domenica 10 aprile 2011

Diario di viaggio in Israele: Gerusalemme, secondo giorno.

La sveglia suona presto, ma non prestissimo, del resto la giornata di ieri è stata piuttosto faticosa. Ci vestiamo e scendiamo nel salone della colazione. Sembra siano passate le cavallette. La sala è semivuota ma non c'è un tavolo intonso. Prima di noi è passato un gruppo di pellegrini ortodossi rumeni guidati da un pope dalla lunga barba fulva che abbiamo visto gironzolare per i corridoi con il suo seguito di suorine piccole e rapidissime.
In un minuto il gentilissimo personale di sala di apparecchia un tavolo vicino al buffet. La colazione è ricca, più salata che dolce, molte verdure e ortaggi, yogurt, formaggi freschi, qualche fetta di torta, pane da toast e marmellata. Niente bioches, ma quel che c'è ci predispone ottimamente alla lunga giornata che abbiamo davanti.

Di nuovo alla città vecchia, questa volta entrando dalla monumentale porta di Damasco. Qui ci fermiamo per qualche foto ed entriamo, muovendoci un po' alla cieca nel dedalo dei vicoli. Nonostante la colazione abbondante ci lasciamo sedurre dai deliziosi dolciumi delle botteghe del lungo mercato coperto del Cardo, finché la luce che proviene da una via laterale non ci conduce in una via popolata di gatti ma pochissimi umani.

Proseguiamo in questo paesaggio così diverso dai vicoli brulicanti del quartiere arabo, accorgendoci a poco a poco, dagli abiti e dai visi dell'Africa orientale, di essere entrati in territorio copto. All'ennesima svolta ecco i primi negozi di souvenir di una via che ci conduce nel cortile assolato del Monastero della Chiesa Etiope.

Qui ci accodiamo a un gruppo di italiani ed entriamo da una porta stretta e bassa fino all'antica chiesa etiope, dove un sacerdote ascolta le letture del suo allievo. Proseguendo, arriviamo a un'altra cappella, altrettanto antica e suggestiva, e poi di nuovo fuori, misteriosamente approdati sul sagrato della Basilica del Santo Sepolcro.

All'interno troviamo un assetto architettonico stratificato e piuttosto disorientante, quasi una riproduzione metaforica della città vecchia. Confusi, consultiamo la guida per capire da che parte cominciare, ma prima ancora di capirci qualcosa, dopo un una specie di girotondo, ci troviamo al cospetto di un'edicola del XIX sec. che conserva la pietra su cui è stato deposto il corpo di Gesù. Alcuni monaci ortodossi ne sorvegliano l'entrata regolando il flusso della lunga fila di pellegrini delle più svariate fedi cristiane. Dai qui proseguiamo, passando a un livello superiore della basilica, arrivando al Golgota. Qui, altra cappella e altra fila di pellegrini (al nostro arrivo un gruppo di ortodossi dell'est Europa) che strisciano sulle ginocchia fino all'altare sotto il quale si piegano a baciare il punto esatto in cui, secondo la tradizione, è stata piantata la croce su cui è morto Gesù. Anche qui facciamo alcune foto ai fedeli giunti dai quattro angoli della Terra per compiere il loro costoso bagno di emozioni.

Tornando all'ingresso passiamo davanti a un baldacchino che protegge una lastra di pietra sui cui in molti s'inginocchiano per lasciare un bacio, una preghiera o semplicemente passarci sopra un fazzoletto. E' la pietra sui cui pare sia stato versato il sangue di Cristo.

Di nuovo fuori, di nuovo condotti da una mano invisibile che si chiama caso, giungiamo alla porta di Giaffa, la porta occidentale. Qui beviamo la nostra prima dissetante spremuta di melograno e mettiamo il naso fuori dalle mure per dare un'occhiata alla città moderna. Ma con un occhio alla guida, ritorniamo sui nostri passi per esplorare la zona armena della città vecchia.

Facciamo sosta alla Chiesa armena di S. Giacomo, ma riusciamo a vederla solo da fuori. Un monaco alla guardiola ci blocca la strada e alla mia domanda sull'ora di visita biascica qualcosa di incomprensibile, fortuna che la guida lo dice chiaramente che si può entrare tra le 15 e le 15,30 durante la preghiera dei Vespri.

Così proseguiamo il nostro cammino verso la porta di Zion. Visitiamo il Cenacolo, la Basilica della dormizione di Maria, la tomba di Re David e quella di Oskar Schindler, senza che questi luoghi ci sappiano coinvolgere emotivamente.

