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mercoledì 4 marzo 2009

La via delle librerie

Cecil Court, London

Charing cross road. Un tempo la strada delle librerie. Non l'avessimo saputo, non ce ne saremmo nemmeno accorti. Per puro caso abbiamo imboccato Cecil court (foto): una teoria di librerie antiquarie e, sorpresa delle sorprese, l'italian bookshop...

Qui Charing cross road, com'è oggi e com'era allora. (thanks to the Guardian.co.uk)



venerdì 27 febbraio 2009

St. Pancras, The British LIbrary e Barbican in salsa etiope

Ultimo giorno a Londra di questa vacanza così ben posta alla fine dell'inverno e all'inizio della primavera di lavoro.
A conti fatti è stata un po' faticosa. Solo i primi due giorni siamo rincasati prima di cena per un break. Gli altri giorni invece da mane a notte a piedi per Londra senza interruzioni.

Ma è meritato, assai. Anche se l'umore ne ha risentito in questa ultima giornata che ci ha visti un po' - assai - tesi. Ma va bene così, succede, la serata si è piacevolmente risolta, anche grazie alla nostra cara Lucilla, che è riuscita a variare il nostro menù, dal sushi all'etiope.

Ma partiamo dall'inizio che io non sono capace dei salti temporali di Nathan.

La giornata si preannunciava di sole, la nebbiolina grigia si stava piano piano aprendo e nell'incertezza sulle numerose tappe rimaste, abbiamo optato per una composizione delle più vicine.

La St. Pancras International, nella recente ristrutturazione di Sir Norman Foster.
Io l'avevo appena intravista in lontananza, lungo il percorso che abbiamo fatto spesso per prendere la metro. Due passi e davanti a noi un'universo di negozi, bar, ristoranti incastonati dai classici pilatri bianchi dell'architettura di Foster e i mattoni rossi e l'arcate metalliche della vecchia stazione. Per gli amanti del genere, e anche delle numerose offerte gasto-alimentari, da non perdere... e non ci sono solo franchising, anche un bel ristorante chic negli ambienti della vecchia stazione.

Due passi più in là, la British Library, la biblioteca nazionale del Regno, nella sua recente costosissima ristrutturazione. Ce l'avevamo dietro casa, e come non farci un giro! Anche solo di controcanto agli ambienti chiusi delle nostre biblioteche, in particolare quelle nazionali! Una cortina di mattoni rossi, in tinta con vicina stazione, ha il cuore bianco e luminoso dell'atrio. Nemmeno a dirlo uno spazio per le esposizioni: in corso una gratuita e stupendamente didattica sui diritti, con la Magna Carta original in bella mostra. Wi-fi libero previa registrazione sul loro sito e sedute tra le più fantasiose ed ergonomiche per conciliare lo studio. Ditemi cosa ha in comune con le nostre biblioteche? NIENTE!

Da qui ci siamo incamminati a piedi verso il Barbican (approfondimento e foto), questo edificio che la nostra guida rivela essere fonte di discussione per i londinesi. Due o tre chilometri abbondanti, una passeggiatina interessante, ma che deve aver sfiancato il mio compare.
In chiusura, come di norma, abbiamo visto il mercato di Smithfield, l'ultimo delle carni rimasto a Londra, nel suo splendido edificio in metallo.
Abbiamo mangiato in un pub nei pressi di St. Bartholomew the Great, per intenderci quella chiesa normanna di Quattro matrimoni e un funerale... e l'abbiamo vista nel film, perchè il biglietto di ingresso, in questo Paese di grandi musei ad ingresso gratuito ci ha assai scoraggiato.

Avevamo ancora energie per il Barbican, che alla fine si è rivelato un grande complesso residenziale in cemento a vista con un cuore di cultura e iniziative spettacolari. Noi abbiamo goduto della temporanea mostra su Le Corbusier, migliore e più completa di altre già viste.

E con le tre linee della metro lì a due passi come farci scappare una nuova puntatina a Brick Lane che avevamo visto solo in chiusura? ...e poi quei due spicciolini di sterline avanzate andavano spese, quale migliore occasione per comprarsi la sospira teiera lasciata ad Osaka? quindi di nuovo in metro verso Covent Gardner, ma con un'esperienza unica stavolta: ci siamo fatti a piedi la risalita dai meandri magmatici della tube. Su per le scale fino all'ultimo respiro. Da consigliare per far schiantare qualcuno. Ma ho rangiunto il mio obiettivo, la teiera è già pronta per imbarcarsi nel mio zaino, ma non solo lei. A farle compagnia un kit di 10 chine Winsor & Newton che sospiravo dai tempi del liceo.

