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martedì 3 aprile 2012

Dove lo porto il bebè?

Stendino familiare post piscina
Zingari si nasce o si diventa?
Non lo so e a volte mi trovo a chiedermi se tutto questo "movimento" faccia piacere a questa bimbetta che ha già tre mesi e mezzo e che uarda con occhioni curiosi me e il mondo intero. 
Poi mi rispondo da sola, dicendomi che se sto bene io mamma, se stiamo bene noi genitori, sicuramente starà bene anche lei.
Detto fatto la primavera ci arriva in casa e ci trascina fuori.  

mercoledì 15 dicembre 2010

California eating


Veloce weekend valdostano. Giusto il tempo di una partita a squash e di un doppio a tennis. E di mettere alla prova le mie membra non più giovanissime. Ma ancora sode – eccome! - e reattive.
E ancora, alla fine dei lavori forzati con la racchetta, c'è stato anche il tempo di provare l'ormai celebre, quanto – pare – esclusivo Mama, nuovo ristorante aostano di raffinata cucina sushi e fusion.



Aperto da pochi, mesi, il Mama è frutto della brillante intuizione di due fratelli aostani. L'uno specializzato nella gestione del locale e nel raffinato servizio ai tavoli, l'altro sapiente sushi-chef di scuola californiana.

E proprio a lui ci siamo affidati per comporre il mix di nigiri, maki e tempura.

Così, cominciando con ottimi nigiri di tonno rosso e anguilla con salsa dolce, sul nostro tavolo sono atterrate le più fantasiose composizioni in forma di roll di riso e sesamo, imbottiti di salmone, ricciola, anguilla... salsine sfiziose e a volte piccanti, avocado e tutto quanto le variazioni californiane della tipica cucina giapponese abbia prodotto.

Il risultato è stata una combinazione davvero succulenta, piuttosto lontana dalle nostre esperienze in terra di levante, ma ricca di sapori perfettamente equilibrati.

La fantasia dello chef, così come è stata definita dal maitre, si è esercitata in composizioni complesse nella struttura, quando armoniose al gusto, dai nomi spesso classicamente west-coast, come Lion King, Dragon, Golden Gate, Las Vegas e Spicy hamachy
e la definitiva 'bomba fine di mondo' Special spicy hamachy.

Il Mama, insomma, ricavato in una bellissima villa circondata di verde nel cuore residenziale della città, dagli ambienti eleganti e discretamente retrò, per chi passa dalle parti di Aosta, è un'esperienza sensoriale da non perdere.

Grazie ad Andre, a Sara e Fede per questa esperienza (extra)sensoriale.


martedì 16 settembre 2008

laboratorio shodo-calligrafia (per principianti)

L'avevamo detto e l'abbiamo fatto: Il laboratorio per principianti di shodo-calligrafia nell'ambito dell'inziativa Mountain Photo Festival di Aosta. 
È stato interessante, sappiamo qualcosa in più, ma soprattutto che molto ci sarebbe da sapere.

Una prova della nostra esperienza.

domenica 7 settembre 2008

"Pigro, come un gatto e di più..."


Ode alla meritata pigrizia, è questo il muto e onnipresente slogan di questo e dello scorso fine settimana. 

Un sano e meritato recupero dopo il rientro a lavoro di agosto, un rientro affatto generoso, che, almeno per me, ha ridotto a zero quei benefici delle vacanze che solitamente aiutano ad arrivare all'inverno. 

Lo scorso week-end eravamo ad Aosta. Sono partita presto la mattina di venerdì, per arrivare ad un'ora di pranzo ormai passata. Non ho trovato l'AmoreMio ai binari, ma oramai questo è un miraggio lontano (*_*). 
Non sarà stato ai binari, ma è arrivato subito dopo in groppa alla Poderosa, con un o-bento pronto nello zaino per portarmi immediatamente a smaltire le tossine della settimana lavorativa tra le montagne. 
Etroubles: abbiamo passeggiato, chiacchierato, saltato, ripercorso libri, siamo passati per il Giappone, preso il caffè al campo sportivo, salutato anziane signore e siamo ritornati verso la nostra dimensione casalinga montana. Una breve occhiata al cartellone del cinema che non offriva molto e ci siamo disposti per un ozio lungo fino al giorno dopo. 
La sera le stelle hanno coperto Planet con una calotta bassa e luminosa, ma dalla quale oramai non sfugge più nemmeno una scia: per le stelle cadenti è necessario aspettare il prossimo anno. 

Il giorno dopo l'ozio è breve e denso di obblighi: in primo luogo coprire i capelli bianchi che da mesi mi si annidano sulle tempie, indispensabile! Questo problema Nathan l'ha estirpato alla radice! (hihihihi) 
Poi il pranzo dai familiari e gli eventi culturali che offre la città: 
Mountain Photo Festival, una bella rassegna fotografica con tema la montagna, disseminata in diverse sedi espositive e con soggetti ed autori da tutto il mondo, dalle grandi catene dell'Himalaya al Monte Fuji. 
Partiamo puntando la prima location e qui subito ci areniamo. Nathan incontra una conoscente e il discorso spazia ininterrotto e interessante, la piccola editoria, La Valle, l'università, fare sistema, e via così... 
La mostra è bella, carica di emozione ed anche ben fatta, splendido il chiostro della cattedrale, splendide le stampe. Proseguiamo nella caccia delle sedi espositive, spesso in luoghi dove nemmeno il MioAostano è mai stato. 
Nota tecnica: la maggior parte degli allestimenti è superba (anche se alcuni sono fatti con superficialità), le stampe delle foto, come dicevo, sono eccellenti.
Nell'insieme il pomeriggio, seppur stancante per i nostri pigri obiettivi, è stato molto piacevole e ricco. Non abbiamo esaurito tutte le esposizioni, ce ne mancano un paio, ma ci rifaremo. Il 13 settembre conto di essere di nuovo tra i monti, per il programma "meet to people" incontri con il Giappone! 
Verso sera l'appetito e l'idea di una grigliata mista con vinello rosso nella nostra tana-barbequ-munita si fanno pressanti. 
Unico rimpianto del pomeriggio? ...essermi fatta frenare da Nathan in questo acquisto, la mooncup, ma prima o poi ci provo!

