunte poco prima. Entrambi molto belle. Segesta, poco distante da Trapani, è un piccolo ma ben mantenuto sito, dove in una posizione panoramica sul Castellammare del Golfo si può ammirare un delizioso teatro e un tempio dorico ben mantenuto. Il tempio ha mantenuto solo l'ordine esterno delle colonne e non si può visitare all'interno, almeno in questa stagione. Selinunte, nel comune di Castelvetrano, è invece un sito immenso, che oltre ad un tempio ben mantenuto ne ha altre due in maestose rovine e una grande acropoli con ancora ben visibile parti di pavimentazioni e mosaici. Di questa stagione la si può visitare anche in macchina, altrimenti, gambe in spalle e andare... La Maghetta è ormai diventata una cacciatrice di tempi!

Altro non ci resta che citare la sobria e al contempo insolita Mazara del Vallo. Sembra essere la città più nord africana della Sicilia. La sua numerosa flotta di pescherecci attira immigrati tunisini e la città riflette nelle sue forme questo stretto legame. Una bella piazza dalla chiesa barocca, manco a dirlo vero, e tutto un retro di viuzze e case basse con passaggi stretti e ben decorati da piastrelle e maioliche incastonate nell'intonaco. Abbiamo mangiato in un ottimo ristorante vicino alla stazione La bettola e mangiato ottima pasticceria - tra cui lo stupefacente cannolo grezzo - alla pasticcera Mangogna. Ci siamo persi ahimé il couscous di pesce, alla maniera di Mazara, sembra che in bassa stagione non valga la pena preparne. Ma come dire, non ci possiamo certo lamentare, potevamo mangiare meglio che in Sicilia?

mercoledì 17 dicembre 2014

Tour della Sicilia in inverno: Trapani, Marsala ed Erice

Dopo aver mancato i racconti delle vacanze estive in Corsica e nelle Marche, eccoci che torniamo a meno di sei mesi dall'ultimo post (!!!) per raccontarvi il nostro viaggio di nozze fuori stagione (argh! di nozze, avete letto bene!) niente popò di meno che... in Sicilia!

Ufficio postale di Trapani Veniamo al dunque, prima tappa Trapani! Primo volo per la Maghetta e tanta emozione anche da parte sua e nostra. Valige un po' improvvisate dopo l'ultima fatica della festa di matrimonio ;-)
Potrei aprire una rubrica interessate della serie "cose imperdibile da non lasciare a casa quando viaggi d'inverno con un bambino"... Esempi? Copertina per quando si addormenta sul passeggino, oppure sciroppo per la tosse,  cappelli e guanti di ricambio perché un solo paio finirà subito nelle pozzanghere... e potrei andare avanti a lungo.

Ma veniamo alla città e alle impressioni da fermare. Siamo arrivati che c'era il sole, un clima mite e le strade bagnate nell'ora della siesta pomeridiana oltre ai negozi chiusi. Niente orario continuato se non per la grande distribuzione fuori città. Città turistica sì - ma o a causa della bassa stagione o per la vicinanza con l'Africa - sembra andare più lentamente. Nella passeggiatina che abbiamo fatto tra la merenda e l'aperitivo, Trapani ci si è concessa come una bella cittadina, dal centro storico valorizzato e ripulito. Sembra ci sia stata una bella e funzionante operazione di recupero degli edifici e dei monumenti tra Via Torrearsa e Corso Vittorio Emanuele. A sentire dalla nostra datata guida cartacea è una operazione precedente il 2006. Complimenti alla città dal bel Palazza Senatorio con i due orologi e il suggestivo passeggio sulle Mura di Tramontana.
Le foto guardale sul web che ho scordato a casa anche il cavetto per scaricarle dalla mia anziana macchina fotografica.
Bella Trapani! ...ho osato definirla "borghese", perché la mia impressione è stata quella di una cittadina florida la cui popolazione urbana si è fatta ricca grazie alle sue fertili terre intorno e dal suo pescoso mare.
Dopo la bella merenda a base di cannoli di ricotta - come resistere! - siamo riusciti ad andare pure a cena e siamo stati ben fortunati ad imbatterci per caso nel Ristorante Al Vicoletto. Abbiamo assaggiato prodotti di tonnara insieme ad una speciale caponatina trapanese, ed abbiamo ricevuto il nostro battesimo con le busiate, questa pasta fresca tipica trapanese che è una via di mezzo tra il bucatino e il fusillo. Non ve la immaginate? Correte a Trapani, cosa aspettate!

