Un pensiero, breve e intenso, come quando scattammo questa foto, a loro, rimasti uccisi a Capaci 20 anni fa, ma anche ai precedenti e ai successivi morti per mano della mafia in questa guerra sotterranea dei poteri.
Che questo Paese possa essere un giorno migliore.
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mercoledì 23 maggio 2012
venerdì 10 dicembre 2010
Lungo week-end a Palermo: la via per l'India passa per il Giardino Garibaldi
Chi ci conosce, o legge questo blog da un po', sa che io e Nathan abbiamo molte cose in comune ma che soprattutto una ci divide: la passione per l'India. L'India si sa, o la ami o la odi, e visto che noi due siamo, per dovere di par condicio e di spirito di contraddizione, due posizioni abbiamo. Quindi, dal quel lontano natale del 2006, quando nonostante lo sbocciare del nostro Amore, me ne andai autonomamente nell'India del Sud, a lui tutto quel Continente rimane automaticamente sulle ball. Esatto. Per di mettiamoci che il suo palato è abituato al candido e placido sapore delle patate lesse di montagna e quella marea di profumi, sapori, colori, fritti, curry, coriandolo, cardamomo e chi più ne ha più ne metta, a lui non piace. Come mediare allora!? Un problema grosso.
Razionalmente, ho agito come farei per convincere me stessa su qualcosa: mai prendere di petto la situazione, incaponirsi o costringesi a fare, andare, vedere, una cosa che non ti piace... ma aggirare! ...fargli conoscere l'atmosfera, il fascino... cercare di far comprendere dove sta la gioia di questo mondo... ho cercato di fargli conoscere la cucina indiana, non solo quella che ti ustiona il palato, ho cercato di fargli conoscere il cinema indiano, anche se ne so molto poco, ho cercato l'appoggio anche degli amici che condividono con me questa passione, per l'India e per la sua letteratura, ho cercato di avviarlo allo yoga... ho cercato, appunto.
Palermo mi ha dato una mano.
Sarà stato per la temperatura (25° a novembre), sarà il carattere rilassato e un po' indolente dei siciliani (non me ne vogliate, per me è assolutamente un pregio!), sarà per come si vive anche la strada, ponendo un tavolino fuori dalla porta di casa sul piano della strada, o di come le botteghe riversano ogni ben di dio sulla strada e poi la sera lo rispondono dentro il garage o sul carretto, sarà per l'assiduità con cui si trova del cibo in vendita sui marciapiedi, ai mercati, sarà per come la monnezza prende il naturale posto ammontata negli angoli, sarà per il traffico - il vero problema di Palermo come diceva Jhonny Stecchino - ma io a Palermo mi sono sentita bene, rilassata, felice proprio come se fossi in India.
...ed ogni tre per due spintonavo con il gomito Nath per dirgli, "guarda guarda proprio come India".
L'apoteosi poi l'abbiamo avuta con le magnolie ficus giganti del Giardino Garibaldi in Piazza Marina alla Kalsa. No ditemi, se non sembrano i grandi Ficus Banyan che affollano l'India del sud, nei quali spesso vivono tra i rami tempietti improvvisati alle molte deità oppure sotto le cui ombre intere famiglie si riposano!?
Insomma, dopo il panino con la milza dal carretto di Via Vittorio Emanuele a Palermo, non rimane che passare ai venditori di pakora delle molte strade indiane, da Mondello, non rimane che passare alle bianche spiagge del Kerala.
"Chi ama l'India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. E' sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso malodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l'amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato.Innamorati, non si sente ragione; non si ha paura di nulla; si è disposti a tutto. Innamorati, ci si sente inebriati di libertà; si ha l'impressione di poter abbracciare il mondo intero e ci pare che l'intero mondo ci abbracci. L'India, a meno di odiarla al primo impatto, induce presto questa esaltazione: fa sentire ognuno parte del creato. In India non ci si sente mai soli, mai completamente separati dal resto. E qui sta il suo fascino." Tiziano Terzani
mercoledì 8 dicembre 2010
Lungo week-end a Palermo: Palazzo dei Normanni, la Cappella Palatina e la Chorisia!