La domenica vola veloce e mi riporta in quella Piana con due libri in più, già voracemente letti nelle ore di viaggio: L'odore dell'India ed Esperimento con l'India. Pasolini e Manganelli, due letture che da tempo rimandavo e che la ricca biblioteca regionale mi ha offerto. 

Passando a questo week-end, invece, c'è da dire non ci siamo fatti fregare da eventi di alcun tipo! Ozio, casa e ozio. Niente più! ... un po' troppo cibo magari?! 
Venerdì ho ricambiato Nathan di non essersi fatto trovare al binario il precedente week-end e si è trovato costretto a farsi a piedi i pochi metri tra la stazione di S.M. Novella e la Festa Democratica in Fortezza da Basso. Qui ci siamo limitati ad un giro veloce - più sconfortante che altro - tra i vari ristoranti a gestione privata che prendono il vuoto delle gestioni politiche, per poi metterci in fila all'unico ristorante gestito da volontari. Saluti di rito e bistecca nel piatto. Davanti alla sfilata di personaggi più o meno noti, ci siamo riempiti la pancia. 
Ultimo salto nella grande libreria ed altri acquisti. Infine un tocco di fresco nell'afa fiorentina dalla nostra gelateria preferita, Gelateria de' Medici
Il resto è tutto sano ozio, in casa, libro alla mano, pennichella sul divano, sul letto, il computer... niente altro. Quel non far niente ritemprante che lì per lì un po' stordisce. 

Per uscire dal torpore abbiamo scelto un bel film, Il seme della discordia, presentato a Venezia in questi giorni, di Pappi Corsicato. Ne siamo rimasti piacevolmente colpiti, allegro, leggero, con un gioco divertente dei colori e delle citazioni. Certo, un film che non cambierà la storia del cinema italiano, come qualche recensione ha voluto sottolineare, ma che sicuramente risolleverà dall'abisso chi come noi ha ancora presente L'ora di Punta, il film di Vincenzo Marra presentato lo scorso anno allo stesso concorso, da ricordare come mediocre livello in cui può scadere la cinematografia del nostro Paese.




martedì 13 maggio 2008

Tempo di azzeramento

Per molto tempo ho pensato a un altrove, un luogo qualunque dove poter azzerare il contatore, abbastanza lontano da allentare i rapporti logorati e ridare la giusta dimensione ai legami che restano.

Spesso ho guardato intorno con gli occhi e i piedi piantati in questa città-paese tra le montagne, che non è città e nemmeno paese, ma di entrambe mostra i lati peggiori.

Ho ascoltato le pulsioni che dicevano quanto fossi attirato dall’isolamento di un villaggio sperduto o, all’estremo, dall’anonimo ordinato caos della metropoli (che ancor più del villaggio ha il sapore e il conforto dell’eremitaggio, con quel suo isolamento nella moltitudine).

E di fatto da oltre un anno la mia vita ha fatto un balzo repentino. Non senza dolore (di cui ancora brillano le braci) ho estirpato il mio radicamento nella città in fondo alla valle. E senza fatica oggi mi muovo in su e in giù per lo Stivale, incontro all’amore rinnovato e poi di ritorno al lavoro che ancora, nonostante tutto, è il mio.

Così mi viene spontaneo chiedermi che cosa mi tenga quassù, oltre alla struggente nostalgia di ciò che non c’è più e oltre a questo mestiere che ho fatto mio, ma che è ormai (probabilmente) l’unica fonte di quel logorio che vorrei oggi soltanto allontanare.

Logorio che diventa peso esistenziale, che prende la forma di resistenza all’innovazione, idiosincrasia alla ripetizione, insofferenza alla cura dei rapporti.

Mi dico che quel che ho avuto da dare l’ho dato. Cinque anni fa non c’era nemmeno l’idea della giostra che lì dentro, con la sola forza timida della mie energie e senza un aiuto che abbia avuto la decenza di essere definito tale, ho avuto il coraggio di mettere in piedi. La giostra gira, con tutte le debolezze e gli errori che posso aver compiuto, oggi può vorticare intorno al suo fulcro per sola forza d’inerzia. Altrove, la stessa giostra avrebbe avuto l’impulso delle migliori energie, di ampie consulenze e dei migliori incentivi per chi si è fatto carico della responsabilità di dar vita alla macchina complessa di una biblioteca universitaria.

Non qui.

Non nel paese del denaro in eccesso e delle intelligenze in difetto.

Ma la creatura esiste. Il lavoro silenzioso, le scelte gravose, la corsa agli standard del servizio hanno portato il loro risultato.

Ora è tempo di lasciare che cammini da sola. Ora, che sempre più insistentemente si parla di ampliamento, ma non di crescita, di duplicazione, ma non di personale, non di formazione; ora che nuovi sforzi vengono chiesti in cambio di non-riconoscimento, non-ascolto, non-incentivi, ora è tempo di azzerare. E’ tempo di scivolare sullo Stivale, tempo di far maturare questo amore, mia Francese, tempo di un nuovo lavoro, di una nuova città, tempo di questa metropoli-agglomerato che è la piana fiorentina.

Che tra Firenze e Pistoia interessa a qualcuno un esperto in start-up e gestione di servizi bibliotecari di provata esperienza con laurea in economia e commercio?

martedì 5 febbraio 2008

Sant'Orso, Brasserade e l'architettuta moderna.

La settimana di ferie è da poco passata, ma sembra già un'eternità.
Il lavoro, e soprattutto la scarsa voglia di lavorare, mi divora.
Per fortuna che domani è già mercoledì, e oramai, noi lo sappiamo, valicato il mercoledì, la settimana vola e noi saremo già insieme.

La fiera di Sant'Orso ha mantenuto quello che tutti mi avevano preannunciato. Una grande festa di piazza, una grande vetrina di artigianato di altissima qualità, tipico di questa valle "nel risvolto dello stivale".