Degna conclusione della densissima giornata, la cena da Addis, un ristorante etiope che la Lonely consiglia, in Caledonia Road, dove abbiamo condiviso il piatto - letteralmente - con le care già citate Jiad e Lucilla. Grazie amichette, per la compagnia, grazie Londra per la tua straordinaria offerta di belle cose da vedere e gustare. A presto.


giovedì 26 febbraio 2009

Botanica, mercati e avanzi punk

Anche per oggi splendida visita mattuttina: Kew Gardner, il giardino botanico della Regina. Si trovano un po' fuori dalla zona centrale - tanto che abbiamo avuto bisogno dell'aggiustatina alla nostra oystery card valida per la zona 1/2 - in località Richmond.
Il viale che dalla stazione porta al Gate Victoria (ingresso del parco) è costeggiato fa ville assai lussuose, con tanto di auto di grossa cilindrata nel vialetto e niente tende alle finestre per mostrare il fine arredamento.
Ma andiamo alle vere bellezze del parco, che noi a dire il vero abbiamo visto solo in parte: grandi aree verde di prato all'inglese e alberi secolari, e tre grandi serre. La prima sembrava proprio il padiglione per la prima esposizione universale di Paxton, ma non lo era, il Cristal Palace sembra sia stato ricostruito in un altra zona di Londra. All'interno della Palm House temperatura e piante tropicali. Estremamente suggestivo e didattico, perchè, come anche ai musei che abbiamo visitato, anche qui abbondano spiegazioni e cartelli, visite guidate gratuite ad ore stabilite ed addirittura banchetti per "toccare".
Qui Nath è stato particolarmente attratto dall'interrato dedicato alle alge - forse pensava al sushi? - e da un frutto tropicale con una forma assai particolare.
La seconda serra ospitava una "stravagante" esposizioni di orchidee. Sarebbe stata interessante ugualmente per i giardini di succulente! E qui la tiro corta perchè ce ne sarebbe da dire! La terza serra, per fortuna della nostra schiena era visitabile solo in parte, ma non ci siamo fatti mancare la collezione di disegni botanici e il favoloso shop!

Kew Gardner
© tutti i diritti riservati sul materiale fotografico
(altre foto sull'album flickr)
Da qui pensavamo di andare ad Highgate, ma come dire, la giornata grigiolina, non ci ha messo voglia di andare al cimitero e avendo passato da troppo tempo l'ora di pranzo, ci siamo diretti al Borough Market, dove ci siamo sgranati con avidità un buon paninozzo al pork e al lamb con senapi e mostarde, accompagnato da un bel cheese cake o cioccolati con un ottimo caffè - infuso - dell'India del sud. Tutto documentato fotograficamente, tanto che il ragazzo del caffè cominciava a sorridermi anche troppo.

Borough Market, London
Dopo il giro gustoso ci siamo avviati verso Camden Town, e meno male!!!! è una tappa strabigliante!!! Tutte bancarelle di cianfrusaglie e punk a bestia che sembra di essere ancora negli anni '80. Ero quasi intenzionata a comprarmi un paio di scarpe ma era già l'ora di chiusura e ...

La tappa successiva è stata la più grande libreria d'Europa, la Waterstone's in Picadilly! Devo dire, meno male che non li so leggere, perchè ne avrei comprati diversi!

Per cena, stavolta, il gastro-dramma l'ho cosumato io. Volevo andare al ristorante indiano e vincere le ritrosie di Nathan mettendolo davanti al fatto che abbiamo mangiato sushi ripetutamente, e che forse era il caso di fare anche un po' per uno con le relative preferenze... ma poi come dire, farlo soffrire sul desco non è proprio piacevole, così, sull'indiano non l'ho spuntata, ma avevamo raggiunto un accordo sul dim sun, che non so di preciso cos'è ma ci interessava proprio per questo. Il ristorante suggerito dalla guida, dopo averlo a lungo cercato tra le vie contorte, non ci è piaciuto e ci siamo ritrovati a girare tra le numerose offerte del quartiere che a quel punto non mi soddisfacevano. E abbiamo girato girato girato a passo da maratoneta affamato, fino ad un yo sushi, catena con nastro, dai colori vivaci. Alle 21 a Londra già puliscono e sul nastro poco girava. Comunque ci siamo nutriti e abbiamo fatto ancora due passi per la grande brulicante città luminosa.

Sarà per una prossima volta il dim sun, sarà sicuramente per un altra guida.

