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martedì 16 febbraio 2010

Lento risveglio...

...arghhhh (sbadiglio).
Dopo i mesi passati ad ambientarci nella nostra nuova situazione di coppia stanziale, superato il frangete del mio PENULTIMO esame, forse, e dico forse in tono scaramantico, si sta prospettando la possibilità di un fine settimana lungo di scoperta e relax. Dove?
...e già. Dove?
Io ho suggerito prontissima BERLINO.
Lui ha sospirato in tono sarcastico (ma quasi serio) IL MAR ROSSO. Ho voluto pensare che scherzasse. ...anche se al Cairo e alle Piramidi ci penso volentieri.
Abbiamo scartato New York perché non abbiamo una settimana intera.
Gastronomicamente parlando Palermo non ci dispiacerebbe. Neanche Trapani.
Per evitare temperature rigide è saltato alla mente Madrid o Valencia o ancora Siviglia.
...e perché no Gerusalemme?

Come spesso ci capita in una sera abbiamo fatto rapidamente il giro del mondo.
Chissà, magari ricapitiamo dalle parti di Londra.

Si aprono le scommesse!




sabato 20 giugno 2009

Dalla parte del British

IO STO CON IL BRITISH MUSEUM DI LONDRA! 
Hanno salvato i fregi del Partenone più di 200 anni fa, salvandoli all'incuria e alla devastazione (era un deposito di polvere da sparo!), rendendoli fruibili A GRATIS per tutti! Modalità che abbiamo apprezzato molto nella nostra recente visita. 
Il British si è reso disponibile per un prestito al nuovo museo di Atene in occasione dell'inaugurazione (doveva essere per le Olimpiadi del 2004, ma accade in questi giorni!), ma è stato rifiutato con un "o per sempre o niente". 
...meglio NIENTE, concordo!

The British Museum, Great Court


martedì 17 marzo 2009

È primavera!!

È arrivata la primavera!! Almeno qui, nella Piana Fiorentina! Anche da Nathan si sente l'inizio del disgelo, se non ancora la primavera... e da voi?
Da voi, lettori di UnMondoDiBene se ci siete, è arrivata la Primavera? ^_^

Sul mio album Flickr le foto fatte al Royal Botanic Gardens, Kew nella scorsa e non ancora dimenticata vacanza londinese (ne abbiamo parlato qui)!
Zafferano selvatico, KEW GARDEN
ps. e lasciateci un commentino!! che non mi ci scrive mai nessuno (poverina io)!
KEW GARDENOrchis, KEW GARDENZafferano selvatico, KEW GARDENPalm House, KEW GARDEN

sabato 14 marzo 2009

The British Library

Ritrovate ogni speranza, o Voi che entrate!!

Questo il sunto della mia impressione, dalla visita alla British Library, la biblioteca nazionale inglese che avevamo a due passi dall'albergo, la cui visita era stata sollecitata - macchina fotografica alla mano - sulle pagine di questo blog, dal caro amico e assiduo lettore Roux65.

La Lonely dice che è stata l'opera architettonica più dispendiosa del Regno Unito, informazioni sempre molto specifiche e formative...
Dalla rete ho varie info, come opera dell'architetto Colin St. Jon Wilson...
Le mie impressioni iper entusiastiche per punti:
  • ingresso gratuito e senza troppi impedimenti, metal detector sì, ma non i soliti impedimenti delle nostre biblioteche nazionali. Giusto per rafforzare anedottica di questo blog, faccio presente che quando per il primo esame all'Unifi sono dovuta andare in Biblioteca Nazionale a Firenze, il prof. ci consiglio come "fregare" la cavillosa sorveglianza.
  • Spazio espositivo con una mostra molto interessante - peccato la mancanza di proprietà della lingua - che esponeva la Magna Carta, uno tra i documento ospitati più importanti, 
  • spazi liberi per studiare, con comodissime postazioni e wifi
Cultura democraticamente per tutti.
Ci siamo persi, estasiati dall'edificio, la sala dei manoscritti...
ma tanto ci torniamo a Londra, vero Nath?

link correlati:

Seguono alcuni scatti, caricati causa linea telefonica strxxnzina, a bassa risoluzione. Pardon.

2009 © Tutti i diritti riservati sul materiale fotografico
The British Library, London
2009 © Tutti i diritti riservati sul materiale fotografico
The British Library, London
2009 © Tutti i diritti riservati sul materiale fotografico
The British Library, London

The British Library, London
2009 © Tutti i diritti riservati sul materiale fotografico
The British Library, London
The British Library, London
2009 © Tutti i diritti riservati sul materiale fotografico
The British Library, London

The British Library, London

The British Library, London
2009 © Tutti i diritti riservati sul materiale fotografico

martedì 10 marzo 2009

Banksy

Purtroppo dal vivo non ne abbiamo visto nessuno, ma i graffiti di Banksy sono un must dell'arte di strada londinese. Il suo successo non è solo vernice sui muri, ma libri in edizione lusso, t-shirt nei mercati di Camden Town e Brick Lane, parole di stupore tra grafici italiani in ascesa.