Giunti alla conclusione del nostro lungo week end a Palermo, non potevamo non visitare due monumenti simbolo della Città: Palazzo dei Normanni, sede della Governo autonomo della Regione Sicilia e l'inclusa Cappella Palatina. Già ci avevamo provato sabato, ma gli orari non sono proprio - come dire - comodi?! Regolari direi ma poco consoni per due forsennati che come noi percorrono avanti en drè la città a tutte le ore... I festivi apre solo la mattina e nei feriali sono condizionati da un sacco di avvenimenti, le sedute del Consiglio Regionale, le funzioni religiose ecc. Devo anche ammettere che ho anche pensato che dopo aver visto la Zisa, magari avremmo potuto fare anche a meno di spendere questi 7,00 euro di biglietto... ma meno male che non è andata così!! Ci saremmo persi la stupenda Cappella Palatina che da sola vale la visita al Palazzo!
Ma andiamo per ordine.
Dalla garitta su Piazza Indipendenza si entra scegliendo l'opzione per il biglietto, con o senza mostra, ecc. Una volta dentro ti indirizzano su per il grande scalone e alla fine della prima rampa, al primo piano, si trova l'accesso alla splendida Cappella Palatina.
Ma andiamo per ordine.
Dalla garitta su Piazza Indipendenza si entra scegliendo l'opzione per il biglietto, con o senza mostra, ecc. Una volta dentro ti indirizzano su per il grande scalone e alla fine della prima rampa, al primo piano, si trova l'accesso alla splendida Cappella Palatina.
Voluta da Ruggero II, la Cappella riporta nei mosaici del presbiterio la datazione del 1140. È un piccolo ambiente rettangolare, scandito da una navata centrale e due strette navate laterali, con un abside e piccolo presbiterio. È fittamente decorata: ogni angolo è rivestito di splendidi tasselli di mosaico dorati, le colonne in granito sono sormontate da capitelli corinzi e ogni dettaglio sembra curato oltre ogni immaginazione. Non si capisce come mai le sedie al centro della sala, sicuramente lì per la funzione, non siano fruibili dai visitatori, che per ammirare cotanta bellezza, sono costretti a scomode posizioni in piedi a gola aperta.
La Cappella Palatina è uno dei monumenti più belli che abbiamo potuto ammirare a Palermo!
La Cappella Palatina è uno dei monumenti più belli che abbiamo potuto ammirare a Palermo!
Per il resto della visita avrei anche potuto ammirare vasi di limoni, ero già soddisfatta. Ma devo ammettere che è stato un tour piacevole quello nel quale ci ha accompagnato la Guida che ci ha recuperato alla fine della seconda rampa dello scalone. Abbiamo visitato la sala delle sedute del Consiglio, le sale di rappresentanza, e la suggestiva Sala dei Venti, apice della torretta che si intravede delle forti mura del palazzo. Ci è sfuggito - o pure non ci siamo stati condotti?! - la sala dei Cannoli di Cuffaro...
Sicuramente l'edificio offre molto di più di quello che siamo riusciti a cogliere, probabilmente custodisce molti altri tesori. Diciamo che a noi è caduto l'occhio anche su questo albero che era lì fuori, la Chorisia! Mai visto in vita mia un albero fiorito a novembre e un albero con fiori così belli e elaborati! Per di più che il suo grosso tronco sembra un ingrandimento esagerato di uno stelo di una rosa pieno di spine!



Sicuramente l'edificio offre molto di più di quello che siamo riusciti a cogliere, probabilmente custodisce molti altri tesori. Diciamo che a noi è caduto l'occhio anche su questo albero che era lì fuori, la Chorisia! Mai visto in vita mia un albero fiorito a novembre e un albero con fiori così belli e elaborati! Per di più che il suo grosso tronco sembra un ingrandimento esagerato di uno stelo di una rosa pieno di spine!
Del Lungo Week end a Palermo puoi leggere anche: La Vucciria, Ballarò e la Martorana
La Cattedrale, il mercato del Capo e Teatro Massimo.
La Zisa, il Convento dei Cappuccini e la Cattedrale di Monreale
Cefalù
venerdì 26 novembre 2010
Lungo week-end a Palermo: Cefalù
Partenza senza colazione dall'albergo per riuscire a prendere il treno regionale delle ore 9.08 per Cefalù. Tanto è l'anticipo con il quale ci siamo catapultati alla stazione che riusciamo anche a fare colazione al Bar che avevo adocchiato all'angolo della piazza verso Via Maqueda. Nathan, nonostante la sovralimentazione di questi giorni riesce a mangiare una roba esplosiva insieme al cappuccino, una sorta di cannolo fatta con la pasta del bombolone e ripieno di ricotta, esplosivo!
