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Prossimo appuntamento torinese: il Salone Internazionale del libro, l'ormai solita mega libreria al lingotto, dove gli eventi spesso e purtroppo sono in fasce orarie poco accessibili "per noi che veniam dalla campagna". martedì 1 dicembre 2009
Seconda settimana, secondo week end

lunedì 24 agosto 2009
In Piemonte per teatro e narrazione...
Perché noi - da leggere LUI - in questi afosi giorni di agosto, s'è dato al teatro... Nathan è un attore nato!! domenica 28 giugno 2009
QuiNCINETTO e i funghi dell'alto Piemonte

Ma a noi i porcini ci garbano nel piatto.
Trifolati o in pastella, a condimento dei generosi tagliolini fatti a mano, insomma funghi bòni appena raccolti e catapultati nel nostro piatto. Ma non solo. Antipasti con peperoni, zucchine in agro-dolce, tomini piccanti, cipolle di tropea, frittatina alle erbe, melanzane (grigliate?), lingua al bagnetto verde. E poi agnolotti di carne cotti nel sugo dell'arrosto e crespelle. E ancora il capretto al forno con patate e semolino dolce, fettine di arrostino di maiale, fiori di zucca in pastella e chissà cos'altro ancora ho dimenticato.
A cena da Marino, ieri sera. A Quincinetto, provincia di Torino, con due piedi in Piemonte ma lo sguardo che ancora abbraccia le montagne della Valle d'Aosta. La tradizionale reunion familiare per celebrare l'anniversario di matrimonio di quei due che hanno dato origine a tutto e che ormai, dopo 4 decenni di unione si meritano la medaglia ad honorem di veri e propri Patriarchi: mamma e papà.
Bravi bravi bravi. Loro, per la tenacia degli ultimi 42 anni, il mio fratellone per essere, lui, sostenitore slow food, un'inesauribile miniera di scoperte gastronomiche e noi, io e la Francese, per aver saggiamente goduto di questa impagabile serata di chiacchiere e buona cucina.
Da Marino. Quincinetto (TO), uscita omonima autostrada A5, a pochi passa dalla splendida e decadente facciata barocca della chiesa di Gesù risorto.
lunedì 25 maggio 2009
Week end all'ingrasso tra Piemonte e Liguria
Me lo sono sempre chiesta: Voghera, con le sue casalinghe, dove rimane?Un po' come il Sig. Rossi e la Signora Zaira, questi luoghi comuni ti lasciano sempre perplessa, tutti sembrano a conoscenza dalla banalità che celano e poi, piano piano arrivano i dubbi... Voghera?! Dove?
La mia ignoranza si è colmata lo scorso 15 maggio, quando sul regionale che mi portava a Tortona ho incontrato la stazione di Voghera. Voghera, stazione di Voghera.
Che diavolo ci facevo a Tortona per cercare Voghera?
Ebbene, non cercavo né Voghera né Tortona, andavo nel Gavi, a Novi Ligure.
Abbiamo prenotato un luculliano week-end alla Tenuta La Marchesa di Novi Ligure, grazie al regalo che Nathan previdente, mi ha fatto per il mio compleanno, e arrivando dagli antipodi, io e lui, io giungevo in treno e Nathan in auto. Un po' come ai vecchi tempi delle nostre escursioni in Liguria...
Tortona, una città deserta, dopo un breve giro e un gelato al volo non troppo conciliante il clima umido e freddino, ci siamo fatti condurre dalla Poderosa in quel di Novi Ligure, dove nonostante il buio, l'ora tarda e il disorientamento - Piemonte o Liguria? - siamo riusciti a giungere alla sede preposta al nostro riposante week-end, grazie anche alle premure telefoniche di Enrico, il cuoco dall'aspetto singolare ma assai simpatico che aveva anche qualcosa pronto da farci mettere sotto i denti. Ma noi siamo scappati in camera!! ...e non pensate ad istinti impellenti, no, Nathan era in astinenza da tivvù e doveva mettersi in orizzontale davanti ad uno schermo che proferisse informazioni.
