sabato 15 gennaio 2011

Lo sciopero dei consumi potrebbe essere una forma di lotta non violenta?

È da quando ho letto questo articolo di Michelguglielmo Torri sul blog di Beatrice Polidori Turiya (il blog che osserva) che ci penso: lo sciopero dei consumi potrebbe essere una sorta di protesta non violenta, una sorta di lotta contro questo contesto sociale che vede il profitto come unico e solo fine. Ma se smettessimo di usare la macchina, se smettessimo di fare benzina, se riducessimo molto i nostri consumi portandoli più prossimi possibili all'essenziale, qualcosa cambierebbe in questa società, oppure l'unica vera soluzione è chiudersi in un eremo?

Forse non sono proprio la persona adatta. È recentissima, e forse può sembrare anche repentina e superficiale la mia volontà di "limitare" sprechi e consumi e di porre inizio ad una serie di pratiche virtuose. Fino ad ora, pur non raggiungendo eccessi se non nell'accumulo di scarpe ^_^, ho fatto acquisti senza pormi troppi problemi, lasciando che fosse la "buona" pubblicità a decide quello che mi occorreva.
Ora mi sento che qualcosa è cambiato e che se questo qualcosa fosse condiviso, forse altro potrebbe cambiare . Per ora sono solo in grado di lanciare il quesito, spero di poterlo in seguito argomentare.

2 commenti:

Nathan ha detto...

potresti cominciare da qui

http://www.ibs.it/code/9788896085066/pallante-maurizio/decrescita-felice-qualitagra.html

e qui
http://decrescitafelice.it/

poi ne riparliamo ;-)

LaFrancese ha detto...

Ahhh! ma come decido di non comprare più nulla, o quasi e mi suggerisci dei libri?! ce li hanno in biblio?

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