Tutto questo è Banksy, un lungo ragionamento visivo sull'arte del graffito, un dialogo con la società britannica, la politica, il costume.
Una luce che illumina d'invenzioni anche il degrado urbano.

Il suo book è qui
E qui ancora lui, su Questotrentino.it

lunedì 9 marzo 2009

Barbican

La curiosità è femmina, si dice.
Io dovevo personalmente appurare due cose sul Barbican Center prima di lasciare Londra, almeno in questa prima vacanza.

1) La lonely planet dice testualmente: "I londinesi continuano ad esprimere opinioni contrastanti sul valore architettonico di questo complesso residenziale e culturale...". Potevo io, non esprimere la mia?

2) Era in corso una mostra su Le Corbusier, dovevo appurare se era un appuntamento imprescindibile o la solita mostra sul grande architetto.

Quindi sempre l'ultimo giorno, quello della grande traversata a piedi e dei nostri malumori, ci siamo recati anche al Barbican.

© Tutti i diritti riservati sul materiale fotografico
Barbican Centre, London
Barbican Centre, London
Barbican Centre, London

Arrivati a piedi ci siamo ritrovati addosso un enorme isolato residenziale in cemento grezzo a vista. Il tipico aspetto del Brutalismo di cui parlava la guida. Ma il risultato finale è - a mio avviso - aggraziato da piante, fiori, orpelli del vivere quotidiano. Dentro la cosa è ancora più visibile. Nessun segno di degrado, anzi, tutto il contrario. La parte residenziale, almeno quella dalla quale siamo entrati noi, Defoe's building e Shakespeare's Tower sono molto signorili, nonostante le superfici ruvide e volutamente sgraziate.
Al centro di questo alveare di abitazioni di ogni forma (torri per appartamenti, case più piccole a schiera e palazzine medio alte) si trova il centro culturale con auditorium, teatro, cinema e tanto altro. Una vasca d'acqua cattura i raggi di sole e in quella giornata pre-primaverile molte persone dimostravano di godere del sole e di questo spazio.
Dentro colori arancio, che nel mio vissuto contraddistinguono gli anni 70 - e qui c'entra solo la cucina arancioncina dei miei genitori - accolgono calorosamente i fruitori anche di un solo attimo di sosta nelle predisposte poltroncine.
La mostra su Le Corbusier l'abbiamo dovuta vedere per accertarsi dei contenuti, niente esternamente lasciava comprendere il contenuto. È stata più esaustiva delle precedenti viste, ma non particolarmente entusiasmante.

Barbican Center

p.s. segnalo anche un blog che dedica un post al complesso.

mercoledì 4 marzo 2009

La via delle librerie

Cecil Court, London

Charing cross road. Un tempo la strada delle librerie. Non l'avessimo saputo, non ce ne saremmo nemmeno accorti. Per puro caso abbiamo imboccato Cecil court (foto): una teoria di librerie antiquarie e, sorpresa delle sorprese, l'italian bookshop...

Qui Charing cross road, com'è oggi e com'era allora. (thanks to the Guardian.co.uk)



La fermata sbagliata

A volte, anche alla fermata sbagliata si puo' compicciare qualcosa di buono. 
Mancava un'ora al nostro appuntamento all'etiope Addis e senza troppo pensare siamo scesi alla fermata della metro Caledonia. Ci eravamo accorti che il tragitto tra fermate era molto lungo ma non pensavamo così lungo! 
Due passi e Nath (non io che professo tanto il mio ottimo orientamento) che eravamo a 400 numeri civici più su e stavamo, su mia indicazione ammetto, percorrendo la strada per il verso sbagliato... eh! anche i migliori sbagliano!


la fermata sbagliata

martedì 3 marzo 2009

L'etiope, il Piattone, lo Stucco e la Fatina

(della serie dove mangiare a Londra)

Partiamo dalla fine.
L'ultima cena - al ristorante etiope - dove tutti abbiamo spezzato il pane: io, Jiad, LoStucco e laFatina.


Addis
injiera

commensali manuali

lafatina


Addis
(selezionato con successo da Lonely Platet)
cucina etiope
40-42 Caledonian Rd, London
Tube: King's Cross St Pancras ( e non Caledonian come abbiamo fatto noi!)

Dopo un antipasto assortito - ottimo il mio humus! - abbiamo preso una portata speciale realizzata per un minimo di due persone.
Si tratta di un piatto gigante con pane "injiera", soffice come una gallette normanna, con disposto sopra un mix di assaggi: mix di lenticchie di vario tipo, pollo in salsa densa e pomodorosa, agnello dal colore scuro scuro e verdure miste, tutto speziatissimo e piccantissimo!
Nota dolente, non abbiamo potuto prendere la pot di caffè etiope perchè il cameriere si doveva intortare due belle ragazze e non guardava noi. A parte questo episodio il sevizio è stato molto carino e pure il conte moderato, attorno alle £25.




domenica 1 marzo 2009

Londra, guida città, Lonely Planet 6a ed. italiana (giugno 2008)

Riporto di seguito alcune annotazioni sulla guida della Lonely Planet che abbiamo utilizzato per girare Londra e che ho inviato anche all'indirizzo mail riportato in calce al volume per i suggerimenti.
Devo ammettere che la scelta è stata dettata più che da esperienze positive avute con questo particolare editore, dal fatto che era la pubblicazione più recente su Londra al momento del nostro acquisto. Come dire, non c'era molta altra scelta...