Quando entriamo nell'edificio della stazione la situazione è quanto mai anomala, la biglietteria è aperta, due sportelli sono animati da due figure umane oltre il parapetto, ma nessun utente, deserta. Siamo lì lì per fare il biglietto alla macchinetta automatica quando decidiamo - visto che è deserta - di andare in biglietteria, ed abbiamo la sorpresa: il treno è soppresso! Bho! Non c'è perché non c'è per come, è soppresso. Ripieghiamo sull'intercity delle 10.00 e nel frattempo riprendiamo a passeggiare per la città e lo facciamo da Via Maqueda, una animata Belleville palermitana. Ne approfittiamo per visitare la Chiesa del Gesù e la Chiesa di San Giovanni dei Teatini, una profusione di stucchi, affreschi e decori barocchi.
In un'ora di treno siamo a Cefalù, il cielo per fortuna si è aperto e nonostante sia fine ottobre ci godiamo una bella e calda giornata di fine estate. C'è addirittura qualcuno che fa il bagno!
Dalla stazione imbocchiamo Corso Ruggero con i suoi negozi di souvenir e saliamo un po', la strada si stringe piano piano fino ad aprirsi alla magnificenza della Cattedrale e della sia piazza. Un terrapieno innalza verso il cielo le due torri massicce che stringono il corpo della chiesa forato da 3 grandi aperture. Entriamo dentro e troviamo di nuovo un Cristo Pantocratore al centro dell'abside e del presbiterio. Il ciclo dei mosaici non è delle stesse dimensioni di Monreale ma è ugualmente bello e potente. Il transetto è rivestito di decori barocchi ma la navata centrale è di una bella pietra calda, lavora a blocchi grossi con una massività sobria tipica dell'architettura normanna, come la faccia del resto. Questa volta badiamo bene di non scordarci il portico, come invece è successo a Monreale. L'ingresso è a pagamento, 2,00 euro e insieme al biglietto c'è una mappa che spiega il succedersi dei capitelli. A dire il vero te lo deve proprio spiegare un foglio perché la pietra non è ben conservata ed è poco leggibile. Così come il chiostro, rimasto in piedi solo per metà.
Adempiuti i doveri "culturali" abbiamo passeggiato lungo le strade del paese, gli sbocchi al mare, sotto un caldo sole affatto timido.
Le offerte per il pranzo erano diverse e tutte in stile - almeno apparentemente - turistico. Abbiamo scelto quasi a caso, o meglio, abbiamo abboccato alla bacheca del Ristorante L'Antica Corte che diceva: cous cous di pesce!! ...e ci è andata di lusso! un bel piattone di antipasti e un gustoso e abbondante cous cous con crostacei, oltre ad un buon quartino di vino della casa. Tanto ero satolla che rinunciato al dolce! ...questo almeno fino a qualche minuto dopo, quando non abbiamo incotrato una gelateria con tanto di granite al gelso, come tirarsi indietro!
La brutta sorpresa invece nuovamente al treno, soppresso anche quello del ritorno!
Abbiamo bivaccato un po' al sole, assaporato la siesta di Cefalù con gli "indigeni" sulle panchine in Piazza Duomo e tanto per non farci mancare niente preso anche un buon caffè. Interessante sarebbe stato andare a visitare il Museo Mandralisca e conoscere l'Ignoto Marinaio di Antonello Da Messina.
Leggi anche il resto: Lungo week-end a Palermo
* La Vucciria, Ballarò e la Martorana
* La Cattedrale, il mercato del Capo e Teatro Massimo.
