venerdì 23 marzo 2007

Io, te e Pier Vittorio.

Devo gridare al mondo che ho conosciuto Pier Vittorio Tondelli.
Lo devo fare. Ebbene sì. Forse troppo tardi, ma anch’io sono passata per le emozioni delle sue parole e le mie emozioni sono passate per le sue parole. Racconterò come accadde che il Pier Vittorio è entrato nella mia vita e non solo lui.

Tutto è iniziato per sfida.

Disse: - Davvero la nostra Francese, questa lettrice onnivora e vorace, questa trentenne creativa e curiosa non ha mai sentito parlare del Piervittorio?
Lo scrisse, per l’esattezza. Sì, scrisse proprio così, onnivora.
E mi conosceva anche poco, e se mi avesse visto mangiare allora? o se avesse buttato un occhio alla mia libreria, cosa avrebbe mai detto? Senza nemmeno conoscermi troppo, abolendo tutti i freni della sua educazione celtico-cattolica, mi aveva lanciato una sfida.
Sì, disse così. E nel suo tono supponente sapeva che l’avrei colta. A vederla oggi, fu un chiaro e precoce segno di interessamento nei miei confronti, ma che io, allora, non colsi. È ben saputo dagl’intimi (come li chiama Emauff) che io di queste cose non me ne accorgo mai, queste cose dei corteggiamenti insomma.
A dire il vero, la Storia, la Nostra Storia, inizia prima, ma questa sfida è molto importante per la sua evoluzione. Insomma, io su questa sfida c'ho pensato un sacco perché in effetti, quando buttò il sasso, mi conosceva molto poco e mi sono rimuginate in testa un sacco di domande in merito …che fosse così evidente la mia attitudine alla competizione? … che a non leggere sto tizio che parla con scrittura emozionale mi sia davvero persa un caposaldo della letteratura contemporanea? …ma io i libri come li pesco?

Misi in moto le pale, come conierà poi in seguito, quando cioè la Nostra Storia prenderà la sua piega, la giusta piega… Per il momento siamo ancora alla fine di luglio, un luglio caldo di programmi del mio avvenire per il mondo, alla ricerca dell’essenza.
Fruzzicai nella libreria di casa, sempre piena di tutto, visto la mia bramosia di parole, e vi trovai, annichilito dall’omogeneità di una collana editoriale gadget da quotidiano, il famoso PVT. Rimini. Ora, ero terribilmente stuzzicata dal reverenziale rispetto del mio sfidante sul Vate di questa generazione di postmoderni. Presi qualche informazione su quell’onnisciente mezzo che è la rete, giusto così, per sapere cosa avrei messo sotto i denti di lì a breve. Perché vero è vero che leggo di tutto, ma onnivora proprio no, anch’io capita che uno o due libri a biennio non li finisca! Cosa crede!

Questo tizio si prospettò interessante. In più, dalla prefazione del volume di poco credito della collana-gadget-da-arredo, qualcosa di interessante si desumeva.
La referenza maggiore: la sua fine, la morte d’AIDS. Simbolo di una generazione in tutto, anche nella dipartita. Simbolo del genio, la vita d’eccessi.
Ebbene Rimini mi prese, e subito. E lo fece appena l’aprii, con una mappa. Finalmente qualcuno che sa capire un povero lettore con la mania dell’orientamento! Dalle prime cinquanta pagine, il romanzo si prospettava come un giallo avvincente con un sacco di note interessanti. Un personaggio principale che rispecchia il mio ideale di protagonista, un giornalista detective alla Pepe Cavallo senza la passione per la gastronomia ma cinico e senza scrupoli, come si addice ad un attore principale, che in fondo lascia trasparire dei sentimenti. Ma devo dire che a parte le note descrittive del luogo, e la prima scena di sesso ben disegnata, io tutta st’emozione non la vidi… questa poetica dell’abbandono non si annusava nemmeno…

