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martedì 20 agosto 2013

Bari, cuore pulsante di Puglia. Dal Gargano alla scoperta della Puglia e non solo, III parte

Dopo aver goduto così tanto delle sorprese di questo territorio - dal Gargano a Lucera, da Trani a Castel del Monte, potevamo forse fare a meno della città più rappresentativa della Regione Puglia?! Bari non riuscivamo nemmeno ad immaginarcela. Si dice tanto e sicuramente mai a qualcosa che ti rende l'idea della città. Noi Bari la volevamo vedere annusare e scoprire di persona! Detto fatto...

venerdì 8 aprile 2011

Diario di viaggio In Israele: Gerusalemme. Primo giorno.

Testo di Nathan e foto de La Francese

All'aeroporto di Tel Aviv arriviamo preparati al peggio. Sappiamo che faranno a pezzi le nostre vite e le setacceranno alla ricerca di una traccia, di un sospetto, di uno straccio di indizio che getti su di noi un'ombra di indesiderabilità.

Arriviamo ai banchini della dogana in puro stile essential sixties, prima ancora di aver ritirato lo zainone di Iaia, già intimoriti per quello che ci accadrà. Guardiamo quelli davanti a noi e cerchiamo di captare le loro difficoltà, i punti deboli delle loro risposte alle domande incalzanti della polizia di frontiera. Ma niente, non riusciamo a intercettare quasi nulla, trattenuti a distanza di sicurezza.

Al nostro turno avanziamo, salutiamo con garbo e porgiamo i nostri passaporti.

Sorridiamo.

La giovanissima agente, affiancata da un altro apparentemente più esperto, guarda le nostre foto e i nostri visi. Più e più volte. Scandisce i nostri nomi e poi ci guarda ancora. Ci chiede per quale motivo stiamo entrando in Israele, per quanto ci staremo, dove andremo e se viaggiamo da soli o in comitiva. Nel frattempo i due scorrono più volte le pagine dei nostri passaporti. Poi ci lasciano lì e si allontanano, ritornano, scorrono ancora le pagine dei passaporti, ci guardano in faccia e noi sorridiamo. Che si fa? Gli si dice di non mettere il timbro? E cuor di leone risponde “se li offendiamo per noi è finita”. E i timbri d'ingresso volano in picchiata sui passaporti. Ce l'abbiamo fatta, siamo dentro, senza nemmeno esser stati rinchiusi in qualche camera di sicurezza e denudati con un sonda che ci percorre l'intestino.

Eccoci agli arrivi. Preleviamo al bancomat i nostri primi 1000 shekel e usciamo dall'aeroporto, sotto il cielo d'Israele.

Due ragazze, una spagnola e l'altra argentina, un businessman italiano, una famiglia di brontoloni russi e un distinto signore israeliano che ci fa una piccola introduzione sulla città partono con noi sullo sherut per Gerusalemme: 58,40 shekel a cranio, tariffa fissa stampata all'interno del mezzo, che all'arrivo diventano indiscutibilmente 60.

L'autista ci lascia in Nablus street, zona porta di Damasco, proprio davanti alla stazione degli autobus che partono per i territori palestinesi. Noi abbiamo l'hotel in Salah-ad-din street. Prendiamo lo zainone di Iaia, il trolley e la borsa a tracolla, salutiamo le ragazze ispaniche che hanno l'albergo nella città vecchia e c'incamminiamo verso la porta di Damasco per orientarci meglio.

Percorriamo una lunga sequenza di banchi di mercato lungo il marciapiede facendo letteralmente lo slalom tra la folla. Alla porta di Damasco costeggiamo le mura della città vecchia lungo la Suleyman e poi risaliamo in Salah-ad-din fino all'Hotel Capitol, nel pieno del fascino un po' decadente della lussureggiante Gerusalemme est.