* La Zisa, il Convento dei Cappuccini e la Cattedrale di Monreale
domenica 21 novembre 2010
Lungo week-end a Palermo: La Zisa, il Convento dei Cappuccini e la Cattedrale di Monreale
La nostra prima meta, del nostro secondo giorno a Palermo, è La Zisa, o il Castello de La Zisa come lo chiamano da queste parti. Ce l'avevo in testa dai primi anni di liceo, questo edificio normanno, tutto d'un pezzo, stereometrico - e per questo "quasi" analogo a quei palazzi che prenderanno piede nella mia città - ma La Zisa ha un cuore tenero e delicato, fatto di acqua e di frescura, governata da un antenato dei nostri sistemi di condizionamento.Arrivarci non è stato troppo semplice. Avevamo visto che non era distante e ce la potevamo fare tranquillamente anche a piedi, così da vedere un po' di città. Con un'unica difficoltà, non avevamo indicazioni sulla strada perché era fuori dalla nostra mappa ed avevamo solo la direzione orientativa. Dopo essere arrivati al Palazzo di Giustizia e poi al Teatro Massimo, abbiamo chiesto a più persone e dopo un po' (tanti) giri, ecco che si è aperto davanti a noi uno spazio enorme tra il fittume delle case. Un enorme parco le sta davanti e pone le distanze dal groviglio palermitano. Il giardino è più una piazza d'armi, terra battuta e poca erba, vasche vuote dove l'acqua non tornerà più. Sembra esserci stato un grande intervento di restauro e una successiva devastante incuria. Proprio prossimo all'edificio, degli spazi ad arco sembrano essere progettati come box souvenir o qualcosa di altro, ma quelli in migliori condizioni sono solo vuoti, il resto è o completamente o in parte sfasciato e abbandonato. Un peccato.
Entriamo nel cortile dell'edificio arabo normanno e il suo cuore vero è aperto e fruibile gratuitamente: la sala a piano terra della fontana che alimenta il sistema di condizionamento e frescura. Per visitare l'interno del palazzo occorre fare un biglietto di 6,00 euro. Molte parti dell'edificio sono completamente ricostruire, e manca un vero e proprio sistema informativo segnaletico. Fatto è che una volta che siete arrivati fin lì perché rinunciare ai meandri delle piccole e grandi stanze di questo edificio il cui nome è tradotto in "la Splendida"?! Sicuramente accusa di qualche secolo di incuria ma risulta essere comunque un grande esempio di architettura arabo-normanna.
Dietro, nel giardino dei limoni, una colonia felina troppo simpatica!
Da qui, sempre e solo sulle nostre gambe, sempre e solo a naso, perché anche questa destinazione non era nella nostra carta - ...e per fortuna in una bellissima giornata di sole - ci siamo messi in cerca della seconda tappa della giornata: il Convento dei Cappuccini.
Per i pedoni la vita a Palermo non è il massimo, ci si deve districare tra macchine parcheggiate ovunque e assenza di marciapiedi, ma la cosa sembra pacifica ed accettata, anche in prossimità della Chiesa, quando ci siamo ritrovati ad andare contro corrente ad un flusso di cittadini cattolici praticanti con pargoli freschi di catechismo.
L'attrazione del Convento sono le catacombe. Personalmente avrei anche evitato, ma sembrava essere una cosa dalla quale non prescindere ...ed in effetti, ammetto, lo è. Si scende non troppo sotto livello della strada, tanto che dalle finestre poste in alto si riesce a vedere le persone che camminano, e ci si trova in un dedalo di corridoi con nicchie nelle quali sono esposti cadaveri imbalsamati, alcuni vecchi di centinaia di anni. Teschi e incarnati rattrappiti, scheletri che sbucano da abiti vetusti, ossute mani raccolte in grembo, cappellini e pizzi démodé. Una cultura, la nostra, talmente attaccata agli atti terreni da cercare di far di tutto per mantenersi presenti e "in forma" anche da morti. Sembra che i laici, per farsi imbalsamare ed esporre nelle catacombe, pagassero fior di quattrini e addirittura andava un po' prima a "misurarsi" nella nicchia che gli era stata assegnata. Eh! ... e pensare che c'è chi si fa cremare e gettare nel Gange!
Da qui, sempre a piedi ci siamo diretti verso Piazza Indipendenza, dove ci siamo fatti un'arancina al volo al Bar Santoro proprio al centro della Piazza. Un bar molto distinto, con un sacco di assortimento, sia di salati, dolci e pasta di mandorle e anche con diverso personale dietro ai banchi. Arancina - femminile a Palermo e maschile nel resto della Sicilia - deliziosa!! Abbiamo avuto la conferma che il caffè a Palermo viene servito in tazza rigorosamente ustionante e l'acqua che gli chiedi del rubinetto non si paga.