Ma non siamo certo gente che si dorme sull'allori, qui da vedere - e soprattutto da mangiare, ci sono un sacco di cose e robe buone!
Non potevamo certo perderci Marsala, proprio adesso che ci stiamo imparentando con uno dei Mille! Più raccolta di Trapani ma ugualmente deliziosa e ben tenuta è la città che la Camicia Rossa scelse per approdare in Sicilia. Ci sarebbe piaciuto tanto poter vedere anche il Museo Archeologico che raccoglie i maggiori reperti rinvenuti della città fenicia ma con la Maghetta a bordo del suo carretto quattro ruote rischiavamo di farne un'altra noi, di guerra punica e di distruggere la famosa nave recuperata al largo delle Egadi nel 1971. Alcune foto qui che danno l'idea di come anche solo l'edificio - ex stabilimento vinico del '900 - avrebbe meritato ben un visita! Oh voi turisti senza figli piccoli godetevi questo spettacolo!
Busiate in biancoDopo la passeggiata per le vie delle struscio ci siamo fermati a pranzo alla Trattoria Garibaldi e non abbiamo resistiti al buffet di antipasti modello anni '80 e alla specialità della casa, cous cous di pesce! Mezza porzione però! che qui vogliamo assaggiare tutto senza tornare a ruzzoloni a casa! La nostra adorata peste invece ha voluto le busiate in bianco e manco a dirlo le mani affondavano nell'olio siciliano!
Devo dire che il couscous era assai diverso da quello che mi aspettavo, quasi farinoso perché i chicchi, seppur ben cotti erano tra loro ben staccati e non legavano affatto, e il sugo assai pomodoroso mi ha lasciato un po' perplessa, solo un po' perché nel piatto non c'è rimasto niente. Ho rischiato anche la dentiera per spezzare la chela di un granchio, ma per fortuna il cameriere premuroso mi ha portato le pinze. Cibo buono e trattoria vecchio stampo, accogliente e curiosa, come i commensali che avevamo attorno. Viva Marsala!


Ma nemmeno a pancia piena ci siamo arresi alla pioggia che si è intromessa tra noi e la Sicilia. Nel pomeriggio abbiamo preso la funivia per Erice e sembrava di essere arrivati a Frittole, millequattro, quasi millecinque. Leonardo non c'era, e se c'era non lo abbiamo visto per la nebbia. Il paese è delizioso, tenuto come un borgo di un presepe, con una pavimentazione in ciottoli che penso sia unica al mondo, bellissima! ...e a proposito di presepi, abbiamo trovato questa manifestazione EricéNatale. Maghetta si è incantata a vedere l'uomo che fa il pane, quello dei vasi e pure una cucina tutta allestita del Regio Presepe monumentale meccanico davanti al Polo Museale.
 Ma torniamo al nostro perlustrare il borgo dalle belle pietre. Il Duomo e la sua Torre sono bellissimi, di un romanico massiccio e serafico nella sua monumentalità squadrata. Bello e chiuso, come un po' tutto di questa stagione a Erice. Tutto ma non Maria Grammatico, che ci ha rifocillato ed ingrassato con la sua pasticceria ed in particolare con le genovesi calde. Le genovesi sono un po' come le campigianine, per chi le conosce.  Cosa dire, io ho goduto così tanto a mangiare quella crema calda dentro la frolla così friabile e dolce che ho dovuto fare il bis ^_^ avrei voluto fare il tris ma ancora sono un po' timida nel farlo davanti a tutti e quindi volevo optare per la scartatina da portare a casa. Ma il mio neo-marito mi ha fatto puntigliosamente notare che "questi sono prodotti da apprezzare in loco, che senso ha portarseli a casa"... io non ho voluto discute e ingrassare ulteriormente lì su due piedi, ma secondo me avrebbe avuto senso, trovarmi ora, nella nostra camera del residence a scrivere qui sul blog tra le briciole di pasta di mandorle... mi rifarò in futuro, ne abbiamo di tempo e di voglia di conoscere la Sicilia!