Gerusalemme, Porta di Erode

Lasciati i bagagli, ripartiamo. Dalla porta di Erode, un accesso piuttosto defilato rispetto alla grande porta di Damasco, entriamo nella città vecchia, lato quartiere mussulmano. C'imbattiamo in bambini che giocano a calcio, anziani che passeggiano stancamente e venditori piuttosto indolenti e per nulla invadenti. Ci muoviamo senza una direzione precisa, seguiamo quel che ci piace nel labirinto della città vecchia, fino all'apparizione improvvisa della cupola d'oro della Moschea della Roccia.

Gerusalemme, quartiere islamico  Gerusalemme, quartiere islamico

Gerusalemme, El Wad Ha Gai

Passato un arco, svoltiamo a destra e scopriamo di essere finiti nella Via Dolorosa di cristiana memoria. Proseguiamo, rifiutando gli inviti di chi ci vuole accompagnare dentro le chiese di quella strada. La percorriamo fino in fondo e poi svoltiamo a sinistra, di nuovo immersi in uno scenario arabo-mussulmano. A un certo punto veniamo attratti da un souq alla nostra sinistra, una specie di grande galleria ombrosa che corre verso la luce. C'infiliamo, guardiamo gli oggetti esposti sui banchi, le caramelle colorate, i giochi per bambini, avanzando verso la scalinata sul fondo chiusa da un omone in divisa imbottita che al nostro avvicinarci ci dice solamente “it's closed”. I bambini corrono avanti e indietro da quel passaggio, ma per noi, alla richiesta di un chiarimento quel passaggio “is closed”.
 Gerusalemme, Suq El Qatanin

E allora torniamo indietro, senza aver ancora capito di essere arrivati a uno degli ingressi alla spianata delle moschee riservato ai mussulmani. Di nuovo sulla via, piuttosto confusi, prendiamo a sinistra, diritti verso un'altra galleria dove alcuni militari controllano le borse di chi si avvicina per entrare. Nessuna indicazione, come allo sbarramento di prima, nessun cartello che ci dica dove quel nuovo accesso presidiato possa portare. Solo l'intuizione (che è donna, si sa) ci suggerisce di essere di fronte a un ingresso al muro del pianto. Passiamo i controlli ed arriviamo alla grande piazza ricavata nel '67 a suon di demolizioni proprio di fronte al muro occidentale di quello che si dice essere stato il grande tempio ebraico di Gerusalemme. Western Wall, Gerusalemme

Gerusalemme, Western Wall

Western Wall, Gerusalemme Western Wall, Gerusalemme  
Ci guardiamo intorno. Soldati giovanissimi, rabbini barboni in abiti ottocenteschi, turisti con le macchine fotografiche. E ci separiamo, lo vuole la tradizione. Io mi metto una delle kippah a disposizione di chi vuole avvicinarsi al muro per pregare o anche solo per curiosare. Un hassidim giovanissimo mi avvicina. In un inglese non troppo fluido, mi dà il benvenuto e chiede da dove vengo, se mi sento bene a stare in quel luogo e se voglio dei tefilin per pregare. Lo ringrazio ma declino l'invito e lui per tutta risposta mi elenca i sette precetti di Noé e poi mi saluta e si ritira. Così mi aggiro al cospetto delle enormi pietre del muro occidentale, tra personaggi che sembrano usciti da un libro di Singer o di Potok, che ondeggiano violentemente sussurrando oppure cantando in versi. Ma la parte più emozionante è dove il muro prosegue al chiuso, sotto il Wilson's arch. Qui le preghiere e le litanie si intrecciano come mantra, in una generale cacofonia dall'effetto decisamente ipnotico.

Torno sui miei passi, decisamente frastornato. Recupero la Francese all'uscita della ristretta zona riservata alla donne e insieme risaliamo la scalinata di fronte alla piazza e ci addentriamo nel quartiere ebraico, all'apparenza calmo e silenzioso, se confrontato con la vivacità della zona araba.

Gerusalemme

Gironzoliamo ancora un po' in quella parte di città dove ci fermiamo per assaggiare una strana ed enorme patata con salsine presa a un banco sulla piazza della sinagoga e uno schwarma in un fast food di una strada laterale.

