venerdì 23 luglio 2010

Gant e Bruges, il nord del Belgio

23 luglio 2010, Brugge.
Siamo arrivati questa mattina da Gant con appena una mezz'ora di treno, la stessa durata della nostra prima conversazione con un italo-belga. Un attempato signore di origini siciliane che in Belgio, si puo' dire, cinquant'anni fa ha fatto fortuna. Ha tre figli, tutti “sistemati, sposati bene, la figlia ha studiato lingue e uno fa il meccanico con un garage in proprio”. Alle nostre domande sul clima belga ha risposto che “non è più quello degli anni '60/'70 quando c'era da aver paura perché poteva fare anche 2 mt di neve, adesso ci sono i riscaldamenti che vanno 24 ore”. Si è invece prodigato nello spiegarci i pericoli dell'Egitto, raccontandoci un aneddoto, mentre la moglie dal seggiolino di fronte ci guardava col fare di chi l'ha ascoltato centinaia di volte, di quando ha dovuto mettere un temperino alla gola dell'autista di un bus per farsi riportare in albergo.

Chiacchiera che ti chiacchiera siamo giunti a Bruges. Il cielo era grigio grigio ma la stazione, e anche i suoi ferrovieri, mi sono sembrati accoglienti. Ogni tanto usciva fuori un raggio di sole lungo la strada di un paio di chilometri che ci siamo fatti per arrivare al nostro albergo trascinandoci dietro le due valigie. ...e da notare, ci avranno segnalato per schiamazzi pubblici, visto che la strada è tutto porfido e le valigie facevano un baccano tremendo.

L'Hotel Van Eyck è carino anche se un po' datato. L'accoglienza è stata molto calorosa, la Signora ci ha fornito di mappa e di alcune indicazioni utili per girare la città. Dato che siamo arrivati molto presto, la nostra camera non era pronta, ci ha ricoverato le valigie nella sala da colazione e siamo partiti all'arrembaggio della città.

Queste città fiamminghe potrebbero sembrare tutte uguali, tetti a gradoni, lotti medievali piccoli e casa una di fianco all'altra. Ma qui si respira una dimensione diversa da Gant. E' vero che Gant l'abbiamo vista addobbata, o meglio dire completamente coperta, dal Festival, ma è assolutamente evidente quanto Bruges sia più turistica e più consapevole di esserlo. Tutta bella “rifinita”, con i suoi muri stuccati, le strade pulite, i ponteggi ben chiusi con i teli per non far vedere dentro. Un po' come il Chianti insomma, ha fatto una risorsa della sua bellezza, anche a discapito dell'autenticità. Ma che dire, non siamo mai contenti, noi turisti pretenziosi! A Gant – meta precedente - avevamo notato proprio questo, una certa come dire “rilassatezza” nel tenere gli ambienti – e non solo perché il Festival copriva con tendoni, americane e sponsor i maggiori monumenti della città – ma anche perché molti spazi erano letteralmente abbandonati e lasciati al degrado, molti ambienti vuoti e con cartelli di affitto o vendita.

Quindi due estremi per queste due città, due bellezze simili ma diverse.

Urbanisticamente invece sono molto simili, almeno per noi profani di fiammingo tutti intrisi di Rinascimento fiorentino.... Sono cittadine medievali che devono la loro fortuna alla vicinanza con l'acqua, che ne disegna grazie ai canali la maggiore viabilità. Sui canali e sulle piazze si dispongono i maggiori edifici pubblici, dal palazzo comunale, caratterizzato dalla torre che prende il nome di Befroi, all'edificio delle poste o del mercato, o ai singoli edifici delle corporazioni e a parte, la piazza del potere religioso con la cattedrale.

A Brugge ci sono due piazza quasi attigue, il Mark e il Burg, unite da una breve strada. Tutto attorno i canali e i quartieri caratteristici. Diverse le casa “particolari” tipo del pellicano o del paniere d'oro, simboli delle corporazioni che le hanno costruite o alloggiate. Anche qui come a Gant, non ci siamo fatti mancare la gita in barca e anche in questo caso si è notata la differenza, Gant più economica e gioviale, con tanto di gelato per intendersi, a Brugge più distante ed attrezzata. Sono state assai comode per orientarsi un po' meglio e prendere rapidamente un minimo di orientamento della città. Devo ammettere che la mia rilassatezza si fa sentire soprattutto a discapito dell'orientamento.

Ma non ci siamo fatti mancare niente, come immaginabile, soprattutto a tavola. Avevamo optato per un unico pasto, per non tornare dalle vacanze con i soliti chili di troppo che alla fine potrebbero “pericolosi”! ...ma che dire, c'è chi sostiene che saltare i pasti fa male, ed allora, pranzo leggero (ts!) ma caratteristico presso Eethuis Salade Follie – insalata di aringa per me e quiche di pancetta per lui – la leggerezza è un'opinione no? Se non siete d'accordo chiedetelo ai nostri commensali di ieri a cena presso l'Amedeus The place for ribs (a volontà) di Gant. Cosa sono 'ste ribs? Costolette di maiale, Rosticciana per i toscani! Ti siedi, ti portano la carta, che comporta tre menù a base di spare-rips abbinate diversamente ed altri due o tre piatti. Tutti ordinano ste Ribs. Ovviamente la sottoscritta che ha fatto? Ha ordinato un altro piatto, ossessionata com'è dall'assaggiare e dal dover sempre prendere un piatto di verso dal commensale moroso. Bene io ho preso la W... ?. zuppa tipica a base di pollo, l'altra metà di me ha visto bene di prendere la specialità della casa. Quando i nostri piatti erano in tavola, pietà o fortuna ha voluto che a lui piacesse la mia zuppa e a me il suo piatto, e quindi il piccolo dramma che ci poteva essere non si è consumato! Costolette a volontà! Era una intera striscia di costole di maiale ben condite con salsa agrodolce e a fianco una patata impomata con una salsa dal gusto Indy un po' Garam Masala. ^_^ Sul tavolo c'era pure un barattolo per gli ossicini, ovviamente, su tutti e non sul nostro. Così quando il cameriere se n'è accorto ed ha rimediato, io ho cominciato solermente a riempierlo con quelli che avevo ciucciato e nascosto sotto la scodella di zuppa di Nath. Solo che nel fare questo, uno stronzicino di ossicino s'è piroettato dentro il bicchiere di Leffe del mio moroso. Che orgoglio ho provato quando con estrema naturalezza, mentre io me la ridevo alla grande un po' presa dai gradi e dalle bollicine, lui ha tolto l'osso e guardandomi con aria superiore ha finito in un sorso la birra rimasta. Che Omo!

Non pensate che le costoline siano finite con la prima portata consegnata al tavolo, anche se solo con quelle, la parola volontà scritta sul menù, poteva essere esaurita. I camerieri ripassano costantemente tra i tavoli a rimpinguare i piatti dei volenterosi divora ossa di porco. Un posto notevole - da esportare - per passare spassose serate in compagnia a centrare i bicchieri degli alti con le costerelle!

Ma Gant non è solo Festival di musica e banchini di patatine ed hot dog, è anche un bel nucleo medievale con queste magnifiche case a gradoni. Spettacolari quelle sul Graslei e il disegno in successione delle due piazze del potere civile e temporale, con in mezzo la svettante ed altissima torre del Befroi, visitabile, non so da chi, sicuramente non da chi si ciba con i piatti della cucina belga!


Curiosità?! Qui fa buio tardissimo e noi - stanchi morti dal troppo camminare (o mangiare?) - non riusciamo a star svegli per veder calare il sole.

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