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venerdì 13 aprile 2012

Bio delle mie brame... è questa la cassetta giusta per il mio reame?

Questo post rientra nella saga Alla ricerca della frutta e verdura senza trattamenti e a chilometri zero, o meglio prodotta il più possibile vicino a casa, buona e comoda nell'acquisto...

Accantonate le grandi speranze di produzione dal micro terrazzo - per quest'anno abbiamo deciso di acquistare le piantine e non procedere con i semi, che magari in ferie quest'estate ci andiamo! - continuiamo la ricerca di fornitori di materie prime buone e sane, tanto più che ci abbiamo la prole, adesso! e sembra che sia molto importate per i bambini che gli alimenti siano bio... questo approfondirò! Ma per ora cerco spacciatori di sostante buone e sane!

martedì 3 aprile 2012

Dove lo porto il bebè?

Stendino familiare post piscina
Zingari si nasce o si diventa?
Non lo so e a volte mi trovo a chiedermi se tutto questo "movimento" faccia piacere a questa bimbetta che ha già tre mesi e mezzo e che uarda con occhioni curiosi me e il mondo intero. 
Poi mi rispondo da sola, dicendomi che se sto bene io mamma, se stiamo bene noi genitori, sicuramente starà bene anche lei.
Detto fatto la primavera ci arriva in casa e ci trascina fuori.  

giovedì 27 gennaio 2011

Verdure a chilometri zero o quasi!

Cerca cerca, magari trovo la strada giusta!
In questa mia fissa bio/eco/nonspreco - o come la vuol chiamare il mio incoraggiante fidanzato - dopo il mercato di Terre di Prato, dopo Fresco in Città, ho continuato la ricerca di un luogo dove acquistare verdura coltivata nel modo più naturale possibile e vicino a casa. Fruzzicando in rete, ho trovato il sito campagnamica.it il portale della filiera corta italiana, dove sono segnalati i mercati di campagna amica e i produttori. Seguendo la logica del più vicino, ho trovato i dati di una Azienda Agricola, gli ho scritto una mail di richiesta informazioni e ed ho atteso.

domenica 19 dicembre 2010

Firenze sotto la neve!

Firenze sotto la neveFirenze sotto la neve
Firenze sotto la neve
Firenze sotto la neve

Firenze sotto la neve
 Firenze sotto la neve
Firenze sotto la neve

Venerdì 17 dicembre le autorità competenti avevano previsto neve ed emanato l'allerta meteo. Ma qui siamo in pianura e la neve si concede raramente. Giusto lo scorso anno di questi tempi, per l'avvento del Valdostano nella Piana. Un po' quasi a farlo sentire a casa...
Anche quest'anno, era già un po' che su facebook lamentava di un inverno non inverno...
Il cielo lo ha voluto accontentare. E così venerdì alle 13 ha iniziato a buttar giù prima dei fiocchi aridi un po' rinsecchiti, poi dei fiocchi belli polposi che hanno attecchito in un battibaleno!

La mia personale odissea innevata è iniziata con la mia collega che incitava a chiuder tutto e a mettersi in cammino verso casa. Io ammetto di aver pensato che fosse un po' esagerato tutto quell'allarmismo, ma ahimè! le peggiori previsioni si sono avverate. In meno di 4 ore le strade si sono ammantate di ben 20 cm di neve. Nessuno era passato a pulire né a buttar sale ed è scattato il fuggi fuggi generare: le strade si sono ingolfate di mezzi, macchine  slittate di traverso, macchine vuote abbandonate in mezzo di strada, motorini con due ruote e due piedi che viaggiavano  lentissimi, automobilisti a piedi che litigavano e pedoni che affollavano i margini della strada.  Abbandonando i nostri mezzi, in un bel gruppo di amiche e colleghe, ci siamo incamminate verso casa, con tanto di sosta caffè e té, e abbiamo percorso i 10 km verso a piedi, scavalcando cumuli di neve lungo la strada, rami caduti, marciapiedi imbiancati e chiacchierando con altri gruppi che come noi avevano abbandonato i loro mezzi. Per gli ultimi due chilometri volevamo farci dare un passaggio da un collega che era partito con un mezzo dell'azienda tre ore prima di noi, ma dopo mezz'ora di sosta nel retro del furgone con il quale avevamo fatto solo pochi metri,  abbiamo deciso di proseguire a piedi.
La tabella di marcia a consuntivo non è stata un granché - 3 ore e mezzo per 10 km - ma la mia avventura non è stata poi delle peggiori! Nathan ha impiegato ben 8 ore per fare i suoi 27 km. Per non parliare di chi è stato fermo in autostrada tutta la notte passando al freddo e al gelo, e allo sconforto, ben 20 ore!