La mattina, abbiamo scoperto il posto che ci aveva ingoiato la notte prima in tutto il suo splendore, o almeno nelle sue potenzialità, perché una nebbiolina rivestiva la campagna quasi fosse il principio dell'autunno: vigneti a perdita d'occhio, morbide colline segnate dai filari, strade sterrate che si snodano tra coloniche e cantine.
Passeggiando non abbiamo colmato le lacune del nostro disorientamento.
Ma Gavi da che parte rimane? Dillà? No! Diquà! Ma se siamo venuti da sotto!? Ma Gavi è un paese? NoooO!! È come il Chianti è un territorio... e blablabla.
Il sole era appena uscito e noi abbiamo lasciato le dolci colline per rispondere a questi interrogavi. Questo ci eravamo prefissati. Ma poi abbiamo incontrato Novi Ligure.
Tanto è Piemonte la collina, tanto è Liguria la città. Viuzzi stretti, strade in salita, palazzi colorati e dipinti alle pareti. Strade vivaci e vissute, campagna elettorale, shopping, mercato. Gira gira scatta scatta... tracchete! Finisce la batteria e poco rimane di immagini di Novi, fidatevi è piacevole. Certo magari andarci ad hoc non saprei, ma se vi capita...
Una volta esaurita l'incombenza dello scatto, ho deciso di passare allo shopping. Portafoglio in mano ho bloccato la chiusura di un negozio da adolescente, i colori forti e plasticosi abbagliavano sotto i neon. Chiedendo preventivamente se avevano taglie per la mia maxi linea, ho messo le mani su delle magliettine troppo forti, vedi qui, e una mi è rimasta attacca, non ho potuto fare altro che pagare!
Trovare una trattoria non è stato semplice, ma una volta seduti tutto è andato per il meglio. Lauto e gustoso pranzo: Panissa con lardo e miele, e non era la Panissa piemontese, quella che cercavamo nel vercellese, ma quella ligure, a base di farinata di ceci; affettato ovino; bistecchina di puledro e insalata e spaghetti con funghi e topinanbur che nonostante il nome a me sembri esotico, Nathan mi ha rivelato essere un tubero tipico piemontese. Come quei farfugliamenti di Paolo Conte, non sempre è francese...
A panza piena e assai soddisfatti, ho convinto Nathan a fare una esperienza sociologica,:la gita all'OUTLET di Serravalle Scrivia, con queste testuali parole:
- «Amore ti compro tutto quello che vuoi!»
Se mi sono sbilanciata tanto è perchè so che il mio parsimonioso e oculato fidanzato non fa spese avventate e inutili, ma sempre attente e necessarie.
Ebbene, penso che abbia preso gusto allo shopping.
Dopo i primi i negozi in cui il suo sguardo ha titubato, me lo sono trovata, uscita dal camerino prova, con una maglia in mano: «Prendo questa!»
È stata un'apripista, da allora è entrato nei negozi con me a fianco ma non lo perdevo subito per ritrovarlo solo alla cassa, la sua testa tra gli scaffali frugava con lo sguardo, tastava tessuti e scovava i modelli più improbabili e senza taglie disponibili in ogni angolo... questo fino al negozio delle RobediKappa - approposito ma chi è K? - qui ogni oggetto sembrava calzargli a pennello: due polo le predestinate per essere portate a casa. Dato che il mio portafogli aveva già subito troppi oltraggi s'è offerto di escludere questo doppio acquisto dall'impegno che avevo preso e ci ha aggiunto anche un regalo per me! Che omo! Ditemi voi che omo!
Esausti ma contenti dei nostri pacchetti ce ne torniamo verso La Marchesa, pronti per un po' di bivacco in piscina e una lauta cena.
