venerdì 18 maggio 2007

Galeotto fu


Si diceva?
I libri che mi hanno cambiato la vita.
Davvero i libri possono cambiare la vita?
Forse. Può succedere.
Di sicuro possono dare un’inclinazione diversa allo sguardo,
possono fare da nutrimento al sentimento.
I libri ci colmano di esperienze che non vivremo mai
e ci raccontano quelle che abbiamo vissuto.
I libri ci fanno riconoscere in noi stessi.
Anche cambiandoci. Sì.

Forse il primo libro in cui ho trovato tracce di me (o forse era solo il momento in cui avevo più bisogno di cercarle) è stato Demian di Herman Hesse. Ebbene sì, un libro di formazione con traiettorie mistiche (come quasi tutta la letteratura di Hesse). Avevo vent’anni. E sentivo un gran bisogno di calarmi nel pathos di un personaggio che non ero io. Avevo la necessità di vestirmi di storie, forse per usarle come barriera oppure per affrontare il mondo guardandolo attraverso occhi che non erano i miei.

Poi c’è stato Tondelli. Quel Camere Separate raccolto in casa di amici a Torino. Quella forza inedita con cui si raccontava la seduzione, la voluttà, l’amore e i morsi dell’abbandono. La scoperta di quella lingua (in una mia epoca pre-calviniana, pre-pavesiana, pre-fenogliana) che appariva così esatta, così precisa nella descrizione di fenomeni sempre troppo confusi nella mente e nel cuore di un ventenne.

E ci metto anche Böll, non tanto per il suo celebrato Opinioni di un clown, ma per E non disse nemmeno una parola…, in quell’epoca in cui la maturità dei sentimenti, dello sguardo, dei ragionamenti, in sostanza la pacatezza dello stare al mondo mi sembravano un traguardo ambito, ma ancora troppo lontano.

L’esplosione delle nazioni. Le guerre balcaniche di fine secolo di Nicole Janigro, lo metto a rappresentare tutti quei libri che mi hanno permesso di aprire uno squarcio nell’enigma balcanico, di infilarci dentro la testa, di afferrarne la complessità e capire quanto siano idiote e superficiali le verità semplificatrici che vengono usate dal potere per giustificare le guerre contro un nemico inventato, quando non addirittura costruito a tal fine.

E infine un libro che, per puro caso, la vita me l’ha cambiata davvero. Le correzioni di Jonathan Franzen è un romanzo robusto sull’America profonda del midwest, che scava nella quotidianità, nella psicologia e nelle vicende dei suoi personaggi. In quel libro c’è una scrittura talmente penetrante e un intreccio così maledettamente ben costruito che ti portano con sé fino all’ultima delle sue 599 pagine.
Se non avessi letto questo libro, questo pomeriggio non partirei per la mia ora di auto+ora e mezzo d’interregionale+due ore e tre quarti di eurostar, come faccio ormai da mesi quasi ogni settimana. Se non l’avessi amato non avrei conosciuto la Francese, non avrei scritto questo post, questo blog non esisterebbe e non sarei andato alla ricerca di questi libri dentro i polverosi scatoloni in cui ancora li conservo dopo il mio burrascoso trasloco.

11 commenti:

LaFrancese ha detto...

Amore mio, ti voglio un mondo di bene... eh... non mi rimane nemmeno una parola in questo inizio giornata di venerdì, dove tutto quello che mi aspetto è vederti scendere da quel treno, alla fine di quel lungo viaggio che fai senza di me, ma che ci tiene vicini!
-8,5!

Nathan ha detto...

sarebbe 12, le ore che mancano.
non 8,5
eh
mah

LaFrancese ha detto...

:-(

uffi! sì sa no?! che chi è innamorato non ha feeling con i numeri...
e poi io ho contato con le dita e le dita sono solo 10, almeno le mie!

ps. non vedo l'ora, l'ho detto no?

baci baci baci baci baci!

regina ha detto...

davvero bello questo post!
credo che in questi giorni andrò a comprare almeno un paio dei libri che hai citato.
tenete duro, i sacrifici vengono sempre ripagati.
Saluti affettuosi,
Regina

LaFrancese ha detto...

eh?! :-) visto che roba! Nath è capace di magia con le parole anche se fa la lista della spesa!
:-)

Reggì, non conosco Hess e nemmeno il saggio, ma gli altri libri sono necessariamente da leggere! Troppo belli e troppo importanti per noi.

LaFrancese ha detto...

ps. adesso è 12,00 e mancano solo 10 ore!

LaFrancese ha detto...

ps. 2
mi correggo, Herman Hesse lo conosco e ho letto anche Siddharta, non conosco nello specifico il libro che cita Nath ma, visto che è stato così importante per lui, sarò contenta di approfondire :-)

regina ha detto...

ad essere onesta la mia attenzione è stata attratta da Böll e da Tondelli. ti farò sapere :-)

Nathan ha detto...

mia Francese,
missà che non hai più l'età per Demian.
certi libri sono come il nimesulide: bisogna prenderli quando ce n'è bisogno (e si spera che non danneggino il fegato)

Demian ha nutrito la mia fame tardo-adolescenziale.
non credo che oggi avrebbe su di me tutta quell'attrazione.

si parlava sui libri che, se non hanno proprio cambiato, almeno hanno contato nella nostra vita.
e in quel periodo Demian lo è stato.

Oggi conosci i miei gusti, come siano più dettati dalla tecnica e dalla qualità della scrittura. E gli autori che amo, oggi, sai che non sono più quelli citati nel post. bacio

Nathan ha detto...

Regina,
ottima scelta!
verremo nella city che porta il tuo nome a leggere le tue impressioni :-)

LA CONIGLIA ha detto...

nath come mi aspettavo mi hai proprio spiazzato...devo documentarmi!!!Buon weekend coppietta felice ;)

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