venerdì 10 dicembre 2010

Lungo week-end a Palermo: la via per l'India passa per il Giardino Garibaldi

Chi ci conosce, o legge questo blog da un po', sa che io e Nathan abbiamo molte cose in comune ma che soprattutto una ci divide: la passione per l'India. L'India si sa, o la ami o la odi,  e visto che noi due siamo, per dovere di par condicio e di spirito di contraddizione, due posizioni abbiamo. Quindi, dal quel lontano natale del 2006, quando nonostante lo sbocciare del nostro Amore, me ne andai autonomamente nell'India del Sud, a lui tutto quel Continente rimane automaticamente sulle ball. Esatto. Per di mettiamoci che il suo palato è abituato al candido e placido sapore delle patate lesse di montagna e quella marea di profumi, sapori, colori, fritti, curry, coriandolo, cardamomo e chi più ne ha più ne metta, a lui non piace. Come mediare allora!? Un problema grosso.
Razionalmente, ho agito come farei per convincere me stessa su qualcosa: mai prendere di petto la situazione, incaponirsi o costringesi a fare, andare, vedere, una cosa che non ti piace... ma aggirare! ...fargli conoscere l'atmosfera, il fascino... cercare di far comprendere dove sta la gioia di questo mondo... ho cercato di fargli conoscere la cucina indiana, non solo quella che ti ustiona il palato, ho cercato di fargli conoscere il cinema indiano, anche se ne so molto poco, ho cercato l'appoggio anche degli amici che condividono con me questa passione, per l'India e per la sua letteratura, ho cercato di avviarlo allo yoga... ho cercato, appunto.

Palermo mi ha dato una mano.
Sarà stato per la temperatura (25° a novembre), sarà il carattere rilassato e un po' indolente dei siciliani (non me ne vogliate, per me è assolutamente un pregio!), sarà per come si vive anche la strada, ponendo un tavolino fuori dalla porta di casa sul piano della strada, o di come le botteghe riversano ogni ben di dio sulla strada e poi la sera lo rispondono dentro il garage o sul carretto, sarà per l'assiduità con cui si trova del cibo in vendita sui marciapiedi, ai mercati, sarà per come la monnezza prende il naturale posto ammontata negli angoli, sarà per il traffico - il vero problema di Palermo come diceva Jhonny Stecchino - ma io a Palermo mi sono sentita bene, rilassata, felice proprio come se fossi in India.
...ed ogni tre per due spintonavo con il gomito Nath per dirgli, "guarda guarda proprio come India".
L'apoteosi poi l'abbiamo avuta con le magnolie ficus giganti del Giardino Garibaldi in Piazza Marina alla Kalsa. No ditemi, se non sembrano i grandi Ficus Banyan che affollano l'India del sud, nei quali spesso vivono tra i rami tempietti improvvisati alle molte deità oppure sotto le cui ombre intere famiglie si riposano!?
Insomma, dopo il panino con la milza dal carretto di Via Vittorio Emanuele a Palermo, non rimane che passare ai venditori di pakora delle molte strade indiane, da Mondello, non rimane che passare alle bianche spiagge del Kerala.

Palermo, Piazza Marina, Giardino Garibaldi
 Palermo, Piazza Marina, Giardino Garibaldi
Palermo, Piazza Marina, Giardino Garibaldi
Palermo, Piazza Marina, Giardino Garibaldi
Palermo, Piazza Marina, Giardino Garibaldi
Tanjore, albero banjaIMG_0370.JPG

"Chi ama l'India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. E' sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso malodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l'amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato.Innamorati, non si sente ragione; non si ha paura di nulla; si è disposti a tutto. Innamorati, ci si sente inebriati di libertà; si ha l'impressione di poter abbracciare il mondo intero e ci pare che l'intero mondo ci abbracci. L'India, a meno di odiarla al primo impatto, induce presto questa esaltazione: fa sentire ognuno parte del creato. In India non ci si sente mai soli, mai completamente separati dal resto. E qui sta il suo fascino." Tiziano Terzani




