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lunedì 9 febbraio 2009

Grazie con Sfida


Per ringraziare il Principino ho qui pronto un pacchettino... (si lo so la rima è pietosa, pardon).

Non potevo fare altrimenti. 
L'AmoreMio è stato così dolce e paziente a sopportami in questi mesi di preparazione all'esame - e altrettanto dovrà esserlo nei prossimi perché con molta probabilità abbiamo per ora solo rotto il ghiaccio - che non potevo fare a meno di ringraziarlo con qualcosa a lui gradito.
Ho già appurato sotto Befana, che i golfini non sono di quo gusto, quindi ho fatto come a Natale - non come Pasquale - e mi sono avviata verso gli scaffali...

Sono diventata attenta alle sue preferenze, perché come dire, è un po' stucco, e non vorrei giocarmelo con la scelta di titoli sbagliati. 

Quindi sono andata dietro alla sfida che lui stesso ha lanciato in queste pagine, ed ho scelto ben 5 titoli. Vediamo se da qui a venerdì - quando troverà il pacchetto sul comodino - riesce a indovinare autori e titoli. Ovviamente, la sfida nella sfida, è aperta a tutti coloro che vorranno partecipare.

Alcuni indizi, uno per autore:
1) per me è lui
2) per lui è lui
3) per lei è lei
4) lo hanno citato ma ci ha lasciato
5) non è stata citata ma se ne parla spesso (hiihi la volevo leggere io!)


ps. È solo una coincidenza che quando Nathan riceverà il pacco della Sfida, sia San Valentino, noi, innamorati anticonformisti, non ci confondiamo con queste ricorrenze commeciali!
:)

venerdì 24 agosto 2007

Diario di viaggio: Normandia e Bretagna • Luglio 2007 ( VIII PUNTATA)

23 luglio 2007

Lo avevo già capito prima di addormentarmi ieri sera, ma appena sveglia, ne ho conferma: scegliere la camera sopra la cucina non è stata una gran trovata! Chissà quante me ne dirà Nathan! Mentre, ancora tra le coperte, penso questo, lui balza giù dal letto e aggredisce il giorno, o meglio, sono io quella ferita dalla luce. Una luce atona che entra accesa e monocorde dalla finestra.
Pioggia, ancora pioggia, anche per oggi. Quando chiediamo agli indigeni del tempo, tutti ci confermano che qui è classicamente piovoso, ma non a Luglio e non così! Si parla sempre del tempo piovoso dell’Irlanda, ma del tempo piovoso della Normandia non parla nessuno? Comunque, per noi cambia poco, anzi di sicuro, per i lunghi spostamenti in auto, è meglio, però per le visite, i paesaggi, per fare il turista insomma è ‘na scocciatura. Stamani in programma c’è la seconda visita al Mont Saint-Michel, quella per vedere salire la marea! Ho scocciato un poco Nathan con questa storia ed orami la devo portare fino in fondo, anche se visto l’alta densità di turisti, non ho nemmeno troppa voglia di tornare al “castello”.
Sarà questo fenomeno delle maree che ci rende un po’ nervosi? Se è vero che l’uomo è fatto del 70% di acqua, qualcosa cambia anche in noi in un’area geografica soggetta ad un simile fenomeno, no?