Un po' infreddoliti, infine, torniamo in albergo e ci lasciamo letteralmente svenire sul letto, con tutti quei visi e quei “travestimenti” ancora negli occhi. Hassidim col cappotto, il cappellaccio e i basettoni, soldati con dei mitra così, imbottiti come palombari, suore ortodosse fasciate in pastrani neri come la pece e anziani arabi con la testa avvolta nella kefiah alla maniera di Arafat.


Quella notte li sognai tutti. I visi, gli abiti, le divise e le barbe di Gerusalemme. Ma invece di Israele, in quel sogno, mi accorsi ad un certo punto di essere finito dentro una puntata di Star Trek. A confini dell'universo.

lunedì 4 aprile 2011

Tornati dall'altro mondo

Tornati. Con i piedi doloranti e un paio di stigmate tra le dita.

Tornati dalla babele di religioni, da un crocevia di rancori, di klingoniani astiosi, di androidi armati e vulcaniani pacificati. Gerusalemme.
Siamo tornati dalle incrostazioni di sale del mar morto, dalla spa notturna che riconcilia il corpo con l'anima, dall'alba che accende i colori del deserto.

Tornati da Tel Aviv, che fai un passo e sembra Rimini, ne fai un altro e sei a Beirut, svolti l'angolo e ritorni in Palestina.

Siamo andati laggiù per la prima volta, dopo esserci stati un milione di volte, piegati sulle pagine di Nathan Englander e Philip Roth, di Abraham Yehoshua e Amos Oz. Per anni abbiamo scrutato l'animo hassidim tre le parole di Chaim Potok e vissuto negli Shtetl di Isaac Singer.

E allora ci siamo andati, tra quelli che credono che Israele - a torto o a ragione - debba essere uno Stato di questo mondo e non solo il Regno dei Cieli.

Abbiamo ascoltato le preghiere rivolte alle pietre di un muro, valicato la porta del Monte del Tempio che conduce allo splendore delle Moschee.

E comprato datteri e dolciumi dai venditori arabi.

Ma qualcosa, l'abbiamo trascurato.

Per la durata di questo brevissimo viaggio, la questione bruciante di chi è stato respinto, deportato, umiliato.

Abbiamo scelto di rimanere al di qua della Linea Verde, per questa volta.


Ci siamo commossi, ai riti senza fedeli della Chiesa armena, emozionati davanti ai copti dell'Etiopia.

E ci siamo guardati senza poter formulare un pensiero preciso, un vernerdì sera, di ritorno dal muro del pianto attraverso il quartiere mussulmano della città vecchia.

Una lunga teoria di hassidim con i loro cappotti svolazzanti, i cappelli tondi di pelliccia, le basette intrecciate e il passo svelto tra i banchi di frutta dei mercanti palestinesi e le donne velate. Come non notare quel loro vicendevole ignorarsi? E quei giovani, poi, gli studenti nazionalisti delle yeshiva che urlavano i canti dello shabbat, come a sfidare la rumorosa tranquillità del souq in quella loro corsa arrogante tra il muro del pianto e la porta di Damasco.

E i bambini, infine, i bambini palestinesi che si burlavano con piccoli gesti da bulletti dei loro coetanei con la kippà, le basette arricciate e la camicia immacolata.

Questa volta abbiamo tracurato l'altra faccia di Israele.

Per forza, ci dovremo tornare.









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2011_03_israeleselect_select27Stigmate

lunedì 3 gennaio 2011

Urbino, Palazzo Ducale, Piero e la Crescia!

Eccoci di ritorno dal nostro breve ma intenso week end di fine ed inizio anno. Sull'altro lato dello stivale a godere della compagnia di amici piacevoli e a mangiar bene, come solo in Italia si riesce a fare.

La prima meta tanto ambita è stata Urbino. È uno dei luoghi più ambiti da Nathi negli ultimi 3 anni. Ci aveva provato nella nostra prima settimana da stanziali nel lontano 2007, ma essendo partito nel pomeriggio, arrivò solo fino a Città di Castello. In un secondo momento e in occasione di una mostra avevamo programmato una partenza poi revocata... si vede che l'occasione doveva essere proprio questo trascorso capodanno.