Da Piazza Indipendenza abbiamo preso l'autobus di linea verso Monreale, appena fuori città. Il biglietto si compra al chioschetto verso l'ingresso di Palazzo dei Normanni e l'autobus si prende alla pensilina pochi passi più avanti.
Monreale è su di un'altura che domina tutta la Conca d'Oro: un paesaggio mozzafiato.
Siamo arrivati prima dell'apertura della Cattedrale e abbiamo passeggiato lungo le erte stradine del paese, le piazzette apparecchiate per il pranzo da ristorantini stagionali. I negozi di souvenir nei garage chiudevano per il pranzo, così come la gelateria scovata nella parte più alta del paese. Ahimè!
Adiacente alla Cattedrale c'è il chiostro, che noi, storditi da cotanta bellezza, ci siamo scordandoci di visitare. Eravamo così tanto a corto di zuccheri che ci siamo fatti una overdose di pasticceria siciliana da Mirto Giovanni: cassatina e sfinge, profusione di ricotta e canditi!
Leggi anche:
Lungo week end a Palermo. La Cattedrale, il mercato del Capo e Teatro Massimo.
Lungo week end a Palermo. Primo giorno: la Vucciria, Ballarò e la Martorana
domenica 7 novembre 2010
Lungo week end a Palermo. La Cattedrale, il mercato del Capo e Teatro Massimo.
Ripartiamo da via Roma per raggiungere Via Vittorio Emanuele e capire che i Quattro Canti non sono solo un modo di dire, ma un punto fisico individuato da una bella piazza barocca con quattro facciate identiche un po' affogate di traffico, come un po' tutta la città d'altro (quinto?) canto.Le macchine a Palermo sono ovunque, e dove non arrivano per esiguità di spazio, attenzione..., sopperiscono i motorini! Anche tra i banchi del mercato! ^_^
Risaliamo ancora via Vittorio Emanuele fino alla maestosa Cattedrale.
Lungo la strada non ho resistito dall'entrare a fruzzicare nell'ennesimo negozio di pietre dure ed ho comprato un bel filo di corniola montato lì per lì dalle mani di una abile ragazzo pakistano.
La Cattedrale è tanto bella fuori quanto deludente dentro. Il carattere austero e sobrio della ricamata pietra calda dell'esterno cozza con il candido e ridondante interno barocco. Per di più, c'era in preparazione un evento e il carattere religioso era appena appena smorzato delle prove generali di strumenti audio-video e dal goffo gironzolare degli addetti ai lavori, oltre che dal gazebo vodafone proprio sull'ingresso principale.
Ci consoliamo al pensiero che rimane da vedere Monreale, la seconda Cattedrale appena fuori città.
Proseguiamo ancora su questa importante arteria stradale che è via Vittorio Emanuele (cardo o decumano?!) e che diventa, dopo la Porta Nuova, Corso Calatafimi. La porta è un po' difficile da attraversare a piedi, per il traffico, il vero grande problema della città, il traffico, come dice una famosa battuta e barzelletta che minimizza l'esistenza della piaga mafiosa.
Perlustriamo Piazza Indipendenza individuando dove prenderemo l'autobus direzione Monreale per l'indomani.
Abbiamo saputo poi, troppo tardi, che qui in zona c'è uno dei pasticceri più quotati di Palermo per la famosa torta sette veli, tal Cappello, in via colonna rotta. Noi non abbiamo fatto a tempo a goderne, ma magari qualche lettore ci saprà dire.
Ripieghiamo su quella parte di città che si trova dietro la Cattedrale, il quartiere del Capo, mentre la giornata volge all'imbrunire. Vicoli e stradine sorprendenti, dai garage sbucano i carretti e botti decorate, dalle strade deserte si passa alle vie di mercato, si aprono meravigliose chiese barocche affollate di bambini che escono dal catechismo. Palermo è una città sentitamente praticante, le chiese brulicano di fedeli e non solo di turisti.
A dire il vero, noi puntavamo verso una meta meno ludica, il Palazzo di Giustizia di Palermo, una sorta di visita d'obbligo, pellegrinaggio di rispetto e senso civico.