Galletti in tutte le salse, tutti diversi e tutti simpatici, ben fatti e arguti, lassù sui loro trespoli e con i loro bargìgli scarlatti.
Ma anche vere e proprie opere d'arte, soggetti della tradizione realizzati con tecniche antiche, ma anche realizzazioni di gusto rinnovato e di passo contemporaneo. Ricordo un opera su tutte, quella che mi è piaciuta di più, quella del Signor Thoux, che maggiormente delle altre sente di influenze di fuori valle.


Ed anche la presenza di persone non ha smentito le mie aspettative e quello che mi era stato presentato: "vedrai c'è tantissima genteeee!!?? dobbiamo andarci prestoooo!!". Ed io pensavo, "tsè,'sti valdostani, non vedono mai nessuno per una volta che ci sono du' persone in più...". Ed invece no! avevano ragione sul serio, autobus stra pieni di turisti da tutti i cantoni, e gomitate come a Venezia nell'ora di punta dei giapponesi. Roba da non credere. Ad un certo punto, pensavo di prendere a gomitate qualcuna di quelle sciure. Molte opere, per sfortuna, non le si poteva nemmeno ammirare a pieno.

La festa è comunque molto sentita anche dagli indigeni e quindi non si ha quell'effetto sgradevole del condensato di persone per lo shopping. È un evento vero, sentito. Bancarelle di artigiano per tutta la città - un valdostano su 3 praticamente o intaglia legno o intreccia vimini o confeziona fiori di legno - e poi musica, canti, gastronomia locale e da "fiera" - il diavolo del torrone per intenderci o della piadina - e niente li ferma, nemmeno il freddo, perché ben carburati di vin brulè, sono tutti in piedi per la veillà. Cos'è? Uno struscio cittadino organizzato in ore notturne, quando di solito lì, le temperature sono per lo meno proibitive. Fortuna ha voluto che con i cambiamenti climatici di questi anni, io mi sia goduta tranquillamente il pellegrinaggio da un chiosco degli alpini all'altro senza patire freddo. Un'esperienza. Se vi trovate da quelle parti, o se volete programmare una vacanza montana in gennaio, ricordatevelo, la Fiera di Sant'Orso, Aosta, tutti i 30 e 31 gennaio. Il prossimo sembra cada in un week end. Secondo me, conviene portare le ginocchiere.


Altra seconda esperienza importante che ho fatto durante la mia vacanza di relax valdostano, è stata la Brasserade, e spero di averlo scritto correttamente. Già la prima volta che ero stata lassù, avevo adocchiato questo tipo di piatto, o forse è meglio dire questo tipo di cottura.

Quindi era da un po' che punzecchiavo la mia pigra anima gemella per chiudere il cerchio. E grazie all'aiuto del The-Big-Nathan's-brother ce l'ho fatta. Siamo andati a La Chaumière, Fraz. Signayes (Ao) ed abbiamo mangiato con queste facce che ci guardavano. In un primo momento ti fanno un po' soggezione, poi l'ambiente caldo ed ospitale te le fa dimenticare, e soprattutto il bovino menù. Ti portano centro tavolo uno strumento tipo questo nella foto ma molto più rustico, con i carboni ardenti dentro. Visto così da solo sembra uno strumento infernale, appena messo a tavola mi sono ricordata di averlo visto in mesticheria e di averlo inquadrato come strumento di tortura. Invece è uno strumento magnifico. Sotto la cenere tiene in caldo le patate valdostane - lesse, piatto nazionale - che si sbucciano con una audacia incredibile; tra le patate e la brace un cassettino/padellino nasconde una delizia, il reblochon, un formaggio francese o svizzero non ricordo, di quelli che filano e fanno la crosticina, uhmmm delizia, e poi in un piattino a parte, fettine-ine, non alla fiorentina, di carne di bovino vario da far cuocere a personale piacimento sui carboni!! Doppio Uhmmmm! Per di più che grazie al The-Big-Nathan's-brother lo abbiamo accompagnato da un ottimo e adeguatissimo indigeno Gamay. Che goduria del palato. Io ve la consiglio.

Il terzo punto di questo post, è per pochi, pochissimi. Quelli astrusi come me, che si interessano alle cose più disparate. Altro appuntamento immancabile, parte portante dei miei desideri per la settimana, era la gita ad Ivrea, per vedere in particolare alcune opere di edilizia residenziale realizzate nell'ambito dei piani di ampliamento Olivetti. Non ve la faccio lunga, vi dico solamente la mia semplice impressione. Ci sono ciambelle che riescono con il buco, altre no, altre hanno il buco non perfetto. Ecco, una gran parte di queste costruzioni, ha il buco riuscito un po' male... C'è da rendere merito alla sperimentazione, e ve lo dice una che vive in una città immobile e ne sente e ne paga le conseguenze. Ma c'è da stare attenti, da valutare molte molte cose quando si parla di abitare. E sia ben inteso, forse anche il mio giudizio è superficiale, però vi lascio un paio di immagini di questo edificio che ha preso il nome di talpodium e poi mi dite.









martedì 29 gennaio 2008

Mania Vs Vizio

E' accaduto a tutti almeno una volta nella vita.
Spesso accade la prima volta che prendiamo "possesso" di un luogo, di una stanza o di una casa "tutta per noi", solo sotto la nostra diretta responsabilità. Solo nostra. Non necessariamente la prima volta, ma quasi sempre accade all'inizio, sulla via dell'entusiasmo, insomma.
Io ho personalmente ribattezzato questa condizione, quasi sempre momentanea, come "mania da casalinga isterica".