da: LaFrancese
a: Ufficio Lettere
data  1 marzo 2009 18.39
oggetto Londra, guida città, edizione italiana giugno 2008 Ed. EDT (Lonely Planet)

Buonasera,
sono di ritorno da un viaggio a Londra di una settimana con la vostra guida alla mano.
Ho avuto modo di conoscerla bene, sfogliarla a lungo e come mi è già successo questa estate, dopo il viaggio in Giappone (sempre con la vostra guida), ho pensato potesse essere utile scrivervi per segnalarvi le mie impressioni, nella sola speranza che vi possano ritornare utili.

Per quello che riguarda la ricerca dell'alloggio, ho visitato, mediante i siti, alcuni degli indirizzi che indicavate, ma poi mi sono servita dei portali di prenotazione on-line che spesso permettono di ottenere prezzi più convenienti.
Mi sono, invece, servita esclusivamente delle vostre pagine iniziali per farmi un'idea del Paese e della città che andavo a visitare, della sua storia, dei suoi avvenimenti attuali, dei libri e dei film che ne parlano e l'ho trovata esaustiva.

La parte che mi ha lasciato più dubbiosa riguarda l'uso "on-the-road", per così dire.
Nel senso che, con tutto quello che si puo' fare per preparare un viaggio, poi succede che ti trovi per le strade della città che stai visitando e ti chiedi, dove andare, cosa vedere, dove mangiare. La guida a questo risponde abbastanza bene.
Ma ho alcune obiezioni sostanziose in merito.

La prima riguarda le mappe che si trova all'inizio di ogni capito, di ogni macro area. Le singole mappe di inizio capitolo non hanno porzioni comuni tra di loro, le aree di confine tra una mappa e l'altra spesso sono tagliate di netto, con il risultato che si passa da una zona all'altra senza che siano in parte sovrapposte e quando si deve, fisicamente, con i piedi intendo, passare da una mappa all'altra, e succede, diventa assai difficile. Il quadro di insieme aiuta ma non è molto chiaro. I modi di ricavare le porzioni di mappa non sono uguali per tutte le aree trattate singolarmente e non sempre è riportato sulla mappa il numero di pagina dove ritrovare la cartina successiva.
La seconda obiezione riguarda l'ordine con il quale vengono riportati i negozi, gli ambienti dove mangiare ed i locali. Una seconda parte della guida, più pratica, li riporta raggruppati per genere, e poi in fondo alla guida c'è un indice, che non è propriamente alfabetico, ma prima per genere, poi per sottocapitoli in ordine alfabetico. Ecco, ho trovato tutto questo poco efficacie. Mi è capitato, e credo che non capiti solo a me, di trovarmi in una determinata zona e cercare un determinato tipo di ristorante e di volermi fidare della guida per evitare di cadere nel ciarpame, e qui la ricerca si è rivelata assai difficile.
Mi permetto di suggerire una possibile soluzione, ovvero riportare il numero della pagina della mappa in cui compare l'esercizio a fianco del numero della pagina in cui se ne parla, come tra l'altro c'è già per i luoghi di interesse, tale da non dover scartabellare tutta la guida prima di trovare il ristorante o il negozio o quello che è.
Mentre per le mappe basterebbe, come accade spesso nelle guide, invece di tagliarla di netto nel passaggio da una pagina all'altra, lasciare delle sovrapposizioni presenti in entrambe le porzioni, tali da non dover lasciare spazi all'immaginazione nel disegno della città.
Ultima cosa che voglio aggiungere, è che a mio avviso, avete segnalato tutti ristoranti di fasce di prezzo medio alto, penalizzando un po' quelli di livello inferiore. Scelte di spazio che capisco bene. Però mi trovo anche a pensare che il turista che gira mappa/guida alla mano alla fine di una giornata intensa preferisca posti confortevoli e semplici, rispetto ad ambienti eleganti e sofisticati, senza problemi per un abbigliamento casual o zaino pacchi e pacchetti frutto dello shopping giornaliero.

Per passare nuovamente ai complimenti, che ci tengo a precisare non mancano, ho molto apprezzato l'inserto a colori sull'architettura - del quale rammaricavo l'assenza nella guida sul Giappone nella precedente mail - e sugli eventi, fiere e manifestazioni. Infine, si potrebbe aggiungere anche uno specchietto settimanale, onde evitare che esploratori sprovveduti come me capitino in giorni diversi dal mercato settimanale in aree come Brick Lane o Camden Town?

Spero che queste osservazioni vi possano tornare utili,
i miei migliori saluti

venerdì 27 febbraio 2009

St. Pancras, The British LIbrary e Barbican in salsa etiope

Ultimo giorno a Londra di questa vacanza così ben posta alla fine dell'inverno e all'inizio della primavera di lavoro.
A conti fatti è stata un po' faticosa. Solo i primi due giorni siamo rincasati prima di cena per un break. Gli altri giorni invece da mane a notte a piedi per Londra senza interruzioni.