venerdì 26 novembre 2010

Lungo week-end a Palermo: Cefalù

Partenza senza colazione dall'albergo per riuscire a prendere il treno regionale delle ore 9.08 per Cefalù. Tanto è l'anticipo con il quale ci siamo catapultati alla stazione che riusciamo anche a fare colazione al Bar che avevo adocchiato all'angolo della piazza verso Via Maqueda. Nathan, nonostante la sovralimentazione di questi giorni riesce a mangiare una roba esplosiva insieme al cappuccino, una sorta di cannolo fatta con la pasta del bombolone e ripieno di ricotta, esplosivo!
Quando entriamo nell'edificio della stazione la situazione è quanto mai anomala, la biglietteria è aperta, due sportelli sono animati da due figure umane oltre il parapetto, ma nessun utente, deserta. Siamo lì lì per fare il biglietto alla macchinetta automatica quando decidiamo - visto che è deserta - di andare in biglietteria, ed abbiamo la sorpresa: il treno è soppresso! Bho! Non c'è perché non c'è per come, è soppresso. Ripieghiamo sull'intercity delle 10.00 e nel frattempo riprendiamo a passeggiare per la città e lo facciamo da Via Maqueda, una animata Belleville palermitana. Ne approfittiamo per visitare la Chiesa del Gesù e la Chiesa di San Giovanni dei Teatini, una profusione di stucchi, affreschi e decori barocchi.
In un'ora di treno siamo a Cefalù, il cielo per fortuna si è aperto e nonostante sia fine ottobre ci godiamo una bella e calda giornata di fine estate. C'è addirittura qualcuno che fa il bagno!
Dalla stazione imbocchiamo Corso Ruggero con i suoi negozi di souvenir e saliamo un po', la strada si stringe piano piano fino ad aprirsi alla magnificenza della Cattedrale e della sia piazza. Un terrapieno innalza verso il cielo le due torri massicce che stringono il corpo della chiesa forato da 3 grandi aperture. Entriamo dentro e troviamo di nuovo un Cristo Pantocratore al centro dell'abside e del presbiterio. Il ciclo dei mosaici non è delle stesse dimensioni di Monreale ma è ugualmente bello e potente. Il transetto è rivestito di decori barocchi ma la navata centrale è di una bella pietra calda, lavora a blocchi grossi con una massività sobria tipica dell'architettura normanna, come la faccia del resto. Questa volta badiamo bene di non scordarci il portico, come invece è successo a Monreale. L'ingresso è a pagamento, 2,00 euro e insieme al biglietto c'è una mappa che spiega il succedersi dei capitelli. A dire il vero te lo deve proprio spiegare un foglio perché la pietra non è ben conservata ed è poco leggibile. Così come il chiostro, rimasto in piedi solo per metà. 
Adempiuti i doveri "culturali" abbiamo passeggiato lungo le strade del paese, gli sbocchi al mare, sotto un caldo sole affatto timido. 
Le offerte per il pranzo erano diverse e tutte in stile - almeno apparentemente - turistico. Abbiamo scelto quasi a caso, o meglio, abbiamo abboccato alla bacheca del Ristorante L'Antica Corte che diceva: cous cous di pesce!! ...e ci è andata di lusso! un bel piattone di antipasti e un gustoso e abbondante cous cous con crostacei, oltre ad un buon quartino di vino della casa. Tanto ero satolla che rinunciato al dolce! ...questo almeno fino a qualche minuto dopo, quando non abbiamo incotrato una gelateria con tanto di granite al gelso, come tirarsi indietro! 
La brutta sorpresa invece nuovamente al treno, soppresso anche quello del ritorno! 
Abbiamo bivaccato un po' al sole, assaporato la siesta di Cefalù con gli "indigeni" sulle panchine in Piazza Duomo e tanto per non farci mancare niente preso anche un buon caffè. Interessante sarebbe stato andare a visitare il Museo Mandralisca e conoscere l'Ignoto Marinaio di Antonello Da Messina.











 



Leggi anche il resto: Lungo week-end a Palermo
* La Vucciria, Ballarò e la Martorana
* La Cattedrale, il mercato del Capo e Teatro Massimo.
* La Zisa, il Convento dei Cappuccini e la Cattedrale di Monreale

domenica 21 novembre 2010

Lungo week-end a Palermo: La Zisa, il Convento dei Cappuccini e la Cattedrale di Monreale