Su Flickr le foto del Mercato e Camden Town
Borough Market, LondonBorough Market, LondonCamden Town, London

mercoledì 25 febbraio 2009

Arte, shopping e gastronomia un giorno a Londra

Questa città riserva una continua cascata di spumeggianti sorprese e novità!
E' la città in cui persone di tutti i colori si sentono a casa, è la città in cui puoi portare i capelli di tutte le sfumature e nessuno ti si fila, è qui che puoi mangiare cibo di tutto il mondo, andere in giro senza calze o con tutti i tipi di tacco possibile, ma anche con i calzini di colori diversi o addirittura con le infradito in febbraio. E' qui che stasera ho scoperto una cosa unica e entusiasmante e la voglio condividere con voi: il mimo (e dovrei accompagnare il testo con esplicativi gesti) il mimo, sì quell'attore vestito di nero, parla. Incredibile no? L'ho pensato anche io.

Ma partiamo dall'inizio.
Una mattina grigia e un piovigginosa come le altre prima. Colazione nell'interrato. Basta seguire l'odore di fritto e il carettistico sficcicare delle uova. La ragazza-un-po'-distrutta ma sempre così carina ci chiede il solito:
- ti-or-coffi? inglisbrekfast?
Io rispondo con quelle due paroline che ho ripassato tutta la notte ma che non sfuggono all'efficente Nathan:
-onli-tost-pleas, whit-giam-and-ciise-tencks
La sintassi non è il mio forte, l'importante è farsi capire.

Una volta fuori la direzione di stamani è National Gallery, a misurare se è all'altezza dell'entusiasmante British.
Lo è non c'è che dire: l'immensa piazza che le sta davanti la presenza con superbia. L'ingresso è ugualmente libero, gli ambienti egualmente grandiosi, le misure di sicurezza invisibili - probabilmente - visto che nessuno ci ha aperto zaini o proibito l'accesso con sacche o ombrelli. Dentro nessun percorso obbligato, al desk la mappa in tutte le lingue - tra cui anche l'italiano
. Dentro folle ordinate, mai eccessive, mai vocianti, mai al telefono, e dire che di italiani ce ne era diversi.
Noi (io) avevamo degli obiettivi, tra questi Paolo Uccello e Piero della Francesca. Ma non potevamo lasciare inosservati gli altri innumerevoli capolavori e alla fine ce la siamo quasi girata tutta: entusiasmante - come sempre devo dire - l'opera dei veneziani - il GianBellino per primo, con la sua madonna con bambino, così umana nel suo chiaroscuro, e così eterea e divina nell'incarnato delicatissimo. Molti i fiamminghi, a cui ahimè! non ho saputo dedicare l'attenzione necessaria perchè nella mia misera cultura italianocentrica non li ho studiati... e poi ancora quei gran geni dei manieristi fiorentini - Bronzino, Pontormo e il Rosso, con i loro ritratti dai guizzi nascosti. E ancora la pittura moderna, Vincent con i suoi girasoli o Seurat con i suoi puntini in riva alla Senna... tanti altri, troppi per una sola mattinata, ma preziosi e ben tenuti.
Al piano terra della Gallery c'è uno spazio accogliente, in cui visitatori posso far pipì e prendersi un caffè rilassati, ed in più, grazie a dei picci e un buon programma hanno di nuovo la galleria a disposizione, ordinata per autore, per opera, per anno e per temi. Volento, uno che lo sapeva - la Lonely lo dice vero - si puo' fare anche il proprio tour in quello sterminato universo di capolavori.

Una volta fuori di lì io ero in pace con il mondo.
Avevo nutrito mente e corpo, perchè dato che era l'una, io mi ero fatta fuori l'ennesima cup cake al baretto della Gallery. Io, Nathan no, lui non voleva mangiare "queste schifezze". Aspettava il sushi della sera...

Dalla Gallery a piedi fino a Picadilly, dove abbiamo messo piede e lasciato gli occhi per il prezzi da Fortnum&Maison, poi diritti verso Buckingham Palace, ma fuori orario per il cambio della guardia che avviene solo alle 11.00. Li' la domanda sorge spontanea, ma questi con il gatto in testa, quanto li fanno lavorare, 24 ore?
Di nuovo quattro passi - si fa per dire - verso Hide Park corner, ma anche qui fuori orario perchè oltre al chiosco con un paio di italiani poi non c'era nessuno a porgere le sue lamentazioni. Detto tra noi, meglio così, a polemica abbondo anche da me.
Penultima meta della giornata, l'immancabile Harrods... luogo dove siamo giunti alla conclamazione del gastro-dramma di Nathan.
Sì perchè lui non ha messo in corpo niente da stamani oltre il cappuccino della Gallery e alle 15 passate incomincia ad avere fame, ma non così tanta perchè i suoi occhi non concordano con la sua pancia e non riesce a decidersi tra le numerose offerte che gli si propongono davanti. Io avevo tentato di proporgli il sushi, che so riuscire a calmare questi attimi difficili - accadde anche a Osaka - ma niente d'affare. Appena dentro il reparto gastronomico di Harrods ha cominciato a guardare languidamente i banchi che somminastravano cibo. L'unico che lo avrebbe convinto poteva essere quello dei dim sun, ma l'ambiente decisamente borghese e antiproletario lo ha portato sulla strata a cercare una catena che potesse appagare le sue necessità etiche. Io non potevo fare altro che seguirlo e condividere con lui il proletario desco pomeridiano.
Ancora un po' di shopping alla famosa Tea House di Neal's St e poi verso la nostra sera spumeggiante e densa di rivoluzionarie rivelazioni su Londra e la sua gastronomia, sulle sue sorprese e sulla buona compagnia! A cena molto felicemente con Lucilla e una sua simpatica amica in un sushi bar simpatico e abbondante nelle strade di Soho.
Che vi basti queste tre parole su quello che ci siamo detti perchè io ci tengo alla privacy. ^-^

