Visualizzazione post con etichetta Provenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Provenza. Mostra tutti i post

martedì 3 novembre 2009

Ci vorrebbe il Mare!

...e dopo l'arte, la città, il teatro, la storia, finalmente IL MARE!

Non ci siamo mai andati - io e Nathan - insieme al mare.
Noi stacanovisti-del-viaggio-itinerante, anime nomadi sempre in movimento, noi sempre e perennemente in giro a vedere tutto il possibile, noi, sì proprio noi, abbiamo fissato tre notti all'Hotel Mediterranée a Les-Saintes-Maries-de-la-Mer.
Tre giorni di ozio, sole e mare!

Questo alberghetto - Hotel Mediterranée - a conduzione familiare, fiorito e confortevole, lo abbiamo trovato grazie alla Lonely Planet. Abbiamo telefonato per prenotare che eravamo ancora a Marsiglia, e la signora ci ha confermato nonostante non riuscissimo a dargli il numero corretto di carta di credito (scolorito ;).
Si è rivelato ottimo per rapporto qualità/prezzo!
Assolutamente consigliabile se siete in zona: 64,00€ la doppia con servizi, in centro città, con ricca colazione nel bel terrazzino fiorito, e con tanto di ricevuta! Unica nota scomoda, ma nemmeno più di tanto, il parcheggio è distante dall'albergo perché trovandosi in zona pedonale non dispone di posti vicini. Ma se non si ha esigenza di spostare la macchina troppo spesso, nessun problema.

Les-Saintes-Maries-de-la-Mer

Le boccie dei francesi

Les-Saintes-Maries-de-la-Mer è un delizioso paese nel cuore della Camargue, regione dai caratteri molto diversi dal resto della Provenza. È in corrispondenza del delta del Rodano, la terra palustre è stata bonificata e desalinizzata negli anni. Vi si alternano paesaggi lacustri, saline, risaie, pascoli con cavalli e tori allo stato brado. Potrebbe essere una tappa alla quale dedicare molto più tempo - tempo di riposo e relax, - per dedicarsi a passeggiate a cavallo o birdwatching. Ma noi tutto questo tempo non l'abbiamo avuto. Chissà, magari un futuro...

Fenicotteri

Abbiamo apprezzato molto il paese, Les-Saintes-Maries-de-la-Mer, vi abbiamo alloggiato, sostato, passeggiato, mangiato, e siamo stati bene.
È un luogo turistico, con tanti ristoranti, arena spettacolo per le corride, mercato e negozi, ma con una dimensione piccola, accogliente, estremamente piacevole. Vi si trova un'atmosfera fortemente spagnoleggiante, sembra di essere in Catalugna, le case sono bianche di calce, rilucenti sotto il sole, la sera nelle piazze echi continui di chitarre e tacchi da flamenco, iconee di toreri e tori ovunque insieme alla tipica croce - la croce della camargue - che simboleggia in un sol segno fede, amore e carità.
Una cosa da sapere fondamentale, e che vi diranno in tanti se chiedete di Les-saintes-maries: ci sono le zanzare e - dice - sono feroci! Io non ci ho fatto molto caso, anche perché da nativa della Piana, viaggio sempre con l'antizzanzara tropicale nella borsetta. Ma Nathan poverino, lui si che le soffre le zanzare, il Valle d'Aosta, non sanno nemmeno bene cosa sono, le zanzare!
Possiamo dirci complessivamente fortunati, abbiamo trovato delle giornate ventose che ci hanno concesso di non entrare troppo in contatto con questi fastidiosi insetti indigeni.

Paella

Come esimersi da una nota sulla gastronomia? Giammai!
Molti ristoranti di Les-Saintes-Maries espongoni dei pentoloni giganti di Paella lungo l'affaccio pedonale.
Il mio primo pensiero (maligno) è stato: "li compreranno già fatti in gastronomia!".
Nonostante il pensiero, al primo pranzo ho voluto testare, e devo dire che non era male.
La mattina dopo ho potuto constatare che di pronto non c'era niente, tutto fatto sullo stesso
pentolone in esposizione e nella stessa identica location! io malfidata!

