giovedì 27 settembre 2007

Miracolo a Piacenza e le sorprese di Belgioioso

Sabato mattina Piacenza è un’altra città. Sarà la luce e il tepore di questo sole di metà settembre, ma il ronzare di biciclette e il via vai di questa bella gente di pianura opulenta ci lascia di stucco. Perché, almeno dalle mie parti, tutta questa folla a spasso la si vede solo nella settimana di Natale e in quella di Ferragosto. E ci chiediamo dove si fossero barricati ieri sera tutti questi piacentini dall’aria soddisfatta e pasciuta che oggi sciamano tra piazza Cavalli, Corso Vittorio, Via XX settembre. Ce lo domandiamo ancora quando entriamo nella libreria di un noto franchising nazionale che una volta era di sinistra. Vagoliamo tra violini in offerta, dvd e un assortimento librario tutto sommato mediocre considerando la superficie su due piani del negozio. Attratta dagli ammiccamenti paralibrari di questo baraccone che non chiamano nemmeno più libreria, la Francese decide di acquistare non so che paccottiglia in cartoncino colorato :-p e mentre ne discutiamo la coda disordinata che si assiepa alla cassa forma degli strani intrecci e sfilacciamenti e la Francese si lascia superare da un nugolo di zotiche vocianti tardone padane con il loro fiammante Follet stretto tra i palmi.
- Andiamocene dai -, le dico, - andiamo più a nord -, in un posto in cui la gente rispetti l’ordine FIFO, quel rassicurante, non a caso anglosassone, First In First Out.

L’ingresso al Castello di Belgioioso, per la fiera della piccola editoria, costa addirittura sette pesantissimi euri. Ma noi, da veri vips, abbiamo gli inviti dell’editore. E così entriamo in questo palazzone neoclassico dal bel giardino settecentesco e gli interni vagamente fatiscenti. Leggiamo il programma per capire se davvero comprende anche noi e per sapere dove sta l’editore. Si va e lo si saluta. Da veri vips, dopo un paio di cene degli appuntamenti passati, ci scapperebbe un pranzo. Ma noi s’è appena ingurgitato una colazione da hotel sciccoso un po’ dolce e un po’ salato, che purtroppo ci fa declinare l’invito. Facciamo un giro, è quasi l’una. Alle due al piano terra è prevista la presentazione con readings. Girelliamo un po’ tra i banchi di questi editori piccoli piccoli, tra copertine orride e impaginati da aritmie, ma qua e là anche belle edizioni, fumettoni dal tratto accattivante, cartonati pregevoli per ragazzi.
Alle 14 siamo nella sala conferenze. File e file di sedie rigorosamente vuote. Noi autori del libro siamo in quattro, più la curatrice con marito chitarrista, più due attori, fidanzate e mogli al seguito. Ci sparpagliamo tra le sedie. Facciamo pubblico e palco, avvicendandoci ai microfoni. Iniziamo e qualcuno arriva, mette il naso dentro, se ne va. Un paio di persone rimangono. Tra loro un severo editor milanese di una casa editrice in ascesa della Svizzera italiana.
E bla bla bla bla, ho voluto scriver questo, dire quello, rappresentare il buco nero che ho nella testa in forma di stambecco che fa una rapina in banca e finisce male. Sì, io parlo parlo e decisamente straparlo. La Francese mi guarda con quella faccia che dice “che dici?”, ma io parlo, dicono che l’importante è parlare, l’importante è esserci, tanto non ti ascolta nessuno. Il severo editor milanese di una casa editrice della Svizzera italiana mi fa una domanda sulla regione che rappresento. E io parlo e straparlo, dovrei rispondere con intelligenza, ma l’intelligenza cos’è, penso, dovrei cantare la verità, ma poi la verità, dico, non sono così convinto che esista, soprattutto nella mia regione. E insomma parlo parlo, finché faccio una pausa per riprendere fiato e la curatrice ne approfitta per dire grazie, abbiamo finito, e io me ne torno a fare il pubblico vicino alla Francese che mi dice di tornare su a riprendere il suo libro autografato un po’ da tutti che ho lasciato sul tavolo. Ma parlano altri, ora, il Piemonte, e mica gli rubo la scena, ora che tocca a lui.
Ma insomma il tutto va così come deve andare, dilagando in una grande discussione fiume lungo i corridoi, perché abbiamo sforato, sulla sostanza e la forma del giallo e del noir, del loro sdoganamento nel mondo della letteratura che conta, da Gadda e da Eco in poi. Ancora noi a far da pubblico e oratori allo stesso tempo.
E poi ci disperdiamo ancora, io e la Francese, ce andiamo tra i banchi a guardar libri e annusare l’odore che hanno i piccoli editori. E lei si ferma, ancora a trattar di paccottiglie di cartone (quando le prende la fissa…) con quei marchigiani che non sono editori ma fabbricano la carta. E io mi avvicino, qualche metro più in là, al severo editor milanese che sta al banchino di una casa editrice della Svizzera italiana. Faccio due parole e lei fa le sue, anche le altre due donne dell’editrice della Svizzera italiana fanno le loro. Insomma facciamo le nostre parole, si parla della mia regione e delle loro collane. E infine me ne vado pensando che tornerò, da voi che fate gialli territoriali, tornerò a bussare, che credete.
E ancora libri, ancora banchetti, fino a quell’editrice romana, quella cooperativa sociale che pubblica libercoli colorati su carta ruvida. Ma quello è, sì, guarda mia Francese, guarda quell’ometto con la faccia sbarbata post-ideologica e la pancetta da ex rivoluzionario combattente. Mioddio ma è davvero lui. Come trovarsi di fronte Leroy Johnson mentre fai il biglietto in stazione. Certi personaggi visti solo in foto o in tv, i loro nomi, i pensieri e le azioni lette sui libri. Non credi davvero che possano avere una vita propria, svincolata dall’icona storiografica. Quella faccia l’hai vista quasi sempre in bianco e nero, con quello sguardo sempre concentrato, la cornice di barba e capelli incanutiti. E poi mi chiedo: se sei un personaggio talmente ingombrante, così legato a una memoria collettiva ben precisa, come puoi startene dietro un banchetto a vendere libri e fare il direttore editorial a tema storico-sociale? Come puoi incassare e dare il resto a chi sceglie un tuo libro senza pensare che la persona che hai di fronte può riconoscere in te quello che sei stato e che ancora sei nella memoria di questo Paese o nei sogni erotici di Fanny Ardant?