Nonostante lo spentolio, riusciamo a rimanere a letto fino alle 9.30. E pensare che la signora dell’ufficio turistico ci aveva consigliato un allettante un pellegrinaggio all’Abbazia, con partenza alle 7.00 da Genets per percorrere a piedi i 7 km (più 7 al ritorno) nel fango lasciato dalle maree! Che peccato ce lo siamo persi! Scendiamo, trasportiamo i nostri bagagli attraverso le strettoie della cucina con un po’ di difficoltà e ci mettiamo in cammino per la San Marino normanna. Parcheggiamo distanti e c’incamminiamo digiuni e un pochino rugginosi tra di noi. Siamo entrambi vittime di una muta incomprensione. È questa che ci porta a perderci, ad aspettarci e infine, a chiamarci davanti all’accesso al Monte. Io avrei voluto vedere l’acqua muoversi sotto l’effetto delle maree, dal basso, passeggiando sulla sabbia, ma secondo Nathan è meglio osservabile dall’alto. Forse ha ragione, e ci appollaiamo insieme a tanti turisti su di un bastione ad aspettare l’onda anomala.
Diciamo che mi sembra di aver visto salire l’acqua, lontano. Misurando con occhio miope il crescere delle pozze, lontane. Insomma, la grande onda non c’è stata, e forse questa seconda visita è stata un po’ inutile… La guida in italiano che origliavo ieri, diceva che questo fenomeno è più intenso quando la luna è piena o nera, è però! Dopo aver tirato umido, ripartiamo ancora più irritati cause varie: il silenzio tra noi, la processione che intasa i vicoli dentro le mura, le bancarelle e gli stupidi souvenir. Nath mi cede la guida e ci dirigiamo verso St. Malò, alle 14.00, digiuni ed irritati. La peggiore delle situazioni di coppia! Tempo-tre-km-tre sbotto in una mezza scenata, tra la fame e la schizofrenia, che però ha un merito, quello di portare alla pacificazione e alla sosta per il pranzo, fortunatamente in un luogo speciale. Un posto memorabile, La Rustique, bistrò modesto, economico e assai consigliabile, sulla strada che congiunge il Mt. St. Michel a St.Malò. Qui il CuoreMio ha preso il “menù da operai” - come si dice in francese tesoro?
(Nathan: «menu ouvrier») – menù che per soli 9,00 euro comprende entrée a buffet, piatto del giorno - nel caso specifico tacchino - formaggi al vassoio per servirsi a proprio gradimento, dolce e anche (corsivo) i’bere! Davvero!
– Prendilo anche te, no? Non vedi quante cose? Dai prendilo!
– No! Non mi va oggi il tacchino, uff.
Bhe, ancora un po’ di ruggine da smaltire, ma l’abbiamo dissolta portata per portata, saziandoci. Più amorosi, dopo una bottiglia di cidro, ci avviamo verso St. Malò, che a pensarci bene è la prima tappa Bretone di questo nostro tour. Infatti il Mont Saint-Michel segna un po’ il confine tra le due regioni, un confine discusso e disputato, sembra nato bretone e divenuto normanno …
(Nathan: come per il sidro, se ne contendono la migliore produzione, neanche fosse poi sta delizia…) i soliti conflitti da terra al limite. Lungo la strada, il cielo si apre e ci concede anche qualche attimo di sole. Siamo satolli e non possiamo approfittare della miriade di banchini sul lungomare, che propongono vendita e degustazioni di molluschi! Ahh, le ostriche! È già una settimana che siamo qui e non le ho ancora mangiate! A Nathan non piacciono, quindi non le mangiamo, cioè quando scegliamo dove cenare, cerchiamo sempre qualcosa che proponga valide alternative, spesso troppo valide, tanto da preferirle alle ostriche! Uff!
(Nathan: ed è qui che inizia a proferire la sua terribile minaccia riguardo alle ostriche)
Ci fermiamo a passeggiare sulla sabbia lasciata ad asciugare al sole per il ritiro delle acque. I colori sono stupendi, gli azzurri di cielo e terra si fondono e dissimulano la linea dell’orizzonte. Poesia. Siamo attratti dalle protuberanze della sabbia, se così si possono chiamare, disposte millimetricamente alla stessa distanza tra di loro. Ne risulta una distesa di sabbia punteggiata da monticelli di sabbia fatti da bacherozzolini di rena avvorticciolati su se stessi, come le cacce di qualche animalino, chiaro no? Vedi qui. Annuncio QUIZ: ricompensa per chi risolverà il mistero dei bacherozzi sulla spiaggia!
Arriviamo a St. Malò senza rendercene conto, parcheggiamo vicinissimo al centro, sempre per sbaglio, e rimaniamo indecisi sul da farsi. Dal cielo viene giu un’acqua, ma un acqua… classico, quando viaggiamo c’è il sole e appena mettiamo il piede fuori diluvia. Ma a St. Malò siamo stati anticipati! Alla fine scendiamo, ma la città non c’entusiasma. Sarà l’acqua, sarà la folla, fatto sta che ai nostri occhi St. Malò, è solo una cittadella militare in pietra scura, con una bella cinta muraria e un bel forte. Non ha niente di quella dolce e romantica attrattiva delle città fiorite che abbiamo visitato fino ad ora. Camminiamo per le vie e cerchiamo qualcosa che ci faccia ricredere, ma niente. Mangiamo un tipico dolcetto burroso più per gola che per fame, scattiamo giusto due foto, per ricordare che ci siamo passati e ripartiamo.