Dei tanti, tanti, tanti ristoranti che fanno Les-Saintes-Maries-de-la-Mer noi abbiamo provato:
L'Asti e vi abbiamo mangiato pesce (con aoli per una digestione lunga 2 giorni!)
a buon prezzo, due secondi, 1/2 lt vino = 31,00 euri!

La taverne italiene, dove troverete sicuramente italiani perchè fanno anche la pizza,
ma anche buoni i piatti indigeni, anche se abusano di semi di finocchio!

...e poi la pescheria - la Cabane aux coquillage - che la sera diventa uno spartano ristorante di coquillage,
dove si sceglie direttamente dal bancone del pescie e ti viene portato in tavola sui tipici vassoi di metallo,
e bevi il vino scelto dalla gentile signora che te lo versa volta volta nel bicchiere.
Il mio consorte qui è rimasto digiuno ed io ho rischiato l'assalto al fegato dal parte delle 11 ostiche che ho fagocitato!

la Cabane aux coquillage

la Cabane aux coquillage

giovedì 22 ottobre 2009

I colori dei dintorni di Avignone

Complice un raffreddore riprendo il racconto di quest'estate. Eravamo rimasti qui.

Tre notti dalla signora Olga e tre giorni a scorrazzare tra Avignone e i suoi dintorni.

Primo tra tutti, Orange.
Nathan lo aveva visto sulla guida che mi ha regalato ancora prima di partire: l'unico teatro romano con muro di quinta ancora intatto conservato in Europa.
Do you remember?
- Ma Orange è vicino Nizza?
No, è vicino ad Avignone!
Non vicinissima, ma può meritare una visita se avete un po' di tempo. La strada è piacevole, costellata da frequenti viali di alberi giganteschi, maestosi ed eleganti come solo i viali alberati franzosi sanno essere. La cittadina è rilassata, non è gremita di turisti. Il complesso museale nel quale è contenuto il teatro è molto organizzato e ben tenuto. Come molti monumenti in Francia, anche questo teatro romano è funzionante (leggi messo a profitto!). La sera in cui siamo andati noi andava in scena il Rigoletto ed infatti tutto era predisposto, scenografia e cavea per l'orchestra. Non mancano le audioguide, ben fatte e iper dettagliate, potenti aspirapolveri da orecchio, capaci di aspirare le tonnellate di pulviscolo depositato sulle nozioni di storia romana archiviate nelle curve dei nostri cervelli.
Bella la romanità francese!

Teatro romano di Orange, France

Instancabili, abbiamo puntato la seconda tappa della giornata "dintorni": Carpentras.

Perchè questa cittadina tra tante lungo il percorso (che poi tanto di strada non era)?
Non saprei. Leggendo dalla guida aveva un paio di particolarità che spiccavano dalle altre bastide incontrato lungo il percorso. Oltre la cinta muraria ancora visibile e l'assetto stradale tipico medievale, Carpentras è anche un antico insediamento ebraico e mantiene ancora una sinagoga attiva, in più oltre alla Cattedrale gotica rimaneggiata, è segnalato un edificio di pregio e sui generis, una piscina art decò.
Nonostante la piena ora di pranzo non sia la migliore per rendersi conto della vivacità del paese, Carpentras ci è parsa assai attiva. Bei negozi - ho comprato delle pirofiline da forno verdi deliziose! - bei banchi alimentari e gallerie coperte.
Anche Carpentras ha il suo festival, musicale mi sembra, come ogni città della Francia Sud che si rispetti, l'evento non manca mai!
Poi la Sinagoga. Alla prima scampanellata non ci ha aperto nessuno. Un cartello poco comprensibile segnalava l'apertura per le 16. Abbiamo atteso al bar alla piazzetta di fronte sorseggiando la nostra Cokà e Orangìna. Un flusso di visitatori, suonava, aspettava, faceva un giro e risuonava, a ciclo continuo. Quando poi siamo riusciti ad entrare, abbiamo capito dalla gentile signora che le ferie estive avevano ridotto il personale addetto alle visite, lei doveva aprire, sorvegliare gli ambienti e ricondurre i visitatori alla porta.
Per la piscina coperta non siamo stati altrettanto fortunati. Nel periodo estivo è proprio chiusa.