Insomma, la neve è bella, anche a Firenze, solo se cade di giorno festivo, o solo se una delegazione di cantonieri e mezzi da neve valdaOstani si insediano a Firenze ogni 18/19 dicembre!
Troppo bello questo video: Snowboarding in Firenze by Fernando Biagioni


domenica 28 novembre 2010

Spectrum vs Commodore a Campi Bisenzio

Fwd: Spectrum vs Commodore a Campi Bisenzio

Fwd: Spectrum vs Commodore a Campi Bisenzio

Fwd: Spectrum vs Commodore a Campi Bisenzio

Fwd: Spectrum vs Commodore a Campi Bisenzio

Fwd: Spectrum vs Commodore a Campi Bisenzio

Non so voi, ma io a nove anni mi feci regalare il primo computer. Al negozio di elettrodomestici di via Festaz che ora non esiste più, ci andai con mamma e papà. La scelta allora era tra alcune macchine Commodore e lo Spectrum della Sinclair, o almeno queste erano le alternative tra cui scegliere ad Aosta nel Natale del 1983, tra quelle economicamente accessibili.

Lo Zx Spectrum a 16k di ram costava su per giù 300 mila lire, quello a 48k 400mila. Era compatto, nero, beeeello, con i tasti in gomma e i comandi in Basic stampati sopra i tasti.

Il vic20 (5k di ram) costava meno, forse meno di 200mila, ma era ormai superato, la grafica elementare e Frogger sembrava più un quadrifoglio schiacciato sull'autostrada che una rana.

Il Commodore 16 ancora non aveva fatto la sua comparsa e il C64, che i bambini con genitori danarosi avevano già in casa, fu, in quel negozio, definitivamente dichiarato fuori budget dal mio pur generoso papà (se non ricordo male costava intorno alle 600mila lire, a cui aggiungere circa 90mila per l'acquisto del mangianastri compatibile per caricare i giochi).

Insomma, a una settimana circa dal Natale 1983 (ma forse era il 1984), uscimmo dal negozio con la bella scatola nera dello Spectrum a 48k (quello a 16k fu sconsigliato dal venditore per il rischio di non poter far girare i giochi più belli).

Fu l'inizio di una lunga stagione di studio autodidatta dei rudimenti del linguaggio Basic (con lo sviluppo in totale autonomia di alcune routine di splendida inutilità) di giochi caricati sul mangianastri e di pomeriggi col culo piatto sulla moquette davanti al televisore collegato al computer con gli amichetti del vicinato che non erano stati fortunati come me (a cui talvolta questo mascalcioncello fece pagare le partite come in sala giochi, sigh).

Ma fu anche l'inizio della guerra in solitaria che da neo-spectrumista incallito (non conoscevo nessun altro che avesse comprato lo Spectrum) condussi contro l'egemonia arrogante del Commodore. Loro sostenevano di avere i giochi migliori, mentre io, sul mio Sprectrum, non riuscii mai a risolvere definitivamente i problemi di comunicazione con l'interfaccia joystick. Ma a me il registratore dedicato non serviva, allo Spectrum potevo attaccare un qualunque mangianastri per caricare i giochi e gli altri programmi, anche se gli effetti audio non erano forse all'altezza del C64.

Ma insomma, col tempo anche le guerre più aspre si spengono. Con un annuncio sul giornale lo vendetti. Passai per un breve periodo dalla parte del nemico comprando un C64 usato da un amico e dopo nemmeno un anno lo rivendetti a un prezzo maggiore di quello di acquisto.

Con gli anni '90 cambiò tutto e in casa arrivò il primo pc dotato di un incredibile e fino ad allora nemmeno immaginato hard-disk da 10mega!

Per chi si trovasse a passare dalle parti della Casa del Popolo di Campi Bisenzio (FI) entro le 18 di oggi (28 novembre) troverà uno spaccato di quel mondo da cui ci separa ormai un trentennio di evoluzione informatica.

Qui ho visto e toccato il mio vecchio Zx Spectrum, ma anche i suoi mitici predecessori, come lo Zx80 e lo Zx81. E poi gli Atari, la galassia degli MSX e il Classic della Apple e molto molto altro, di quegli anni incredibili e magici della mia infanzia colorata di bit.

domenica 21 febbraio 2010

Anticipo di Primavera

In questo luogo dove "l'inverno non arriva mai, e l'autunno si protrae fino a primavera", questa mattina, abbiamo preso la bici di buon'ora e ci siamo diretti verso la città. Abbiamo sfruttato una piccola parte delle piste ciclabili che costeggiano l'Arno ...e non eravamo certo i soli! Si vede che non sono tutti dormiglioni come me, che per tirarmi giù dal letto il Principino si inventa sempre qualche scusa!
Anticipo di Primavera
Abbiamo percorso il tratto che dai Renai di Signa porta fino al Parco delle Cascine.
Siamo passati sotto il Ponte all'Indiano, la cosa più simile a Brooklyn che la Toscana riserva e siamo entrati nel Parco vero e proprio. Qui l'Indiano e tantissima gente a passeggio.
Anticipo di Primavera 2

Ma devo ammettere che più che attratta dall'attività fisica della pedalata in se, la spinta vera me l'ha data sapere che in Piazza Santo Spirito c'era la Fierucola, appuntamento mensile con il mondo del piccolo artigianato e del cibo bio.
Ma prima di buttarsi nello shopping abbiamo sfruttato l'apertura della Basilica per salutare il Mastro Filippo! ^_^
Avrei comprato tutto, ma mi sono contenuta, già trasportare il mio peso in bici mi è stato sufficiente! Ma avrei voluto acquistare di tutto, dalle farine di mais e farro, ai sacchettini con la lavanda per rilassare gli occhio, ai topinambur talmente piccoli che pensavo fosse zenzero!

