domenica 9 dicembre 2007

In Langa. Parte seconda.

segue da In Langa. Parte prima.
Il sole è debole e la nebbia piano piano ci inghiotte, ma ormai siamo in strada e non dobbiamo fare altre soste fino alla meta: Boves.
Grazie alle mie già osannate doti di navigatrice senza mappa, arriviamo giusto a qualche chilometro da casa della famiglia che ci ospita senza dover telefonare per un aiuto. Saremmo potuti quasi arrivargli sulla porta se al CuoreMio non gli fosse preso l’ansia-da-strada-sconosciuta.
- “Ma quanti abitanti farà Boves? Ma non sarà indicato… ma scherzi!? Chiama chiama! Che altrimenti ci perdiamo!” Io che nonostante i miei trent’anni suonati anch’ora non credo nelle mie enormi capacità di orientamento, chiamo ed è lì che scopriamo di essere proprio dietro l’angolo.
Arriviamo a La Meridiana, ospitale cascina mirabilmente ristrutturata. Se capitate da queste parti, cercate di soggiornarvi, oltre ad un ottimo alloggio, sarete nelle mani di una splendida padrona di casa! Un caffè e tante ciane si dice in toscano, cappottini – affettuosi s’intende! - sugli assenti compagni di viaggio India Sud. Nathan un po’ s’annoia, lo vedo, lui li conosce appena, a lui l’India non rimane simpatica.
Dopo questi lunghi pettegolezzi ci avviamo verso il nostro alloggio, La Bismaüda. Delizioso B&B che ci ricorda le dolci alcove bretoni. Ci concediamo una dolcissima intimità, di cui non racconterò, di cui avevamo un estremo bisogno dopo la lunga settimana di lontananza. Riemersi dal torpore giusto per l’irrevocabilità della cena, ci ritroviamo a La Meridiana. Bhe qui il mio esordio è una clamorosa figura. Salutiamo nuovamente, Fulvia, il marito e Vale (la figlia). Aspettandomi Febim, il fratello/figlio, accolgo la sagoma di uomo che scente le scale con un “ohhhhh…”, solo alla fine della mia holà mi accorgo che tale sagoma mi è sconosciuta, che non è affatto Febim, ma il Valefidanzato a me sconosciuto. A quella scena la compagnia tace e il mio imbarazzo sale, per smorzarlo non mi rimane di meglio che ammettere la clamorosa figura-di-cacca. Un modo un po’ pietoso per prendere subito confidenza! La cena ha visto un succedersi di pietanze strepitose e chiacchere godibili, terminate con l’apoteosi: il Bunet, budino di amaretti e caramello che ha dell’incredibile. Tra Barbera e Tenuta Frescobaldi, facciamo l’una senza accorgersene.
Urge ricovero in orizzontale per riprendere le forze dopo una giornata tanto densa, sapendo che domani ci aspetta altrettanto!

Infatti anche il giorno successivo non sarà da meno, inaugurato con una colazione pantagruelica alla Bismauda, tutto prima che la Madama Julia vada a messa...
Senza nebbia, quasi non ci orientiamo in questo paesaggio così diverso, e ingordi di capirlo meglio, ci rimettiamo in macchina dopo una breve sosta di saluti a La Meridiana. Un passaggio giapponesea Boves, e poi rapidamente a Cuneo, dove facciamo una MERITATISSIMA sosta da Arione, il vero produttore di calorici cuneesi! Sembra che vi sia passato anche Ernest, quel godurioso!
Brum Brum, ancora in macchina verso Cherasco! Tipico borgo che a giudizio di Fulvia non possiamo mancare… se non che, per strada ci si interpone una sosta d’obbligo.
Lungo il nastro d’asfalto della statale che porta a Turin, un cartello ci annuncia l’abitato, le cataste di porri a mazzi vicino ai cancelli ci danno il benvenuto: Cervere , il paese dei porri!
- “Nooo!! Porri, bada belli!!Bellini-renzino!! …la parte bianca è altissima”.
- “Non possiamo comprarli, sai che puzza fino a Firenze in macchina!”.
Silenzio.
- “Ok, vabbeneeee! Uff.. se li volete compriamoli!”
- “Mi fermo?!”
Ed eccoci a suonare alla porta della prima catasta di porri.

Cherasco è delizioso sul suo cucuzzolo, chiuso in mura medievali; percorriamo viali con alberi secolari e nodosi che ci conducono alla porta e al brulicante mercatino dell’antiquariato. Al posto d’onore, sull’ingresso, alcuni banchetti con il protagonista indiscusso di questa terra: il tartufo bianco. …e come poteva mancare! E noi l’aspettavamo al varco, anche nei nostri piatti doveva passare! Infatti a conclusione della gita, una coppia di amici valdostani ci aspetta al Ristorante Il Belvedere, ancora a La Morra per sbafare il prelibato tubero. Che peccato però che il mio appetito sia stato messo ko dalla cena della sera prima! Il Belvedere è un ristorante sciccoso vecchio stile, dove merita andare per festeggiare un evento, e regalarsi un pranzo memorabile, anche per l’incidenza che ha sulle saccocce!
Sarà l’amaro in bocca per quel che ho visto passare e non ho mangiato, sarà che il tempo con Nathan è stato poco, molto poco, ma avvicinandosi la dipartita il mio umore vira al malinconico, come la nebbia e gli ultimi bagliori di questa terra, che ho scoperta chiamarsi Langa – e non Langhe – una terra femmina, dolcissima.


5 commenti:

giulia ha detto...

Bello il tuo blog e questo post che mi ha fatto ricordare quando avevo ristrutturato in questi luoghi una casetta... Grazie per la tua visita. A presto Giulia

comidademama ha detto...

Hai viaggiato nei luoghi in cui sono cresciuta e mi fai venire la nostalgia.
Negli anni '30 la sorella di mia nonna era fidanzata con un figlio della famiglia Arione e poi, scandalo, cambiò idea e sposò quello che poi fu l'amore della sua vita.
Se lei avesse proseguito per la prima strada mi avreste di sicuro trovata nel laboratorio di pasticceria a produrre meraviglie.

Siete passati a Savigliano?

La Francese ha detto...

ciao Giulia, torneremo presto anche sul tuo blog!

Ciao Comida! che piacere il tuo commento! sai ero passata sul tuo blog alla ricerca della ricetta del bunet! Arione è una meraviglia come i suoi dolcetti e tutta la dolce terra della Langa, torneremo, già deciso!

Nathan ha detto...

...ma da Savigliano non siamo passati.
ciao comidademama

comidademama ha detto...

ciao Nathan e La Francese
Savigliano, come Saluzzo e Manta, Verzuolo, ma anche Racconigi e Cavallermaggiore valgono la pena di una visita.
Non tutte sono ricche alla stessa maniera, ma se amate l'architettura è interessante soffermasi.
Se programmate un'altra visita scrivetemi che ne parliamo in dettaglio!
E poi ci sono le valli. C'è una bellissima guida che si chiama Mistà, sulle tradizione occitane tra le valli del cuneese.

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