Carpentras, portale laterale della Cattedrale
Sinagoga, Carpentras

Ortolano, Carpentras

Jouvaud, Pasticceria a Carpentras

Potevamo noi essere soddisfatti di questa gira fuori porta e ritirarci a godere della piscina della Signora Olga nella costosa camera di Avignone? NOOO!!
Da qui via, con la buonanima dell'amatissima Poderosa, verso i dintorni sud ovest di Avignone:

L'Abbaye di Sénanque è la degna conclusione di una tortuosa strada panoramica immersa nella macchia mediterranea. Appare in fondo ad una gola, assai riparata e protetta, degno luogo di ritiro spirituale. Difficile sarà trovarvi pace e solitudine, è una tappa d'obbligo nel tour della Provenza e non mancano gli autobus di turisti. Si costeggia i filari di lavanda recintati con la macchina e si giunge ad un parcheggio. Accessi differenziati per la basilica e lo shop. Mi vergogno un po' a dirlo, ma abbiamo preferito il negozio all'ozio! ...e mi mangio le mani perché gli interni devono essere davvero belli. Ma anche lo shop non è male, servizi igienici compresi!, abbiamo acquistato essenze di lavanda e miele allo stesso aroma, anche la libreria è molto fornita.

Abbaye Notre-Dame de Sénanque

Lavanda, Abbazia di Sénanque

il monaco

Da qui, una visita flash a Roussillon, tanto lodata dal mio capo per le sue terre rosse, e in effetti, il colore che offre al tramonto è veramente vivido e potente! Il paese è delizioso, una veloce scarpinata verso il punto più alto per ammirarne il panorama è d'obbligo.

Roussillon,

...e poi di nuovo via sulla Poderosa per prendere con l'ultimo raggio di sole il verde smeraldo delle acque del Petrarca a Fontaine-de-Vaucluse, e dato che tutte le ciambelle non riescono con il buco, il sole c'era ma l'acqua scarseggiava.
Ovvero, ne abbondava nella parte a valle, dove le alghe producono l'effetto smeraldino delle foto, ma non c'era il getto della cascata.
Ci siamo rifatti con un arrosto di pesce di fiume alla locanda in paese e il rosè locale.

Per dovere di cronaca, visto che abbiamo mangiato bene e lì per lì l'aspetto non lo assicurava, abbiamo mangiato a Le Verdelet tel. 0490202885. Ci è sembrato di aver scelto bene, molti sembrano ristoranti aperti solo per la stagione, questo seppur modesto, sembra un indigeno stanziale ^_^

Chiare fresche e dolci acque

Chiare fresche e dolci acque 2

venerdì 14 agosto 2009

Marsiglia, la città.

Provo una simpatia innata per i porti.
Sarà che sono così diversi dalla mia immobile Firenze, così multiformi, multietnici, zozzi fuori ma sinceri dentro. I porti si mostrano come sono, approdi.

Dopo il primo approccio dello sbarco dall'autostrada al Porto vecchio, procediamo con la cena a base del piatto tipico: bouillabaisse.
Decidere quale dei ristoranti della riva sinistra potesse valere la nostra presenza è stata dura. Io prediligevo quelli con il banco del pesce a vista, Nathan guardava quei numerini del menù. Chi avrà vinto?

Da Marsiglia città

Alla fine siamo stati fortunati, il piatto color curcuma era ottimo.
Una zuppa di pesce di origine umile, preparato dalle famiglie dei pescatori con le qualità di pesce meno pregiate che non venivano piazzate al mercato. Ci sono diverse variabili delle quali non abbiamo ben compreso le differenze. Questa nella foto era quella "marsigliese" del Café de la Paix.

La mattina dopo abbiamo lasciato la nostra Poderosa al parcheggio di Place de la Préfecture - non tra i più economici - per esplorare la città.
Con Rue de Paradis arriviamo a Place du Genéral de Gaulle e portiamo via un po' di mappe dall'Ufficio Informazioni della città. La nostra metà è Le Panier, il vecchio quartiere cittadino recentemente riqualificato e, sembra, brulicante di artigiani.
Prima però girovaghiamo liberi per la zona attorno al Vieux Port e le Canabiére, l'arteria principale della città.
Neanche a farlo apposta, siamo costretti ad una immediata sosta gastronomia, presso quella che sarà la prima pasticceria orientale - e in questo caso rigorosamente kasher - del nostro percorso con tanto di limonata fresca. Irrinunciabile.