Sta accadendo anche al Principino, e proprio in questo inizio di settimana insieme, questa evidente condizione si materializza con la risoluzione dei problemi con lo sciacquone. Ebbene, questo marchingegno di modernità, a messo in crisi l'AmoreMio.
In principio fu solo rumore. La cassetta dell'acqua dello scarico rumoreggiava animatamente durante il suo riempimento. Un suono decisamente dispettoso per chi si trova a leggere rilassato sul divano a pochi metri di distanza. L'orgoglio da "uomo attrezzo", che giace sopito nel profondo di ogni essere umano di sesso maschile, lo ha portato ripetutamente a metterci le mani ad ogni riempimento di cassetta, tanto da lasciare pinze, cacciaviti e co. sul davanzale della finestra del bagno. Questo fino a ieri sera, quando provato dall'ennesima constatazione dell'inutilità dei suoi interventi, il Principino ha messo le mani con decisione sull'involucro del marchingegno, e dato la macilenta costituzione della plastica, il guscio s'è rotto, in uno di quei dentini minuscoli, decisi per il funzionamento del meccanismo.

Stamattina, scendo a valle, alla ricerca di un qualcosa con cui riparare il danno, mi è stato chiaro quanto questa "mania" sia sostitutiva di un vizio, quello del fumo, che seppur non invadente è presente anche in un pezzo d'uomo come il mio Principino.

Ora, è di là che aggeggia, riparerà i dentini, ma aspetteremo l'idraulico per il rumore.

mercoledì 23 gennaio 2008

L'erba voglio..


La prossima settimana siamo in ferie - sono io che vado a fare la Principina!! - o meglio, una settimana di relax, gite e un po' di studio, nel caldo abbraccio montano del Regno-dell-Amore-Mio. 
L'occasione è quella della Fiera di Sant'Orso, l'evento per eccellenza della città di Aosta. 
Se ne raccontano di cotte e di crude, di legno e di cuoio, su quest'evento mondano!
Le cose da fare saranno tante, tantissime! 
Oltre stare insieme e coccolarci il più possibile ho in mente un sacco di cose, troppe! 
E siccome sono buona, ho deciso che ne stilerò un lungo elenco - perché... uomo avvisato, mezzo salvato! (e fu così che mi lasciò alla stazione) - di tutte le cose che voglio fare in ferie:

1) voglio rilassarmi, dormire un po' di più la mattina, almeno non avere l'obbligo della sveglia, zufolarmi un po' sotto il piumone e poi scendere in cucina per una buona colazione, studiare magari un po', vedere se riesco a farmi entrare in testa la teoria dei vettori e addentare un po' di più i primi rudimenti della statica! ...e questo già potrebbe bastare, ma io sono insaziabile!
2) voglio fare un po' di passeggiate nei dintorni del Regno-montano-di-Planet, voglio respirare un po' di aria buona e magari fare anche un po' di fotine carine
3) voglio stare un po' insieme ai genitori, parenti e amici di Nath, voglio conoscerli meglio, perché è un po' conoscere lui. Voglio preparare la schiacciata alla fiorentina a quella collega a cui ho rigato la teglia dello strudel per natale. Okkio alle teglie con l'AmoreMio, ci tiene un sacco!
4) voglio andare alla Fiera ovviamente, voglio gironzolare tra tutte quelle bancarelle, voglio bere il vin brulè e mangiare qualche specialità, comprare qualche sciocchezza da portare a casa, in Pianura. 
5) voglio andare alle terme, perché lassù tra i monti ci sono anche le terme, e visto che sciare non è il mio forte... 
6) voglio andare ad Ivrea! sì, lo so, questa era l'ultima cosa che vi aspettavate di sentire, ma in questa anonima cittadina del Piemonte c'è qualcosa che mi attira, l'architettura moderna realizzata per l'Olivetti da importanti progettisti come Figini, Pollini, Gardella, Nizzoli, Valle, Ridolfi, Frankl, Zanuso, Quaroni... Ne studierò qualcosa in più, perché ho solo qualche eco sordo che mi rimbomba tra i neuroni. 
7) ...e poi magari, mi piacerebbe andare al cinema, sempre che nella Valle passi qualcosa di più dei polpettoni americani che poi Nathan mi spezzetta a suon di critiche! magari ci potremmo fermare a Torino, al mio arrivo o al mio ritorno, con gita in libreria e al cine. Vorrei vedere questo film - a turin poi sarebbe proprio il suo - e anche questo, che forse però deve ancora uscire. 

Penso che ho trovo una cura per l'insaziabilità, oppure dovrò chiedere un'altra settimana di ferie. 
Amore ce la faremo?

venerdì 18 gennaio 2008

Principessa dei miei stivali...

oops! Scarponi!

Lo scorso week end era il mio turno. Ero io la Principina.

Il Principino Regno-munito ha smesso le sue vesti per quelle di Cenerentolo.

Il venerdì, mentre io percorrevo al rovescio il suo percorso Sathià-Milano-Firenze, lui era lì, nel Regno-Montano-di-Planet, a far pulizie. Ha cambiato le lenzuola, ha pulito il pavimento, levato le tazze sporche dall'acquaio, tutte quelle cose che di solito faccio io nel Regno di Sammoro-in-Pianura.
Per inaugurare l'evento della prima salita al trono della Neo-Principina, il Cielo ha visto bene di bagnare le sue terre con candidi e fitti fiocchi di neve durante tutta la giornata.
Una volta prelevata alla stazione (dove ci tengo a precisare Cenentolo è arrivato in ritardo) abbiamo imboccato la via di casa. Le autostrade erano sgombre, la neve era solo ai fianchi, ma poi, quando abbiamo lasciato il lungo tunnel per la statale, la presenza del manto bianco ha iniziato a preoccuparmi! Ohhh io sono un animale di pianura!
- " Amore tutto bene vero? non ci sono mica problemi? la Poderosa ce la fa?"
- " Sì! certo Amore, guarda! Saliamo anche da qua!"
...ed imbocca una strada un tantino ripida.
E come spesso accade quando si è troppo sicuri di sé, qualcosa non torna.

La Poderosa ha arrancato senza falcare l'ultimo dosso e ha dovuto tornare mesta a retromarcia sul suo percorso. Le mie membra si sono irrigidite e mi sono costretta a respirare profondamente ripetendomi interiormente "niente paura, lui è abituato alla neve, sa come affrontarla".
- "Forse ho un po' esagerato, riprendiamo la strada normale...".
Ecco bravo l'ammissione di colpa ci sta.

