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domenica 11 ottobre 2009

De Gaulle era valdostano


Vi ricordate quella frase sui formaggi dello statista a capo della Resistenza francese? Ecco, la verità è finalmente venuta a galla: lui parlava della Valle d'Aosta. Gli storici francesi, per spirito di patria, hanno solamente cambiato il soggetto delle sue parole. L'Exagone al posto della remota regione alpina incastrata tra un piede della Francia, il sedere della Svizzera e l'orecchio dell'Italia (un'ammucchiata lesbo, insomma).

Formaggi formaggi e formaggi. Ma non solo. Il Marché au Fort, a cui siamo stati oggi, è una delle più belle e golose rassegne gastronomiche valdostane. Vini, insaccati, dolcetti, marmellate e sciroppi. E poi castagne e mele, pane di segale, pane con noci, con fichi, con uvetta. Ogni ben di dio è là, nella panza scenografica dell'imponente Forte di Bard.

E i formaggi, signori. Lasciamo stare la fontina, ok, intoccabile e immortale.

Ma i CAPRINI.

I Caprini!

Io non lo so quanto tempo fa i valdostani hanno scoperto la capre. E ormai sembra che in ognuno dei settanta comuni della regione ci sia un raffinato produttore di tomette caprine.

E i formaggi che riescono ad ottenere da quelle bestie è quanto di più vario, godereccio, orgasmico e sublime l'uomo abbia mai inventato sulla faccia della terra. Freschi, freschissimi, a pasta morbida o moderatamente stagionati. Bianchi, gialli, avvolti in foglia di castagno imbevuta di grappa, affumicati, ricoperti di carbone o di cenere...

La Francese è salita sul treno con una borsa termica più pesante di lei.

Ah, quanto li amava, De Gaulle, i formaggi della sua Valle d'Aosta! Quanto li amiamo noi!



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