Proseguiamo su Rue de la République, con le sue soste nei grandi negozi, fino a Le Panier, tanto cantato da Izzo. Da Place de Lenche fino a Place de La Major con la grande cattedrale ottocentesca a righe bianco nere. E ditemi se anche questo non è un'altra eco genovese...
E finalmente eccola, la vera essenza della città porto che cercavo, viuzze infestate delle macchine, piazzette soleggiate, ombrelloni oasi degli avventori di bar e baretti.



...e qualcosa di genovese si ritrova anche nella cucina.
Una volta constatata l'impossibilità dello shopping, dato che i negozietti degli artigiani segnalati dalla mappa dell'ufficio informazioni erano chiusi, ci siamo concessi una sosta pranzo, non che ci fosse l'intervento del nostro appetito, sia chiaro ^_^.
Le tovaglie colorate e la proposta di gustosi succhi di frutta ci ha fatto optare per un localino dall'aria alquanto improvvisata e casereccia. Una sola signora faceva tutto - ordini, portare a tavola i piatti, sparecchiare - e nonostante il tanto da fare, si è mostrata sempre gentile e sorridente.

Un po' di attesa, poi - et voilà - il nostro piatto di panissa e birra locale. Panissa, sì, farinata fritta in dischi. Ditemi voi se non richiama la cucina ligure...

Da Marsiglia città

Allo scoccare dell'ora, entriamo da 72% Pétanque, consigliato dalla Lonely per l'acquisto del famoso sapone locale. Piccolo e suggestivo.
Chi aveva anticipato richieste si faccia avanti.


La passeggiata prosegue nell'altro quartiere suggerito dalla cartina municipale, Belsunce.
Decisamente più vitale, popolato da una folla variegata e multietnica. Cercando il mercato ci smarriamo in viuzze strette, costretti ad appoggiarci alle vetrine per far passare le auto. Negozi per lo più all'ingrosso con scritte in cinese, ampi boulevard come Ramblas, dove oziosi uomini attendono il calar del sole sotto alberi frondosi e tavolini di bar ospitano piccoli eserciti di avventori e giocatori di scacchi.




Troviamo anche il mercato, ma quando i giochi sono oramai finiti. Acquirenti frettolosi ed oculati, banchi rigogliosi e banchi spogli, l'acqua del pesciaiolo che lava la strada.

Nessun museo, nessun monumento avrebbe valso quanto questa passeggiata.

Tante facce da Marsigliesi, con quel non so che di piratesco, da affascinante bandito buono.

giovedì 13 agosto 2009

Marsiglia, l'Unité di habitation di Le Corbusier

L'unica e sola prenotazione di questo di questo viaggio nel sud della Francia, è stata all'Hotel Le Corbusier, camera studio all'interno dell'Unità di abitazione di Marsiglia. Tutto il resto al caso.

Come ogni studente di architettura che si rispetti, su Le Corbusier ci ho sbattuto il naso - o meglio la testa - diverse volte, tanto che non è la sua prima opera che appare nei nostri viaggi in Franza. Due anni fa, nel Tour del nord, siamo passati per Belfor - non proprio di strada - per ammirare la splendida Chapelle di Ronchamp.
Quest'anno la tappa d'obbligo è Marsiglia, che in quanto porto, brulicante e zozzo, mi attirava già di per se...

L'autostrada ti porta in bocca alla città, come in una seconda Genova, ti ritrovi sulla strada sopraelevata che costeggia gli imbarchi dei traghetti sulla destra e il pendio scosceso ed affollato di edifici sulla sinistra.
Singolare déjà-vu urbano.
In pochi minuti eravamo al Vieux Port, ti si mostra proprio come te lo immagini: una lunga lingua d'acqua che penetra la città, l'ingresso è scandito da due edifici fortificati di roccia ocra, a sancire i confini con il mare, quello vero.
Quai de Rive Neuve: clacson, ormeggi, parcheggi, passanti.