Ma è meritato, assai. Anche se l'umore ne ha risentito in questa ultima giornata che ci ha visti un po' - assai - tesi. Ma va bene così, succede, la serata si è piacevolmente risolta, anche grazie alla nostra cara Lucilla, che è riuscita a variare il nostro menù, dal sushi all'etiope.

Ma partiamo dall'inizio che io non sono capace dei salti temporali di Nathan.

La giornata si preannunciava di sole, la nebbiolina grigia si stava piano piano aprendo e nell'incertezza sulle numerose tappe rimaste, abbiamo optato per una composizione delle più vicine.

La St. Pancras International, nella recente ristrutturazione di Sir Norman Foster.
Io l'avevo appena intravista in lontananza, lungo il percorso che abbiamo fatto spesso per prendere la metro. Due passi e davanti a noi un'universo di negozi, bar, ristoranti incastonati dai classici pilatri bianchi dell'architettura di Foster e i mattoni rossi e l'arcate metalliche della vecchia stazione. Per gli amanti del genere, e anche delle numerose offerte gasto-alimentari, da non perdere... e non ci sono solo franchising, anche un bel ristorante chic negli ambienti della vecchia stazione.

Due passi più in là, la British Library, la biblioteca nazionale del Regno, nella sua recente costosissima ristrutturazione. Ce l'avevamo dietro casa, e come non farci un giro! Anche solo di controcanto agli ambienti chiusi delle nostre biblioteche, in particolare quelle nazionali! Una cortina di mattoni rossi, in tinta con vicina stazione, ha il cuore bianco e luminoso dell'atrio. Nemmeno a dirlo uno spazio per le esposizioni: in corso una gratuita e stupendamente didattica sui diritti, con la Magna Carta original in bella mostra. Wi-fi libero previa registrazione sul loro sito e sedute tra le più fantasiose ed ergonomiche per conciliare lo studio. Ditemi cosa ha in comune con le nostre biblioteche? NIENTE!

Da qui ci siamo incamminati a piedi verso il Barbican (approfondimento e foto), questo edificio che la nostra guida rivela essere fonte di discussione per i londinesi. Due o tre chilometri abbondanti, una passeggiatina interessante, ma che deve aver sfiancato il mio compare.
In chiusura, come di norma, abbiamo visto il mercato di Smithfield, l'ultimo delle carni rimasto a Londra, nel suo splendido edificio in metallo.
Abbiamo mangiato in un pub nei pressi di St. Bartholomew the Great, per intenderci quella chiesa normanna di Quattro matrimoni e un funerale... e l'abbiamo vista nel film, perchè il biglietto di ingresso, in questo Paese di grandi musei ad ingresso gratuito ci ha assai scoraggiato.

Avevamo ancora energie per il Barbican, che alla fine si è rivelato un grande complesso residenziale in cemento a vista con un cuore di cultura e iniziative spettacolari. Noi abbiamo goduto della temporanea mostra su Le Corbusier, migliore e più completa di altre già viste.

E con le tre linee della metro lì a due passi come farci scappare una nuova puntatina a Brick Lane che avevamo visto solo in chiusura? ...e poi quei due spicciolini di sterline avanzate andavano spese, quale migliore occasione per comprarsi la sospira teiera lasciata ad Osaka? quindi di nuovo in metro verso Covent Gardner, ma con un'esperienza unica stavolta: ci siamo fatti a piedi la risalita dai meandri magmatici della tube. Su per le scale fino all'ultimo respiro. Da consigliare per far schiantare qualcuno. Ma ho rangiunto il mio obiettivo, la teiera è già pronta per imbarcarsi nel mio zaino, ma non solo lei. A farle compagnia un kit di 10 chine Winsor & Newton che sospiravo dai tempi del liceo.

Degna conclusione della densissima giornata, la cena da Addis, un ristorante etiope che la Lonely consiglia, in Caledonia Road, dove abbiamo condiviso il piatto - letteralmente - con le care già citate Jiad e Lucilla. Grazie amichette, per la compagnia, grazie Londra per la tua straordinaria offerta di belle cose da vedere e gustare. A presto.


giovedì 26 febbraio 2009

Botanica, mercati e avanzi punk

Anche per oggi splendida visita mattuttina: Kew Gardner, il giardino botanico della Regina. Si trovano un po' fuori dalla zona centrale - tanto che abbiamo avuto bisogno dell'aggiustatina alla nostra oystery card valida per la zona 1/2 - in località Richmond.
Il viale che dalla stazione porta al Gate Victoria (ingresso del parco) è costeggiato fa ville assai lussuose, con tanto di auto di grossa cilindrata nel vialetto e niente tende alle finestre per mostrare il fine arredamento.
Ma andiamo alle vere bellezze del parco, che noi a dire il vero abbiamo visto solo in parte: grandi aree verde di prato all'inglese e alberi secolari, e tre grandi serre. La prima sembrava proprio il padiglione per la prima esposizione universale di Paxton, ma non lo era, il Cristal Palace sembra sia stato ricostruito in un altra zona di Londra. All'interno della Palm House temperatura e piante tropicali. Estremamente suggestivo e didattico, perchè, come anche ai musei che abbiamo visitato, anche qui abbondano spiegazioni e cartelli, visite guidate gratuite ad ore stabilite ed addirittura banchetti per "toccare".
Qui Nath è stato particolarmente attratto dall'interrato dedicato alle alge - forse pensava al sushi? - e da un frutto tropicale con una forma assai particolare.
La seconda serra ospitava una "stravagante" esposizioni di orchidee. Sarebbe stata interessante ugualmente per i giardini di succulente! E qui la tiro corta perchè ce ne sarebbe da dire! La terza serra, per fortuna della nostra schiena era visitabile solo in parte, ma non ci siamo fatti mancare la collezione di disegni botanici e il favoloso shop!