Il Principino ha assaggiato il Neccio, crespella di farina di castagne tipica della montagna pistoiese. Nel pistoiese, come in tutte le zone montane, la castagna ha sfamato generazioni intere ed ora è un alimento dimenticato. La coppia anziana ci ha mostrato con orgoglio le loro "forme" di ghisa ottocentesche e ci ha mostrato le foto delle precedenti piastre in pietra, avute in eredità dai genitori.
Il neccio pistoiese

Un bel diversivo alle domeniche di studio che presto, prestissimo, ricominceranno.


sabato 16 gennaio 2010

"Therre di Platho, la spesa alla filiela holta!"

Week end casalingo.
Finalmente, dopo diversi giorni sotto un coperchio di nuvole grigie, anche nella Piana fiorentina è arrivato il sole e il cielo azzurro! Nonostante lo studio che preme e il conto alla rovescia che segna meno 7 - aaaaaaahhhh!! - ci siamo concessi una abbondante mattinata di gozzovigli, abbondante perché deve ancora finire!
Ispirata da uno dei post di Panzallaria di ieri, mi sono ricordata che a Prato, ogni terzo sabato del mese fanno una iniziativa interessante: Terre di Prato, Mercato dei produttori agricoli e del piccolo artigianato. Quindi il sole + iniziativa = disertare lo studio!
Shopping sano e gustoso! Siamo ritornati con diversi sacchetti:
  • ciuffi di spinaci che hanno visto realmente la terra e che ho dovuto immergere ben 4 volte in acqua prima di metterli in pentola ...e devo ammettere che la cosa mi ha entusiasmato non poco, abituata come sono alle verdure del super!!
  • un kg di patate, anche loro con i resti terrosi ben evidenti;
  • due cavoletti ufo, talmente bellini che li metterei al centro tavola invece che in frigo;
  • un quarto di formaggio di Pienza e della pasta al fatto che Nathan ha scelto tra i vari assaggi disponibili;
  • lo spezzatino di un tal macellaio che non ricordo il nome, ma che mi ha causato non poca incertezza perché ovviamente, non era disposto in vaschette con la carne già tagliata come al super ma ci erano i pezzi di carne, e vai a sapere te, se erano da spezzatino! Ho aspettato e ostentando la serenità che non avevo ho chiesto dello spezzatino. La tipa con il coltello il mano non ha fatto obiezione e ha solo chiesto quanto. Fiùù!
  • ravioli ai porri fatti a mano, ottimi e che non hanno nemmeno visto il frigo ma la pentola, una e rapida operazione che Nathan ha fatto al nostro ritorno a casa.
Ottima iniziativa e per quanto riguarda quelli già consumati, anche ottimi i prodotti!
I prossimi a fare una brutta fine saranno gli spinaci, anche qui, stasera, Piovono Polpette!


giovedì 1 ottobre 2009

Il primo di ottobre

Oggi è il primo di ottobre e mi batte il cuore.

Batte ogni mattina da quasi 34 anni, ma stamani batte più forte.

Esco di casa presto e l'aria è pungente. Un po' sono vestita estiva, un po' sono in motorino e un'altra bella parte la fa l'orario: alle otto di mattina di casa non esco quasi mai.
Un mondo nuovo davanti a me: gli orti e le strade sono popolate di signori anziani, chi con la vanga in mano chi passeggia eroicamente accartocciato sulla propria artrosi.

Nonostante le brutture del paesaggio che percorro, riesco a sorridere.
...e non è solo la camminata buffa di quel vecchino!

È che in questo periodo - cavolo! - mi sento proprio fortunata!
Con il 2009 molte cose sono andate come dovevano, o forse, semplicemente, stiamo raccogliendo i frutti di un lungo periodo di semina e attesa.

Ad Aprile, nonostante qualche problemino di salute e qualche giro di "rumba" al lavoro, ho sfangato il primo esame. Primo della nuova ritrovata stagione. Facendo il conto al rovescio, il quintultimo. Subito a ruota, inaspettato, il quartultimo e una nuova prospettiva verso la fine.
Nonostante panico e timidezza da fuori-corso-cronica riesco a vedere una luce, là in fondo.

Ieri poi, dopo diversi mesi di attesa, abbiamo avuto la definitiva, certa, scritta, inoppugnabile notizia che il nostro ormai quasi antico "nomadismo" verrà seriamente messo in discussione. S'incomincia a metter le tende!!

Infatti, un anno fa nacque il nostro piccolo grande sogno - dal web al B&B 2.0 - poi messo in STAND BY. Ma il tempo ha tolto il tasto PAUSE e poi rimesso, e poi armeggiato un po' fino a quando il 30 settembre è scattato il PLAY! C'è ancora una lunga traccia vuota prima che attacchi la musica, ma abbiamo dato il via alla registrazione!