Ci vorrebbe in tutte le città una buona amica come la nostra Lucillina, che ti da le dritte giuste sui locali, che consiglia dove andare e cosa visitare, con cui passare una splendida sera tale da stemperare le tensioni del viaggio a due.

Per fortuna Nathan dorme già, non ho l'obbligo di rileggergli quello che ho scritto sul suo gastro-dramma e quindi nemmeno di correggere gli errori. Chiedo sorry in anticipo.


lunedì 23 febbraio 2009

Entusiasta del British

Adesso tocca a me.
Vi voglio raccontare l'esperienza di stamattina: il British Museum! Un sogno di museo, perfetto, impeccabile! Tutto quello che potete desiderare che sia un luogo dove conservare opere d'arte, imparare, osservare, ammirare, o anche solo passeggiare.
Partiamo dall'esterno: edificio classico, colonne giganti, capitelli sobri, timpano chiaroscurato. Ingresso gratuito, perchè democraticamente così deve essere la cultura, accessibile a tutti. Volendo, e noi l'abbiamo fatto, puoi lasciare nelle urne un'offerta libera, suggerita almeno di 3 pounds.
L'atrio da subito l'idea di giungere in qualcosa di soprannaturale. La recente copertura - ad opera di Lord Norman Foster - in vetro e acciaio, diffonde una luce costante, neutra, candita e misurata.
Dalla questa gigantesca corte tonda coperta e ripiena al centro della sala di lettura che non abbiamo potuto visitare, si accede alle varie sezione: opere e manufatti egizi, assiri, greci, greco romani, ma anche asiatici e moderni.
Noi abbiamo scelto cosa vedere e ci siamo diretti lì, ad hoc. La stele di rosetta non potevamo perdercela e nemmeno un paio di quelle lastrone di pietra con la famosa scrittura cuneiforme. Ma giusto uno sguardo e poi diretti alle grandi sculture del Partenone. Bellissime! Bellissime le sculture (ho fatto uno scatto particolarmente significato che poi vi link ;) ma bellissimo anche l'allestimento, ineccepibile. Le sale sono immense e con la loro voluminosa e luminosa dimensione comunicano immediatamente l'immenso valore delle opere che contengono e di contrappunto la tua umana misera posizione. Non secondaria è la fruibilità che ne viene al visitatore che, proprio per l'estensione delle sale, non deve spintonare a cristonate i propri vicini per andare nelle sale successive. AH! ...E poi il percorso non è obligato, puoi entrare ed uscire dalle sale con estrema facilità e non sei obbligato al percorso che altri hanno scelto per te, per questioni tutte estranee all'arte.
Inutile dire, immagino si senta, che ho goduto come poche volte mai a visitare un museo per la grandiosità di questi colonialisti che hanno espugnato continenti con le armi, ma hanno saputo, da secoli, conservare e esporre in modo fruibile le opere d'arte.
Ma torniamo al merito delle opere. Dopo le sculture del Partenone, siamo andati diretti alle sale di sopra per vedere altre opere greche, romane e anche etrusche - robe di casa nostra per intenderci - disposte in teche estremamente didattiche, una su tutte, delle vignette, riprodotte con lo stesso tratto dei classi vasi greci neri e rossi, riproducevano le tecniche di produzione e distribuzione degli stessi vasi in Magna Grecia.
Entusiasta del British in poche parole!

Appena fuori abbiamo stemperato l'euforia con una accogliente tazza di tè ad un caffè scelto per caso ma molto carino, cameracafe, buffo perchè un po' negozio nikon un po' bar con wifi (che funzionava a tutti tranne che sul mio ipod!). Ma siamo stati fermi assai poco, volevo rivedere Covent Garden di giorno e poi via verso la City... ma questo magari in un prossimo post!
Bye bye!

Tour invernale della Sicilia: Siracusa

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