Kew Gardner
© tutti i diritti riservati sul materiale fotografico
(altre foto sull'album flickr)
Da qui pensavamo di andare ad Highgate, ma come dire, la giornata grigiolina, non ci ha messo voglia di andare al cimitero e avendo passato da troppo tempo l'ora di pranzo, ci siamo diretti al Borough Market, dove ci siamo sgranati con avidità un buon paninozzo al pork e al lamb con senapi e mostarde, accompagnato da un bel cheese cake o cioccolati con un ottimo caffè - infuso - dell'India del sud. Tutto documentato fotograficamente, tanto che il ragazzo del caffè cominciava a sorridermi anche troppo.

Borough Market, London
Dopo il giro gustoso ci siamo avviati verso Camden Town, e meno male!!!! è una tappa strabigliante!!! Tutte bancarelle di cianfrusaglie e punk a bestia che sembra di essere ancora negli anni '80. Ero quasi intenzionata a comprarmi un paio di scarpe ma era già l'ora di chiusura e ...

La tappa successiva è stata la più grande libreria d'Europa, la Waterstone's in Picadilly! Devo dire, meno male che non li so leggere, perchè ne avrei comprati diversi!

Per cena, stavolta, il gastro-dramma l'ho cosumato io. Volevo andare al ristorante indiano e vincere le ritrosie di Nathan mettendolo davanti al fatto che abbiamo mangiato sushi ripetutamente, e che forse era il caso di fare anche un po' per uno con le relative preferenze... ma poi come dire, farlo soffrire sul desco non è proprio piacevole, così, sull'indiano non l'ho spuntata, ma avevamo raggiunto un accordo sul dim sun, che non so di preciso cos'è ma ci interessava proprio per questo. Il ristorante suggerito dalla guida, dopo averlo a lungo cercato tra le vie contorte, non ci è piaciuto e ci siamo ritrovati a girare tra le numerose offerte del quartiere che a quel punto non mi soddisfacevano. E abbiamo girato girato girato a passo da maratoneta affamato, fino ad un yo sushi, catena con nastro, dai colori vivaci. Alle 21 a Londra già puliscono e sul nastro poco girava. Comunque ci siamo nutriti e abbiamo fatto ancora due passi per la grande brulicante città luminosa.

Sarà per una prossima volta il dim sun, sarà sicuramente per un altra guida.

Su Flickr le foto del Mercato e Camden Town
Borough Market, LondonBorough Market, LondonCamden Town, London

Surrealismo, straccetti e nigiri


Troppo tardi ora per scrivere chissà che.
Basta dire che siamo stati alla Tate Modern (anche se non sarebbe compito mio parlarne), quel fabbricone che s'affaccia sul Tamigi, sulla sponda opposta e in faccia alla cattedrale di St. Paul. A un certo punto sono anche sbucate tre braccia dal muro di quel buontempone del Cattelan. Ma insomma, tanta robba alla Tate Modern, tanto Novecento artistico, ecco, ce lo so la faccia che state facendo, la stessa del tipo scozzese con cui abbiamo fatto colazione stamattina quando gli abbiamo detto che avevamo in programma di visitare questa galleria d'arte contemporanea.

Ma comunque.
Dopo un pasto Thai (!) in un pub, innaffiato da birrosissima diuretica, ci siamo catapultati nella terra dei docks, a far un po' di foto a quel popò di new era of architecture.

Un salto a Brick lane per un tour vintage, dove la francese, mentre mi aggiravo tra i giubottini e straccetti, si è comprata un cintura di pelle e strass e delle bretelle arcobaleno per 13 poundi dicendo che si trattava di regali per i suoi genitori....

E infine seratona brit-italo-giapponese. A Seven Sister, a casa di una coppia di amici (quelli del matrimonio del 3 gennaio a Prato). Lei giapponese di Fukuoka e lui toscano della Piana. Tra chiacchiere a briglia sciolta e relax, a mangiar dell'ottimo really home made sushi e una specialità di Nagasaki di maiale e uovo (nessuno si stupirà se il nome non me lo ricordo, ma so che qualcuno del lettori, magari tra quelli particolarmenti legati al Kyushu, saprà suggerire la risposta).

mercoledì 25 febbraio 2009

Arte, shopping e gastronomia un giorno a Londra

Questa città riserva una continua cascata di spumeggianti sorprese e novità!
E' la città in cui persone di tutti i colori si sentono a casa, è la città in cui puoi portare i capelli di tutte le sfumature e nessuno ti si fila, è qui che puoi mangiare cibo di tutto il mondo, andere in giro senza calze o con tutti i tipi di tacco possibile, ma anche con i calzini di colori diversi o addirittura con le infradito in febbraio. E' qui che stasera ho scoperto una cosa unica e entusiasmante e la voglio condividere con voi: il mimo (e dovrei accompagnare il testo con esplicativi gesti) il mimo, sì quell'attore vestito di nero, parla. Incredibile no? L'ho pensato anche io.