Qualche attimo di sosta e poi da qui siamo al Teatro Massimo, in una zona di Palermo assai diversa dai vicoli del Capo, molto fashion e piena di negozi in franchising, affollata di avventori con sacchetti di acquisti per le mani. Ci ritroviamo con pochi passi in un classico sabato pomeriggio di shopping cittadino. Si intravvedono - miracolo!! - anche isole pedonali dove tutto è imbandito per l'aperitivo del sabato sera. Slurp! Come perdersi l'esperienza. E così è! Ci sediamo in Via Spinuzza in un bar di cui non ricordiamo il nome, accanto alla più famosa e rinnomata Champagneria, ma che ci dà grosse soddisfazioni di buffet e di rapporto qualità prezzo. Per soli 4 euri ci godiamo sul far della sera una bella birra e un abbondante buffet di caponata di melanzane e pizzette farcite superbe.
Con la panza piena riprendiamo a vagare in questa zona della città, approfittando anche per l'acquisto di tappi per le orecchie in farmacia, assicurandoci così una bella notte di sonno profondo. Da via Ruggero Settimo arriviamo alla piazza del Politeama, altro fulcro importante della città. Potevamo farci mancare un cannolo e una cassatina in questo primo giorno palermitano? certo che no! ... ci viene incontro Spinnato con la grande offerta di dolci e punti vendita.
Satolli e soddisfatti, dopo aver mangiato tutto quello che la strada palermitana ci ha offerto, siamo pure andati al cinema! Alla faccia del lavoro intenso delle settimane precedenti che poco tempo aveva lasciato per la passione del cinema: Figli delle stelle di Lucio Pellegrini. Avremmo preferito altro, ma il cinematografo Imperia si è materializzato sulla nostra strada proprio mentre andavamo alla ricerca dell'area pedonale di Via Principe di Belmonte, zona brulicante di locali e ristorantini che, disgrazia loro - ma forse anche nostra - non ci hanno avuto, visto lo stato di sazietà e soddisfazione che il cibo di strada di questa bella città ci ha concesso!
Sempre per un'altra volta, o in aiuto a chi segue queste tracce per un prossimo viaggio (che piacere sarebbe!), segnalo in zona il Teatro dell'Opera dei Pupi, dell'Associazione figli d'Arte Cuticchio in via Bara all'Olivella 95 che oltre al Teatro e rappresentazioni il sabato e la domenica, ha anche un'esposizione di pupi e materiale di scena.
Leggi anche: Lungo week end a Palermo. Primo giorno: la Vucciria, Ballarò e la Martorana
lunedì 1 novembre 2010
Lungo week end a Palermo. Primo giorno: la Vucciria, Ballarò e la Martorana
Quattro giorni a Palermo tutti per noi e per conoscere e "gustare" questa Capitale di Sicilia!Grazie a Ryanair da Pisa siamo riusciti a trovare anche senza troppo anticipo un volo ad un prezzo assolutamente fattibile - 70€ andata e ritorno - e grazie a Booking un albergo altrettanto economico - 60€ a notte con prima colazione. All'Aeroporto Falcone e Borsellino abbiamo preso l'autobus Prestia e Comandè che in un'oretta scarsa circa e per soli 5,80 euro a persona ci ha portato in piazza Stazione. Alle 23.00 circa abbiamo fatto il Chek-in all'Hotel Concordia e nemmeno la fame ci ha guidato verso un palermitano venerdì sera. Siamo caracollati a letto stanchi di una intensissima settimana, con l'obiettivo farci un bel sonno ristoratore e svegliarsi pronti l'indomani a visitare la città!
Sabato. Sveglia alle 8,40 in questo delizioso ma rumorosissimo Hotel Concordia di Via Roma. Direte: e per forza, siete in pieno centro, sai che confusione! Nooo! o meglio... si! centrallissimo, la vista dal balconcino della camera è deliziosa, numerose cupole decorate svettano tra i tetti di palazzi e vicoli che guardano il quartiere dell'Albergheria verso Ballarò. Ma il rumore non viene solo da fuori, viene da dentro, dall'anima intimamente chiassosa dell'albergo. La sala per preparare le colazioni è vicinissima alla nostra stanza e si sente tutte le volte che svuotano il filtro della macchina da caffè per riempirla di nuovo!