La Zisa, Palermo

La nostra prima meta, del nostro secondo giorno a Palermo, è La Zisa, o il Castello de La Zisa come lo chiamano da queste parti. Ce l'avevo in testa dai primi anni di liceo, questo edificio normanno, tutto d'un pezzo, stereometrico - e per questo "quasi" analogo a quei palazzi che prenderanno piede nella mia città - ma La Zisa ha un cuore tenero e delicato, fatto di acqua e di frescura, governata da un antenato dei nostri sistemi di condizionamento.
Arrivarci non è stato troppo semplice. Avevamo visto che non era distante e ce la potevamo fare tranquillamente anche a piedi, così da vedere un po' di città. Con un'unica difficoltà, non avevamo indicazioni sulla strada perché era fuori dalla nostra mappa ed avevamo solo la direzione orientativa. Dopo essere arrivati al Palazzo di Giustizia e poi al Teatro Massimo, abbiamo chiesto a più persone e dopo un po' (tanti) giri, ecco che si è aperto davanti a noi uno spazio enorme tra il fittume delle case. Un enorme parco le sta davanti e pone le distanze dal groviglio palermitano. Il giardino è più una piazza d'armi, terra battuta e poca erba, vasche vuote dove l'acqua non tornerà più. Sembra esserci stato un grande intervento di restauro e una successiva devastante incuria. Proprio prossimo all'edificio, degli spazi ad arco sembrano essere progettati come box souvenir o qualcosa di altro, ma quelli in migliori condizioni sono solo vuoti, il resto è o completamente o in parte sfasciato e abbandonato. Un peccato.
Entriamo nel cortile dell'edificio arabo normanno e il suo cuore vero è aperto e fruibile gratuitamente: la sala a piano terra della fontana che alimenta il sistema di condizionamento e frescura. Per visitare l'interno del palazzo occorre fare un biglietto di 6,00 euro. Molte parti dell'edificio sono completamente ricostruire, e manca un vero e proprio sistema informativo segnaletico. Fatto è che una volta che siete arrivati fin lì perché rinunciare ai meandri delle piccole e grandi stanze di questo edificio il cui nome è tradotto in "la Splendida"?! Sicuramente accusa di qualche secolo di incuria ma risulta essere comunque un grande esempio di architettura arabo-normanna.
Dietro, nel giardino dei limoni, una colonia felina troppo simpatica!
I gatti de La Zisa Palermo

Da qui, sempre e solo sulle nostre gambe, sempre e solo a naso, perché anche questa destinazione non era nella nostra carta - ...e per fortuna in una bellissima giornata di sole - ci siamo messi in cerca della seconda tappa della giornata: il Convento dei Cappuccini.
Per i pedoni la vita a Palermo non è il massimo, ci si deve districare tra macchine parcheggiate ovunque e assenza di marciapiedi, ma la cosa sembra pacifica ed accettata, anche in prossimità della Chiesa, quando ci siamo ritrovati ad andare contro corrente ad un flusso di cittadini cattolici praticanti con pargoli freschi di catechismo.
L'attrazione del Convento sono le catacombe. Personalmente avrei anche evitato, ma sembrava essere una cosa dalla quale non prescindere ...ed in effetti, ammetto, lo è. Si scende non troppo sotto livello della strada, tanto che dalle finestre poste in alto si riesce a vedere le persone che camminano, e ci si trova in un dedalo di corridoi con nicchie nelle quali sono esposti cadaveri imbalsamati, alcuni vecchi di centinaia di anni. Teschi e incarnati rattrappiti, scheletri che sbucano da abiti vetusti, ossute mani raccolte in grembo, cappellini e pizzi démodé. Una cultura, la nostra, talmente attaccata agli atti terreni da cercare di far di tutto per mantenersi presenti e "in forma" anche da morti. Sembra che i laici, per farsi imbalsamare ed esporre nelle catacombe, pagassero fior di quattrini e addirittura andava un po' prima a "misurarsi" nella nicchia che gli era stata assegnata. Eh! ... e pensare che c'è chi si fa cremare e gettare nel Gange!

Da qui, sempre a piedi ci siamo diretti verso Piazza Indipendenza, dove ci siamo fatti un'arancina al volo al Bar Santoro proprio al centro della Piazza. Un bar molto distinto, con un sacco di assortimento, sia di salati, dolci e pasta di mandorle e anche con diverso personale dietro ai banchi. Arancina - femminile a Palermo e maschile nel resto della Sicilia - deliziosa!! Abbiamo avuto la conferma che il caffè a Palermo viene servito in tazza rigorosamente ustionante e l'acqua che gli chiedi del rubinetto non si paga.

Da Piazza Indipendenza abbiamo preso l'autobus di linea verso Monreale, appena fuori città. Il biglietto si compra al chioschetto verso l'ingresso di Palazzo dei Normanni e l'autobus si prende alla pensilina pochi passi più avanti.

Monreale è su di un'altura che domina tutta la Conca d'Oro: un paesaggio mozzafiato.
Paesaggio della Conca d'Oro, Palermo


Siamo arrivati prima dell'apertura della Cattedrale e abbiamo passeggiato lungo le erte stradine del paese, le piazzette apparecchiate per il pranzo da ristorantini stagionali. I negozi di souvenir nei garage chiudevano per il pranzo, così come la gelateria scovata nella parte più alta del paese. Ahimè!
Monreale, PalermoSul retro della Cattedrale un cortile fresco di restauro e due alberi giganti che sembra di essere in India.
Cortile della Cattedrale di Monreale

