domenica 17 aprile 2011

Di credenza popolare e contorsioni


Interrompo il racconto dell'esperienza gerosolimitana (penso si dica così) per raccontarne una localizzata molto più vicina geograficamente ma sempre in odore di credenze, misticismo e riluttanza personale.

Dopo anni di frequentazioni tra dermatologo e farmacista, tra cerottini ed acidi, azoto liquido e bisturini, ho deciso di sottoporre le mie verruche ad una Signora che le segna. 

Qualcuno dirà "eh che sarà mai, anche nel mio paese c'è una signora che lo fa", altri  si metteranno a ridere e scuoteranno il capo in segno di disapprovazione. 
Bene, io starei tra questi ultimi. Infatti, la verruca più anziana la tengo con me da circa 5 anni e la giovane da appena sei mesi. Visto che sono infettive, e quest'ultima ce l'ho sul pollice della mano sinistra, visto che non so più a che santo votarmi, in settimana ho deciso di provare anche questa. Ieri sono stata dalla Signora. 

Me l'avevano descritta come la "chiocciolina di Pinocchio", ora io non mi ricordo nessun personaggio a chiocciolina, ma devo dire che rende ben l'idea dell'immagine che mi son trovata davanti quando ha aperto la porta.
Una signora anziana, piccola piccola, resa ancora più piccola dalla deformante gobba che la spinge a ruotare il collo in una spirale che dal basso si avvita verso i tuoi occhi. Un viso dolce, antico e caldo. Una pelle rugosa, ma vivace, due occhi verdi, screziati di marrone, penetranti, una voce pacifica, e confortante. Con il bastone che la sorregge alto il doppio di lei, mi ha aperto, mi ha fatto entrare nell'ingresso e mi ha messo subito a sedere lì, sulla panca, attorno odore di chiuso. 
Domande precise, quasi scientifiche: da quando tempo ce l'ho, se mi fa male, se l'ho mai curata, se adopero i bisturi ecc. Un po' di chiacchiere di comporto, sulla vita, la sua bellezza e le sue atrocità, prima di iniziare il rito vero e proprio. Si è preparata, ha preso il suo quaderno da scuola foderato accuratamente con una copertina di plastica, e ha scritto il mio nome, da nubile, se ci fosse stato "il sacramento del matrimonio" avrebbe dovuto scrivere quello da sposata mi ha detto.  
Ma io vivo nel "peccato" e mi son guardata bene dal dirglielo...
Ha scritto con la calligrafia tremolante e piena di volute il mio cognome facendosi suggerire come si scrive. Accanto ci ha scritto il numero delle puntine di verruca, poi si è tolta l'anello, una grossa fede d'oro, e ripentendo tra se le sue parole di preghiera e il mio nome, ha segnato più volte le mie parti del corpo. È stata una pratica lunga, continua e ripetuta. Stancante.

..e lì ho vacillato. 
Ho vacillatto sotto l'impegno e la dedizione di questa anziana donna che nonostante la sua età e le sue difficoltà, non risparmiava fisico e parole in questa pratica. Mi aveva già commosso prima,  e lì tutta contorta com'ero a mostrarle il mio tallone, ho raggiunto il massimo del disagio. Non tanto per la postura quanto per l'incongruenza di quella presenza. Io lì tanto per provare, senza fede nelle sue parole, forte di una razionalità frutto di azione e conseguenze, a razziare riti e credenze popolari nel quale non credo.
Il disagio c'era ed è rimasto. 
Finito l'opera, ho memorizzato bene le indicazioni per le pratiche che dovrei seguire a casa per 20 giorni al fin di farmi passare questo virus e la sua infezione cronica. 

Le porterò avanti con impegno per rispetto a questa commuovente vecchietta così dedita alla sua missione.

2 commenti:

Ladoratrice ha detto...

A Gerusalemme da atea e dalla sciamana da razionale, torna, no? ;)

La Francese ha detto...

torna, nella dinamica del perenne bastian contrario...
che ci devo fa'?
^_____^

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