Passò il 22 luglio con quelle prime immobili 50 pagine. Poi altre priorità, di lettura e di vita. Altro, ma tutto verso te. Verso te, l’assenza e la mancanza, un pensiero ed un ricordo, un quaderno e un sollecito. Il tuo sollecito, di sapere qualcosa di me. Graditissimo pensiero di esser pensata. Da lì un gioco di trame, intrecci e ricami, stucchi e ripicche, senza osar nemmeno pensare di desiderare trasformare le parole in voce.
Ma la piega giusta, per fortuna, questa Nostra Storia l’ha trovata e non voglio nemmeno cercar di spiegare il perché, perché il perché non c’è, sono cose che accadono punto e basta. Insomma adesso posso smettere di parlare in un passato antico e incominciare ad avvicinarmi a questo presente felice.
Il mio secondo Tondelli questa volta l’ho appreso dalla tua bocca. Altri libertini. Un tascabile rosso, abituato ad essere agguantato, tastato e arrotolato per carpirne il senso, l’emozione e quell’artigianato che dici sempre tu, quello che scricchiola, che aggancia le parole insieme una dopo l’altra. Insieme a Camere separete, sono state le prime cose che ho avuto di te. Libri, libri vissuti senza lasciare apparente traccia. Ma andiamo per ordine che sennò chi ci legge giustamente si perde, ed io non ho messo la mappa.
Il primo racconto di Altri libertini me lo hai letto sotto le coperte, inaugurando la felice tradizione dei libri-a-letto-insieme. Poi è venuto con me, quando tu non potevi, alla scoperta di un Nuovo Mondo, che mi ha erroneamente portato nelle Indie. Erroneamente, perché il Nuovo Mondo l’ho trovato tra le tue braccia, subito lì, fuori da Malpensa. Altri libertini, era con me, con i suoi toni forti e quelle caricature incisive e anche un po' truculente, con quei toni da anni ottanta che i miei occhi da bambina-con-la-valigia hanno assorbito in apnea, ricordando le figure dei tossici della mia infanzia, la postura ingobbita di chi è fatto e il capello unto, l’eskimo aperto e i primi pantaloni stracciati.
Si assapora già, tra l’odore buono di una carta ventennale, qualcosa di questa poetica dell’abbandono e di questa scrittura emozionale:
(…) e io ti ho lasciato solo un poco, perché non è giusto che tu viva sempre addosso a me e lo so che non abbiamo un modello per il nostro amore, ma questo va anche bene perché ci obbliga a trovarcelo insieme tutti e due e crescere insieme e accettare quello che capita con tutte le conseguenze, mica bere o rimuovere o fare finta che non accade niente anche dentro a noi solo perché ci vogliamo bene (…)”.

Ma il cuore, il tuo Pier Vittorio me lo ha strappato con la sua opera più significativa, l’ultimo suo libro, quello della già di lui malattia. Camere Separate. Lo devo ammettere, non mi aspettavo molto da questa sua scrittura emozionale, insomma non è che avessi avuto segni forti, il mio approccio alla sua opera fino ad allora era stato un tenue flebile crescendo. Quando è toccato all’ultimo Tondelli essere dei nostri libri-letti-a-letto sono rimasta incredula. Quando nero su bianco, tu hai letto le sue parole, quelle con cui il PVT racconta, come snocciolasse l’elenco della spesa, le sensazioni concatenate, le reazioni scaturite e i risvolti interiori dell’innamoramento, io sono rimasta sorpresa. Sorpresa di non aver immaginato la forza della sua scrittura, sorpresa di averlo già sottovalutato prima ancora di conoscerlo, sorpresa di averlo condotto con i nostri corpi in giro per l’Italia senza nemmeno rendermi conto. Quando hai letto come riesce con la sua prosa leggera e anche divertente a classificare le emozioni come fossero figurine, ho capito perché gli vuoi bene. Ho allentato i sensi e mi sono lasciata guidare dalla tua voce che mi conduceva nel suo mondo emozionale, fatta di indagine, ricerca, analisi e gioia, dolore e perdono, conoscenza di sè e della collettività generazionale degl'anni ottanta.

