domenica 17 aprile 2011

Diario di viaggio in Israele: Gerusalemme, il terzo giorno.

Sveglia alle 7, la Spianata delle moschee non aspetta.

La sala da pranzo è già brulicante di ortodosse con il fazzoletto sulla testa che macinano tutto il mangiabile. Ci mettiamo in coda al buffet e un paio di queste passano davanti alla Francese adducendo a gesti il loro diritto di precedenza dato dall'appartenenza allo stesso gruppo di altre donne già chine sul banco delle vivande. Qualcuno, non io, ritornerà per giorni sul terribile sgarbo subito (ihih) e su quel tostapane che andava presidiato per evitare che le nostre preziose fette finissero indebitamente in stomaci di ruspanti pellegrine dell'est Europa.

Ci buttiamo in Salah-ad-din, infiliamo la porta di Erode e raggiungiamo alla Porta del letame la lunga coda in attesa di attraversare la passerella che conduce alla spianata. Passiamo i controlli e, prima di entrare nella spianata, ci fermiamo a fare qualche foto dall'alto sui fedeli dondolanti che affollano il muro del pianto.

Varchiamo la soglia e siamo dall'altra parte, al cospetto del luogo da cui Maometto ascese al cielo e Abramo rischiò di sacrificare il figlio Isacco. Gruppi di uomini seduti in circolo leggono e recitano il corano. Scolaresche in gita smangiucchiano all'ombra dei grandi ulivi. La moschea di Al Aqsa è imponente, così austera da essere, nonostante la dimensione, discreta. La scena è però dominata dalla Moschea della roccia e dalla sua cupola d'oro. Ci aggiriamo tra le moschee per fare qualche foto e tra gli ulivi del grande giardino e poi usciamo varcando la soglia dell'ingresso su cui siamo rimbalzati il primo giorno. Il militare stavolta non ci dice niente, sta dicendo “it's closed” a una turista perplessa che vorrebbe entrare. Come a noi, non le dice altro e così glielo spieghiamo: l'ingresso per i non mussulmani è dalla porta del letame dalle 7,30 alle 10,30.

Prossima tappa: Yad Vashem, il museo dell'Olocausto. Ci arriviamo attraversando a piedi la città vecchia fino alla porta di Giaffa. Lungo il percorso la Francese incappa in un souvenir ricercato e di gusto: la corona di spine.

All'ufficio turistico della porta di Giaffa ci dicono di prendere il 20 per raggiungere il museo. Per arrivare la fermata, all'arrivo del bus che prendiamo al volo, ci tocca sfondare un muro di tassisti che s'inventerebbero qualunque scusa per una corsa in più. Ma noi siamo irremovibili e ci facciamo, con poco più di 1 euro a testa, un bel giro a Gerusalemme ovest fino allo Yad Vashem.

All'ingresso, incredibile!, niente controlli di sicurezza. Ci chiedono solo la provenienza e ci invitano ad entrare (il museo dell'Olocausto è ad ingresso gratuito).

La forma è a V rovesciata, a rappresentare una della cinque punte della stella di David, una parte del tutto, di quello che rimane del popolo ebraico, una punta su cinque, le altre sono finite nella Shoah. All'interno il percorso è insieme suggestivo e didattico. In gran parte non aggiunge niente di nuovo alle conoscenze di chi ha prestato una qualche attenzione alla storia dell'antisemitismo, senza risparmiare la Chiesa cattolica, fino alla tragedia del nazismo. Di particolare interesse sono però i focus che verso la fine del percorso sono dedicati ai ghetti delle città europee, con la dovuta insistenza sulla storia del ghetto di Varsavia e della sua disperata insurrezione.

All'uscita torniamo allo Yehuda Market. C'ingozziamo di datteri e dolci da forno. Con un sacchetto di olive ci sediamo a un tavolino del nostro pub preferito e ci facciamo due birre. Un po' di carburante è necessario, prima di ripartire.

Torniamo alla città vecchia e, poco prima del tramonto, decidiamo di avventurarci sul monte degli ulivi. Attraversiamo quello sterminato cimitero che occupa sostanzialmente l'intero pendio della collina che si affaccia sulla città vecchia. Secondo la Lonely qui si trovano almeno 150mila tombe. Questo è in pratica il cimitero più ambito dagli ebrei osservanti, visto che proprio da qui il Messia comincerà la risurrezione e l'instaurazione del regno dei cieli.

La salita non è delle più leggere, ma arrivati in cima lo scenario ci ripaga con gli interessi. Con un solo colpo d'occhio possiamo abbracciare l'intera città vecchia bagnata dalla luce del tramonto. Il vento pungente porta con sé il canto del muezzin e noi, macchine alla mano, ci lasciamo sedurre da quest'incanto.

Con il crepuscolo torniamo alla città vecchia rientrando dalla porta dei Leoni in pieno quartiere cristiano. Passiamo davanti all'Ecce homo convent (ostello che aveva preso in considerazione ma poi scartato) e girelliamo in cerca di un posto per cenare. Ce la caviamo con un paio di calzoni o focaccine, non saprei, ripiene di formaggio prese in un forno e poi, con le gambe sotto il tavolo in un ristorantino senza pretese a mangiare hummus e kebab.

Sonno, tanto sonno. E freddo, tanto freddo. Forse è ancora presto, sì. Ma dopo cena, ormai, le batterie sono scariche e i piedi urlano vendetta.

Torniamo in albergo, che domani lasceremo la città per un tuffo nel deserto salato del mar Morto.

























4 commenti:

tiziana ha detto...

Viaggio impegnativo il tuo. Vedo che però eravate una allegra compagnia, che è la cosa ideale. Belle foto

Nega Fink-Nottle ha detto...

Oramai attendo con ansia che pubblichiate un'altra puntata dei diari di viaggio :)

Colgo l'occasione per farvi tanti tanti auguri di buona Pasqua ^__^

Nathan ha detto...

sarà che abbiamo fatto nostri i tempi mediorientali.

con pazieza e dedizione, arriveremo alla fine ;)

Simon Says 101 ha detto...

Complimenti per il blog e per le foto!
www.simonsays101.com

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