L'incanto dei fiocchi che scendono fitti non si interrompe e lungo i tornanti che ci portano al Castello il bagliore dei fari li rende magici, come loro rendono tale il paesaggio attorno, bianco, sordo e incantato.

La sorpresa maggiore è stata al mattino, tutto era sommerso da una coltre di neve e ancora ne scendeva dal cielo. Io non avevo mai visto tanto candore.
Ero eccitata:
-"Fai qui, fai lì, aiuta il vicino, spala la neve...".
Nel ruolo appena conquistato di regnante disponevo dispotica i miei ordini, fino a che ho potuto almeno. ...e Nathan spalava, chinava la schiena, il suddito! Io sono andata a perlustrare un paio di volte i lavori, ma mi sono ritirata frettolosamente, dovevo scansare le palate dei vicini, mica era semplice!

Dalle mie parti la neve è caduta nell'85 e poche altre volte, e quando è accaduto tutto si è fermato. Qui no. Dopo poco hanno incominciato a girare i mezzi per pulire le strade con sopra delle facce da scaricatore di porto. Non avrei mai detto che ad Aosta ci fosse il mare!
Quindi, visto che qui niente si ferma, non ci siamo fermati nemmeno noi!
Abbiamo avuto illustri ospiti a pranzo e poi un giro di shopping in città.
Che Principessa delle nevi sarei mai potuta essere senza un degno paio di scarpe da neve?! e così fu... la serata ha avuto proprio dei toni regali, aperitivo a La Cave, cenetta tipica - affettati misti per antipasto e polenta "concia" con capriolo in umido - in un ristorante dalla sala tutta per noi (non ho voluto approfondire se è stato un proposito di Nathi o una sventura del ristoratore), per finire cinema in multi sala con la possibilità di ammirare da vicino veri esemplari di roditori indigeni di pop corn.

La domenica, segnata da una mesta notizia è passata veloce, troppo, tra i sorrisi mogi della partenza e i frettolosi preparativi. Coccole e neve, che dolce binomio.

Oggi, per fortuna, è già venerdì e tutto ricomincia.

domenica 13 gennaio 2008

La Francese è partita



L’ho accompagnata in pianura dopo una giornata di coccole e passeggiate. Ci siamo lasciati alle spalle la corona di montagne che circonda la mia casa e l’ho guardata salire su quel treno per Milano. Delle nevicate di questi giorni non c’è traccia in questa cittadina a un’ora di macchina dalle montagne. Quaggiù non c’è l’incantesimo della neve che si accumula sui prati e contorna i rami spogli degli alberi da frutto. L’incantesimo, invece, è ancora nei suoi occhi. Quello che ho visto nello sguardo mentre guardava i fitti fiocchi che cadevano tra i vicoli del paese e nelle mani mentre armeggiava in cucina per l’arrivo di due ospiti speciali. E la luce di questa mattina che si rifletteva nei suoi occhi lungo la strada percorsa a piedi, ombreggiata da un cielo ancora nuvoloso e dalla mestizia di un annuncio arrivato da lontano. La gioia di essere insieme quassù e il rammarico di non poter essere là, con quei cari che potrebbero avere bisogno delle sue parole o anche solo di un abbraccio silenzioso. La cena di ieri sera, in quella trattoria aperta solo per noi, sopra le luci della città, le nostre parole sussurrate, il rumore di piatti dalla cucina. E quel film così stucchevole e moralista, i miei giudizi tagliati con l’accetta dentro la macchina.
C’è un incantesimo nel viso che mi saluta dal finestrino della carrozza affollata. Lo porto con me lungo l’autostrada, sulle strade che risalgono le montagne, dentro la casa in cui lo custodirò. Fino a venerdì.

giovedì 23 agosto 2007

Cinque giorni di fine estate.

Ho raggiunto Nathan nella sua Valle per Ferragosto, ed abbiamo passato insieme quasi C I N Q U E G I O R N I I N T E R I! Abituati come siamo, a passare il tempo insieme, felici reduci di questo mese di vacanze francesi e di lavoro a casa, non ce ne siamo nemmeno accorti. C I N Q U E G I O R N I. Ci sarebbero sembrati un’immensità di tempo solo lo scorso giugno, quando la vita insieme aveva la lunghezza di un fine settimana.
Sarà difficile il ritorno al vecchio ritmo da week end.
Sarà difficile, ma sopporteremo, perché la felicità di stare insieme è tanta, e ci riempie.

Solo attimi di malinconia o piccola tristezza, scacciati da poche parole: “vero amore che venerdì arriva veloce?”.
Nell’attesa di vederlo scendere dal treno, non posso che evocare la magia di questi cinque giorni in Valle, cinque giorni di fine estate, in cui mi ha mostrato la sua Terra, le sue montagne e i suoi paesi, i suoi gusti e i suoi umori. Un universo che, grazie a lui, e per lui, adesso, mi è più vicino.