A cena abbiamo scoperto quello che sarà il motivo portante del giorno successivo: il Montébore, formaggio raro e la cui produzione è stata riscoperta e valorizzata dalla Cooperativa Vallenostra, in Val Borbera, grazie anche ad un presidio Slow Food.
Appresa la ghiottoneria e la particolarità della Valle non ci siamo tirati indietro.
La domenica nella nostra Poderosa, dopo un secondo passaggio all'Outlet per una terza Polo a mie spese - ve lo dicevo ci ha preso gusto - ci siamo addentrati per questo paesaggio appenninico dai tratti carsici.
Il primo tratto di paesaggio industriale alla Blade Runner ce lo siamo subito dimenticati quando ci siamo tuffati su strade tortose di questa valle dalla fitta vegetazione. Un classico percorso appenninico, tipico anche della parte toscana, se non fosse per il fiume a valle, dal letto ciottolo e bianco, quasi fosse un fiume nordico, il Piave o il Tagliamento. Poi quando ti aspetti che la valle stringa, ecco che ti si apre una valle ancora più ampia, un-altro-mondo, una dimensione rilassata: Rocchetta Ligure. Qui il fiume prende dimensioni titaniche, per essere sull'appennino... se penso ai rigagnoli dell'Appennino toscano! Sassi bianchi rivestono questo enorme fondovalle, niente argini, visto le dimensioni.
Passeggiamo per Rocchetta ligure e ci rimettimano alla ricerca di Mongiardino, dove vogliamo trovare l'agriturismo Vallenostra, un vero agriturimo, con piante da frutto, vigneti, pecore e maiali in sonnolenta bella mostra. Solo per dargli un'occhiata, ovviamente, mica per mangiare! Siamo ancora sazi dalla sera prima...
Non avevamo fame è vero, ma ce la siamo fatta venire. Dopo una breve chiacchierata con il gestore ci siamo convinti che sarebbe meritato farcela venire e così abbiamo passato un paio di ore seduti al tavolo a far passare davanti a noi e nei nostri stomaci delizie di questo genere...
Misto di salumi con fersulle calde, cuculi di patate e latte brusco, budinetto di monterore con salsa di peperoni piccanti, gnocchi fondenti di patate quarantine in salsa di monterbore, zafferano e asparagi, ravioli del plin nel sugo d'arrosto (osanna!! finalmente ho apprezzato, perchè fatti da dio, questo tipo di raviolo, che il più delle volte è stopposto e unto!), borberina al forno con salsa savor e stufato di manzo all'agro...
Tutto, abbiamo mangiato tutto.
È stata dura scendere a valle e lasciare quell'incanto, ma questa è l'avventura di Nathan e LaFrancese in Val Borbera, e riuscire sempre a montare in sella allo loro prode Poderosa, anche dopo un appesantimento del genere è la nostra grande dote!
domenica 10 maggio 2009
Weekend, come una volta....

Sì è vero. Può anche essere che in certe canzoni più romanticamente ispirate i fiati indulgano in un certo fraseggio retorico. E poi può anche succedere, con l'avanzare dell'età, che un artista anticonformista, come spesso è chi dedica una vita al jazz, si avvii su una strada di progressivo illanguidimento, lasciandosi alle spalle il celebre cinismo di alcuni album del bel tempo che fu. Ma un concerto di Paolo Conte è sempre e ancora quell'emozione che accarezza i centri nervosi più evoluti della corteccia celebrale e si irradia a ondate di brividi lungo il tronco e le braccia.
Più bianco che mai, il viso scolpito intorno ai baffi spioventi, si è ingobbito sul suo pianoforte, ha ringraziato il pubblico del Palais di Saint-Vincent con rapidi cenni del capo tra un pezzo e l'altro, ha snocciolato tutti i nomi della numerosissima band e alla fine si è esibito in due applauditissimi bis, lasciando al pubblico, quando le luci hanno illuminato i visi in sala, il benefico ricordo di una massaggio tonificante per l'anima.