Avevamo programmato la sosta a Monterchi, per vedere la Madonna del Parto di Piero della Francesca, ma la rottura della diga di Montedoglio, ci hanno fatto prudentemente optare per il passaggio da Bologna evitando il passaggio in zone che potevano presentare criticità di circolazione. E questa rimane dunque una meta papabile...

Arrivati ad Urbino, complice la Iaia che era con noi - e il gorgoglio dello stomaco - ce l'ho fatta senza troppe storie a convincere Nathan per il solito caffè di rito che prendo quando arrivo in un posto nuovo ^_^. Un po' come i bambini che vogliono vedere subito il bagno... Piacevole scoperta la cortesia e simpatia del barista del Mama's, bar che si affaccia sulla piazza ai piedi della città! Tant'è che ci rivedrà in seguito.


Urbino, Palazzo Ducale

Urbino, Palazzo Ducale



Arranchiamo verso la città alta, affollata di turisti, e ci dirigiamo velocemente al Palazzo Ducale per visitare la Galleria Nazionale delle Marche e dell'Umbria. Due le opere che ci interessano particolarmente: la Flagellazione, di Piero, e la Città ideale del Laurana, ma bellissimo tutto il resto della collezione ed in particolare la sede espositiva, il Palazzo Ducale, davvero imponente e con degli spazi enormi! E freddi... non è riscaldato, quindi se passate di qui prima di andarlo a visitare in pieno inverno, non fate l'errore di lasciare la giacca al guardaroba!


Urbino, Palazzo Ducale

Urbino, Palazzo Ducale


Durante la prima visita a questo museo, rimasi delusa delle dimensioni ridotte della tavola della Flagellazione, sarà me la immaginavo enorme, dato il valore che ha per la diffusione della rappresentazione prospettica nella pittura italiana. Memore di questo, sono rimasta piacevolmente stupita in questa seconda visita perché era più grande di quel che ricordavo... È un opera nella quale si leggono molti aspetti enigmatici, sarà che è così palesemente esplicita che lascia spazio per ricamarci sopra. La scena della Flagellazione, staccata da un ciclo è assai insolita per l'epoca (1470 circa) viene per questo ipotizzato che facesse parte della base di una predella. Originale è la composizione organizzata in due tempi narrativi, uno in primo piano - dove dei dotti conversano in un contesto contemporaneo al pittore - e la flagellazione vera e propria sullo sfondo. Quel che è toccante, è l'esattezza prospettica della rappresentazione e il contesto di edifici classicheggianti in cui è ambientata... Così come per la Città ideale attribuita a Laurana, il luogo dove l'uomo rinascimentale raggiunge il suo culmine. Non importa cosa siano gli edifici quello che importa è la scena complessiva, esatta, di rispondenza perfetta alle regole della geometria e della prospettiva. Al culmine l'edificio a pianta circolare, perché da sempre il cerchio è la figura perfetta che riesce a mettere un vuoto ideale che si giostra attorno ad un fulcro, l'uomo con le sue capacità intellettive.



Urbino, il borgoUrbino, il borgo

Urbino, il borgo

Urbino e la crescia
Il borgo di Urbino è delizioso. Non presenta trasformazioni eccessive dettate dalla presenza dei turisti o dal contesto universitario. Anzi, si possono notare esercizi commerciali anche un po' retrò, se non storici. Noi abbiamo scelto dopo una veloce passeggiata di rifocillarci Al Girarrosto in Piazza San Francesco. Ambiente informale, tipo gastronomia, con un bel bancone che espone i piatti del giorni, tre alti tavoli con sgabelli davanti e sul retro un grande camino dove gira lo spiedo e altri tavoli. Nath non ha saputo resistere al sugo d'anantra, ma per me e per Iaia, via di Crescia! ...che poi altro non è che una piadina di Urbino fatta con latte e uova, bella sfogliata e gustosa. Ottima farcita con le verdure gratinate. Buono pure il vinello della casa... mentre il caffè è consigliabile prenderlo altrove!