In questi giorni, i suoi nuovi compagni di lavoro sembrano desiderarlo più di ogni cosa al mondo, e così su carta l'hanno scritto, il 16 novembre Nathan prenderà servizio in quell'ufficio dai soffitti in legno e pianelle rosse, con il grande camino, che fu rifugio e abitazione di un qualche toscano benestante e sconosciuto (almeno a noi) del basso medioevo.

...e inizierà la nostra convivenza con paracadute!
Si perché il ragazzo è furbo, ha visto bene di tutelarsi, e di lasciarsi la possibilità - entro 6 mesi - di tornare sui suoi passi, non tanto per il lavoro - farà il gallo nel pollaio - ma dalla sottoscritta!!

Paracadute, appunto, ma io sorrido lo stesso.

PS. ...e non è tutto. Il ragazzo, oltre al paracadute, ci ha anche una nuova amichetta, che per fortuna lo sprona a far qualcosa di intellettualmente interessante - il drammaturgo vivente!! - chissà, a breve potrebbe sfornarci qualcosa di interessante...


martedì 6 gennaio 2009

Soliloquio della vacanze finite

È passata l'Epifania... che tutte le feste porta via!

Le nostre vacanze, per casalinghe che siano, sempre alla stazione si concludono.

Abbiamo sventato la congestione post-prandiale, alzandoci in fretta e furia dal tavolo da pranzo del Grande-Zio-Francese, per raggiungere con 20 minuti di motorino a temperature prossime allo zero, l'ultimo vagone della Freccia Rossa che condurrà il Principino in quel di Milano.

La Befana, l'ultima festa, l'ultimo dei calorosissimi pasti delle feste natalizie.
Ultimo, che bello!
Non ne posso più, tutta una ansia da prestazione: mangia quello perché tradizione, questo perché casalingo, quello perché l'ha offerto Tizio, questo perché l'ha fatto Caio, e la cena con i parenti, quella con gli amici, e poi Natale, Santo Stefano e Capodanno, il Primo e la sagra del bollito ecc.
È stata una strage, un piacevole sacrificio gastronomico.

Devo dire che, io e Nathan, oltre a tutta questa guerra delle calorie, ci abbiamo messo del nostro, ma lui più di me però!!

In queste quasi due settimane di stretta e consecutiva convivenza, non ci siamo fatti mancare niente. Anzi, molto era di troppo: il pandoro a colazione, la zuppetta di legumi che di carne ne mangiamo troppa, ma perchè no due tortellini in brodo? ...e ma allora il brodo lo facciamo buono! e quindi bollito a pranzo e infuso di cadavere a cena... e via così per due settimane (o quasi) di ingrasso e dolce far niente.

Metteteci anche un matrimonio il 3 gennaio e siamo a posto.
Già, perché si è sposato un mio amichetto delle scuole superiori. Un santo martire che per 3 anni consecutivi (uno in meno del corso di studi, per fortuna sua, lui era un anno più grande!) mi è venuto a suonare a casa, sopportando i miei ritardi mattutini all'addiaccio fuori dal portone. E non solo, mi ha anche avviato al mac...
Insomma, un pozzo di ricordi questo matrimonio, riemersi da un profondo sopito attraverso i volti dei compagni di classe dello sposo. Incredibile, i nomi mi tornavano alla mente rapidamente, mentre su facebook mi sono spremuta le meningi più di una volta per ricordarne anche solo uno. Un bellissimo tuffo indietro di 15 anni fa, ma anche tanta commozione. L'apice è stato quando il babbo della sposa, che ho scordato di dire è giapponese, ha tentato di leggere un messaggio di auguri per gli sposi in italiano. Si capiva poco o niente, ma il senso era chiaro e le lacrime sono scese giù belle belle.
Ricordi, commozione ma anche fonte di tensione, questo matrimonio! Già, perché si vede che a stare tutto questo tempo insieme non ci siamo abituati ed abbiamo comprensibilmente avuto i nostri scazzi. Uno in particolare, è la storia del golfino arancio...
Accadde un giorno, in un giro pre-saldi, che acquistai per regalare al Principino Francescano, un golfino di lana inglese di un acceso colore arancio, appositamente studiato per l'abbinamento scelto per il suddetto matrimonio ed in particolare per far stare al caldo sotto al suo giubbottino di pelle nera.
L'avessi mai fatto!
S'è scatenato con sdegno nei confronti del solare colore! Tanta risentimento da farlo arrivare ad imprecare in fiorentino! A tanto, ha dovuto arrendersi anche la mia più tenace euforia per l'azzeccatissimo acquisto. Mi sono scusata e ripromessa solennemente di non regalargli più niente, assolutamente più niente, pertinente con abbigliamento.
Saio e sandali ai francescani, niente più!
Il golfino di lana pregiata me lo tengo per me ;).

Il bisticcio si è protratto anche nei giorni successivi al matrimonio.
Un po' di risentimento ha covato da entrambe le parti.
Si sono aggiunte le faccende domestiche da ripartire su entrambi alle quali il Principino-ospite-del-week-end non è certo abituato. Ma devo ammettere che sta iniziando a metabolizzare le pratiche.