Insomma, con questo dilemma nella mia mente confusa, ce andiamo verso Pavia.

8 commenti:

La Francese ha detto...

...macchè si può discutere con uno così, uno che invece di Saranno Famosi si appassiona ai fatti della Storia degli anni '70 in Italia? naaaa!! nzunzunzu
...non gli date retta!! :-)

Non era paccottiglia, quella che ho comprato sabato tra Piacenza e Belgioioso, ma carta!
Carta lavorata a mano!

...il primo un albumino per le nostre foto francesi... e la seconda, bella carta da disegno! ...al solo tocco, sentendo sotto i polpastrelli quella morbida ruvidezza mi sono emozionata tornando indietro anni! agli anni dolci delle scuole superiori, la scuola d'arte, le forche e il negozio di belle arti! ...insomma ho comprato due fogli e un quadernuccio, chissà, magari rinizio a scarabbochiare! :-)

Nathan ha detto...

inizi disegnando un nuovo logo per un mondo di bene? ;-)

La Francese ha detto...

Siiiiiii!!

L'HO QUI!! nella capoccia!!
è che qui a lavoro non mi fanno cazzeggiare!!?? uff

che faccio mi rivolgo al sindacato?

:-)

sentiamo, come vorresti che fosse?
e se aprissimo un sondaggio?

Anonimo ha detto...

sì sì un sondaggio... anche noi vogliamo contribuire...
bacioni silvia :-)

sonia ha detto...

Vista la passione per la carta, anche se offtopic rispetto a Piacenza e al noir ;), consiglio per un eventuale futuro viaggio a Roma il bellissimo negozio Fabriano di Via del Babuino. Io associavo la Fabriano agli album da disegno delle medie, grandi con quella F blu davanti. Invece mi si è aperto un mondo! Un negozio di sola carta, bella, profumata e preziosa!
sonia

Nathan ha detto...

credo che la Francese impazzirebbe lì dentro,
e a me verrebbe l'allergia alla carta, ne sono certo

Baol ha detto...

la francese, urge formare un sindacato che ci faccia cazzeggiare sul lavoro...ma...un attimo...io sono libero professionista, non posso farlo...che fregatura :(

ciao a tutti :)

La Francese ha detto...

Ciao Baol, Ciao Sonia, Ciao Silvia!

Silvia, per il sondaccio, ci lavoro nel week end casalingo che ci aspetta (faccende di casa, lavatrici, stiraggio, letture, manicaretti e relax)

Baol, per il sindacato se possibile mi adopero fin da adesso...

e Sonia, per la carta, grazie! se passo nella Capitale non mancherò!

anzi Nathi, tesorucciomioooo, se dopo quella data fatidica di novembre, dopo il mio impegno di studio, ci prendessimo due giorni per andare a spasso nella capitale? magari in concomitanza con la fiera della piccola editoria...
dai amore dai...
roma roma roma!!

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