Grazie a Michela e Mattia per la bella serata. Peccato esserci sentiti troppo esausti, alla fine di un lungo venerdì a chiusura di una lunga settimana, per una birra e molte chiacchiere da aggiungere al concerto.
Sabato e la prima grigliata di bistecche fiorentine in giardino, ma consumata in casa per l'incertezza del tempo di questa tarda indecisa primavera. Le parole e finalmente il tempo di ritrovarsi con gli amici di ogni momento. La carbonella ha funzionato alla grande, il barbeque regalato l'anno passato dai Grandi Francesi ha brillato, nonostante appunti, critiche e sottolineature da parte di chi (facile indovinare chi) non apprezzava fino in fondo la mia tecnica di fuochista dilettante.
Domenica e la discesa verso il treno di pianura. La prima volta a Vercelli, in questo Piemonte antico, profondamente ottocentesco, intimamente decadente (senza tema di smentita, arriveranno presto le foto a provarlo). Un rapido sguardo all'abbazia di Sant'Andrea, con la Francese che vuole entrare per acchiappare due foto, nonostante la messa in corso, schivando la signora all'ingresso che mendicava una moneta. Scattate le foto alle arcate sulle navate vagamente deludenti, la moneta recuperata nel portafoglio per la signora all'ingresso finisce invece nel sacco di un lesto diacono avvicinatosi durante la lunga ricerca del soldo (non destinato a lui), perché non ci eravamo accorti di essere entrati al culmine del sacro rito dell'offertorio extra-otto-per-mille. A nulla è servito il mio scuotere la testa al tipo insaiato che allungava il sacco, perché la Francese non ha saputo resistere alla velata intimidazione del momento. Altra moneta, quella rimasta nella mia mano di fronte al saio, alla signora dell'ingresso.
E finalmente il pranzo. Locanda chic tra città e campagna, il Bue Rosso, specializzata in carni alla griglia. La Francese ha deliziato le sue papille con un carpaccio in bagna cauda ed io con il mio affezionato paté di fegatini. E poi risotto allo zafferano e taleggio, immancabile in questa gita nella terra del riso, per finire con una incomparabile tagliata di fassone piemontese. Il tutto innaffiato da un corposo nebbiolo Perbacco.
In questo momento il suo treno sta entrando in SMN e io ho finito il post. E piove, quassù.
(23,30) Ed ecco alcune foto, non si abbia a dire che si è aspettato tanto! ... le altre qui.
giovedì 18 dicembre 2008
lunedì 17 novembre 2008
Cuneo! Bonet! Ritornerò!
È proprio vero, che a tirar di pale ci si stanca! ...e nemmeno ci se ne rende conto!Questo almeno è successo a me.
Sabato mattina, giunta sul treno che mi portava ad Alessandria - dove Nathan mi aspettava sulla Poderosa - ho sentito un lieve malessere di stomaco e dei dolori articolari. Sempre pronta a dar la colpa al prossimo, ho visto bene di accusare, come causa del mio malessere, la guida di mio padre, senza pensare al virus che stava mietendo le sue vittime nella Piana.
Non ci ho pensato nemmeno quando sono riemersa da un sonno di due ore alla stazione di Genova Principe. Non ci ho proprio pensato. Sarà stata colpa dell'incaxxatura per la sentenza della Diaz o l'appello di cameratismo post sentenza Diaz?
La prova schiacciante del mio incipiente stato influenzale l'ho avuta quando ai profumi inebrianti che uscivan dalle norcinerie di quella bella città che è Alba, ha risposto, invece che il mio palato un'attivazione di papille gustative, il mio stomaco, con un forte senso di nausea.