Ma la vera fonte d'ansia, devo ammetterlo, sono e sono stati, per me gli appelli inv(f)ernali e la mia perpetua condizione di studente fuori corso.
La Gelmini, l'Onda, la minaccia di tasse altissime, mi hanno dato l'ennesima spinta nello studio. Vorrei tanto che, questa volta, portasse qualche risultato. E adesso, con il mese di gennaio, è giunto il momento in cui concretizzare.

Quindi adesso faccio un respirone, rimetto a posto i resti della convivenza con il francescano Principe Lanzechinecco e mi metto a studiare.
Se c'è qualcuno che è riuscito ad arrivare fino in fondo a questa personale elucubrazione post festività, incroci le dita per me.


domenica 28 settembre 2008

Piccoli sogni crescono...

Una domenica come le altre, apparentemente.

Tarda sera, pigiama, chat con Nathan e di filata a letto, triste-triste, infinitamente triste per il week-end esaurito e una intera settimana che mi separa dal successivo.

Ed invece no, non è stato un week-end come gli altri.

Quello che c'è in più e di diverso è che in questo week-end, un bel pezzo di Valle d'Aosta è entrato di-petto nel cuore della Famiglia Francese - ovvero in quello dei miei genitori - perché nel mio - anche se non l'ho mai ammesso - c'è già.

Mi piace il cielo terso e il candore delle cime che ci ha accolto venerdì sera al tramonto, aspettandoci proprio nell'ora in cui il disco arancio vi svanisce dietro e colora di rosa e viola quello che fino a poco prima era austero e candido.
Mi piace l'aria frizzantina che ti accoglie dalle prime ore del giorno e ti sveglia in quelle tarde della notte.
Mi piace quella casina di legno, dove tutto è caloroso anche quando il termometro lo nega.
Mi piace perdermi nell'abbraccio del silenzio che cala molto presto, come la notte.
Mi piacciono gli occhi delle volpi, che spavaldi ti guardano dal ciglio della strada.
Mi piace quella gastronomia spartana e generosa, fatta di patate e polenta, formaggi e vino rosso, salumi di barbabietole e burroso lardo.
Mi piace anche l'odore della cacca delle mucche, che riportano ad una dimensione di "vita vera", una vita in cui la Natura - quella con la N maiuscola - ha il suo ruolo determinante.

Mi piace tanto, tanto da poter pensare che mi possa piacere anche quando la bella stagione lascia il passo alla neve, al freddo e alle temperature che influenzeranno considerevolmente le abitudini di chi vi abita. Considerazione che vi puo' apparire strana, certo, ma tenete presente che qui da me, nella Piana dove vivo io, l'unico segno della Natura sono le zanzare. Quelle normali non bastavano, ha mandato anche le zanzare tigre.

E questo i Grandi Francesi lo hanno percepito.
Non ce lo siamo detti, ma lo hanno capito.
Hanno colto quest'aspetto che mi entusiasma e mi lascia desiderare sempre più qualcosa di diverso per la mia, e la nostra, vita futura: una vita in cui la Natura abbia il-suo-ruolo, non solo quello di generatrice di zanzare.

Della serie il progetto/sogno del B&B va avanti....

domenica 21 settembre 2008

Sushi, sogni e parenti, cronaca di un week-end annunciato.

Ed anche questo weekend sta volgendo alla fine.

Nathan ha preso l'intercity delle 15.45 da Prato al volo ed io me ne sono rientrata a casa sola soletta, in questo silenzio avvolgente e leggermente estraniante.

Ma forse estraniante non è tanto questo silenzio dove si sente solo il ronzare il frigorifero e lo sbattere di qualche porta del condominio.
Estraniante è il confronto tra le ore passate davanti al monitor in questo pomeriggio senza di lui e quelle passate insieme, in questo fine settimana di sole settembrino.


Venerdì alla stazione, Nathan per poco non mi riconosceva.
Testuali parole:
- "Ti aspettavo con la testa vecchia".
In che senso? Nel senso che due mercoledì fa ho preso il coraggio (o l'incoscienza) a due manie mi sono presentata da una parrucchiera a caso che, un po' sotto shok, ha acconsentito a tagliarmi i capelli corti corti, e così: chi lascia la testa vecchia per la nuova, non sa se Nathan alla stazione trova...
Dopo tanto urlare, il signorino, si è girato, mi ha guardato, e mi ha risposto:
-"...ma cosa urli?"

Per ricomporre un po' di buon umore ci siamo fatti di sushi.
C'è voluto un po' per convincerlo a non rimpiangere più l'economicità dei piattini giapponesi a 100/130 yen e ad accettare l'unica condizione possibile per mangiare sushi in Italia. Alla fine ce l'ho fatta pagando io 58 euri per due barche dal nostro primo foraggiatore di sushi (ristorante sakura a Novoli (FI)). Il giudizio finale del nostro intenditore è stato buono - anche perché non ha pagato! - e mi ha anche concesso un regalino durante la passeggiata notturna per il centro di Firenze, ancora ben fornito di turisti di varie etnie.