- Dove andiamo ora?
- A Dinard – faccio io – ricordi? Ti avevo detto che la guida la consiglia, dice che è una bella cittadina con fortificazioni turrite.
Nathan guarda la carta.
- Uhm. A Dinard? Sicura? Non era Dinan? Sono due città diverse!
- Sìsì! ho controllato D I N A R D!
- Se hai controllato…
(Nathan: eh eh :-)
Ed avevo controllato giuro! Parola di lupetto! Ma mi succede spesso, uff! Quando conosco due cose insieme, con i nomi simili poi, mi confondo! - Può essere dislessia? - Arriviamo sul posto e di turrito non c’è niente. Dinar«d» è carina, una cittadina un po’ anni ‘50, mare, tende a strisce sulla spiaggia per ripararsi dal vento, ristoranti, “casino” (non è un errore “o” e non “ò” in Francia si scrive così). Ci appropinquiamo a trovare un ricovero per la notte. Andiamo a visitare un albergo ad una stella, visitiamo e veniamo via… triste-triste… puzzone! Quello che visitiamo dopo, lo scansiamo perché 60,00 euro, per una doppia, abituati agli Chambre d’Hote, ci sembrano troppi.
Ripartiamo da Dinar«d», allontanandoci dalle mie ostriche in vendita al ristoratore sulla spiaggia.
Andiamo-andiamo-andiamo, fino a St. Lunaire, un po’ sconsolati dai precedenti tentativi andati buca.
Il paese non sembra molto grande. Notiamo un’insegna: “Hotel Richmond”. Un nome inglese? Che strano. Nathan lo vorrebbe scartare a priori perché dice di aver visto delle auto di lusso parcheggiate fuori. Io invece ho intravisto una certa trascuratezza nel giardino, che pare una prerogativa degli alberghi scarsi e non di lusso. Ci decidiamo a verificare chi, tra di noi, ha ragione. Tatttattttaaaa!! VINCO IO, ma non ne gioisco! Ci troviamo davanti ad una pensioncina da anziani con la minima di pensione, dove l’arredo è coevo agli avventori e l’odore di minestrina gradito. L’addetto a tutto - ricevimento clienti, servizio a tavola, parcheggio - dice di avere giusto (corsivo) l’ultima stanza libera, e noi, presi per sfinimento
(Nathan: e dalla prospettiva di dover ancora girare a vuoto…), accettiamo di vederla. Sarà stato l’assenza di puzzo rispetto a quella vista prima, ma al primo sguardo, la camera ci pare cent’ori! Al secondo colpo d’occhio, invece, sono uscite le magagne; al terzo, al rientro dopo cena, Nathan è sceso in macchina a prendere i sacchi a pelo, sentenziando:
- Almeno sappiamo che è sudicio nostro!
Per fortuna che eravamo stati messi di buon umore dalla cena. Abbiamo trovato un posticino dalla cucina buona e ben presentata, a pochi passi dal Richmond. Un locale estremamente lezioso e pieno di ninnoli, con marmellate in vetrina, una luce soffusa, una veranda aperta su un giardino curatissimo e tavoli azzurri in piccolo mosaico. L’ambiente piacevole ci fa passare sopra anche all’incomprensibilità del menù. Prendiamo quello che ci propongono, senza capire a pieno. Nel mio piatto troverò non pera, come aveva capito Nath, ma porri, una buona quiche ai porri. L’AmoreMio mangia il solito piatto del giorno e beviamo lo stuzzicante cidro. Sorpresa per gli occhi e per il palato, sarà il dolce, di cui non aveva proprio capito il nome. Si rivelerà essere un cruble ai lamponi, deliziosamente squisito! Anche il caffè è particolare, un’invenzione bretone registrata dagli svedesi: caffè infuso in piccole caffettierine con filtro a stantuffo. Con estrema gentilezza, il proprietario, una volta compreso che eravamo riusciti a prenotare per l’indomani, ci presta le sue guide dei dintorni, dalle quali appuntiamo vari riferimenti. Ci chiede dove siamo alloggiati e Nath ha un po’ di remore a confessare che siamo in quella stamberga, ma una volta estirpato con le pinze, sembra non scandalizzarsi e anzi si spinge in considerazioni profonde. Secondo il suo parere, il Richmond è un albergo medio, siamo solo noi italiani che lo riteniamo un po’ scadente, forse, suggerisce, perché siamo abituati a livelli più alti anche per gli alberghi modesti. Mah. Che dire io l’ultima volta che ho dormito in lenzuoli dello stesso grigio ero in India, e lì si sa, lavano nel Gange! Comunque, ci mettiamo l’anima in pace. In fin dei conti, siamo partiti con la tenda in macchina, nell’idea di fare molto spesso campeggio, e fino ad ora, dato l’economicità della soluzione chambres d’hotes, non l’abbiamo mai fatto. Vorrà dire che potremo dire di aver passato una notte almeno, in sacco a pelo e bagno-roulotte!