Cattedrale di MonrealeL'attesa è valsa oltre ogni nostra aspettative, all'interno la Cattedrale è completamente rivestita dal più grandioso ciclo di mosaici di tutto il medioevo cristiano (e induista a detta del mio gentil consorte!). Incredibilmente bello! La luce del pomeriggio valorizzava le ombre e enfatizzava maggiormente le parti rimaste in luce, un contrasto mistico e trascendente. Il volto del cristo pantocratore è realizzato con tocchi di tale maestria da sembrar dipinto invece che costruito con tasselli di pietra. Ne propongo l'inserimento tra le sette meraviglie del mondo!
Adiacente alla Cattedrale c'è il chiostro, che noi, storditi da cotanta bellezza, ci siamo scordandoci di visitare. Eravamo così tanto a corto di zuccheri che ci siamo fatti una overdose di pasticceria siciliana da Mirto Giovanni: cassatina e sfinge, profusione di ricotta e canditi!


Cannolo e Sfinge

Leggi anche:
Lungo week end a Palermo. La Cattedrale, il mercato del Capo e Teatro Massimo.
Lungo week end a Palermo. Primo giorno: la Vucciria, Ballarò e la Martorana

domenica 7 novembre 2010

Lungo week end a Palermo. La Cattedrale, il mercato del Capo e Teatro Massimo.

Ripartiamo da via Roma per raggiungere Via Vittorio Emanuele e capire che i Quattro Canti non sono solo un modo di dire, ma un punto fisico individuato da una bella piazza barocca con quattro facciate identiche un po' affogate di traffico, come un po' tutta la città d'altro (quinto?) canto.
Le macchine a Palermo sono ovunque, e dove non arrivano per esiguità di spazio, attenzione..., sopperiscono i motorini! Anche tra i banchi del mercato! ^_^

I quattro canti, Palermo

Risaliamo ancora via Vittorio Emanuele fino alla maestosa Cattedrale.
Lungo la strada non ho resistito dall'entrare a fruzzicare nell'ennesimo negozio di pietre dure ed ho comprato un bel filo di corniola montato lì per lì dalle mani di una abile ragazzo pakistano.

La Cattedrale di Palermo

La Cattedrale è tanto bella fuori quanto deludente dentro. Il carattere austero e sobrio della ricamata pietra calda dell'esterno cozza con il candido e ridondante interno barocco. Per di più, c'era in preparazione un evento e il carattere religioso era appena appena smorzato delle prove generali di strumenti audio-video e dal goffo gironzolare degli addetti ai lavori, oltre che dal gazebo vodafone proprio sull'ingresso principale.
Ci consoliamo al pensiero che rimane da vedere Monreale, la seconda Cattedrale appena fuori città.
Proseguiamo ancora su questa importante arteria stradale che è via Vittorio Emanuele (cardo o decumano?!) e che diventa, dopo la Porta Nuova, Corso Calatafimi. La porta è un po' difficile da attraversare a piedi, per il traffico, il vero grande problema della città, il traffico, come dice una famosa battuta e barzelletta che minimizza l'esistenza della piaga mafiosa.
Perlustriamo Piazza Indipendenza individuando dove prenderemo l'autobus direzione Monreale per l'indomani.
Abbiamo saputo poi, troppo tardi, che qui in zona c'è uno dei pasticceri più quotati di Palermo per la famosa torta sette veli, tal Cappello, in via colonna rotta. Noi non abbiamo fatto a tempo a goderne, ma magari qualche lettore ci saprà dire.
Il Capo, Palermo
Il Capo, Palermo

Ripieghiamo su quella parte di città che si trova dietro la Cattedrale, il quartiere del Capo, mentre la giornata volge all'imbrunire. Vicoli e stradine sorprendenti, dai garage sbucano i carretti e botti decorate, dalle strade deserte si passa alle vie di mercato, si aprono meravigliose chiese barocche affollate di bambini che escono dal catechismo. Palermo è una città sentitamente praticante, le chiese brulicano di fedeli e non solo di turisti.
A dire il vero, noi puntavamo verso una meta meno ludica, il Palazzo di Giustizia di Palermo, una sorta di visita d'obbligo, pellegrinaggio di rispetto e senso civico.

