
Ora capisco perché nelle case della mia regione stufe e caminetti hanno sempre fatto bella mostra di sé (lo so lo so, ci ho messo più di trent'anni per arrivare a capirlo, a volte sono più rapido). Qui cresce legna in abbondanza e, pare, anche in eccesso. Al punto che, verso la fine dell'estate, è tutto un brulicare di api e furgoni carichi di tronchi, di seghe ruggenti e un susseguirsi di cataste dalle architetture ardite addossate ai muri delle case.
E allora anch'io quest'anno ho attrezzato la mia casa con una modesta ma risolutiva stufa a legna, la più antica, almeno come utilizzo da parte dell'uomo, delle fonti energetiche rinnovabili.
Perché il bosco si rinnova, finché sole e acqua baceranno questa terra. E la stufa scalda, ma la stufa cuoce. Mi son fatto le patate lesse e il cotechino. In un'ora erano pronte. E infine, non contento, l'acqua calda per lavare i piatti è ancora un prodotto della stufa e del fuoco che brucia nella sua pancia.
La via dell'autosufficienza energetica è tracciata. Ho disdetto la fornitura di gas e, appena avrò messo a punto l'impianto termoelettrico, anche quella di elettricità (che per inciso quassù è tutta da caduta d'acqua).
Ho già chiamato il mio meccanico con un passato da squatter. Lui dice che si può fare. La Poderosa andrà a legna. Con un primo tronco arriverò dalla Francese. Il secondo lo metteremo in cxlo ai petrolieri :-)