sabato 17 luglio 2010

Primo giorno. Che pacco sto Belgio.


All'alba all'alba!
Dopo un INCREDIBILE sveglia alle quattro del mattino, che ancora il mondo intorno era immerso nelle tenebre, io e la Francese ci siamo letteralmente lanciati dal letto. Un caffé nerissimo e bollente non è servito a cancellare i postumi della pecora di Ser Oro alla festadelpddicampi, ma ad infonderci il coraggio, quello sì, di uscire di casa al fresco della notte in Piana.
Stazione di Signa, con gli occhi chiusi davanti al degrado, e Pisa, gli occhi a quel punto stretti stretti, e non solo per il sonno.
All'aeroporto imbarchiamo la valigia, ancora impauriti dalle insistenti minacce di ritorsioni da parte di ryanair nel caso di qualch'etto di troppo.
E poi siamo in anticipo e allora nell'attesa, all'imbarco, ci mettiamo a sfogliare le nostre guide bilingui del Belgio. E i belgi intorno a noi, tutti questi belgi, che in Italia sembrano decine e decine di milioni, con tutte quelle macchine con la targa a caratteri rossi su sfondo bianco che affollano le autostrade in estate, ecco tutti questi milioni di belgi, quelli che non hanno preso la macchina, e che stanno per decollare di ritorno nelle loro città, ci stanno puntando gli occhi addosso. Guardano la mia Routard Belgique e si danno di gomito, spalancano gli occhi in un moto d'incredulità, tutti i milioni di belgi che hanno passato le vacanze in Italia.
E a noi non resta che far finta di niente. Imperterriti, anche quando una fiamminga in coda al gate ci attacca bottone con la frase in discreto italiano "ma voi state andando in belgio in vacanza?" sogghignando con gesti d'intesa verso la ragazza che l'accompagna.
Bah.
E si parte, alla fine, ignorando ancora certi indizi convergenti, in ritardo di una buona mezz'ora, ché quella levataccia avremmo anche potuto evitarla. A saperlo.
E l'aereo decolla e noi crolliamo l'uno sull'altro. Se non fosse per il freddo, per quelle correnti di aria freddissima che tagliano il collo. E chi ci pensava più all'esistenza del freddo, dopo le ultime settimane nella foresta del sud-est asiatico che è stata la provincia di Firenze.
E il bello non è ancora arrivato. Perché a Charleroi, sull'asfalto di quello che chiamano l'aeroporto di Bruxelles sud, fa ancora più freddo che in cabina. Vento da pelle d'oca e una felpa da recuperare in valigia.
Al noleggio auto ci rifilano un mezzo pacco. Il tipo, col tono di chi ci sta facendo un piacere, dice fiero che ci dà una macchina più grande (avevamo prenotato una polo) allo stesso prezzo! Wow, sì, dice è una xmas. Ah sì sì, faccio io, va bene, mentre penso, ma che cazzo di macchina sarebbe sta ecsmàs? (mentre una berlina dalla linea sportiva si disegna nella mia testa).
Orami lontani dall'ufficio noleggi e con una voglia pazza di partire, troviamo questa specie di pulmino a nove posti, di quelli che il trentenne medio italiano si precipita a prenotare quando scopre che la sua amata è al primo mese del loro futuro figlio unico, ma insomma chissà quante casse di birra ci potremo stivare...
E vabbè, si prende, giusto per provare l'ebbrezza di guidare un carrozzone con targa belga lungo come un panzer tedesco.

Un po' quasi ci perdiamo, uscendo dall'intrico di strade del Pays Noir (come il carbon), ma poi s'imbocca un pezzo d'autostrada (aggratisse!) e si scende, direzione Beaumont et Thuin.

A Thuin c'imbattiamo nella prima abbazia (o almeno nei suoi resti) e nella prima birreria, con annessa birra trappista: la ADA! accompagnata da taglieri di formaggi, rillettes, paté, petite salade, jambon de canard etc. etc.
Non male come inizio.
E intorno un paesaggio né piatto né collinare, solcato da un fiume navigale (la Sambre), grazie ad un caratteristico sistema di chiuse.
All'abbazia c'imbattiamo in due sposi e il loro fotografo. Ma oltre a loro, quasi nessuno, solo noi, sti sposi, e rari passanti qua e là.
Si riparte per Chimay, allora. Altra abbazia, questa nemmeno visitabile (ci aggiriamo per il giardino, dove la Francese ingaggia uno scambio di confidenze con una sequoia monumentale, la chiesa e il cimitero dei frati). Assaggiamo birre e formaggi a pochi chilometri. Ci portano al tavolo una complessa architettura di birre aromatiche che in Italia (sebbene un paio di etichette Chimay siano diffusissime) non abbiamo mai visto. E poi ripartiamo, forse un po' storditi, ma neanche troppo, forse più dalla levataccia che dalle birre, e la Francese si addormenta appena mette piede sul panzer.

E così Chimay, forse questa cittadina non merita una passeggiata, se non altro per il nome che porta? Ecco, no, proprio no. Chimay è una schifezza che ti mette addosso un'angoscia esistenziale e che ancora di più ti fa chiedere ma dove caspita sono finiti i belgi? Solo nella Gran Place vedi un gran movimento (che nemmeno si muove poi troppo la gente, ché son tutti seduti a bere birra).

E insomma, sarà che alzarci all'alba ci ha fatto male o che il viaggio al gelo dell'aereo non ci ha fatto troppo bene o forse che le birre qui son così buone che non ti accorgi di mandarle giù. Ecco, siamo già in albergo (a Fourmie, appena aldilà del confine, in Franzica, in un camera con vista sugli Etangs des Moines).
La Francese ha detto "andiamo a fare un giro agli stagni" e poi si è addormentata sul letto.

Domani si rivalica il confine e si va ad est. Orval e Rochert, nuove birre, altri formaggi et chambre d'hote con, pare, simpatissima padrona di casa.

In Italia sono le 20.06 . Qui è tardissimo. Buona notte.

2 commenti:

LaFrancese-in-Belgio ha detto...

PACCO è una parola grossa, possiamo dire di aver avuto aspettative alte e che in questa prima tappa non sono state esaudite almeno da un punti di vista paesistico/sociologico?
la birra invece non ci ha deluso...
se domani digerisco la pecora di Oro faccio onore anche alle patate fritte più buone del mondo! ah, alla fine mi sono alzata, e siamo usciti a fare due passi sugli stagni, sostando pochi minuti al baracchino "Mama frites" riporteremo tra 15 giorni un odore inconfondibile!

Serena ha detto...

Non ci credo!!
Bé, in bocca al lupo e buon proseguimento.
Leggerò le prossime avventure!

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