lunedì 2 luglio 2007

Dove eravamo questo week end?

Weekend marino, quello passato.
Di sole e arrossamenti,
pennichelle in spiaggia,
spuntini e cene nell’entroterra.

Weekend di traffico e code.
Arrivare in campeggio a notte
e montare la tenda, la Francese
che irradia un fascio di luce.

Weekend anni Settanta,
quelli agli sgoccioli di noi bambini.
Le sale giochi e la banane split,
il budda che ti legge la mano.

Garibaldi abita qui, chi lo sapeva?
E i portici che salvano dal sole,
adolescenti che spaccano pietre,
ma non solo, sulla spiaggia.

Ripartiamo dal luogo del nessun luogo,
la Francese sul treno,
la poderosa in coda.
Chissà dov’eravamo questo weekend…


venerdì 22 giugno 2007

Aspettando la Francese...



Sarà tutto pronto?
Ho passato l’aspirapolvere,
unito i letti,
spolverato le superfici,
impilato libri,
raccolto cd sopra e sotto i mobili,
nascosto gli scatoloni,
spostato la scrivania,
il computer,
il comodino.

La Francese ha cambiato la prenotazione dell’eurostar soppresso dallo sciopero con una prenotazione sul Crotone-Torino che arriverà alla stazione di Porta Nuova alle 23.35. E io sarò al binario, caschi il mondo, sarò a quel treno a braccia spalancate, dopo aver parcheggiato la Poderosa in qualche traversa di via Sacchi, in quel lato rassicurante di quella zona di città divisa in tre parti. Strana città Torino, con quella sua stazione dalla lunga coda di binari messa in quel punto a separare il salotto a nord (via Roma e piazza San Carlo) dal silenzioso deserto notturno a ovest (via Sacchi e vie adiacenti) e a est da quel gran circo grottesco di via Nizza e San Salvario.

La Francese ha già detto che non vorrà saltare subito sulla Poderosa che, in un ora e poco più, ci porterà a casa, la mia casa d’infanzia, quella con l’orto, il giardino fiorito e i nani (non ancora liberati) nani da giardino che ogni santo giorno sorridono dalla finestra della scatola in cui sono tornato ad abitare dopo anni vissuti dentro un destino diverso. Vuole passare da Grom, la Francese, la speciale gelateria in franchising del gelato “come una volta”, per lappare generosamente un cono griffato, in questa città golosa che non si è ancora abituata ai turisti da bidonarli con pseudo delizie per americani e giapponesi. Passeggeremo in quelle strade che la notte trasudano il calore del giorno, dentro le luci di una dolce vita che nessuno avrebbe mai detto potesse essere anche torinese.

La Francese, alla fine dell’immancabile ora di autostrada, arriverà al cospetto di Biancaneve e del suo sguardo da ottimismo disneyano. Lascerà a me i bagagli e insieme varcheremo la soglia della scatola, muovendoci piano piano per non svegliare chi già dorme. L’indomani ci aspetterà la piccola città, la biblioteca delle meraviglie, le librerie a bomboniera, la frescura del mattino con le montagne attorno. E i sentieri il pomeriggio, il profumo delle conifere, le cascate rinfrescanti, la merenda montanara.

La Francese parteciperà all’evento di domenica. Pranzerà con noi sulla terrazza di quel ristorante che si affaccia sul grande scenario delle alpi occidentali. Assaggerà la grassa polenta, taglierà i sanguigni salami, confronterà questo lardo con quello della sua regione, gusterà il cervo cotto nel vino, s’infilerà, attraverso il piacere del convivio, in una più grande e nuova famiglia. La mia.

Ma sarà davvero tutto pronto?
Ho passato l’aspirapolvere,
unito i letti,
spolverato le superfici,
impilato libri,
raccolto cd sopra e sotto i mobili,
nascosto gli scatoloni,
spostato la scrivania,
il computer,
il comodino.

Cosa manca?

venerdì 8 giugno 2007

Picchio&Scarabocchio!

Se il tuo fidanzato dimentica il telefono a casa tua, e non lo può riprendere prima di una settimana, è logico che tu lo spenga e lo accenda una volta al giorno sotto sua richiesta per guardare se arrivano messaggi o chiamate. Giusto, no?
Se in tutto questo scopri che non sei inserita per nome e cognome, o per cognome e nome, o per un vezzeggiativo, ma con uno pseudoninmo, tu, cosa pensi? e in più se il nick telefonico manco è carino, ma generico e anche un po' allusivo a una certa toccatezza mentale, tu, come rimani? è vero che bisogna verificare il momento della registrazione. Certo l'amore non scoppia alla prima registrazione telefonica! ... è un fiorellino delicato che si costruisce strada facendo... ma da amoremiotesoropuccipucci a B&B il picchio c'è una certa differenza! 'nèvero?