Ferragosto, casa mia non ti conosco.
Non è così il detto? …e sennò perché se ne vanno tutti fuori a fare i pic-nic? Tutti ed anche noi, niente anticonformismo stavolta. Anche io e Nathan abbiamo steso la tovaglia e apparecchiato sull’erba questo 15 agosto. Mi ha prelevato alla stazione di Santhià - posticino poco consigliabile - almeno che non vogliate sperimentare un antimalarico prima di partire per l’India. Il MioAmore, sbarbato e profumato, è venuto a prendermi con la macchina carica di delizie (lasciandomi attendere all’unico bar aperto solo il tempo di capire che il dialetto indigeno è incomprensibile) per portarmi in montagna a frescheggiare. La prima meta di questo assaggio di Valle è Gressoney St. Jean, caratterista località crucca. Sìsì, avete capito bene, crucca! Lungo il tragitto mi racconta che, nella parte alta di questa ruga di terra – dalla forma a V e non ad U come è invece la valle centrale – si sono spinte, in epoca remota, delle popolazioni germaniche che vi si sono insediate e hanno messo radici, profonde radici. Ancora oggi si parla un dialetto diverso da quello valdostano – dialetto! Inorridiranno i fanatici del Patois (pronunciato Patuà)! Ihiih - gli insediamenti hanno caratteri tipicamente germanici. Interessante. Ma la cultura non sazia e noi ci fermiamo prima di Gressoney, a banchettare sull’erba, in uno splendido giardino lungo il torrente Lys - se non sbaglio – in località Fontainemore. Un borghettino carino e tutto curato, dove quelle poche facce indigene che abbiamo incontrato erana un po’ in la con gli anni.
Sazi delle polpette della mamma di Nath, siamo rimontati su La Poderosa per raggiungere il crucco-paese.
Ci siamo arrivati, e ad una distanza di 3 km, senza misurare la distanza dal centro storico, abbiamo parcheggiato. Quando ci siamo resi conto di essere un capellino distanti, ci sembrava faticoso tornare indietro. Abbiamo proseguito a piedi - due passi non hanno mai ammazzato nessuno! - anche se, la pioggia o i tuoni, magari, fanno stare un po’ a letto. Come ci accadeva anche in Francia, quando scendiamo di macchina, il tempo si copre, per di più che qui, a Gressoney St. Jean siamo in alta montagna, dovrebbero essere circa 1.800 mt, vero Nath? Il paese è carino e turistico, con le strade affollate e i negozi aperti. Tutta sta germanicità non si vede molto, non è certo Colmar, ma la diversità si vede, almeno per quanto riguarda le architetture. Abbiamo anche il piacere di incontrare per strada l’ex più bello d’Italia – così dice Nathan, devo ammettere di essere disinformata – certo Giorgio Mastrotta, nonché ex marito di quella che sta con il fratello del nostro Expresidente del Consiglio. Io ho avuto più piacere di visitare la mostra fotografica del signor Davide Camisasca, che senta di più il fascino delle immagini a quello dei muscoli e degli occhi azzurri? È che quando sono a fianco del mio amore non vedo che lui!! Dopo una birretta niente male, Menabrea artigianale, ripartiamo per tornare a valle, nella Bassa Valle. Metterò la mia bandierina su Pont-Sant-Martin, prossima località valdostana che andrò a conoscere! Prima di visitarla ci riempiamo nuovamente lo stomaco, approfittando della sagra organizzata dalla proloco. Il menù offre: costole di maiale alla brace, la toscana rostinciana, piatto di salumi, piatto di formaggi, polenta come contorno e patatine fritte, oltre che miassa e salignun. Che nome esotico! Io punto ovviamente su questo sconosciuto. Arriviamo al banco e ci mettono davanti un vassoio da self-service con un piatto di plastica bianca a tanti scomparti - lo so, ha un nome ma non lo ricordo. Io opto per il piatto di formaggi con polenta e ‘sta miassa, mentre Nathi prende il resto. Ruzzoleremo in Piemonte alla fine dei cinque giorni se andiamo di questo passo. Scopriamo che in quanto a varietà non ho scelto molto bene, la miassa è una polenta sottile sottile, tipo piadina, sembra quasi quella sfoglia che rimane sul fondo della pentola, mentre il salignun è un formaggio fresco speziato in modo davvero esotico, sembrano quelle pappine indiane piene di cumuno e altri semini. Molto buono, anche se è più merito del condimento che del formaggio, mentre la polenta l’ho trovata troppo fredda, l’avrei preferita non di frigo - lo so, faccio polemica anche quando dormo! Un giro in paese è di dovere, perché qui c’è un ponte romano vero, a schiena d’asino, romano romano, e a Carnevale, ci impiccano il Diavolo in persona! La serata finisce e ci trasciniamo un po’ stanchini, fino a casa, perché domani Nathan rientra a lavoro, dopo un mese. Può essere uno shock, non è una cosa da prendere alla leggera, per fortuna che l’evento è strategicamente previsto per il pomeriggio.