Per fortuna la colazione è buona e abbondante, condizione necessaria a spingerci incontro alla prima tappa della nostra visita palermitana.
La Vucciria, il mercato del pesce nel cuore della città vecchia. Ci arriviamo percorrendo tutta via Roma oltre Via Vittorio Emanuele, fino ad intravedere una discesa che immette proprio nella piazza del mercato. L'impressione è che sia rimasto un po' poco del mercato, forse il giorno particolare, ma l'idea che ne ricaviamo è che oramai questo possa mostrare solo uno sbiadito ricordo di quello che fu in epoche, per lui, più gloriose.
Scattiamo alcune immagini che non sono niente male, bottarga appesa, baccalà a bagno, un signore molto curioso che suonava le arselle. SISI! Era lì tutto intento che le batteva sul marmo, le portava all'orecchio e le ascoltava, facendo con le arselle come il gioco delle tre carte.
...e dato che non avevamo ancora appetito, ce ne siamo andati via senza mangiare niente. Lo so che non è da noi, ma che ci volete fare, si invecchia!
Lasciamo la Vucciria per Ballarò. Non sappiamo esattamente dove sia. La nostra guida riporta in mappa Piazza Ballarò, immaginiamo che si trovi in quella zona e ci incamminiamo.
Lungo la strada ci imbattiamo in una piazza parcheggio sulla quale campeggiano delle cupoline rosse in stile arabo-normanno. Indaghiamo sulla guida e scopriamo di essere in Piazza Bellini, davanti a due tesori della città: San Cataldo e l'attigua la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio detta la Martorana.
Con l'obolo di 2 euro visitiamo la prima. Lo stesso fascino che suscita da fuori con quelle curiose cupolette si ritrova in questo piccolo spazio tra le pesanti ed essenziali linee delle volte a cupola.
E poi La Martorana, di cui non riusciamo a vedere l'esterno a causa del restauro. All'interno invece è un tripudio sorprendente di oro bizantino e sfarzo barocco (anche questo sotto ponteggio). È emozionante, la luce della mattina colpisce i mosaici con un angolo trasversale ed amplifica il senso mistico che l'oro infonde a questo piccolo e denso ambiente. Anche la folla di turisti è a naso in su e a bocca aperta davanti a questo splendore. Se passate da Palermo, decisamente, non la perdete! Visita d'obbligo!!
Dopo questa salita in "paradiso" ci immettiamo in piccoli vicoli, stretti e un po' puzzolenti, dove la vita si svolge in strada. C'è chi naviga su internet su una sedia fuori dall'uscio, ci sono garage trasformati in botteghe o abitazioni, piccoli Maradona che giocano a pallone in mezzo alla strada... e abbiamo scoperto dove finiscono i palloni!
Dopo un po' di giri troviamo quello che sicuramente è un mercato, e quindi Ballarò! Qui ci immergiamo in un tripudio di colori, urla, visi e scooter rombanti... e puzzolenti! (Palermo puzza di gas di scarico ed è chiassosissima, auto e moto invadono ogni anfratto, anche il vicolo più impenetrabile).
A Ballarò, vista l'ora mediana in cui ci capitiamo, ci siamo dedicati alla scoperta del cibo di strada, visto che la colazione già era un po' scesa... Tre panelle e tre crocchette fritte sul momento a 60 centesimi, anche se con un euro te ne porti via vassoietto intero!
Sfinciuni dal carretto di un ragazzone di poche parole, due pezzi giganti a 1 euro e 50 ed infine un enorme panino con la frittola! Che rob'è?? Ah non lo sappiamo! 2 euro gli abbiamo dato, per un misto di frattaglie fritte, pescate dal suo cesto coperto e schiaffate nel pane.
Da qui, satolli, siamo passati "da Ciccio", bella e buona gelateria in Via del Mille zona stazione: Brioche con gelato (cassate & pistacchio) ad 1 euro e 70 l'una.
...e per concludere un ottimo caffè in via Tuckory rigorosamente in tazzina bollente.
A Nathan Palermo è piaciuta un sacco, perché dice che mangiare costa pochissimo e i ragazzi, per la maggior parte sono più grassi di lui!
Leggi anche: Lungo week end a Palermo. La Cattedrale, il mercato del Capo e Teatro Massimo.
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