martedì 27 marzo 2007

Piccola città

Cinque minuti alla partenza del suo Eurostar diretto a sud, venti al mio interregionale verso ovest. Ci sono altre cinque, sei coppie con noi davanti allo sportello della carrozza dieci. Si baciano, parlottano con frasi brevi e si baciano ancora, tenendosi stretti nelle braccia. Proprio come facciamo noi, con i sorrisi che potrebbero essere forzati e che invece risalgono i muscoli del collo e piegano la bocca senza che ce ne rendiamo conto. E’ il solito momento dei saluti della domenica, un momento che potrebbe essere triste e invece è caldo delle emozioni vissute in questi due giorni.
C’è stata Sant’Ambrogio e l’austera teatralità delle sue navate, l’ordinato fervore spirituale di una cittadinanza inaspettatamente assidua alla pratica religiosa. C’è stata la pioggia a benedire le nostre teste, ci sono stati il bollito e i musicisti casual della Salsamenteria Verdiana, l’ossobuco e il coniglio in umido del ristorante Al Garibaldi.
C’è stato quel letto che si apriva in metà, due metà di coperte che si scompigliano nella notte, quell’automa alla reception e le gentili signore della colazione sulla terrazza con vista.
C’è stato Kandiskij e i suoi gialli spigolosi, il blu rotondo che ti proietta nel mistero della quarta dimensione, il viola che è un rosso raffreddato e ha il timbro delle cornamuse.
C’è stata quell’enorme torta salata ripiena che ti ostini a chiamare pizza, preparata per noi, dalle tue mani di hobbista in cucina. E quel prosecco che ha eccitato (se possibile ancor più) le nostre anime. Ed io che per la prima volta sono arrivato in anticipo e ti ho accolta al binario in quel mare di folla in marcia.
E c’è stata Brera, la piccola città nella città. Le case basse dai balconi fioriti, le vie sinuose vietate alle auto, i nostri passi dentro ai negozi e nei caffè. Ci sono stati gli acquisti in quel negozio di saponi per innamorati, i bagnoschiuma che si sciolgono lentamente, le bombe che frizzano e ti massaggiano di bolle, anticipo dei bagni a due del prossimo weekend.

Ci sei stata tu.
Ci siamo stati insieme, ancora a Milano.
Piccola città.
Che ha accolto un grande amore.

7 commenti:

LaFrancese, la tua francese ha detto...

Amore! uffi io non sarò uno chef, ma hobbista della cucina no!!
:-(

Nathan ha detto...

ops,
amore,
volevo scrivere
ARTISTA della cucina...
:-)
è tutta colpa del correttore di word!

LaFrancese, la sua francese ha detto...

mangiapaneatradimento! ts! :-)

emauff ha detto...

adesso ho capito la storia del parolaio...
:)

LaFrancese ha detto...

telodicevoio!telodicevoio!telodicevoio!
:-)
...non ti fidar di chi ti legge tondelli!

Nathan ha detto...

che succede qui? la rivolta del gineceo?

capisco ora cosa accade a mostrarsi sensibili e rendere permeabile il proprio lato femminile.

ho deciso.
mi farò gonfiare i muscoli e riassesterò il mio vocabolario su cavalli e auto sportive
sopprimerò l'uso del congiuntivo
e porterò la francese (non più "mia" a giudicare dall'ultima firma in calce) a vedere film d'azione bevendo birra mangiando popcorn e ruttando sui titoli di coda
allora sì che tornerai a trattarmi come l'angelo che sono

LaFrancese, la sua francese ha detto...

...cuore mio, ti devo chiamare Angelo? :-)

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