Ed è stato lì, nei pochi passi che abbiamo fatto durante l'ora di pranzo in questa cittadina invasa dai banchi del mercato, affollata di goderecci tedeschi con calici di buon vino piemontese in mano, con il naso di Nathan in ogni saracinesca delle numerose librerie, lì, mi sono accorta che non mi sarei affatto goduta lo splendido week end di sole e di prelibatezze gastronomiche che mi aspettava! Sconfortoooooo!!
Ripresa la Poderosa, in cui per puro miracolo non cresce l'erba visto la terra che contiene, mi sono accasciata e risvegliata a Cuneo. Il sole alto illuminava lo splendido paesaggio che non avevo avuto modo di ammirare durante la nostra precedente visita. Un paesaggio vasto, aperto, di pianura, con i prati verdi e le case ben curate in classico stile piemontese savoiardo (hiihhi come i biscotti!!). Una ghirlanda bianca e austera di creste dal modellato elegante cingeva tutt'intorno la valle, sembrava di essere nello sceneggiato televisivo del Libro Cuore della mia infanzia! Complice il recente risveglio, non mi sono fatta mancare una riflessione a voce alta: "Queste montagne sono più belle di quelle della Valle d'Aosta".
Nathan non ha dato segno di offendersi, forse ha dato la colpa al rincoglionimento dello stato influenzale, o forse era anche il suo pensiero.
Ci è voluto un po' di giri a vuoto e un po' di nervosismo per arrivare al B&B San Giacomo. Molto più carino dal vero che sul web. Consigliabilissimo per chi come noi cerca ambienti economici (55 euri la doppia con bagno in comune, con un'altra camera, non occupata) e confortevoli.
E questa volta era proprio necessario, ho sfruttato a pieno l'uso della stanza, mi sono coricata poco dopo il nostro arrivo e sono riemersa giusto appunto per mettere qualcosa nello stomaco e prendere un'aspirina.
Prima di perdere conoscenza ero riuscita a convincere Nathan ad andare ugualmente all'incontro di Scrittori in città che avevamo prenotato, l'unico che avevo scelto io!
Sì, perchè se eravamo a Cuneo questo week end è stato per questa iniziativa, a dire la verità per Sepulveda, per il quale però non eravamo riusciti a prenotare i biglietti e quindi, se fossi stata in forze, l'avrei aspettato fuori dalla porta dell'iniziativa. Ho chiesto a Nathan se si appostava lui per me, ma ecco... sapevo di provarci e che non avrei avuto altro che un "sisi" poco convincente per farmi stare buona.
Ritrovati per cena, placato l'entusiasmo del mio fidanzato per l'iniziativa emozionante da me, purtroppo, mancata - che in prossimo post ci racconterà per filo e per segno!! - nell'incertezza di cosa potessi mangiare in quello stato, ci siamo avviati alla ricerca di un ristorante.
Siamo approdati dal Vecchio Zuavo in via Roma. Un tipico locale storico, dall'ambiente un po' retrò e dai proprietari un po' iti con gli anni. A me è piaciuto molto, e mi sarebbe piaciuto anche di più avessi potuto gustare le specialità del menù. Il mio stomaco era nel pieno dee suoi capricci, tanto che ha dovuto accontentarsi di due dita di vino e di assaggi scarsi dei piatti che avevo ordinato: flan di porri - che direte, non certo l'ideale con la nausea... tanto più che i porri di Cervere sono potentissimi!! - e lesso con bagnetto verde - giuro di averla solo assaggiata la salsa!-.
Che dramma! Ma più di sentirsi male fuori casa, il dramma vero è stato quello di non poter nemmeno chiedere se avevano il bonet!! Il dolce tipico fatto di cioccolata ed amaretti!
Cioccolata! AHH! Ricordo per chiunque si trovi in zona Alba/Cuneo che lì da quelle parti c'è la Ferrero - sì, quella della Nutella - e la Venchi (vietato il clik ai diabetici!) cioccolateria artigianale con tanto di spaccio aziendale!