Miracolosamente orientati con le due mappe che abbiamo sulle guide ci dirigiamo verso sud: Rue de Paradise, Avenue du Prado, Buolevard Michelet.
Se non fosse stato per quella corsia preferenziale degli autobus che non potevamo percorrere saremmo arrivati immediatamente alla meta. Abbiamo dovuto prendere un po' la mano con i sensi di traffico, ma poi, alla Cité Radieuse, ci siamo arrivati.

Ognuno di quei mostri multipiano che la imita, ci si presentava davanti millantandone l'identità.

-" E' questo?" chiede Nathan.
-" ah bho... potrebbe essere, ma mica mi sembra... ma ce ne sono talmente tante..."

Poi ecco l'insegna, Hotel Le Corbusier, e il suo profilo ci appare irraggiato dalla luce della sera.



Parcheggiamo e cerchiamo l'ingresso. La Poderosa ha diligentemente fatto il suo dovere.



Un ampio spazio con box per il portiere e tre ascensori rossi lucenti.

Nonostante l'edificio abbia più di 60 anni, nessuna vetustà di stile. Cemento armato a vista sì, specchio di un'altra era, ma ben mantenuto, e con un tal carattere personale da non mostrare tutti gli anni che porta. E' quello che accade al disegno di qualità.

Al piano dell'hotel, ci accoglie la signorina che avevamo conosciuto telefonicamente e che non era stata in grado di indicarci l'uscita giusta dell'autostrada.



Gli spazi dell'albergo sono eleganti e ben organizzati: un doppio livello per la sala del ristorante, il banco de bar, un piccolo terrazzino per le colazioni mattutine al mistral marsigliese.




Il corridoio - la strada interna - di distribuzione degli alloggi è la fine del mondo. Psichedelico: dall'oscurità emergono i colori primari delle porte rosse, delle cassette delle lettere gialle e di misteriosi box antistanti le porte, di colere verde, blu e giallo. Tutto illuminati ad hoc. Un manierismo moderno dai toni tipografici.

Prendiamo spazio della nostra cellula studio.
E' uno spazio lungo e stretto, arredato in modo minimalista e funzionale.
Legno in terra, pannelli in cartongesso alle parete del centro, nicchie nella parete di destra e dietro al letto un mobile di legno che da un lato è armadio, dall'altro comodino. Vicino alla porta, la cabina doccia e un lavandino.
Una domanda nasce immediata dalla mia prima ispezione (e dall'esigenza):
- " Dov'è il cesso?"
Eh, il cesso... esco dallo studio e nel vano che precede il corridoio, oltre alla porta gemella alla nostra, trovo una terza porta.
Iddu, il cesso.
O meglio uno sgabuzzino piccolo piccolo, senza finestra che contiene giusto la tazza e lo spazio per aprire e chiudere le porte. Non uno spazio accogliente, ma come dire, sicuramente funzionante.

Non l'ho fotografoto, sono parziale lo ammetto, voglio far fare solo bella figura al Maestro.

La nostra piccola camera, ha anche un terrazzino e interessantissima è la porta finestra di legno e il suo gradino di legno con piano incernierato sopra dei tubi metallici.



L'infisso è visibilmente progettato ad hoc, dei ricorsi in basso ricordano delle mensole, ma una volta seduta sul gradino di legno che precede la finestra si capisce bene che hanno la funzione di braccioli. La maniglia è assai originale.

Da Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier

Inutile dire che - nonostante il cesso scomodo - essere dentro un opera come questa è assai elettrizzante, ti si rivelano particolari che i libri ignorano e ti fanno apprezzare il prodotto abitazione in relazione con i tempi in cui è stato concepito, molto di più di quello che può fare lo studio sui libri. Ricordo che l'inaugurazione è stata attorno ai primi anni 50 e che il progetto gli fu affidato dal Ministero per la ricostruzione nel 1947 per sopperire all'esigenza di alloggi dopo la guerra.

Rifocillati, siamo pronti per gli ambienti comuni che hanno fatto la fortuna di questo edificio.