Visualizzazione ingrandita della mappa

La mattina del giovedì post ferragosto inizierà tardi, causa sonno pesante e finirà presto, causa pranzo anticipato dal rientro al lavoro. Io mi rimpiatto in biblioteca mentre lui inizia a sgobbare dietro l’alto bancone. Almeno così l’immagino perché, per adesso, io mica l’ho mai visto dove lavora l’AnimaMiaGemella. Io studio, studio, studio, ma se uno non c’è abituato, mica può mettersi li così, tutto insieme di brutto. Quindi alle 17 ho deciso di fare merenda e mi sono imbattuta in quello che Nath mi dirà poi essere un ottimo se non il migliore gelataio della città di Augusta Pretoria. Girello un po’ per il centro, pieno di turisti, ma poco e di corsa. Mi sento in colpa, lui a lavurà ed io a gironzolà… me ne riscappo con il naso sui libri. Tutto finisce quasi subito, il mio lavoratore mi recuper al volo e mi porta a casa, dove passeremo placidamente la serata a prepararsi per la levataggia del venerdì di lavoro pieno.
Ci svegliamo ad un’ora impropria, per chi ha passato un mese in ferie. Accompagno l’OmoMio a lavoro e finalmente veggo il luogo del di lui mestiere. Saluto colleghi e me la squaglio veloce. La mattina ha l’oro in bocca e io ho l’occasione di fare quattro passi in città con la luce nascente. Se da un primo colpo d’occhio, Aosta sembra brutta e disarmonica, in particolare dall’autostrada e nelle periferie, nel centro storico o nelle immediate vicinanze è assai graziosa e piacevole, confortevole e ben attrezzata. In piazza del municipio stavano smontando le strutture della Fetè d’etè – uff che pizza ‘sti francesismi! – nelle strade del centro, i negozi aprono lentamente, un po’ sonnacchiosi, piccoli ortolani come boutique, classici dei centri storici, bar per indigeni dove risuonavano i soliti argomenti da prima pagina di cronaca locale. Pochi passi e il mio rifugio è lì, aperto e ben attrezzato. Riprendo quasi il solito posto, mi attrezzo di vocabolario e mi butto in quel mondo parallelo alla mia vita che è lo studio. Personaggi strani passano da queste sale, c’è chi viene a dare ripetizioni ai ragazzini, chi a scrivere al pc senza consultare niente, grandi e piccini, belli e brutti, indigeni e turisti. Agosto e tutto è aperto e funzionante, che dimensione strana si trova tra le montagne. Nath mi preleva al volo per il pranzo e poi mi riporta, sempre lì, china sui libri. Se riesci a rompere il fiato, è come nella corsa poi non smetteresti mai, il problema è uscire di casa con le scarpette ai piedi tutti i giorni, mica mi chiamo costanza, io.
Per la sera, programma gatronomico-sociale: cena con i colleghi di Nath alla sagra di St. Roch a Morgex. Per quello che ricordo io, è un paese che abbiamo intravisto scendendo dal Monte Bianco, quindi andiamo nell’Alta Valle. Ci ritroviamo poco prima della sagra, per un aperitivo e le presentazioni. Inutile dire che io sono una e loro tanti, con tanti nomi tutti diversi! L’impostazione da sagra è la medesima di Pont-St-Martin, se non che qui non c’è scelta, piatto unico a 12,00 euro senza possibilità di scelta. Mi trovo a tavola davanti a due salamini e patate bollite con tanto di buccia – dicesi essere piatto tipico valdostano – bagnetto verde, ovvero una salsa di prezzemolo ed aglio, ottima per la patata, formaggi misti (toma, uno fresco che sembra essere lo stesso del salignun ma senza spezie e gorgonzola), cavoli alla crucca e crostata. Pesuccio, ma noi abbiamo stomaci di ferro. A cena l’AmoreMio è un pò scimmia, un simpaticone incredibile! Non che non lo sapessi, ci mancherebbe! Pensavo lo fosse solo con me! Arriva addirittura ad imitare il suono sordo degli addominali di ferro di un collega palestrato. Tonch!
Partono le danze che aiutano a non battere i denti, l’aria è freschina ed il cielo è illuminato da un fottio di stelle. Ma davvero tante! All’inizio della digestione, salutiamo la compagnia ci mettiamo alla ricerca di un luogo poco illuminato per ammirarle. Lo troviamo all’imbocco della Valgrisenche. Ci mettiamo abbracciati, appoggiati alla macchina, con il naso all’insù e, tempo 10 minuti di vento gelido, stiongh! una stella con la coda luminosa ci passa proprio davanti.
- L’hai vista!?
- Sììì! Che bello amore!
Uno, un solo desiderio complice il freddo. Abbracciati nella Grande Scatola passiamo la notte.
Il sabato è partito lento, sveglia, amore, colazione, e ha preso presto un ritmo incalzante. Prima l’immancabile spesa per i souvenir gastronomici, fontina, formaggio caprino, lardo di Arnad, poi il giornale, il pranzo in famiglia e la pennica dolce dolce del pomeriggio, di quelle che ti danno la carica. Il nostro programma pomeridiano è denso. Prima tappa: Valtournenche, involontaria ma piacevole, dovuta alla scarsa segnalazione stradale dei comuni minori. Seconda tappa: La Magdeleine, che nemmeno l’AmoreMio aveva mai visitato. Abbiamo potuto partecipare ad una degustazione teatrale di pane nero, molto interessante, realizzata dalla Biblioteca. Altrettanto piacevole, dallo stesso sapore genuino, è stato l’incontro con una ex-collega dell’Amore Mio. Una persona veramente speciale, con la quale è stato bello vederlo recuperare in un attimo quella confidenza tipica delle persone che si stimano reciprocamente. Con il sorriso a fior di labbra abbiamo ripreso il nostro sabato verso l’ennesima sagra, quella del cinghiale a Pontey. Pensavamo di essere arrivati presto, ma la coda di chi ci aveva preceduto ci ha smentito. Dopo un’ora di fila al suon di Lady Barbara, dopo che il bambino smarrito ha recuperato i genitori, abbiamo agguantato i nostri piatti di polenta con cinghiale in civet e formaggi/salumi misti, e un solo giusto bicchiere di vino rosso, rigorosamente Torrette. Pasto gustoso e molto ben presentato anche se meno economico dei precedenti. Salutiamo Pontey, il giovane sindaco e la signora che ne tesseva le lodi, oltre le più di 1.000 persone a cena, ci siamo rimessi in moto verso l’ultima e sorprendente tappa: Hône, con la h davanti e il cappellino sulla o. Hône, è un piccolo paese con una grande biblioteca proprio sotto il Forte di Bard. E nel sottoscala della biblio c’era la proiezione degli spot che hanno fatto la storia della Apple. Ci siamo persi l’inizio, ma anche solo la seconda metà è stata interessante. Qui ne potete vedere alcuni e qui il più bello. Dopo, per 3 € cad ci hanno aperto l’esposizione itinerante del museo AllAboutApple di Savona. Un modo fuori da ogni sospetto per avvicinare Nathan al mondo della � mela. Con questo appuntamento insolito e piacevole abbiamo chiuso la serata ed anche la settimana che già giunge all’epilogo. La domenica mattina è già un po’ intaccata dall’imminente partenza. Per sentirla un po’ meno e lasciarmi negl’occhi una visione d’insieme di questo mondo tra le montagne, Nath mi ha portato al Belvedere di Quota BP, un piazzale MCLangelo un po’ selvaggio. Qui ho rimesso insieme tutte le mie mappe mentali della città per una concreta fatta di tetti e pareti, alberi e spiazzi verdi, campanili e archi di trionfo.