Insomma, dal Vecchio Zuavo siamo andati diretti a letto, fino alla mattina del giorno dopo, quando la mia spina dorsale ha ripreso la sua funzione sostenitrice, il mio stomaco ha incamerato un po' di zuccheri con la ricca colazione della Signora Daniela.
Alle 11 cercavo nuovamente una sedia nella libreria della manifestazione. Ero già sfinita. Per fortuna l'incontro che avevamo prenotato è stato piacevole e divertente, e soprattutto lungo! Non ho dovuto fare altri sforzi che condurmi alla successiva sedia del ristorante. Anche se trovarne uno aperto non è stato semplice -sembra che a Cuneo si mangi a casa la domenca - ma il caso ha voluto che anche per il pranzo ci sia andata bene assaje! La Piola ci ha accolto con calore, l'ambiente ma soprattutto i piatti! Anche qui Nathan ha avuto più gusto di me nella scelta dei piatti, tutta colpa del virusse! Comunque ci siamo bevuti oltre la metà la nostra bottiglia di Arneis, la mia zuppa e il suo prosciutto di agnello, il mio arrosto all'arancia e i suoi gnocchetti di castagne. Anche qui, niente bonet, l'odore del caffè è stato fatale, ha risvegliato il sopito senso di nausea, avevo osato troppo per le mie condizioni!
Mi mancava una sola unica cosa prima di riprendere il treno da Cuneo e farmi 7 ore di treno per tornare a Firenze. Una sosta da Arione, la pasticceria in piazza Galimberti che fa i cuneesi più buoni del mondo. Una sola cosa mancava e manca ancora, l'Arione era chiusto! Nella corsa alla stazione son partite le raccomandazioni al mio-amore-dalla-braccine-corte: "Ti ricordi che mi devi comprare?! Ti devo lasciare i soldi?!"
Una volta abbandonata sul seggiolino del treno, l'intenzione era quella di mirare il panorama di quella provincia granda che non conosco, ma anche lì il malessere ha vinto spingendomi nel sonno.
lunedì 10 novembre 2008
Uno, due... tre.... pale azionate!

sabato 10 maggio 2008
Fiera del Libro e Eataly!
Siamo sempre fermi, sempre a casa, sempre immobili, ma in un posto diverso da quello di ieri. C'è del bello ad avere due *case* una in montagna, una in pianura. Ma che tristezza lasciare la mia sdraio e il dolce far niente... martedì 25 marzo 2008
Cognome: Dell'Ingrasso Nome: Pasquale

martedì 5 febbraio 2008
Sant'Orso, Brasserade e l'architettuta moderna.
La settimana di ferie è da poco passata, ma sembra già un'eternità.Per fortuna che domani è già mercoledì, e oramai, noi lo sappiamo, valicato il mercoledì, la settimana vola e noi saremo già insieme.
Ed anche la presenza di persone non ha smentito le mie aspettative e quello che mi era stato presentato: "vedrai c'è tantissima genteeee!!?? dobbiamo andarci prestoooo!!". Ed io pensavo, "tsè,'sti valdostani, non vedono mai nessuno per una volta che ci sono du' persone in più...". Ed invece no! avevano ragione sul serio, autobus stra pieni di turisti da tutti i cantoni, e gomitate come a Venezia nell'ora di punta dei giapponesi. Roba da non credere. Ad un certo punto, pensavo di prendere a gomitate qualcuna di quelle sciure. Molte opere, per sfortuna, non le si poteva nemmeno ammirare a pieno.
Tour invernale della Sicilia: Siracusa
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...dato che Nathan, ha un sacco da fare - deve chiudere tutto prima di prendere La poderosa e partire verso il meridione senza scordarsi il ...
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Se ci penso non ci credo nemmeno io. La città dei tortellini e delle tigelle, degli ardori artistici e politici. Il Settantasette e la fanta...
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Se il tuo fidanzato dimentica il telefono a casa tua, e non lo può riprendere prima di una settimana, è logico che tu lo spenga e lo accend...


