Questa città riserva una continua cascata di spumeggianti sorprese e novità!E' la città in cui persone di tutti i colori si sentono a casa, è la città in cui puoi portare i capelli di tutte le sfumature e nessuno ti si fila, è qui che puoi mangiare cibo di tutto il mondo, andere in giro senza calze o con tutti i tipi di tacco possibile, ma anche con i calzini di colori diversi o addirittura con le infradito in febbraio. E' qui che stasera ho scoperto una cosa unica e entusiasmante e la voglio condividere con voi: il mimo (e dovrei accompagnare il testo con esplicativi gesti) il mimo, sì quell'attore vestito di nero, parla. Incredibile no? L'ho pensato anche io.
Ma partiamo dall'inizio.
Una mattina grigia e un piovigginosa come le altre prima. Colazione nell'interrato. Basta seguire l'odore di fritto e il carettistico sficcicare delle uova. La ragazza-un-po'-distrutta ma sempre così carina ci chiede il solito:
- ti-or-coffi? inglisbrekfast?
Io rispondo con quelle due paroline che ho ripassato tutta la notte ma che non sfuggono all'efficente Nathan:
-onli-tost-pleas, whit-giam-and-ciise-tencks
La sintassi non è il mio forte, l'importante è farsi capire.
Una volta fuori la direzione di stamani è National Gallery, a misurare se è all'altezza dell'entusiasmante British.
Lo è non c'è che dire: l'immensa piazza che le sta davanti la presenza con superbia. L'ingresso è ugualmente libero, gli ambienti egualmente grandiosi, le misure di sicurezza invisibili - probabilmente - visto che nessuno ci ha aperto zaini o proibito l'accesso con sacche o ombrelli. Dentro nessun percorso obbligato, al desk la mappa in tutte le lingue - tra cui anche l'italiano. Dentro folle ordinate, mai eccessive, mai vocianti, mai al telefono, e dire che di italiani ce ne era diversi.
Noi (io) avevamo degli obiettivi, tra questi Paolo Uccello e Piero della Francesca. Ma non potevamo lasciare inosservati gli altri innumerevoli capolavori e alla fine ce la siamo quasi girata tutta: entusiasmante - come sempre devo dire - l'opera dei veneziani - il GianBellino per primo, con la sua madonna con bambino, così umana nel suo chiaroscuro, e così eterea e divina nell'incarnato delicatissimo. Molti i fiamminghi, a cui ahimè! non ho saputo dedicare l'attenzione necessaria perchè nella mia misera cultura italianocentrica non li ho studiati... e poi ancora quei gran geni dei manieristi fiorentini - Bronzino, Pontormo e il Rosso, con i loro ritratti dai guizzi nascosti. E ancora la pittura moderna, Vincent con i suoi girasoli o Seurat con i suoi puntini in riva alla Senna... tanti altri, troppi per una sola mattinata, ma preziosi e ben tenuti.
Al piano terra della Gallery c'è uno spazio accogliente, in cui visitatori posso far pipì e prendersi un caffè rilassati, ed in più, grazie a dei picci e un buon programma hanno di nuovo la galleria a disposizione, ordinata per autore, per opera, per anno e per temi. Volento, uno che lo sapeva - la Lonely lo dice vero - si puo' fare anche il proprio tour in quello sterminato universo di capolavori.
Una volta fuori di lì io ero in pace con il mondo.
Avevo nutrito mente e corpo, perchè dato che era l'una, io mi ero fatta fuori l'ennesima cup cake al baretto della Gallery. Io, Nathan no, lui non voleva mangiare "queste schifezze". Aspettava il sushi della sera...
Dalla Gallery a piedi fino a Picadilly, dove abbiamo messo piede e lasciato gli occhi per il prezzi da Fortnum&Maison, poi diritti verso Buckingham Palace, ma fuori orario per il cambio della guardia che avviene solo alle 11.00. Li' la domanda sorge spontanea, ma questi con il gatto in testa, quanto li fanno lavorare, 24 ore?
Di nuovo quattro passi - si fa per dire - verso Hide Park corner, ma anche qui fuori orario perchè oltre al chiosco con un paio di italiani poi non c'era nessuno a porgere le sue lamentazioni. Detto tra noi, meglio così, a polemica abbondo anche da me.
Penultima meta della giornata, l'immancabile Harrods... luogo dove siamo giunti alla conclamazione del gastro-dramma di Nathan.
Sì perchè lui non ha messo in corpo niente da stamani oltre il cappuccino della Gallery e alle 15 passate incomincia ad avere fame, ma non così tanta perchè i suoi occhi non concordano con la sua pancia e non riesce a decidersi tra le numerose offerte che gli si propongono davanti. Io avevo tentato di proporgli il sushi, che so riuscire a calmare questi attimi difficili - accadde anche a Osaka - ma niente d'affare. Appena dentro il reparto gastronomico di Harrods ha cominciato a guardare languidamente i banchi che somminastravano cibo. L'unico che lo avrebbe convinto poteva essere quello dei dim sun, ma l'ambiente decisamente borghese e antiproletario lo ha portato sulla strata a cercare una catena che potesse appagare le sue necessità etiche. Io non potevo fare altro che seguirlo e condividere con lui il proletario desco pomeridiano.
Ancora un po' di shopping alla famosa Tea House di Neal's St e poi verso la nostra sera spumeggiante e densa di rivoluzionarie rivelazioni su Londra e la sua gastronomia, sulle sue sorprese e sulla buona compagnia! A cena molto felicemente con Lucilla e una sua simpatica amica in un sushi bar simpatico e abbondante nelle strade di Soho.
Che vi basti queste tre parole su quello che ci siamo detti perchè io ci tengo alla privacy. ^-^
Ci vorrebbe in tutte le città una buona amica come la nostra Lucillina, che ti da le dritte giuste sui locali, che consiglia dove andare e cosa visitare, con cui passare una splendida sera tale da stemperare le tensioni del viaggio a due.
Per fortuna Nathan dorme già, non ho l'obbligo di rileggergli quello che ho scritto sul suo gastro-dramma e quindi nemmeno di correggere gli errori. Chiedo sorry in anticipo.