Qualche attimo di sosta e poi da qui siamo al Teatro Massimo, in una zona di Palermo assai diversa dai vicoli del Capo, molto fashion e piena di negozi in franchising, affollata di avventori con sacchetti di acquisti per le mani. Ci ritroviamo con pochi passi in un classico sabato pomeriggio di shopping cittadino. Si intravvedono - miracolo!! - anche isole pedonali dove tutto è imbandito per l'aperitivo del sabato sera. Slurp! Come perdersi l'esperienza. E così è! Ci sediamo in Via Spinuzza in un bar di cui non ricordiamo il nome, accanto alla più famosa e rinnomata Champagneria, ma che ci dà grosse soddisfazioni di buffet e di rapporto qualità prezzo. Per soli 4 euri ci godiamo sul far della sera una bella birra e un abbondante buffet di caponata di melanzane e pizzette farcite superbe.
Con la panza piena riprendiamo a vagare in questa zona della città, approfittando anche per l'acquisto di tappi per le orecchie in farmacia, assicurandoci così una bella notte di sonno profondo. Da via Ruggero Settimo arriviamo alla piazza del Politeama, altro fulcro importante della città. Potevamo farci mancare un cannolo e una cassatina in questo primo giorno palermitano? certo che no! ... ci viene incontro Spinnato con la grande offerta di dolci e punti vendita.
Satolli e soddisfatti, dopo aver mangiato tutto quello che la strada palermitana ci ha offerto, siamo pure andati al cinema! Alla faccia del lavoro intenso delle settimane precedenti che poco tempo aveva lasciato per la passione del cinema: Figli delle stelle di Lucio Pellegrini. Avremmo preferito altro, ma il cinematografo Imperia si è materializzato sulla nostra strada proprio mentre andavamo alla ricerca dell'area pedonale di Via Principe di Belmonte, zona brulicante di locali e ristorantini che, disgrazia loro - ma forse anche nostra - non ci hanno avuto, visto lo stato di sazietà e soddisfazione che il cibo di strada di questa bella città ci ha concesso!
Sempre per un'altra volta, o in aiuto a chi segue queste tracce per un prossimo viaggio (che piacere sarebbe!), segnalo in zona il Teatro dell'Opera dei Pupi, dell'Associazione figli d'Arte Cuticchio in via Bara all'Olivella 95 che oltre al Teatro e rappresentazioni il sabato e la domenica, ha anche un'esposizione di pupi e materiale di scena.

Leggi anche: Lungo week end a Palermo. Primo giorno: la Vucciria, Ballarò e la Martorana

lunedì 1 novembre 2010

Lungo week end a Palermo. Primo giorno: la Vucciria, Ballarò e la Martorana

Quattro giorni a Palermo tutti per noi e per conoscere e "gustare" questa Capitale di Sicilia!

Grazie a Ryanair da Pisa siamo riusciti a trovare anche senza troppo anticipo un volo ad un prezzo assolutamente fattibile - 70€ andata e ritorno - e grazie a Booking un albergo altrettanto economico - 60€ a notte con prima colazione. All'Aeroporto Falcone e Borsellino abbiamo preso l'autobus Prestia e Comandè che in un'oretta scarsa circa e per soli 5,80 euro a persona ci ha portato in piazza Stazione. Alle 23.00 circa abbiamo fatto il Chek-in all'Hotel Concordia e nemmeno la fame ci ha guidato verso un palermitano venerdì sera. Siamo caracollati a letto stanchi di una intensissima settimana, con l'obiettivo farci un bel sonno ristoratore e svegliarsi pronti l'indomani a visitare la città!

Sabato. Sveglia alle 8,40 in questo delizioso ma rumorosissimo Hotel Concordia di Via Roma. Direte: e per forza, siete in pieno centro, sai che confusione! Nooo! o meglio... si! centrallissimo, la vista dal balconcino della camera è deliziosa, numerose cupole decorate svettano tra i tetti di palazzi e vicoli che guardano il quartiere dell'Albergheria verso Ballarò. Ma il rumore non viene solo da fuori, viene da dentro, dall'anima intimamente chiassosa dell'albergo. La sala per preparare le colazioni è vicinissima alla nostra stanza e si sente tutte le volte che svuotano il filtro della macchina da caffè per riempirla di nuovo!
Per fortuna la colazione è buona e abbondante, condizione necessaria a spingerci incontro alla prima tappa della nostra visita palermitana.