Infatti questa non è l'unica unità di abitazione progettata da Le Corbu, ma è l'unica fortunata.
Gli altri casi, da Nantes, Berlino, Firminy non hanno avuto una buona riuscita.
Per problemi economici il progetto originale fu decurtato di parti fondamentali, come gli ambienti in comune.
Si perchè una delle logiche che muove questo progetto è quello di riprodurvi la scala del villaggio, in verticale. Le Corbusier arriva ad un ordine di grandezza compreso tra 300 e 400 famiglie, ovvero tra mille e duemila persone, quella che secondo lui corrisponde all'unità sociologica del villaggio. Da una parte l'alloggio deve garantire la privacy di chi lo abita, dall'altra deve favorire la socialità con la comunità e sgravare dai problemi del quotidiano.
Sulla base di queste ipotesi, sviluppa i moduli abitativi composti cellule multiple, aggregate tra loro in base al numero di persone che abitano l'alloggio, che si innestano nella ossatura portante come "la bottiglia e il portabottiglie". Gli alloggi si abbinano secondo una logica testa coda.
Ci vorrebbe un disegno per spiegare il tutto, ma cerchiamo di capirci a parole: il corridoio - la strada, quella psichedelica - si trova ogni due piani; dal corridoio si accede agli alloggi; in quello sulla destra per esempio, si accede nell'ingresso, cucina e soggiorno, le scale poi conducono al livello di sotto; quello a sinistra, è analogo, solo che invece di scendere si sale. Così attorno al corridoio si dispongono due alloggi su due livelli occupando tre piani. Chiaro no?

Tutto questo mi rifrullava in testa mentre ci spingiamo fino al tetto.


Da Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier



Un asilo, una palestra, degli atelier, una piscina e un piccolo anfiteatro. Cemento a vista e maioliche colorate per la piscina, in cui una bambina si sta godendo l'acqua. Davanti dune di cemento per godere il panorama, che all'epoca non doveva essere così costellato di brutte imitazioni dell'Unitè. Questa zona, all'epoca prima periferia della città, sembra essere diventata il nuovo centro borghese. ...non la mia opinione alla prima occhiata sia chiaro, ma quella di Fabio Montale, il personaggio principale nei polizieschi di Izzo, ambientati a Marseille, che ovviamente consiglio a chi si avvicina a questa città.

La mattina successiva abbiamo (Nathan certo non io che di Francese conosco solo il mio nick) l'opportunità di scambiare poche parole con una signora incontrata nella "strada interna", residente nell'Unità dalla sua realizzazione. Conferma quello che si legge sui testi, l'esperimento è riuscito. Lei ci vive bene da oltre cinquant'anni, ci ha cresciuto i suoi figlio e ora i suoi nipoti. I figli, infatti, hanno acquistato anche loro un appartamento nel palazzo e abitano tutti vicino. Il contesto urbano è ben servito sia da negozi e supermercati che dai mezzi pubblici. Una soluzione assolutamente confortevole.

Nel pomeriggio andiamo a visitare l'appartamento che la signorina dell'albergo ci ha segnalato. Visita a pagamento, è la casa di una signora. Su questo noi lavoriamo di fantasia, ci immaginiamo una signora anziana che arrotonda la pensione spillando 5 euri a cranio agli studentelli e professionisti interessati al volume duplex dell'appartamento lecorbusierano.

Immaginate le nostre facce quando, al secondo tentativo del pomeriggio, ci apre un'attraente signora quarantenne, con perfetta frangetta nera, camicia di seta bianca e nera e un pietrone scintillante al collo... comodo abbigliamento da casa! La bella signora è preparatissima sulla filosofia dell'alloggio che occupa e lo ha anche arredato con estremo gusto e mobili dell'epoca, apportando il minimo delle modifiche.

Ci spiega la disposizione degli alloggi, quello che abbiamo già detto sopra del testa/coda, e inizia illustrandoci la cucina/angolo cottura. Ha apportato qualche modifica, sostituito il piano con un marmo perchè l'originale si è rotto, ma mantenuto il piano in acciaio del lavello.
Ci svela il primo arcano.
Di fianco ad ogni porta, sulla strada esterna, c'è una grande cassetta colorata. Più grande di una cassetta per le lettere, che poi sono raggruppate tutte insieme all'inizio del corridoio. Trattasi di cassette nelle quali potevano essere riposta la lista della spesa, e nella quale i commercianti della strada dei servizi mettevano la spesa. Tutti i confort per liberare gli uomini - le donne soprattutto - dagli impicci quotidiani. Ed in più, non essendoci ancora i frigoriferi, queste cucine erano munite di ghiacciaia che poteva essere rifornita dall'esterno dell'appartamento.

