venerdì 28 settembre 2007

Raminghi nella grande pianura


Alle sei di sabato pomeriggio le strade di Pavia sono animate come quelle di Piacenza la mattina. Tra corso Strada Nuova e corso Mazzini lo struscio di provincia è il solito di una media città italica. Ragazzini e famiglie a spasso, nessuna varietà nell’abbigliamento, le solite chiacchiere. A Pavia mi sento quasi a casa. C’è un contegno nelle persone, un disegno delle vetrine e delle case di corso Garibaldi che mi tornano familiari. Lo dico alla Francese, lei mi dice “mannò cheddìsci?!”. A Pavia c’è il Ticino e il Ponte Coperto che lo solca. Nulla a che fare con una città alpina. Ci affacciamo sul lungo fiume cercando notizie sul ponte. Secondo la Francese dovrebbe essere la principale attrazione della città. Ma la guida la delude. Il ponte del Trecento è stato distrutto nel ’44, quello che vediamo è del 1952. E allora torniamo sui nostri passi. Sfiliamo davanti al Duomo (esempio non troppo riuscito di Rinascimento lombardo) e rimaniamo a bocca aperta davanti alle rovine della Torre civica: dice la guida “crollata improvvisamente nel 1989”. Chissà che botto!
Aggiriamo il Duomo ed entriamo nella bella e lunga Piazza della Vittoria. E’ l’ora dell’aperitivo e i tavolini dei molti dehors sono quasi tutti occupati. Troviamo un posto e prendiamo due bicchieri di vino in faccia alla facciata dell’antico Broletto.
Alle sette e mezza ripartiamo. La stazza potente del Castello Visconteo, la osserviamo dalla macchina, perché il tempo stringe. Ho prenotato una camera in un b&b appena fuori Vigevano. Attraversiamo una campagna desolante e a tratti puzzolente. La Francese cita Deaglio per descrivere questi luoghi: “fossi cresciuto a Garlasco, qualche pera me la sarei fatta anch’io”. Ma questa Cogne padana la sfioriamo soltanto. Superiamo il santuario della Madonna della Bozzola (nome che scatena improbabili visioni nella mia Francese) e ci dirigiamo verso il b&b seguendo le indicazioni stampate dal sito. Giriamo di qui e di là, rotonde svolte, terzo semaforo a destra. Eccoci alla cancellata. Suono, si apre. Il padrone di casa esce festoso, buonasera!, lei è? Mi chiede. Gli dico chi sono e qualcosa non torna. Ohi ohi. L’omino ci fa entrare e verifica sul registro la prenotazione. Ci ha segnati per l’indomani, invece che per oggi. Il problema è che a causa di una fiera della calzatura (o era dell’abbigliamento?) nei dintorni potrebbero essere tutto esaurito. Ma non è questo che mi sgomenta. No. Sono gli sberleffi che mi aspetto d’incassare dalla Francese appena usciti di lì che mi spaventano, visto che la prenotazione stavolta l’ho fatta io. Ma l’omino verifica il nostro scambio di email. La prenotazione, l’ho fatta per telefono, ma dalle email risulta chiaramente che io avevo chiesto la disponibilità per il 22 e non per il 23. Lo sbaglio è suo! Fffiuh! Sono salvo.
Allora lui si offre di cercarci un posto nei dintorni. Alla prima telefonata lo trova (ma non era tutto occupato dalla fiera?). Un agriturismo a dieci minuti di strada che fa anche ristorazione. Bene. Unico inghippo, l’unica stanza libera ha due letti singoli invece del matrimoniale. Tergiversiamo un po’ e poi accettiamo. Sì, 55 euro con prima colazione.
Il posto è una vecchia cascina ristrutturata. La camera è graziosa e profumata di legno, il bagno spazioso. Leghiamo le reti a doghe con le corde della tenda che tengo ancora in macchina. Per i materassi non c’è nulla da fare, ma almeno non rischiamo di precipitare sul pavimento in piena notte. Il posto è un vero agriturismo, un’azienda agricola che fa ristorazione e ospitalità. La signora e le sue figlie non ostentano una falsa gentilezza, ma sono dirette e cordiali. Ci mettiamo a tavola. La ragazza ci espone il menù completo. Tre primi, due secondi, dolce e caffé. Ma per noi è troppo. Prendiamo un curioso riso con pasta di salame e l’oca (le loro ottime oche cresciute in estate mangiando l’erba dei campi) con polenta, il tutto innaffiato di barbera. Davvero un’ottima cena casereccia. Davvero un posto piacevole questo agriturismo Manzini in frazione Cattanea di Mortara di Pavia (tel. 0384 91907). Ottantacinque euro il costo di una cena per due e una notte con prima colazione (unica nota stonata, solo brioche e biscotti confezionati…). Ma non sono solo in Francia, allora, queste graziose fattorie a prezzi abbordabili.
Ringraziamo sentitamente l'omino di aver sbagliato la prenotazione!

(le avventure di Nathan e la Francese tra Vigevano e Milano proseguiranno lunedì. In questo weekend ci barrichiamo in casa e quel che faremo lo terremo per noi)

3 commenti:

La Francese ha detto...

:-)
segreto!
sisisisi

S.B. ha detto...

Ogni tanto vi fermate anche voi allora :-D

Anonimo ha detto...

Buon week-end ragazzi!!
Bacioni e a presto
Silvia ;-)

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