Urbino e la crescia
Infatti noi siamo tornati dal nostro amico alla Piazza davanti al parcheggio e ci siamo fatti un caffettino niente male. Ammetto che ho commesso un errore, quello raffigurato non è la combinazione "Moretta di Fano" - combinazione alcolica con l'omonimo liquore -ma il "Super mario" affogato di panna e nutella.

Prima però non potevamo non passare a salutare uno dei luoghi natii dei più celebri pittori del Rinascimento italiano, Raffaello! ...e come avrebbe detto un mio compagno delle superiori: Ciao Boccio! ^_^


Urbino, e la casa di RaffaelloUrbino e la moretta di Fano

Urbino and the cat

domenica 19 dicembre 2010

Firenze sotto la neve!

Firenze sotto la neveFirenze sotto la neve
Firenze sotto la neve
Firenze sotto la neve

Firenze sotto la neve
 Firenze sotto la neve
Firenze sotto la neve

Venerdì 17 dicembre le autorità competenti avevano previsto neve ed emanato l'allerta meteo. Ma qui siamo in pianura e la neve si concede raramente. Giusto lo scorso anno di questi tempi, per l'avvento del Valdostano nella Piana. Un po' quasi a farlo sentire a casa...
Anche quest'anno, era già un po' che su facebook lamentava di un inverno non inverno...
Il cielo lo ha voluto accontentare. E così venerdì alle 13 ha iniziato a buttar giù prima dei fiocchi aridi un po' rinsecchiti, poi dei fiocchi belli polposi che hanno attecchito in un battibaleno!

La mia personale odissea innevata è iniziata con la mia collega che incitava a chiuder tutto e a mettersi in cammino verso casa. Io ammetto di aver pensato che fosse un po' esagerato tutto quell'allarmismo, ma ahimè! le peggiori previsioni si sono avverate. In meno di 4 ore le strade si sono ammantate di ben 20 cm di neve. Nessuno era passato a pulire né a buttar sale ed è scattato il fuggi fuggi generare: le strade si sono ingolfate di mezzi, macchine  slittate di traverso, macchine vuote abbandonate in mezzo di strada, motorini con due ruote e due piedi che viaggiavano  lentissimi, automobilisti a piedi che litigavano e pedoni che affollavano i margini della strada.  Abbandonando i nostri mezzi, in un bel gruppo di amiche e colleghe, ci siamo incamminate verso casa, con tanto di sosta caffè e té, e abbiamo percorso i 10 km verso a piedi, scavalcando cumuli di neve lungo la strada, rami caduti, marciapiedi imbiancati e chiacchierando con altri gruppi che come noi avevano abbandonato i loro mezzi. Per gli ultimi due chilometri volevamo farci dare un passaggio da un collega che era partito con un mezzo dell'azienda tre ore prima di noi, ma dopo mezz'ora di sosta nel retro del furgone con il quale avevamo fatto solo pochi metri,  abbiamo deciso di proseguire a piedi.
La tabella di marcia a consuntivo non è stata un granché - 3 ore e mezzo per 10 km - ma la mia avventura non è stata poi delle peggiori! Nathan ha impiegato ben 8 ore per fare i suoi 27 km. Per non parliare di chi è stato fermo in autostrada tutta la notte passando al freddo e al gelo, e allo sconforto, ben 20 ore!

Insomma, la neve è bella, anche a Firenze, solo se cade di giorno festivo, o solo se una delegazione di cantonieri e mezzi da neve valdaOstani si insediano a Firenze ogni 18/19 dicembre!
Troppo bello questo video: Snowboarding in Firenze by Fernando Biagioni


Tour invernale della Sicilia: Siracusa

Leggi anche Tour invernale della Sicilia prima parte (Trapani, Erice, Marsala) seconda parte (Agrigento, Ragusa e dintorni) Siracusa è...