La presente per chiedere ufficialmente a Nathan di cambiare il mio nick telefonico, altrimenti io lo registrerò come SCARABOCCHIO!

...e voi come li registrate i vostri affetti sul telefonino?

giovedì 7 giugno 2007

Prossimo Week end, prova generale: campeggio!

Le modestissime disponibilità economiche degli ultimi mesi (da qui le necessita di cedere all'Adsense) ci hanno obbligato ad un inconsueto sedentarismo.
Il prossimo week end, ovviando in questo modo ai frequentissimi disagi di trenitalia che Nathan è costretto a subire, sperimenteremo la versione Innamorati Nomadi in Camping!

Destinazione:
Liguria versante di levante, zona nord, Rapallo (sempre se qualcuno avvisa il campeggiatore, sempre se io faccio il biglietto del treno...)

Mezzi di trasporto: La Francese in treno, Nathan in auto (La Poderosa)

Accessori: (ovvero chi porta cosa?)
LaFrancese:
  • tenda in prestito (lacollega non me l'ha portata oggi... ora verifico!)
  • n. 1 saccho a pelo, bene di famiglia di proprietà dagl'anni '80
  • n. 2 materassini da yoga
  • torcia di Nathan
  • autan e zampirone alla citronella per la delicata pelle nordica di Nathan
  • crema da sole, per la pelle mozzarella della francese
  • abbigliamento personale
Nath:
  • accessori da bagno e accappatoio/asciugamani (LaFrancese farà la doccia sempre per prima)
  • carta igienica abbondante :-)
  • martello e accessori per piantare la tenda
  • tappi per gli orecchi
  • n. 1 saccho a pelo
  • mini stilo per torcia
Manca altro?
accettiamo suggerimenti...

lunedì 21 maggio 2007

...allora continuo?

Quando metto in moto le pale come dice Nath non c'è scampo!
Quiz, ancora quiz, ancora libri!
La domanda è: quali sono i cinque libri più brutti che avete letto?

Io ce li ho qui, li devo proprio tirare fuori, una forma di esorcismo:

1) Va dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro. Confesso di averlo letto nel lontano 1994, quando uscì, alla tenerissima età di 19 anni. Penso mi abbia impedito di leggere molto altro.
2) Volevo i pantaloni, Lara Cardella. Ancora prima della Tamaro, nel 1989, questi sono traumi!
3) Pura Vita, Andrea De Carlo. Correva il 2001, acquisto in edizione lusso sullo scaffale del supermercato. Devo dire che ho ammortizzato la spesa, l'avrò tenuto un anno sul comodino intestardita a finirlo!
4) L'ultima India, Sandra Petrignani. Questo recentissimo acquisto, che ha irritato Nath, mi meritava giusto per la prima pagina, per il resto è zeppo di luoghi comuni.
5) Fango, Niccolò Ammanniti. Ebbene sì, a me non piace mica tanto il grande prodigio della letteratura italiana... e pensare che fidandomi del consiglio di un amico, ne avevo comprati subito tre... mi sono fermata al secondo.

martedì 15 maggio 2007

I cinque libri da leggere nella vita, per forza!

In rete gira un meme, questo. Meme, se ci va l’accento non lo so, sono una frana con accento ed apostrofo, per la verità non so bene nemmeno il significato della parola, però Wiki aiuta. Insomma una sorta di catene di Sant’Antonio per parlare di sé, se non è così, cazziatemi ma spiegatemene il perché.
Insomma in rete gira, e noi, della premiata ditta UNMONDODIBENE siamo della rete. Il memè chiede: i cinque libri che ti hanno cambiato la vita! Bello, bello, famolo, famolo… insisto con Nath e poi mi metto a lavoro, e penso, azz! – troppe parolacce in questo post? – azz! Ma cambiare la vita è una cosa seria! Mica noccioline!