E lì ho perso i miei sensi, affondando nei suoi, quelli vissuti a parole sulla carta stampata oramai più di vent’anni fa.
(…) Le cose si ingigantivano dentro di lui e schiodavano, facevano saltare i sensi. I suoi sensi e il senso della realtà e il senso dell’irrealtà che sono le parole. Come ogni uomo lui aveva solo quello per restare sulla terra. La loro terapia lo avrebbe salvato. Pregò che non lo lasciassero (…)”.
(…) Non ha problemi su come passare il tempo o le notti, gli piace dormire, gli piace scrivere, leggere, chiacchierare, di tanto in tanto con uno sconosciuto. Eppure, non è mai stato solo come da quando ha perso Thomas, perché in lui aveva perso qualcosa che rendeva sopportabile la lunga sequenza delle sue solitudini giovanili (…). (…) quello che ora ha perduto, quello che non l’ha mai fatto sentire veramente solo, era il suo immaginario”.
Conquistato tutto questo, ho ripreso quel Rimini rimasto sul comodino quasi sei mesi. Ha avuto gli onori della lettura completa, e di una rivalutazione per quanto tu, ne avessi detto. Vero, è opera di genere, ma dal quale emerge una maturità anche fin troppo complessa e ardita.
(…) era andato troppo oltre. Il suo amore lo aveva lanciato talmente lontano da non poter più nemmeno scorgere dietro di sé la propria traccia”.
Ma la traccia questo signore l’ha lasciata ed anche evidente, e non solo nella generazione di scrittori che lo evocano con la loro personale scrittura, ma nei lettori, anche quelli non attenti ed ambiziosi, ma che gli vogliono bene.

Sentire il tuo Pier Vittorio parlare di emozioni è stato una presa di consapevolezza.
Di emozioni si può parlare. Si può chiarire a parole, adoperandone anche poche se si è bravi, quelle sensazioni che ti vivono nello stomaco o sotto pelle, quelle emozioni, mute, che vivono e ti urlano addosso.

11 commenti:

Nathan ha detto...

accidenti che pezzone che hai scritto, amore mio!
mi permetto solo un piccolo (e pedante) appunto:
con Camere Separate la "scrittura emozionale" si direbbe superata, allo scopo di lasciare la scena alla poetica dell'abbandono.
eh eh
t'ho fatto lo sgambetto. ah!
pipipi

LaFrancese, la sua francese ha detto...

ah...
gbehfcilòjpòc
...

pignolino direi!

pipipi

:-)

emauff ha detto...

Confessione di Emauff:
una sera mi innamorai un po' di un giovine che lesse autobahn, "lacrime lacrime non ce n'è mai abbastanza quando vien su la scoglionatura..." ecco, su quest'ultima parola ero già infatuata!

purtroppo non divenne mai un mio intimo-intimo (intima variazione...), forse perché me ne innamorai solo un po', forse perché smise di leggere, chissà!

:)

nathan ha detto...

io invece alla Francese leggo leggo e leggo, fino a "spolmonare" (come scrisse Lui), ma era già innamorata, sì, prima di dare fiato a quelle pagine, e mica solo un po'...

LaFrancese, la sua francese ha detto...

...ho già ammesso pubblicamente il mio rincitrullimento da innamoramento acuto e galoppante. M'innamorò prima che si spolmonasse :-)

ape ha detto...

Non credo di averne mai sentito parlare, ma di una cosa sono sicura: E' VENERDI'!!!

buon manga cari miei

LaFrancese ha detto...

Ciao cara Ape! ...detto tra noi, non siamo tipi da manga... e poi i propositi sono tanti, sant'ambrogio, brera, il palazzo della borsa visto che è la giornata del fai, ma so già che di tutto questo non vedremo molto! baci, buon week end!

lajules ha detto...

Camere separate: bellissimo. Regalato da un ex-amore importantissimo, e per questo ancora piu' doloroso.

Sempre un piacere leggervi. E' cosi difficile raccontare l'amore e voi state riuscendo in un miracolo!

Saluti,

Nathan ha detto...

a proposito di miracoli.
siamo stati in visita a Sant'Ambrogio domenica. A mezzogiorno c'era la funzione.
la chiesa era piena, di anziani ma anche di giovani praticanti, di quelli che recitano il Padre Nostro a braccia aperte.
Sarà stata la luce filtrata dalla cortina d'incenso, quell'odore di antiche celebrazioni,la sobrietà degli interni maestosi o il viso grave del confessore all'ingresso...
ma a me e alla Francese (camuffati da turisti un po' fuori luogo) è sembrato un miracolo tutta questa gente a messa la domenica mattina.

LaFrancese, la tua francese ha detto...

vero, un gran bel miracolo... senza la funzione e i fedeli la chiesa è apparsa vuota e spoglia!

Andrea ha detto...

Grazie Francese, grazie Nathan: Camere Separate è uno di quei libri dalla cui luce non vorresti più uscire.

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