La Vucciria, il mercato del pesce nel cuore della città vecchia. Ci arriviamo percorrendo tutta via Roma oltre Via Vittorio Emanuele, fino ad intravedere una discesa che immette proprio nella piazza del mercato. L'impressione è che sia rimasto un po' poco del mercato, forse il giorno particolare, ma l'idea che ne ricaviamo è che oramai questo possa mostrare solo uno sbiadito ricordo di quello che fu in epoche, per lui, più gloriose.
Scattiamo alcune immagini che non sono niente male, bottarga appesa, baccalà a bagno, un signore molto curioso che suonava le arselle. SISI! Era lì tutto intento che le batteva sul marmo, le portava all'orecchio e le ascoltava, facendo con le arselle come il gioco delle tre carte.
Vucciria, Palermo
Vucciria, Palermo
Vucciria, Palermo
Vucciria, mercato di Palermo

...e dato che non avevamo ancora appetito, ce ne siamo andati via senza mangiare niente. Lo so che non è da noi, ma che ci volete fare, si invecchia!

Lasciamo la Vucciria per Ballarò. Non sappiamo esattamente dove sia. La nostra guida riporta in mappa Piazza Ballarò, immaginiamo che si trovi in quella zona e ci incamminiamo.
Lungo la strada ci imbattiamo in una piazza parcheggio sulla quale campeggiano delle cupoline rosse in stile arabo-normanno. Indaghiamo sulla guida e scopriamo di essere in Piazza Bellini, davanti a due tesori della città: San Cataldo e l'attigua la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio detta la Martorana.
Con l'obolo di 2 euro visitiamo la prima. Lo stesso fascino che suscita da fuori con quelle curiose cupolette si ritrova in questo piccolo spazio tra le pesanti ed essenziali linee delle volte a cupola.
San Cataldo, Palermo

Chiesa di San Cataldo, Palermo

La Martorana, Palermo

E poi La Martorana, di cui non riusciamo a vedere l'esterno a causa del restauro. All'interno invece è un tripudio sorprendente di oro bizantino e sfarzo barocco (anche questo sotto ponteggio). È emozionante, la luce della mattina colpisce i mosaici con un angolo trasversale ed amplifica il senso mistico che l'oro infonde a questo piccolo e denso ambiente. Anche la folla di turisti è a naso in su e a bocca aperta davanti a questo splendore. Se passate da Palermo, decisamente, non la perdete! Visita d'obbligo!!

Dopo questa salita in "paradiso" ci immettiamo in piccoli vicoli, stretti e un po' puzzolenti, dove la vita si svolge in strada. C'è chi naviga su internet su una sedia fuori dall'uscio, ci sono garage trasformati in botteghe o abitazioni, piccoli Maradona che giocano a pallone in mezzo alla strada... e abbiamo scoperto dove finiscono i palloni!
Ballarò, Palermo

Dopo un po' di giri troviamo quello che sicuramente è un mercato, e quindi Ballarò! Qui ci immergiamo in un tripudio di colori, urla, visi e scooter rombanti... e puzzolenti! (Palermo puzza di gas di scarico ed è chiassosissima, auto e moto invadono ogni anfratto, anche il vicolo più impenetrabile).

Ballarò, mercato di Palermo
Ballarò, mercato di Palermo
Ballarò, mercato di Palermo

A Ballarò, vista l'ora mediana in cui ci capitiamo, ci siamo dedicati alla scoperta del cibo di strada, visto che la colazione già era un po' scesa... Tre panelle e tre crocchette fritte sul momento a 60 centesimi, anche se con un euro te ne porti via vassoietto intero!
Pane e Panelle a Ballarò, Palermo
Pane e Panelle a Ballarò, Palermo
Sfinciuni dal carretto di un ragazzone di poche parole, due pezzi giganti a 1 euro e 50 ed infine un enorme panino con la frittola! Che rob'è?? Ah non lo sappiamo! 2 euro gli abbiamo dato, per un misto di frattaglie fritte, pescate dal suo cesto coperto e schiaffate nel pane.
Sfinciuni e frittole, Ballarò, PalermoBallarò, Palermo

Da qui, satolli, siamo passati "da Ciccio", bella e buona gelateria in Via del Mille zona stazione: Brioche con gelato (cassate & pistacchio) ad 1 euro e 70 l'una.
...e per concludere un ottimo caffè in via Tuckory rigorosamente in tazzina bollente.

A Nathan Palermo è piaciuta un sacco, perché dice che mangiare costa pochissimo e i ragazzi, per la maggior parte sono più grassi di lui!

Leggi anche: Lungo week end a Palermo. La Cattedrale, il mercato del Capo e Teatro Massimo.

Tour invernale della Sicilia: Siracusa

Leggi anche Tour invernale della Sicilia prima parte (Trapani, Erice, Marsala) seconda parte (Agrigento, Ragusa e dintorni) Siracusa è...