domenica 27 gennaio 2008

SignorinaEffe

Torino, Porta nuova.
Viaggio tranquillo, movimentato dal cambio a Pisa, e da due parole con la Signora di Ivrea.
E pensare che fino a poco tempo fa sapevo a mala pena dell'esistenza di Ivrea. Poi, dopo un paio di volte che ci passavo davanti con Nathan durante la salita al Regno-Montano, un flash: l'architettura moderna, Gardella e Co, l'Olivetti. Mi sono un po' documentata di recente e credo proprio che troverò il modo di farmici portare. Abbiamo una settimana tutta per noi, ci entrerà anche quello.

Ma una cosa alla volta. Per ora ci godiamo il pomeriggio a Torino, elegante e signorile come sempre, più vitale che mai. Ci facciamo un bel kebab in uno di quei posti che piaccion tanto all'AmoreMio, tra il kitch e lo squallido, ma con una bella faccia sorridente a porgerci il panino.
Ci facciamo un giro largo per arrivare a vedere le locandine dei film in visione. In lizza Hotel Meina e SignorinaEffe. Decidiamo per per il secondo, come non approfittare dell'essere a Torino per vedere un film sulla Fiat e gli anni 80.
Abbiamo un po' di tempo prima dello spettacolo e lo passiamo in libreria. Con questa mania di punti e fidelizzazione dei grandi bookstore rischio di impazzire, stare dietro a tutte le tesserine e cercare di farsi dare lo sconto che ci spetta, è davvero difficile. Io prendo un tascabile che mi capitava in mano da tempo, sull'India, cosa che Nathan non approva, e lui un bel volume costoso in costa dell'Einaudi, tanto pago io! Arriviamo alla casa, e come temevo, lo sconto è sul prossimo scontrino! Uff! Sempre così... ma a me non mi fregano, poi al prossimo scontrino tirano fuori la storia che è scaduto eccetera eccetera... mi faccio fare un bel buono spesa, giagià! ...e visto che ci sono, mi faccio promettere da Nathi un libro regalo per la prossima volta... speriamo se ne ricordi.

Troviamo il cinema, facciamo i biglietti ma per entrare in sala dobbiamo fare il giro dell'isolato. Che sala strana, ci incanalano in corridoi grigi e anonimi, speriamo bene.
Il film parte in modo ricercato, immagini in bianco e nero delle prime automobili e poi, in contrasto, immagini operai alla catena di montaggio e la voce del tg dell'80.
Io e Nathan, seduti a fianco con in mezzo due pagnotte profumatissime di pano comprato ad oltremercato, ci troviamo spesso a scambiarci battute durante la proiezione. Quella che dice tutto del film è "peccato che una storia potenzialmente bella sia stata sprecata in questo modo". Perchè è proprio così, siamo nel 1980, in piena "ristrutturazione fiat", 23.000 cassintegrati, scioperi, picchetti barricate, uno scontro di classe, operai e colletti bianchi. Emma, figlia di immigrati, aspira a redimere tutta la famiglia con la sua laurea in matematica e la sua relazione con l'Ingegniere. Sergio, solo al mondo, cerca solo di far rispettare i suoi diritti. La solita storia di amore impossibile.
Peccato per la parsimonia dei dialoghi, per le poche cose dette e le troppe lasciate tra le righe, peccato per la toccata e fuga su quei momenti di vita vera che abbiamo vissuto da bambini; peccato per la colonna sonora, che per lo meno alle mie orecchie richiedeva autori italiani, magari più vicini a quelli che sentivo uscire dagli lp dei miei genitori (anche se a ragion del vero sono più vecchi dei protagonisti.. Peccato.
Peccato perchè è stato emozionante rivedere quelle immagini vere, di repertorio televisivo, rivedere Lama, Berlinguer ai picchetti davanti alle fabbriche, gli operai gridare le proprie rivendicazioni, i colletti bianchi, svilare contro di loro.
Un'altra occasione sprecata del cinema italiano che troppo sposa la fiction tv.

2 commenti:

sonia ha detto...

Anche io volevo andare a vederlo quando ne hanno annunciato l'uscita; ma poi ho letto qualche commento poco positivo e ho pensato che me lo guarderò in dvd una serata, al cinema mi pare di aver capito che non ne vale la pena!

Andrea ha detto...

Non resta che andare a vederlo...

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