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giovedì 13 marzo 2008

Aborto&suicidio, a Genova

Mi riferisco a questo fatto qui, lo avrete sentito nei fatti di cronaca.

Un ginecologo - il Sig. XX dell'istituto pediatrico Giannina Gaslini di Genova si è buttato dalla finestra dopo una giornata di perquisizioni e interrogatori nel suo studio, relativi ad alcune indagine su aborti clandestini che avrebbe praticato nella sua clinica privata.
E qui si torna al problema vero dell'inapplicazione della legge 194.

Cosa succede? Succede che il Gaslini fa capo ad una fondazione presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco - se mi sbaglio chiedo scusa, sono notizie che ho appreso in tivvù, e la tivvù si sa... - quindi al Gaslini non si pratica l'interruzione di gravidanza se non per fini terapeutici. Questo signor ginecologo, per le sue buone ragioni, provvedeva ad esaudire le richieste delle sue pazienti nel suo studio - privato - e quindi fuori da ogni controllo e accertamento sul rispetto delle regole. E quando il gatto non c'è i topi ballano!
Il Gaslini ha rilasciato immediatamente dichiarazioni in cui si tirava fuori dalla faccenda, ed in effetti cosa c'entra lui con il suicidio dell'uomo? concretamente niente... ma inneschiamo un attimo una riflessione sulle scelte dell'ospedale di ispirazione religiosa.

1) il dover "sposare" per un medico scelte tanto di parte e così condizionanti per carriera e stato sociale, come quelle di ospedale di chiaro indirizzo cattolico, portano ad una mancanza di libertà di espressione e forte condizionamento nella vita di tutti i giorni che sicuramente hanno condizionato le scelte estreme di questo Signor Ginecologo
2) le scelte di vita dei singoli vanno oltre poi le linee di principio, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, e se c'è un'esigenza, se c'è una legge che la governa, perché ostinarsi a vedere solo la propria obiezione di coscienza ed imporla a tutti, anche quando si dovrebbe essere servizio pubblico?!
3) se la legge 194 è da rivedere, a mio avviso lo è nella garanzia del servizio, nella governabilità dell'obiezione, che sia fruttuosa e costruttiva per tutti, non solo per quei signori ginecologi che vi si nascondono solo per far carriera. Perché qualcuno forse non lo sa, ma un medico si puo' rifiutare di praticare aborti in clinica, facendo appunto obiezione di coscienza. Ma spesso cosa accade, che più che per motivi religiosi, questo viene fatto per evitarsi gli interventi abortivi, che poco apportano al loro percorso carrieristico. Accade quindi che chi obiezione non la fa si trova incatenato a questo "servizio". Accade spesso che gli interventi abortivi non siano garantiti nelle strutture pubbliche, dove i professionisti sarebbero esposti ad una gogna, ma invece li praticano molto volentieri e sotto lauto compenso nelle loro strutture private. Questo giusto per rendere l'idea.

Io credo, si credo, che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri, e non mi sognerei mai, da laica, di imporre la mia libertà su gli altri. Spiegatemi come mai chi crede nelle parole di Cristo si sente di dover fare il contrario.

mercoledì 31 gennaio 2007

Genova, Genova per noi.


Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi prima di andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.
Genova per me, un sapore forte. Un sapore di un tempo passato, di un tempo felice e concluso. Il sapore della mia autonomia, di me adolescente e poi donna. Sapore degli scontri di piazza avvenuti dopo i miei lunghi soggiorni settembrini. Genova è la città che ha accolto i grandi della terra con le mutande appese alle finestre. È la città che ha aperto le porte a chi scappava dalle ignobili cariche della polizia. È la Genova di quei giorni vergognosi, diventati per me, la raffigurazione di racconti di anni passati che mai avrei pensato di rivivere..
Genova è porto e portuali, facce segnate dal mare e dalla fatica. È un accento acuto e vibrante, un intervallo di bellin. Genova è fisicamente diversa dal mio concetto di città, colpa del mare, colpa dell’Europa vicina, colpa delle menti da mercante che hanno economizzato ogni superficie.

Eppur parenti siamo un po'
di quella gente che c'è lì
che in fondo in fondo è come noi, selvatica,
ma che paura ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte e non sta fermo mai.

Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un'idea come un'altra.
Ah, la la la la la la
Genova è curiosa, ed incuriosisce. Basti pensare alla sua conformazione fisica. A ridosso dell’Appennino e schiacciata dal mare. Se ci arrivi in treno da sud, ti accorgi della Costa di Levante, delle piccole città da vacanze all’italiana, con lo stabilmento dalle cabine a righe e le piazze fiorite: Sestri Levante, Camogli, Recco. E poi Nervi, con il suo giardino di rose sulla spiaggia e i miei ricordi. Se butti l’occhio in alto, intravedi l’autostrada che sfreccia alta sopra le case e se, tu dovessi arrivar da lì, capisci entrando, come questa città si è intromessa tra l’Appennino e il mare. L’A12 buca la montagna e raccoglie il vento dal mare.
A Genova est, ti ritrovi nella gola cementata del Bisagno e se lo insegui, arrivi al mare. Per entrare nel centro, ti puoi fermare a Brignole. Qui si accomuna la sorte del viaggiatore per treno e per strada. Una città europea che nasconte un covo medievale di viuzze e vicoli, alti palazzi costipati da altri palazzi.
Per cogliere l’idea di questa città, ti devi inerpicare prima in collina, dal Castelletto, e guardarla dall’alto, con alle spalle i Forti in difesa e in fronte il mare, limite e valico. Poi la puoi veder sfilare dal basso, dalla Sopraelevata, rapidamente i palazzi, i colori, le forme, si susseguiranno in un atipico carosello cittadino.
Genova è in continuo movimento. Sarà per quest’affinità, che mi piace tanto.
Genova è turbata, è continuamente condizionata da chi vi sosta…fagocita tutto Genova, immigrati, turisti, artisti e grandi nomi. E anche noi, Innamorati, oggi a Genova. Noi clandestini al nostro secondo incontro. Noi desiderosi di baciarci ancora. Noi arrivati per vie diverse. Noi insieme, a Genova Principe.

I miei pensieri, adesso che avvicino, non sono certo sulla città. Non posso negare di essere immensamente curiosa di confrontare questi innamorati preconcetti pensieri su Genova, con la città che vedrò. Ma oggi, i miei occhi miopi di Francese, altro non vedranno che Nathan.
Nathan così lontano, Nathan così vicino. Natahn così incerto e così sicuro.

Come nella migliore tradizione cinematografica, i nostri sguardi s’incrociano sui binari della vecchia stazione ferroviaria, tra il silenzio del disinteresse per il mondo che creano attorno a sé due innamorati.
Ma quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l'annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po' randagi ci sentiamo noi.
Il nostro ramingo girovagare per la città è cieco. Solo i nostri volti davanti agli occhi, i nostri corpi affiancati camminano male, le labbra per lo più vicine sussurrano parole mute. Le nostre figure distratte al mare, passano davanti all’Acquario e sotto la sopraelevata per giungere a Sottoripa. Locarda, il vecchio negozio da lupi di mare è chiuso, speriamo lo sia solo per il giorno settimanale e non definitivamente. Sostiamo per un caffè e per scrollarci di dosso la pioggia ad un bar da estracominitario. È ora di pranzo ma l’appetito ruberebbe tempo ai nostri baci e nemmeno le salsine di quel ghiotto e zozzo negozio d’affettati, di cui mi sfugge il nome, ci tenta. Ci saziamo di baci e di sguardi. L’acqua riprende a scorrerci addosso, quando riprendiamo il nostro peregrinare per le strade. Giungiamo fino a Piazza De Ferraris e percorriamo una parte di Via XX Settembre, fino al negozio Feltrxxx. Nemmeno per i libri abbiamo tempo oggi. I baci, i baci sono urgenti!! …e anche le nostre mani hanno fame, desideri mai sopiti e mai misurati, non troveranno spazio in queste poche ore di vicinanza. Insoddisfatti della prima, troviamo una seconda libreria, che ci è più affine nel gusto onnivoro di tenere tutto in un piccolo spazio. … e galeotto fu il libro, un acquisto, il giovane Franzen che fece incontrare.

Macaia, scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia...
e intanto, nell'ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande
lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali.

In un'immobile campagna
con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno.
e il sole è un lampo giallo al parabrise..
Il tempo scorre ingiusto e la discesa è d’obbligo. Poche ore non bastano a saziare i nostri desideri, tanto meno a gustare questa città, che si presenta ingrata e ostile, ma che offre infiniti sapori ad un palato fine.
Passiamo davanti al Palazzo Ducale, snobbandolo nella sua imponente massa bianca, girovaghiamo un poco per Via Garibaldi, con civile sosta di ammirazione ai palazzi seicenteschi e ai loro giardini. Scendiamo a salutare il Duomo di San Lorenzo e a cercare quella graticola che mi fece capire il significato della parola martirio. …e la Commenda di Pré, sempre lì con le sue striscie galeotte e i suoi magrebini di corredo, poi Via del Campo, senza bambina di Faber ma con tanti cantieri che odorano di speculazione edilizia.
La città ci saluta, bagnata di lacrime del cielo, dolorante come noi di questo distacco, che ha solo alimentato il nostro desiderio di stare insieme, senza saziarci la fame di baci, né tantomeno, quelle di parole.
Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.

Genova per noi, Paolo Conte (1998)

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