Sabato è stata una goduta giornata pigra, di quelle con un bel sole e un venticiello allegro che due più zelanti di noi avrebbero colto al volo per farsi una gita sulle colline, ma noi avevamo troppo da fare: riposare il nostro itinerante corpo e far vagare i nostri sogni.

Si perché stiamo mettendo insieme un nuovo sogno, un progetto molto ambizioso, di cui io mi sono già stra-innamorata. Tutto nasce dalla voglia di trovare una condizione migliore a questo nostro "un mondo di bene", un impianto stabile e concreto, materico e non più solo virtuale, una casa, un impiego, un futuro.
Il progetto c'è, e a questo ci siamo dedicati sabato mattina, Nathan in modo più concreto sui suoi libri, io fantasticando ed inviando i miei dati dal web.

Il progetto prevede il trasferimento in una bella cittadina della campagna Toscana, perché diciamocelo, la mia è una bella Regione, se si sta fuori dalla Piana dei Capannoni.
In questa ridente e piccola cittadina, l'idea è quella di mantenere i nostri impieghi e di avviare un'attività di B&B che possa da principio anche solo arrotondare le entrate, ma con l'obiettivo di diventare l'attività principale, integrandola con promozioni di varie attività come yoga o corsi di cucina ecc. Un progetto un po' frick se si vuole, ma che in questo momento mi sta dando una boccata di ossigeno nel grigio tran tran del "durante la settimana".
Forse solo un sogno, forse un inizio.
...e quindi vai di fantasia, il B&B del web 2.0, come arrediamo le camere, io che faccio l'orto, prendiamo anche un cane e via dicendo.
Unico problema: il capitale. Per questo mi sto dando ai gratta e vinci. Se qualcuno ha altro da proporre...

Domenica è la volta del pranzo di famiglia per il compleanno del Grande-Francese.
Ci siamo ingrassati come porchette con tutti i manicaretti di Mamma-Francese e ricoglioniti dal continuo e ampio brusio dei variopinti commensali: lo-Zio-Francese, la-Zia-Francese, i cugini-di-Mamma-Francese, il-suocero-Dei-Cugini-di-Mamma-Francese, il-cugino-Francese ecc.
Nathan, prima del pranzo, saputo la varietà dei commensali mi ha più volte chiesto:
-"Ma su cosa verterà la conversazione, di cosa parleremo?".
Ignaro poverino, pensava che la conversazione fosse unica e ordinata.
Invece si è trovato all'angolo opposto al mio del grande tavolo quadrato a tentare di parlare con il Cugino-Francese seduto accanto a me che ci chiedeva del Giappone, tra la-Zia e la-Cugina-di-Mamma-Francese che conversavano di lavori da donna, tra lo-Zio-Francese e il-suocero-Dei-Cugini-di-Mamma-Francese che evocavano fatti rurali di 60 anni fa.


Alla stazione di Prato, il classico chiasso da chi è diventato sordo a forza del rumore dei telai, ci sembrava una sinfonia.
Per una volta il treno era puntuale e noi invece di corsa.
Ma Nathan l'ha preso al volo il treno ed è arrivato a Milano puntuale.
Adesso è già sul suo regionale che lo porterà alla Poderosa e poi su i suoi monti, dove la prossima settimana mi aspetterà con tutta la Francese-Family al completo, gatta esclusa.

domenica 7 settembre 2008

"Pigro, come un gatto e di più..."


Ode alla meritata pigrizia, è questo il muto e onnipresente slogan di questo e dello scorso fine settimana. 

Un sano e meritato recupero dopo il rientro a lavoro di agosto, un rientro affatto generoso, che, almeno per me, ha ridotto a zero quei benefici delle vacanze che solitamente aiutano ad arrivare all'inverno. 

Lo scorso week-end eravamo ad Aosta. Sono partita presto la mattina di venerdì, per arrivare ad un'ora di pranzo ormai passata. Non ho trovato l'AmoreMio ai binari, ma oramai questo è un miraggio lontano (*_*). 
Non sarà stato ai binari, ma è arrivato subito dopo in groppa alla Poderosa, con un o-bento pronto nello zaino per portarmi immediatamente a smaltire le tossine della settimana lavorativa tra le montagne. 
Etroubles: abbiamo passeggiato, chiacchierato, saltato, ripercorso libri, siamo passati per il Giappone, preso il caffè al campo sportivo, salutato anziane signore e siamo ritornati verso la nostra dimensione casalinga montana. Una breve occhiata al cartellone del cinema che non offriva molto e ci siamo disposti per un ozio lungo fino al giorno dopo. 
La sera le stelle hanno coperto Planet con una calotta bassa e luminosa, ma dalla quale oramai non sfugge più nemmeno una scia: per le stelle cadenti è necessario aspettare il prossimo anno. 