Bhe
un libro può certo cambiarti la vita, ma perché succede?
Lo può fare sia un bel libro che un libro ciofeca, è il momento della tua vita in cui si legge che ne determina il valore e il cambiamento del lettore. Il valore del libro è soggettivo… e questa è una prima riflessione.
Però è anche vero che ci sono libri universalmente riconosciuti come un CAPOLAVORO, che se non ti cambiano la vita, ci vanno sempre molto vicino. Se poi ti fanno vento è un problema tuo.
Bene io la cambio la domanda, voglio sapere cinque di questi libri - anche sei, sette, otto - fondamentali.
Facevo un conto approssimativo: dato che ho 30 anni – più o meno, non facciamo i pignoli eh!! – avrò letto a mala pena 300 libri – so' pochi lo so - quanti ne potrò leggere ancora? Altri 600, 1.000? più o meno… Tenendo conto che la letteratura russa me la tengo per la vecchiaia c’è da sperare di vivere a lungo e mantenere sempre una vista buona! Che brutto, che pochi! Forse dovrei incominciare a fare un po’ più di selezione. Quindi urge suggerimenti selettivi!

È per questo che RI-chiedo a voi, e a te Amore mio, di suggerirmi 5 dei libri che nella vita sarebbe necessario leggere!

Anticipo quelli che indicherei io e il perché! (non vi scordate il perché!)


Cent’anni di solitudine, Màrquez. Come vivere senza? Senza conoscere Macondo e i suoi Aureliano Buendìa? non c'è verso, è come le costruzioni, le matite colorate per la fantasia di un bambino!

Il vecchio e il mare, Hemingway. Perchè ci vuole quel linguaggio asciutto e sofferto per affrontare la vita :-), per saper come fare per tirare su a lenza il proprio Marlin!

Il processo, Kafka. Senza Josef K. mancherebbe un amico, quell'ombra sfortunata e afflitta dall'invisibile.

L’insostenibile leggerezza dell’essere, Kundera. Perchè c'è Praga e un vario spettro di storie d'amore.

Bho! Qui mi sono sentita persa, ho messo tre libri che mi sono piaciuti molto, parimerito:
L’animale morente, Roth. Perchè l'amore per Consuelo è viscerale e distruttivo, perchè c'è uno sguardo cinico e crudo sulla realtà.
Viaggio alla fine del millennio, Yehoshua
. Il viaggio alla fine dell'anno 1000 di un ebreo di Tangeri, con il socio arabo, su di un vascello carico di mercanzie e due mogli, sulla rotta di Parigi per dissertare sulla bigamia. Come può non affascinare e non rimanere dentro?

..., Pennac. Fate voi quale della saga della famiglia Malaussène, come poter stare senza quella allegra baraonda di Belleville!

TOCCA A VOI!

lunedì 7 maggio 2007

Uff… E-ma-uff!

ovvero il suono dell’accettazione.
(Spero proprio che la nostra amica blogger non mi chieda i diritti)


Sono passate un paio di settimane per me proprio così: Uff… E-ma-uff! Bizzosa e un po' rospa. Lo sono stata soprattutto con chi mi vuole bene (Nath non ti prodigare troppo nelle conferme, please!). Polemica, più di sempre. Soggetta a sbalzi di u-or-mori. Metereopatica? Probabilmente! (come dice la Litizzetto: Prodi? Prima di richiedere lo stato di calamità naturale per siccità accertiamoci che non piova per 20 giorni!)

Insomma, è da quel sabato che mi hanno svaligiato la macchina – ps. sembra che non sia stata io a lasciarla aperta, è facile che sia stata forzata la serratura – quello del ponte del 25 aprile che sono in questo stato, con gli angolini della bocca che pendono troppo spesso verso il basso, con un umore non proprio raggiante ed una vaga infelicità che non ha fondamento. Mi lascio annegare in un bicchiere d’acqua ad ogni piccolo intoppo e m’ingozzo di paranoie. Si dice che quando si è coscienti si è già a metà dell’opera.


Pensando alle cose rubate? Beh, quelle importanti, di valore, si ricomprano, faticando un po’ e deglutendo male… tutto si rimedia. Primo grado di accettazione. Alcuni oggetti avevano anche un valore affettivo, un valore che rimane comunque nel gesto, nelle parole del dono, non fuggono via con il bene in sé, ti rimangono dentro. In più devo dire che è stato un valido spunto per riflettere quanto morbosamente sia legata anche agli oggetti più banali, di quanto sia vero che in fondo molte cose che sembrano indispensabili in fin dei conto non lo sono. Gli eventi accadono, anche quelli spiacevoli, è necessario rassegnarcisi. Secondo grado di accettazione. Lo stesso anche con le persone. Ci sono momenti in cui il proprio punto di vista si arricchisce, tramite altri punti di vista, tramite la condivisione di momenti, sentimenti, spesso subentrano anche fatti, avvenimenti. Questo è successo a me, quel pomeriggio. Non è stato facile accettarlo, sorpresa, ho indagato bene che venisse veramente da me, che non fosse semplice condizionamento. Ne sono stata un po’ disorientata, e forse anche un po’ impaurita. Nath, non volevo difenderti da niente, probabilmente l’inverso, avrei voluto difender loro da quella rigidità ancestrale che mal si accorda con l’intelligenza. Ma anche questo, purtroppo, è un punto accettato a suo tempo. Terzo grado di accettazione.