Questo dettaglio è stato sicuramente suggerito al Maestro dalle celle monacali in cui ha alloggiato precedentemente alla Certosa del Galluzzo di Firenze. Infatti giorni a seguire visiteremo una analoga certosa e si notano chiaramente i box in cui venivano passati gli alimenti ai frati ispiratori di queste cassette per la spesa dell'Unitè.



Da Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier

Tra la zona giorno e la cucina c'è un mobile dell'arredamento originale che si può aprire da entrambe le parti e permette di passare il cibo dai fuochi al tavolo. Tipo cucina americana dei telefilm...

Il secondo arcano che ci svela la signora è quello che mi ha lasciato un po' smarrita appena entrata. Infatti non ci troviamo più un un vano con affaccio sul piano di sotto, il famoso doppio volume dell'alloggio duplex. NO. Sembra che poco dopo la realizzazione, questa disposizione sia stata rivista e chiuso con un solaio fino alla finestra. Leggo infatti che lo stesso Le Corbu rivede il progetto nelle successive Unitè di Firminy.

Da Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier

Anche perchè, diciamolo, aveva fatto una bischerata. Per accedere alla zona soggiorno era necessario passare dentro alla camera matrimoniale... ahi ahi...

La signora ci spiega che c'è un impianto di riscaldamento centralizzato, ma non ci sono radiatori, ci sono bocchette che immettono aria calda di inverno e fungono da tiraggio forzato di aria esterna d'estate. Non necessitano dell'insano condizionatore. Lo spero anche per il nostro soggiorno nello studio.

Da Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier

Scendiamo e entriamo direttamente nella grande camera padronale illuminata da una ampissima finestra con gli stessi infissi lignei del nostro studio. Oltre ad essere belli e comodi, ci dice la nostra guida, sono anche funzionalissimi. Sono doppi vetri ed isolano rumori e vento. Facciamo una prova, ed in effetti, la città resta fuori.

Da Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier


Da Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier

Penetriamo a tal punto l'appartamento, che ci va vedere anche il bagno.
Originariamente non era piastrellato, era pitturato con la vernice da barche.
L'ispirazione all'uso intenso dello spazio che si fa nelle barche ritorna in tutti gli arredi originali. Le armadiature dell'ingresso hanno tutti i pannelli a scorrere e pure un sottofondo che raggiunge il piano di calpestio.
Una ulteriore fonte di ispirazione di Le Corbusier sembra sia stato il piroscafo, infatti aveva precedentemente attraversato l'oceano per andare a seguire un progetto in Argentina, e questi colossali transatlantici dove tutto lo spazio è calcolato nell'uso e nella forma avevano colpito il suoi interesse.
La stanza del cesso è molto simile a quella del nostro studio, è collocata al centro dell'appartamento con accesso dal disimpegno comune. Le altre due camere rispondono al modulo del nostro alloggio con tanto di terrazza. Sono separate tra loro da una parte fissa e una mobile, in modo di poter sfruttare sia lo spazio aperto che separato. Per di più che una porzione di quella mobile è una lavagna così da far scrivere i bimbi con i gessi.

Da Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier

Terzo arcano svelato, sono le gabbie sul soffitto delle terrazze. Trattasi di grate applicate solo nelle terrazze delle camere dei bambini per impedire che questi o i balocchi, volino al piano terra per un percorso non ortodosso. Geniale! Super accessoriato, e non solo per gli anni '50, e tutto di capitolato!


Consiglio vivamente un soggiorno in questo "palazzone", che nulla a che vedere con quelli delle nostre degradate periferie e che ha ancora molto da insegnare, nonostante la sua età.

Altre foto: Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier

Tour invernale della Sicilia: Siracusa

Leggi anche Tour invernale della Sicilia prima parte (Trapani, Erice, Marsala) seconda parte (Agrigento, Ragusa e dintorni) Siracusa è...