Il giorno dopo l'ozio è breve e denso di obblighi: in primo luogo coprire i capelli bianchi che da mesi mi si annidano sulle tempie, indispensabile! Questo problema Nathan l'ha estirpato alla radice! (hihihihi) 
Poi il pranzo dai familiari e gli eventi culturali che offre la città: 
Mountain Photo Festival, una bella rassegna fotografica con tema la montagna, disseminata in diverse sedi espositive e con soggetti ed autori da tutto il mondo, dalle grandi catene dell'Himalaya al Monte Fuji. 
Partiamo puntando la prima location e qui subito ci areniamo. Nathan incontra una conoscente e il discorso spazia ininterrotto e interessante, la piccola editoria, La Valle, l'università, fare sistema, e via così... 
La mostra è bella, carica di emozione ed anche ben fatta, splendido il chiostro della cattedrale, splendide le stampe. Proseguiamo nella caccia delle sedi espositive, spesso in luoghi dove nemmeno il MioAostano è mai stato. 
Nota tecnica: la maggior parte degli allestimenti è superba (anche se alcuni sono fatti con superficialità), le stampe delle foto, come dicevo, sono eccellenti.
Nell'insieme il pomeriggio, seppur stancante per i nostri pigri obiettivi, è stato molto piacevole e ricco. Non abbiamo esaurito tutte le esposizioni, ce ne mancano un paio, ma ci rifaremo. Il 13 settembre conto di essere di nuovo tra i monti, per il programma "meet to people" incontri con il Giappone! 
Verso sera l'appetito e l'idea di una grigliata mista con vinello rosso nella nostra tana-barbequ-munita si fanno pressanti. 
Unico rimpianto del pomeriggio? ...essermi fatta frenare da Nathan in questo acquisto, la mooncup, ma prima o poi ci provo!

La domenica vola veloce e mi riporta in quella Piana con due libri in più, già voracemente letti nelle ore di viaggio: L'odore dell'India ed Esperimento con l'India. Pasolini e Manganelli, due letture che da tempo rimandavo e che la ricca biblioteca regionale mi ha offerto. 

Passando a questo week-end, invece, c'è da dire non ci siamo fatti fregare da eventi di alcun tipo! Ozio, casa e ozio. Niente più! ... un po' troppo cibo magari?! 
Venerdì ho ricambiato Nathan di non essersi fatto trovare al binario il precedente week-end e si è trovato costretto a farsi a piedi i pochi metri tra la stazione di S.M. Novella e la Festa Democratica in Fortezza da Basso. Qui ci siamo limitati ad un giro veloce - più sconfortante che altro - tra i vari ristoranti a gestione privata che prendono il vuoto delle gestioni politiche, per poi metterci in fila all'unico ristorante gestito da volontari. Saluti di rito e bistecca nel piatto. Davanti alla sfilata di personaggi più o meno noti, ci siamo riempiti la pancia. 
Ultimo salto nella grande libreria ed altri acquisti. Infine un tocco di fresco nell'afa fiorentina dalla nostra gelateria preferita, Gelateria de' Medici
Il resto è tutto sano ozio, in casa, libro alla mano, pennichella sul divano, sul letto, il computer... niente altro. Quel non far niente ritemprante che lì per lì un po' stordisce. 

Per uscire dal torpore abbiamo scelto un bel film, Il seme della discordia, presentato a Venezia in questi giorni, di Pappi Corsicato. Ne siamo rimasti piacevolmente colpiti, allegro, leggero, con un gioco divertente dei colori e delle citazioni. Certo, un film che non cambierà la storia del cinema italiano, come qualche recensione ha voluto sottolineare, ma che sicuramente risolleverà dall'abisso chi come noi ha ancora presente L'ora di Punta, il film di Vincenzo Marra presentato lo scorso anno allo stesso concorso, da ricordare come mediocre livello in cui può scadere la cinematografia del nostro Paese.




domenica 20 gennaio 2008

Molto schiacciata, molto fiorentina.

Si avvicina il carnevale e, nell'attesa del Principino, non ho trovato niente di meglio da fare che preparargli una bella schiacciata alla fiorentina! Si proprio questa qui sotto.
Lui si lamenta sempre che sono troppo premurosa, troppo ciaciona, meridionale - come dice lui - ma poi quando si trova davanti i manicaretti, mangia eh!? mica si tira indietro! Lui non si rende conto, è ormai troppo viziato, se ne è accorta anche sua madre!

Colgo l'occasione per lasciarvi la ricetta, casomai v'andasse di farla:

Schiacciata alla fiorentina
Ingredienti:

  • 4 uova
  • 400 gr farina
  • 300 gr zucchero
  • 1 bicchiere di olio d'oliva
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 1/4 bicchiere di liquore (io ci metto un buon rum)
  • 1 arancia spremuta
  • buccia di 2 arance grattugiata
  • 1 pizzico di sale
  • 1 bustina di lievito
  • 1 bustina di vanillina