Ma partiamo dall'inizio.
Una mattina grigia e un piovigginosa come le altre prima. Colazione nell'interrato. Basta seguire l'odore di fritto e il carettistico sficcicare delle uova. La ragazza-un-po'-distrutta ma sempre così carina ci chiede il solito:
- ti-or-coffi? inglisbrekfast?
Io rispondo con quelle due paroline che ho ripassato tutta la notte ma che non sfuggono all'efficente Nathan:
-onli-tost-pleas, whit-giam-and-ciise-tencks
La sintassi non è il mio forte, l'importante è farsi capire.

Una volta fuori la direzione di stamani è National Gallery, a misurare se è all'altezza dell'entusiasmante British.
Lo è non c'è che dire: l'immensa piazza che le sta davanti la presenza con superbia. L'ingresso è ugualmente libero, gli ambienti egualmente grandiosi, le misure di sicurezza invisibili - probabilmente - visto che nessuno ci ha aperto zaini o proibito l'accesso con sacche o ombrelli. Dentro nessun percorso obbligato, al desk la mappa in tutte le lingue - tra cui anche l'italiano
. Dentro folle ordinate, mai eccessive, mai vocianti, mai al telefono, e dire che di italiani ce ne era diversi.
Noi (io) avevamo degli obiettivi, tra questi Paolo Uccello e Piero della Francesca. Ma non potevamo lasciare inosservati gli altri innumerevoli capolavori e alla fine ce la siamo quasi girata tutta: entusiasmante - come sempre devo dire - l'opera dei veneziani - il GianBellino per primo, con la sua madonna con bambino, così umana nel suo chiaroscuro, e così eterea e divina nell'incarnato delicatissimo. Molti i fiamminghi, a cui ahimè! non ho saputo dedicare l'attenzione necessaria perchè nella mia misera cultura italianocentrica non li ho studiati... e poi ancora quei gran geni dei manieristi fiorentini - Bronzino, Pontormo e il Rosso, con i loro ritratti dai guizzi nascosti. E ancora la pittura moderna, Vincent con i suoi girasoli o Seurat con i suoi puntini in riva alla Senna... tanti altri, troppi per una sola mattinata, ma preziosi e ben tenuti.
Al piano terra della Gallery c'è uno spazio accogliente, in cui visitatori posso far pipì e prendersi un caffè rilassati, ed in più, grazie a dei picci e un buon programma hanno di nuovo la galleria a disposizione, ordinata per autore, per opera, per anno e per temi. Volento, uno che lo sapeva - la Lonely lo dice vero - si puo' fare anche il proprio tour in quello sterminato universo di capolavori.

Una volta fuori di lì io ero in pace con il mondo.
Avevo nutrito mente e corpo, perchè dato che era l'una, io mi ero fatta fuori l'ennesima cup cake al baretto della Gallery. Io, Nathan no, lui non voleva mangiare "queste schifezze". Aspettava il sushi della sera...

Dalla Gallery a piedi fino a Picadilly, dove abbiamo messo piede e lasciato gli occhi per il prezzi da Fortnum&Maison, poi diritti verso Buckingham Palace, ma fuori orario per il cambio della guardia che avviene solo alle 11.00. Li' la domanda sorge spontanea, ma questi con il gatto in testa, quanto li fanno lavorare, 24 ore?
Di nuovo quattro passi - si fa per dire - verso Hide Park corner, ma anche qui fuori orario perchè oltre al chiosco con un paio di italiani poi non c'era nessuno a porgere le sue lamentazioni. Detto tra noi, meglio così, a polemica abbondo anche da me.
Penultima meta della giornata, l'immancabile Harrods... luogo dove siamo giunti alla conclamazione del gastro-dramma di Nathan.
Sì perchè lui non ha messo in corpo niente da stamani oltre il cappuccino della Gallery e alle 15 passate incomincia ad avere fame, ma non così tanta perchè i suoi occhi non concordano con la sua pancia e non riesce a decidersi tra le numerose offerte che gli si propongono davanti. Io avevo tentato di proporgli il sushi, che so riuscire a calmare questi attimi difficili - accadde anche a Osaka - ma niente d'affare. Appena dentro il reparto gastronomico di Harrods ha cominciato a guardare languidamente i banchi che somminastravano cibo. L'unico che lo avrebbe convinto poteva essere quello dei dim sun, ma l'ambiente decisamente borghese e antiproletario lo ha portato sulla strata a cercare una catena che potesse appagare le sue necessità etiche. Io non potevo fare altro che seguirlo e condividere con lui il proletario desco pomeridiano.
Ancora un po' di shopping alla famosa Tea House di Neal's St e poi verso la nostra sera spumeggiante e densa di rivoluzionarie rivelazioni su Londra e la sua gastronomia, sulle sue sorprese e sulla buona compagnia! A cena molto felicemente con Lucilla e una sua simpatica amica in un sushi bar simpatico e abbondante nelle strade di Soho.
Che vi basti queste tre parole su quello che ci siamo detti perchè io ci tengo alla privacy. ^-^

Ci vorrebbe in tutte le città una buona amica come la nostra Lucillina, che ti da le dritte giuste sui locali, che consiglia dove andare e cosa visitare, con cui passare una splendida sera tale da stemperare le tensioni del viaggio a due.