Torniamo al muro del pianto, attraversando il quartiere ebraico. Cerchiamo di capire dov'è l'ingresso alla Spianata delle Moschee per i non mussulmani e in che orari viene aperto. Sappiamo che dovrebbe essere da quell'orribile passerella in legno che sale dal piazzale, ma non è chiaro come vi si accede. Da una specie di finestrella chiedo a due militari di guardia alla passerella se sanno dell'orario di ingresso. Indolenti come militari di guardia, simpatici come un granchio che ti stringe l'alluce, riusciamo a farci dare qualche scarsa informazione. Un giovane hassidim che ha intercettato le nostre domande, completa le scarse notizie dei militari: tutti i giorni dalle 7,30 alle 10,30, del resto lo dice anche la guida del Touring. Lo ringraziamo e torniamo sui nostri passi, è quasi l'ora dei vespri.

La chiesa armena di S. Giacomo all'interno è bella da togliere il fiato. Appena gli occhi si abituano all'oscurità, ci troviamo dentro una chiesa dal soffitto altissimo da cui scendono decine di oliere di foggia antica. Il pavimento, con i posti a sedere disposti lungo il perimetro, è ricoperto di grandi tappeti, dando all'ambiente un aspetto di moschea. A un segnale, dato dai battiti di un grande gong in legno, una fila di monaci, alcuni incappucciati, entrano nella chiesa e danno inizio ai canti di preghiera. Oltre a noi, qualche altro turista e una comitiva di ragazzi italiani guidati da un frate. Di fedeli, nemmeno l'ombra e d'altra parte i celebranti, con le spalle rivolte al pubblico, non sembrano darsene cura. Ricordatevi di non accavallare le gambe in questa chiesa, è solo una delle mille norme sconosciute che regolano il comportamento del visitatore a Gerusalemme.

Dopo le suggestioni della chiesa armena, torniamo alla porta di Giaffa e ci inoltriamo nella città nuova. Attraversare il centro commerciale Marmilla è come fare un salto di 2000 anni. Da qui risaliamo gli spazi aperti di Jaffa street fino al triangolo commerciale di King George e Ben Yehuda str. Arriviamo al Mahane Yehuda market e girelliamo tra i profumi e i colori dei banchi. Frutta e verdura di ogni tipo, olive, cataste di pane e dolciumi, spezie e frutta secca. Ci concediamo una birra in un piccolo pub dentro il mercato gestito da un paio di ragazzi molto simpatici (il May 5).

Si è fatto l'ora di cena, ripartiamo per la città vecchia. La Francese vuole tornare al quartiere armeno. Ha puntato l'Armenian tavern, un locale pittoresco dove passare una sera rilassante.

La cena è ottima, non ci resta che tornare in albergo. Domani, se tutto andrà come previsto dovremo raggiungere la porta del letame piuttosto presto, per accedere all'ambita Spianata delle Moschee. E lo dovremo fare molto presto, prima che il gruppo di pellegrini rumeni finisca le torte della colazione.





Gerusalemme, monastero etiope
























8 commenti:

Clau nel garage ha detto...

bellissime foto! che invidia! :-P

LaFrancese ha detto...

grazie! sono più immediate, ma anche il diario di viaggio è proprio carino! l'ha scritto Nath e rende proprio bene l'idea delle densità e delle tante cose che abbia fatto in sol giorno! ...ora incomincio a capire come mai ero così stanca! ^_^

Nega Fink-Nottle ha detto...

E' bello viaggiare con i vostri diari di viaggio :)
Foto bellissime!!! Complimenti ^__^

mau_rizio ha detto...

Invidia a palla...
Comunquesietedellemerdeperchènonmiavetedettonulla :D

La Francese ha detto...

boia dhe mao ci ha sgamati! ^_^
poi lo so che mi chiedevi i datteri, già li dovevo prendere per la liliana, andava a finire che all'immigrazione israeliana mi prendevano per una trafficante di frutta secca ^______^
ciao mao! rimediamo andando a cena al ristorante libanese?! o anche dal kebabbbaro paki?

Anonimo ha detto...

Con le vostre parole e immagini riuscite a emozionarmi ogni volta!
Siete dei grandi..
Scuzzo

LaFrancese ha detto...

rendiamo merito anche alle parole! grande Scuzzo! Altrimenti qui Nath mica seguita nello scrivere!! ^__^
vogliamo ancora diario di viaggio!!

lafra ha detto...

prova prova...
uno due tre
ci hanno detto che ci sono dei problemi di commento

prova prova

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