martedì 5 febbraio 2008

Sant'Orso, Brasserade e l'architettuta moderna.

La settimana di ferie è da poco passata, ma sembra già un'eternità.
Il lavoro, e soprattutto la scarsa voglia di lavorare, mi divora.
Per fortuna che domani è già mercoledì, e oramai, noi lo sappiamo, valicato il mercoledì, la settimana vola e noi saremo già insieme.

La fiera di Sant'Orso ha mantenuto quello che tutti mi avevano preannunciato. Una grande festa di piazza, una grande vetrina di artigianato di altissima qualità, tipico di questa valle "nel risvolto dello stivale".

Galletti in tutte le salse, tutti diversi e tutti simpatici, ben fatti e arguti, lassù sui loro trespoli e con i loro bargìgli scarlatti.
Ma anche vere e proprie opere d'arte, soggetti della tradizione realizzati con tecniche antiche, ma anche realizzazioni di gusto rinnovato e di passo contemporaneo. Ricordo un opera su tutte, quella che mi è piaciuta di più, quella del Signor Thoux, che maggiormente delle altre sente di influenze di fuori valle.


Ed anche la presenza di persone non ha smentito le mie aspettative e quello che mi era stato presentato: "vedrai c'è tantissima genteeee!!?? dobbiamo andarci prestoooo!!". Ed io pensavo, "tsè,'sti valdostani, non vedono mai nessuno per una volta che ci sono du' persone in più...". Ed invece no! avevano ragione sul serio, autobus stra pieni di turisti da tutti i cantoni, e gomitate come a Venezia nell'ora di punta dei giapponesi. Roba da non credere. Ad un certo punto, pensavo di prendere a gomitate qualcuna di quelle sciure. Molte opere, per sfortuna, non le si poteva nemmeno ammirare a pieno.

La festa è comunque molto sentita anche dagli indigeni e quindi non si ha quell'effetto sgradevole del condensato di persone per lo shopping. È un evento vero, sentito. Bancarelle di artigiano per tutta la città - un valdostano su 3 praticamente o intaglia legno o intreccia vimini o confeziona fiori di legno - e poi musica, canti, gastronomia locale e da "fiera" - il diavolo del torrone per intenderci o della piadina - e niente li ferma, nemmeno il freddo, perché ben carburati di vin brulè, sono tutti in piedi per la veillà. Cos'è? Uno struscio cittadino organizzato in ore notturne, quando di solito lì, le temperature sono per lo meno proibitive. Fortuna ha voluto che con i cambiamenti climatici di questi anni, io mi sia goduta tranquillamente il pellegrinaggio da un chiosco degli alpini all'altro senza patire freddo. Un'esperienza. Se vi trovate da quelle parti, o se volete programmare una vacanza montana in gennaio, ricordatevelo, la Fiera di Sant'Orso, Aosta, tutti i 30 e 31 gennaio. Il prossimo sembra cada in un week end. Secondo me, conviene portare le ginocchiere.


Altra seconda esperienza importante che ho fatto durante la mia vacanza di relax valdostano, è stata la Brasserade, e spero di averlo scritto correttamente. Già la prima volta che ero stata lassù, avevo adocchiato questo tipo di piatto, o forse è meglio dire questo tipo di cottura.

Quindi era da un po' che punzecchiavo la mia pigra anima gemella per chiudere il cerchio. E grazie all'aiuto del The-Big-Nathan's-brother ce l'ho fatta. Siamo andati a La Chaumière, Fraz. Signayes (Ao) ed abbiamo mangiato con queste facce che ci guardavano. In un primo momento ti fanno un po' soggezione, poi l'ambiente caldo ed ospitale te le fa dimenticare, e soprattutto il bovino menù. Ti portano centro tavolo uno strumento tipo questo nella foto ma molto più rustico, con i carboni ardenti dentro. Visto così da solo sembra uno strumento infernale, appena messo a tavola mi sono ricordata di averlo visto in mesticheria e di averlo inquadrato come strumento di tortura. Invece è uno strumento magnifico. Sotto la cenere tiene in caldo le patate valdostane - lesse, piatto nazionale - che si sbucciano con una audacia incredibile; tra le patate e la brace un cassettino/padellino nasconde una delizia, il reblochon, un formaggio francese o svizzero non ricordo, di quelli che filano e fanno la crosticina, uhmmm delizia, e poi in un piattino a parte, fettine-ine, non alla fiorentina, di carne di bovino vario da far cuocere a personale piacimento sui carboni!! Doppio Uhmmmm! Per di più che grazie al The-Big-Nathan's-brother lo abbiamo accompagnato da un ottimo e adeguatissimo indigeno Gamay. Che goduria del palato. Io ve la consiglio.

Il terzo punto di questo post, è per pochi, pochissimi. Quelli astrusi come me, che si interessano alle cose più disparate. Altro appuntamento immancabile, parte portante dei miei desideri per la settimana, era la gita ad Ivrea, per vedere in particolare alcune opere di edilizia residenziale realizzate nell'ambito dei piani di ampliamento Olivetti. Non ve la faccio lunga, vi dico solamente la mia semplice impressione. Ci sono ciambelle che riescono con il buco, altre no, altre hanno il buco non perfetto. Ecco, una gran parte di queste costruzioni, ha il buco riuscito un po' male... C'è da rendere merito alla sperimentazione, e ve lo dice una che vive in una città immobile e ne sente e ne paga le conseguenze. Ma c'è da stare attenti, da valutare molte molte cose quando si parla di abitare. E sia ben inteso, forse anche il mio giudizio è superficiale, però vi lascio un paio di immagini di questo edificio che ha preso il nome di talpodium e poi mi dite.









5 commenti:

Baol ha detto...

ciao coppia bellissima :)

Nathan ha detto...

hello Baòl!

lucilla ha detto...

ad Aosta proprio in via Sant'orso dimorai, nella magione di un giovane che pure Orso si nomava. Mi feci promettere che avremmo visto la fiera. Ma qualcosa si ruppe prima, eh...e invece della fiera mi leggo il tuo commento.
Come passano gli anni.

De kokende mamma ha detto...

Non lo sapevo che esiste sant'Orso. Allora a mio figlio Orso tutto sommato non ho messo un nome da miscredente? Che bello, fatemi arrivre all'età della ragione e ci porto anche lui.

Ciao,

Ba

lafra ha detto...

non si finisce mai vedi... non mancano mai i santi in paradiso!
a presto

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