Per fortuna Nathan dorme già, non ho l'obbligo di rileggergli quello che ho scritto sul suo gastro-dramma e quindi nemmeno di correggere gli errori. Chiedo sorry in anticipo.


martedì 24 febbraio 2009

Anvedi che City!

Flash dalla City (lì dove gli stregoni in gessato moltiplicano e poi bruciano montagne di sordi)

1) infilati in un pub irlandese abbiamo mangiato un pork e un lamb roast piuttosto insipidi con piselli e carote dal vago aroma di polietilene tereftalato.
2) sono stato sfiorato dall'idea di noleggiare un completo da businessman
3) i vicoli intorno alla London school of Economics, con quella vivacità studentesca, i banchetti d'iniziativa politica e gli inviti ai party sono stati i 5 minuti più divertenti del quartiere.
4) Infilarsi in un pret-à-manger per connettersi alla wi-fi sorseggiando un caffé è stata una pessima idea.
5) Perché se tutto quanto, dai muri, alle vetrate, agli abiti degli yuppies è tutto assolutamente tendente al grigio, davanti all'ingresso dei Lloyd's hanno messo un settantenne vestito da babbo natale? (la foto è presa in rete, non è il doorman che abbiamo visto noi)
6) A guardare le facce di quelli che uscivano dal palazzo dei Lloyd's mi sono ricordato perché non ho mai noleggiato, né comprato, un completo da businessman.
7) Saint Paul's Cathedral...


In albergo, riposino, doccia e carezze.

Passeggiata romantica sulla Queen's walk, lungo il tamigi tra il turrito Tower bridge e il Southwalk bridge, scivolando davanti al Shakespeare globe e alla Tate modern.
E poi di corsa a Piccadilly, per una voglia improvvisa e incontenibile di sushi.
Da Kulu Kulu, un sano e (quasi) onesto kaiten sushi, ma che purtroppo chiude troppo presto (alle 10), come molti ristoranti qui. E ci siamo accontentati di quel poco che girava. Quindi uno sfilatino di nigiri da Samurai e un salto a Chinatown a comprare un po' di tè.

Arriveranno anche le foto.
La Francese ha allestito la camera oscura nel bagno.

lunedì 23 febbraio 2009

Entusiasta del British

Adesso tocca a me.
Vi voglio raccontare l'esperienza di stamattina: il British Museum! Un sogno di museo, perfetto, impeccabile! Tutto quello che potete desiderare che sia un luogo dove conservare opere d'arte, imparare, osservare, ammirare, o anche solo passeggiare.
Partiamo dall'esterno: edificio classico, colonne giganti, capitelli sobri, timpano chiaroscurato. Ingresso gratuito, perchè democraticamente così deve essere la cultura, accessibile a tutti. Volendo, e noi l'abbiamo fatto, puoi lasciare nelle urne un'offerta libera, suggerita almeno di 3 pounds.
L'atrio da subito l'idea di giungere in qualcosa di soprannaturale. La recente copertura - ad opera di Lord Norman Foster - in vetro e acciaio, diffonde una luce costante, neutra, candita e misurata.
Dalla questa gigantesca corte tonda coperta e ripiena al centro della sala di lettura che non abbiamo potuto visitare, si accede alle varie sezione: opere e manufatti egizi, assiri, greci, greco romani, ma anche asiatici e moderni.
Noi abbiamo scelto cosa vedere e ci siamo diretti lì, ad hoc. La stele di rosetta non potevamo perdercela e nemmeno un paio di quelle lastrone di pietra con la famosa scrittura cuneiforme. Ma giusto uno sguardo e poi diretti alle grandi sculture del Partenone. Bellissime! Bellissime le sculture (ho fatto uno scatto particolarmente significato che poi vi link ;) ma bellissimo anche l'allestimento, ineccepibile. Le sale sono immense e con la loro voluminosa e luminosa dimensione comunicano immediatamente l'immenso valore delle opere che contengono e di contrappunto la tua umana misera posizione. Non secondaria è la fruibilità che ne viene al visitatore che, proprio per l'estensione delle sale, non deve spintonare a cristonate i propri vicini per andare nelle sale successive. AH! ...E poi il percorso non è obligato, puoi entrare ed uscire dalle sale con estrema facilità e non sei obbligato al percorso che altri hanno scelto per te, per questioni tutte estranee all'arte.
Inutile dire, immagino si senta, che ho goduto come poche volte mai a visitare un museo per la grandiosità di questi colonialisti che hanno espugnato continenti con le armi, ma hanno saputo, da secoli, conservare e esporre in modo fruibile le opere d'arte.
Ma torniamo al merito delle opere. Dopo le sculture del Partenone, siamo andati diretti alle sale di sopra per vedere altre opere greche, romane e anche etrusche - robe di casa nostra per intenderci - disposte in teche estremamente didattiche, una su tutte, delle vignette, riprodotte con lo stesso tratto dei classi vasi greci neri e rossi, riproducevano le tecniche di produzione e distribuzione degli stessi vasi in Magna Grecia.
Entusiasta del British in poche parole!