Preparazione:
Separare gli albumi dai rossi, montare a neve i primi e lavorare i rossi con lo zucchero, aggiungere piano piano gli altri ingredienti. Io metto tutto nel robot da cucina, nell'ordine rossi e zucchero, farina, olio, latte, liquore, arance, spremute e grattugiate, lievito e sale. Incorporare gli albumi delicatamente, per non farli smontare. Mettere il tutto in una grande teglia da forno e informate a 180° per 30 minuti.
Ora di solito la si guarnisce con lo zucchero a velo disegnandovi un giglio di Firenze sopra, e questa è la presentazione più semplice.
Poi per i più golosi, la si può anche farcire con panna montata o se siete come Nathan al top della golosità si può richiedere alla propria Cenerella Ciaciona: "ma a me piace la crema al mascarpone?! non si può farcire con quella?"
Ora bisogna essere proprio innamorate come me per andare, alle 21,30 di sabato sera, dopo un travolgente e ansiogeno film - Cous Cous - nell'ipermercato di un centro commerciale a comprare uova, mascarpone e panna per poter accontentare il proprio Principino! Non contento il ragazzo viziato ha visto bene di chiederne una da portarsi nel Regno-montano-di-Planet, per la colazione del lunedì mattina!
Della serie gli dai un dito e si prende il braccio.

Crema di mascarpone per 1/2 schiacciata alla fiorentina:
  • 1 uovo
  • 100 gr di panna fresca
  • 100 gr di mascarpone
  • 1 cucchiaio di zucchero
Montare a neve la chiara, lavorare a nastro il rosso con lo zucchero, incorporare al mascarpone e alla panna montata.

Ottima farcitura.

Ma la volete sapere come è andata a finire?
Siamo andati al Pranzo della domenica della Grande Casa Francese e la Mamma Francese ne aveva fatta una terza di schiacciata alla fiorentina, che però, smacco alla mia golosa professionalità, era molto più soffice e alta della mia. Mi sono accorta di non aver montato le chiare a neve! La fretta, una svista, l'amore! Ma forse forse è andata meglio così, piatta piatta come è venuta, la schiaccia da asporto, è entrata precisa nella sacca da viaggio di Nathi.
È con lui sull'Eurostar, tra poco saranno a Milano, ma mi sa che non ci sarà più il prossimo sabato, quando sarò io a salire a Nord, e lo farò per una breve vacanza di una settimana. Non vedo l'ora!

martedì 20 novembre 2007

Pecore

Lo strano caso di un blocco creativo.


Che fine ha fatto la Francese? Qualcuno mi saprebbe indicare dove è finita la sua spinta creativa?

Lo scorso weekend l’abbiamo passato nel paese delle pecore. L’unico luogo in Europa dove ancora le pecore pascolano allo stato brado. Una sorta di Pampa della campagna toscana.

Tornando a casa un tardo pomeriggio ne abbiamo vista una sull’argine del fiume. Sapete, quegli argini alti, terrapieni possenti da piana alluvionale, dove per troppo tempo hanno dovuto convivere con i capricci delle piene autunnali.

C’era questa pecora, abbastanza vicina al ponte a schiena d’asino che stavamo attraversando (in questa piana certi giorni si direbbe che il tempo si sia fermato), questa pecora, dicevo, se ne stava sull’argine a dare le prime lappate all’agnello di cui si era appena sgravata.

Io non so che ci facesse questa pecora sull’argine, con la placenta che ancora le scendeva sugli zoccoli e quell’agnello dal pelo di quel giallo uterino, malfermo sulle zampe e ad occhi chiusi con il muso di sua madre che lo spingeva a muovere i primi passi nel freddo di un mondo che non so se si sentisse pronto ad affrontare.

Nessun gregge, nessun pastore nei dintorni. Solo questa madre. E il suo cucciolo, in una fredda sera novembrina.

E la Francese che mi fa: “si va alla ‘asa del popolo a domandare se conoscono codesta pe’ora!”.

Ecco.
Di cose ce ne sarebbe da dire e da scrivere. Quante pale ci sarebbero da far girare, se solo la Francese si decidesse a rimetterle in moto.
La redazione langue, le telescriventi hanno esaurito la carta, le rotative sono arrugginite.
Ma la Francese che fa?

E poi i vigili la domenica mattina, la Francese col cellulare sull’orecchio davanti alla scena del delitto. Quel collo piegato in posizione innaturale, la rigidità del corpo a pelo d’acqua, gli zoccoli protesi a cercare invano il fondale. Non è la stessa pecora di ieri sera (ne abbiamo estratto il dna dall'orecchio con un cotton fioc).

E poi un’altra. Due pecore assassinate e fatte rotolare nel fiume a ottocento metri l’una dall’altra. Nell’interesse di chi? Con quale efferatezza? Un regolamento di conti per il controllo dei pascoli? Un’azione organizzata? Il racket del pecorino? E qual è il legame (simbolico e concreto) con il parto di ieri sera? E con l’esaurimento della vena grafomane della Francese?

Un caso raggelante e assurdo che solo il Gorilla potrebbe risolvere.
Solo lui saprebbe ritrovare le parole smarrite della Francese e raddrizzare l’ordine naturale delle cose, quell’ordine che riporta la pecora nel mio piatto e non l’abbandona alle acque limacciose di un affluente dell’Arno.

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