Per fortuna che ci vogliamo tanto bene – un mondo di bene! - e lo abbiamo verificato. Non è necessario essere sempre in ferie, sempre sulla giostra, come si può credere a vederci sempre zampettare a giro per l’Italia, noi, nomadi a letto! Siamo capaci di stare bene insieme anche a non fare niente, e addirittura smazzandoci obblighi.

Come la denuncia dai carabinieri! Che avventura! Due ore nella guardiola del comando lavorando in tre, io te e il carramba, alla compilazione della denucia che, per altro, sapevamo non servire a niente se non a farci sperare nel (im)possibile ritrovamento di qualcosa!

Ci pensi? Siamo arrivati anche a partecipare ad eventi mondani! Giàgià! - Che non ci bastiamo più amore io e te soli? - L’inaugurazione della nuova biblioteca San Giorgio di Pistoia. Non siamo riusciti a sgrafignare molto dal buffet ma abbiamo appurato la bellezza degli ampi spazi, la scarsità della segnaletica e la presenza di un Roth che io non ho letto!

E la spesa al supermercato? Che spasso! Io e te con il carrellone – modello Marcovaldo – girando tra gli scaffali, dai libri, tappa d’obbligo che ha incrementato il conto della spesa, alla hobbistica, alla ricerca della camera d’aria per la mia bici che poi era solo da gonfiare, passando per la pasticceria, dove abbiamo apprezzato molto gli assaggi aggratisse, fino ai beveraggi, dove non s’assaggiava niente ma ho sfruttato le tue possenti braccia per le casse dell’acqua!

…e ho raccontato solo il raccontabile!


Lo sai cos’è? È che questo mese di aprile ci ha viziati! Abbiamo avuto così tante feste, le vacanze, i ponti, così tante opportunità di stare insieme che al solo pensiero di un mese di maggio arido di quest’opportunità mi monta un’uggia! È questo! …altro che pioggia maggiolina! Ah i maggiolini! Quella calimità naturale per la produzione agricola della tua terra, saranno loro ad inquinare il mio sorriso?

La verità è che un po’ la sfiga me la tiro. Già.

Infatti, pensandoci bene, forse ho chiesto troppo dalle mie provate forze nello scorso week end del 1° maggio. Ero troppo decisa a non perdere niente dello sfumato programma fatto per il 25 aprile, che ho forzato un po’, chiedendo troppo all’anima e al corpo.

Che ho fatto mai? …uhm niente… ho condotto Nath a Spoleto, aggiungendo altri 250 km i suoi 500 della mattina. Gli ho presentato Poreta e gli ospitali zii umbri, offerto una gustosa cena dalla conversazione in parte oscura, con pacchi e contropaccotto: il Funari Show, come dire, mai più senza?! Non contenta, a questo gioco di dialetti, ci abbiamo aggiunto anche il romano! Tanto di km ne avevamo fatti pochi!

La meta? Il cimitero acattolico di Roma! Avevamo mancato l’appuntamento con l’anniversario della morte, ma sulla tomba di Gramsci ci dovevovamo andare, o meglio ci andremo. Il cimitero non cattolico di Roma è chiuso la domenica, ricordatevelo se lo cercate dietro la Piramide della Garbatella. Ah, un’altra cosa… se cercate una pianta di Roma, ed anche voi avete un fidanzato che si rifiuta di pagarla 5 € da un giornalaio, non vi fate prendere dall’isteria, come invece ho fatto io, la trovate al box dell’Apt a Termini in piazza dei cinquecento, marciapiede D. Ulteriore grado d’accettazione, il quarto. Mai lasciarsi scoraggiare, tutto è superabile, la delusione da cimitero chiuso, la discussione per l’aquisto della mappa! …e il palco di Cofferati dov’era? Fuori o dentro il Circo Massimo?