Non avevo con me il terzo occhio, la camera fotografica che tutto immortala, ma ho forte e vivo le linee di ogni paese e panorama che mi hai portato a vedere, di ogni gusto che mi hai fatto assaggiare, di ogni parola che mi hai spiegato, di ogni persona che ho conosciuto, perché acceso e intenso è il bene che ti voglio. Un mondo di bene!

mercoledì 27 giugno 2007

Una giornata particolare

(prima parte)

Sabato mattina arriva subito, in un lampo. La notte è passata veloce con le coccole mute della sera, il sonno disordinato nel grande letto dei due lettini, oltre questa finestra dei sette nani, cullati dal ronzio della strada. Un buongiorno scambiato sorridendo con la testa ancora sul cuscino e le labbra umide, l’ora tarda ci mette fretta e bigiamo il rito dell’amore mattutino. Oltre la porta, oltre questa scatola, mi aspetta la vita di Nathan, quella vita che non conosco, quella che lui vive nel mezzo della settimana, senza di me. È la sua famiglia, sua madre, suo padre, questa casa costruita dal nonno veneto, con l’orto di lato e la zia al piano di sopra. Usciamo, e timida, lo segue, per conoscere la Signora Zuckerman, sua madre. È una bella donna, sorridente e gentile, che ci accoglie incuriosita dall’incontro: “Finalmente ci conosciamo!” Lascia suo figlio a trafficare in cucina, a preparare il caffè e mi indica una sedia “facciamo due chiacchiere per conoscerci”. Ommammina?! E ora cosa gli dico?! Ho ancora le cispe agl’occhi! Sarò impresentabile! Tento di stare calma e il più naturale possibile. Non è che m’intimorisce lei in sé, ma vorrei piacerle e questa ansia da prestazione un pochino mi rende strana. Chissà che le ho detto, di sicuro ho farfugliato qualcosa sulle zanzare, sarò partita in uno dei miei turpiloqui incomprensibili, che si sa solo dove è iniziato ma mai dove finisce. È un imbarazzo strano. Tutto è accogliente, ma è che non li conosco per niente, non so quanta confidenza permettermi. A rafforzare i nostri argomenti di conversazione arriva un rosso gattone ruffiano, ospite sporadico che si sente comunque padrone di casa.
Ci salutiamo, l’appuntamento è da lì a due ore per il pranzo, dove conoscerò anche il Sig. Zucherman, il padre di Nath. La poderosa ci aspetta diligente fuori dalla porta per portarci nel centro di Aosta, dove andremo in biblioteca a vedere il sofisticato servizio della Regione Autonoma. Vagoliamo un po’ per i margini della città alla ricerca di un parcheggio aggratisse, non perché il mio Amore sia parsimonioso, no no, ma per vedere l’autolavaggio dove ha guadagnato i suoi primi spiccioli lavorando d’estate dopo la scuola. Il cielo è blu e la luce è acuta e tagliente come solo tra i monti lo sa essere. Avrei bisogno di occhiali da sole graduati, non c’è che dire. Costeggiamo le mura romane del castro di Augusta Praetoria e intravediamo l’edificio della Biblioteca, concepito ad hoc prima del 2000. Usciere all’ingresso, sbarre antitaccheggio, colori caldi nell’arredo che sanno di miele, moquette ovattante in terra. Ci lasciamo alle spalle il grande banco delle bibliotecarie/receptionist e ci rechiamo verso i libri stesi delle novità. Sembra di essere in una libreria. Nuovi di pacca e rivestiti, le ultime uscite, sono lì, disponibili a golosi lettori di fresche sfornate editoriali. Roba che nella mia biblioteca di paese, Paese da più di 40.000 abitanti, più di Aosta, te la sogni!! Oltre il vano di accoglienza scaffali e cataloghi, cataloghi e tavoli di lettura, tavoli di lettura e ancora scaffali. Saliamo, secondo piano, idem. Terzo piano, emeroteca, quotidiani e riviste, tante riviste, turismo, uncinetto, letteratura, fotografia e chi più ne ha più ne metta. Nathan insiste perché non mi fermi nemmeno a leggere il giornale, promette di comprarmelo pur di tirarmi via da lì. Infiliamo di lato, cd in prestito, postazioni di ascolto. Mi dice che posso scegliere un cd. Razzolo. Ma dove sta la J? Trovo Keith Jarret, cd doppio mai visto, vedremo. Ancora avanti, non è finita ancora? Na na. Video e dvd, tanti, postazioni di visione, schermi piatti con cuffia. Sezione per il prestito e novità subito post-prima visione solo in consultazione. Stordita, seguo Nath ancora per altre scale, la sala consultazione, dove lui andava a studiare. Me lo vedo qui, quasi 10 anni fa, contro il muro a studiare silenzioso.
Al banco la signorina ci aveva preparato i libri: Quando Lucy era buona, Rizzoli, 1970 e niente popo di meno che Addio, Columbus e cinque racconti Bompiani 1960 (il primo libro del mio autore preferito da riconsegnare 23 luglio)! Un lettore attento di Philip Roth sa che questi libri esistono, che sono stati tradotti in italiano appena usciti negli anni '60, sulla scia dell’immediato successo da semita antisemita di Roth, ma sa anche che sono irrintracciabili.
(Appello ad Einaudi, attuale editore italiano di Roth: ma cosa diamine aspettare a ristamparli? A comprare i diritti e riproporli? Io ve ne comprerei di sicuro diverse copie, li regalo pure, se volete! – Insomma, un bottino sorprendente, che mi emoziona tanto da saltellare contenta per la strada di Aosta alla ricerca di frutta e giornale da portare a casa).
Riponiamo i libri e ci prepariamo per pranzo, l’occasione del mio incontro con il Signor Zuckerman, i tratti del figlio su una faccia accogliente. Inizia qui la maratona mangereccia di questo week end. La madre di Nath ci aveva preparato un pranzetto niente male, antipasto piemontese con la giardiniera che adoro e che avevo già potuto apprezzare nei vasetti trafugati verso sud, i tomini con bagnetto verde – si dice così Nath? – maccheroni al pomodoro e arrosto con patate! Quante sono diverse e simili le gastronomie italiane!

Tour invernale della Sicilia: Siracusa

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