Appena fuori abbiamo stemperato l'euforia con una accogliente tazza di tè ad un caffè scelto per caso ma molto carino, cameracafe, buffo perchè un po' negozio nikon un po' bar con wifi (che funzionava a tutti tranne che sul mio ipod!). Ma siamo stati fermi assai poco, volevo rivedere Covent Garden di giorno e poi via verso la City... ma questo magari in un prossimo post!
Bye bye!

A zonzo con pranzetto Lucilliano

Pare che sta vacanza sia tutto un gran mangiare.
In Portobello road, tra sciarpe di cashmere e giacche tarmate, la Francese è incappata in Hummingbird e a quel punto come avrebbe potuto lasciarsi sfuggire le loro deliziose cupcakes?
La colazione non è stata particolarmente abbondante, diciamolo, avendo scansato (almeno per la prima mattina) l'english breakfast, consistente in fagioli, uovo al tegamino e pancetta. Ma i toast con marmellata non erano poi male.
E insomma, non so come potesse avere ancora fame...

Ma tant'è, la schifezza di mezza mattinata ha potuto traghettarla fino al pranzo con la nostra grande Lucilla.
E insomma, è davvero un peccato aver così sonno, ora, e la batteria quasi a terra (abbiamo appena scoperto che l'adattatore universale della Francese non contempla le spine triforcute) per potersi dilungare su questo speciale sunday roast chiacchieroso consumato al Windsor Castle di Campden hill road.
Ci vediamo martedì per il bis sushescoo, Lucì.

Lasciata la nostra, dopo un necessario rientro in albergo, la strada per il cuore di Londra si è fatta istituzionale.
Westminster, il grande Ben, la ruota occhiuta, i leoni di Nelson...

ronf ronf ronf
Caschiamo dal sonno e il pc si sta spegnendo.

ah, cena con ramen, lei, e teppan qualcosa yaki, io.
niente birra, solo una piccola asahi, ma sarà una buona notte lo stesso.






domenica 22 febbraio 2009

scatti di londra

...e questo è il mio apporto fotografico alla documentazione della vacanza londinese, fino ad ora almeno. Non ne sono molto soddisfatta, a dire la verità, ma non è facile fare delle belle foto, guida e mappa alla mano, con un occhio a non perdere quel disorientato del mio fidanzato e l'altro alle mille possibilità gastronomiche di questa città, che io oltre alle troppe mete architettoniche artistiche non mi voglio perdere.
Quando avrò capito un po' meglio di come funge la mia guida, potrò fare di meglio!


london sabato 22


london domenica 23

sabato 21 febbraio 2009

Fist day in the city

Ci siamo.
Nella nostra camera in Argyle street, a due passi da St. Pancras station.
Bella zona.
Oggi alle 4 abbiamo lasciato le valigie in albergo, dopo averle trascinate fino a qui, dopo aver perso il treno delle 9,15 per Pisa (fortuna che sono uno previdente) ed aver preso quello delle 10,15, in aeroporto alle 11,30, check-in e imbarco alle 12,45. C'è stato pure il tempo per alcuni caffé italiani, prima di questa settimana senza caffeina. E poi Gatwick, con quel tramezzino orribile della Bitish sullo stomaco, e il Thameslink limitato al London bridge e la metropolitana affollatissima, la oyster card a 25 pounds per tutta la settimana.

E poi via, in libertà nella grande città, a passo randagio tra Bloomsbury, Covent garden, Soho, Piccadilly circus, Cinatown.
Non è stato, c'è da essere sinceri, come il primo bagno di folla a Shibuya, ma Covent garden e Soho, per vivacità, colori e stratificazioni d'umanità, potrebbero anche ricordare quelle emozioni.
La prima birra in un pub ancora semivuoto di bloomsbury, una lager frizzina per me e una bitter per la quella viziosa (un totale di 3.1 pounds per due mezze pinte).

I candy cakes che ci siamo scofanati, muffin glassitissimi e coloratissimi, da far orrore al fegato di chiunque, a Soho.

A Chinatown avrei volentieri fatto la festa a una qualsiasi di quelle anatre caramellate che si vedono appese e gocciolanti alle vetrine, ma la Francese non c'ha più visto dall'entusiasmo d'incontrare per caso un baracchino fumante che vendeva quei fagottoni giganti ripieni di pollo o maiale o vegetali che non s'era più scordata da quella giornata nebbiosa a Nikko.
Altro birrino poi, della buona notte.

E ora in camera, a tagliar corto con questo post. Wifi free e sottofondo di metropolitana che a cadenza regolare si confonde con la sensazione di un leggero terremoto: in questa camera a misura mignon, potremmo quasi immaginare di esser tornati a Tokyo...

Tour invernale della Sicilia: Siracusa

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