Niente però, può opacizzare la bellezza della luce caravaggesca e l’emozione del primo Caravaggio Tour di Nathan! Santa Maria del Popolo e i piedoni di San Pietro crocifisso o San Paolo disarcionato da cavallo. Ma lo spettacolo vero, lo vedrete all’apertura dei cancelli, ops dei portoni. Folle di turisti, aspettavano l’apertura della chiesa alle 16,30, quando sono entrati si sono quasi messi a correre per arrivare primi davanti alla balaustra della cappella che impedisce una visione ravvicinata delle opere. In Sant’Agostino invece non c’è stato questo problema, questa pala d’altare è la più esclusa dal circuito turistico, si vede che la Madonna dei pellegrini interessa solo noi. Mentre in San Luigi dei Francesi, davanti alla Cappella Contarelli c’era una piccola comunità d’interessati alla rivelazione del mistero religioso caravaggesco. La vita di San Matteo, dalla chiamata al martirio.

Questo poteva già bastare. Ma non ci siamo certo arresi, tornati verso le materni terre, schivata una nuova cena dalla zia – incosapevoli di cio che stavamo facendo – ci siamo immersi sotto la pioggia per le vie di Spoleto alla ricerca di cibo! Beh, il primo ristorante che sembrava carinissimo ci ha disarcionato, ributatti in strada. Il secondo ci ha accolti con queste parole: “Sorry, I’m turkish”. “ Eh! Welcome in Italy”. La faccio breve, non andate mai a mangiare al Ristorante La Pecchiarda di Spoleto. Di buon grado abbiamo accettato, quinto grado, mai lasciarsi guidare dalla pioggia, dall’esigenza di far pipì nella scelta del ristorante!

Quella pioggia non è mai cessata, ha continuato imperterrita, durante il nostro rientro, e noi, stakanovisti del conoscere posti, abbiamo girato per le stradine di Montefalco e di Spello, schivando e prendendo goccioloni. Poi finalmente a casa, il nostro letto e le nostre coccole. Qualche parola, ma solo qualche perché poi quando piove e si ummeggia malumore escon torte
e un po' smagliate, soprattutto quando successivamente si metton i famosi 500 km tra di noi! E per fortuna che da martedì sera a venerdì sera sono pochi giorni! Stavolta ho imparato la lezione, o quasi... Tante parole spese ma pochi impegni definiti, un solo appuntamento reale, la cena di saluto con i parents francesi, in partenza per la loro vacanza terapeutica: Ischia! Conseguentemente a ‘sto fatto, Nath a casa non ha trovato solo me, ma anche il mio alter ego felino: La Piccola Gatta. Si conoscevano già, e per fortuna, perché quando siamo arrivati a casa venerdì sera eravamo presi da una accaloratissima conversazione – eufemismo per non dire litigio all’ultimo sangue. Secondo me un po’ di uggia maggiolina l’aveva pure lui e allora scintille io, scintille lui, abbiamo acceso un fuoco, di paglia per fortuna! Dagl’arabi, una pizzeria un po’ zozza delle mie parti dove, fino a venerdì, c’ho sempre mangiato bene e speso poco. Perché abbiamo litigato? Ops conversato animatamente? perché a vedere di Nath, sono lo “stereotipo del consumo”, mi faccio toccare il cuore e mi vendono ciò che vogliono, anche progetti equo&solidali. Accetto, accetto anche questo, e sei! Non nego che può essere sicuramente vero, haivogliaté! Però io non ci riesco a stare sempre lì a spezzettare tutto e a stare attenta a tutto. La pace è tornata a tarda mattina, quando abbiamo dovuto unire le nostre forze per far fronte al frigo vuoto e all’appetito incalzante, verso un supermercato di sabato pomeriggio.

Ma la nostra pace è una pace sconfinanta, serena e forse ancora un po’ annebbiata, perché quando piove tanto, ma tanto, un po’ di nebbia sale, per forza.

Ma appena il sole è alto tutto è di nuovo limpido e si riesce a scrutare lontano. Molto lontano.

E lo pensi anche se la prima cosa che ti senti dire la domenica mattina è: “Ho sognato E-ma-uff.”

mercoledì 2 maggio 2007

DOVE SIAMO QUI?

Io lo so bene dove siamo!
Siamo ai Giardini del Palazzo del Lussemburgo a Parigi, ma Nath dice di no, dice che mi sbaglio, dice che non eravamo nei giardini del Lussemburgo dove nella vasca i bambini mettevano le barche noleggiate dai genitori... dice che non eravamo lì.
Magari la cronologia delle nostre foto - dai nomi scritti con qualche errore di ortografia per i quali mi prendo la responsabilità e chiedo scusa - potrà fargli ricordare le dinamiche del nostro giovedì parigino!

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