martedì 26 agosto 2008

Autostop con Budda, ancora libri di viaggio sul Giappone


Mi sembra doveroso parlare di uno dei più simpatici, densi e ricchi libri di viaggio letti di recente sul Giappone

Dopo Kerr, anche fin troppo citato, e Peter Carey, nel suo divertente "Manga, fast food & samurai un Giappone tutto sbagliato", voglio spendere due parole e un po' del vostro tempo per "Autostop con Buddha Viaggio attraverso il Giappone", solo appena citato in qualche post prima del viaggio (a conti fatti sono un po' più di due parole.. pardon!).

Purtroppo ho portato avanti la lettura in modo molto frammentario, colpa degli eventi e le troppo dottrinose letture precedenti. Ma il libro si è rivelato sorprendentemente piacevole per stile e contenuti. Innanzi tutto il suo autore: Will Ferguson, un simpatico e robusto (nooo grasso! robusto!*) canadese che si è trovato a dire troppo spesso ai colleghi giapponesi di voler risalire il fronte dei sakura in autostop, alla ricerca della vera essenza del Giappone. Lui, canadese, scherza, ma i colleghi, giapponesi, lo prendono sul serio e lo pungolano continuamente sull'avvio dell'impresa. Will si trova costretto a partire.

Il libro è piacevolmente diviso in capitoli geografici (uno per ogni isola maggiore) e con mappe che seguono il percorso. Tocca mete insolite, di un Giappone non consueto, non da cartolina. Grazie al metodo particolare di viaggio - l'autostop in Giappone non è praticato affatto - incontra e ha opportunità di dialogo (spesso, ma non sempre) con le persone che gli danno il passaggio . Ed è questo l'aspetto più interessante che emerge, uno sguardo sull'enigmatico popolo giapponese.
Adopera toni ironici e romantici, goliardici e nostalgici, irriverenti e spirituali in relazione ai luoghi e alle persone con cui viaggia. Le riflessioni con cui accompagna avvenimenti, luoghi e osservazioni non sono affatto banali, spesso toccano aspetti - come quelli sul viaggio - con cui tutti "nomadi dentro" abbiamo da fare i conti. Anche qualche nozione, che magari nella forma, a chi ben più documentato farà sorridere, ma devo dire che è stato utile e simpatico apprendere in questa forma un po' giocosa e leggera.

C'è una domanda su tutte che Ferguson pone ai suoi "autisti": i giapponesi, sono timidi o arroganti? Una domanda, molte risposte.

Qualche estratto dal libro che ho voluto conservare, magari per il prossimo tour del Giappone, e qualche foto rubata in rete.

((foto Wikipedia)
Kagoshima è la Napoli del Giappone. Lo dicono tutte le guide turistiche. (...) esiste tra le due città una alleanza suicida, dato che sia Napoli che Kagoshima sono conosciute principalmente per la distruzione imminente che attende i loro abitanti. Come potete vedere entrambe le città si trovano all'ombra di un vulcano.




I tanuki sono creature del folklore giapponese: cani procioni, con pance enormi e testicoli giganti, che vagano per le foreste bevendo sakè e cercando di sedurre giovani fanciulle, spacciandosi per nobili
(foto Wikipedia)





(foto La Francese, Nikko)

I cani leone erano in origine un cane e un
leone ed erano molto diversi nell’aspetto, ma con il passare degli anni gli scultori hanno trovato più facile scolpirli con le stesse proporzioni. Le due figure sono diventate sempre più simili, fino a quando le rispettive fisionomie non si sono amalgamate. Un cane-leone ha la bocca sempre aperta, l’altro ha la bocca sempre chiusa. Il cane-leone con la bocca aperta si chiama Ah, l’altro Un, o meglio nn. “Ah” è il primo suono che si emette quando si nasce; “Nn” è l’ultimo prima di morire. “Ah” è il respiro inalato che dà inizio alla vita, “Nn” è il sospiro del sollievo, il soffio che permette alla vita di fuggire. Tra i due intercorre una intera esistenza, un universo intero ruota intorno ad un singolo respiro. “Ah” è anche il primo suono dell’alfabeto giapponese, n è l’ultimo. E così, tra questi due cani-leone, abbiamo anche la A e la Z, l’Alfa e l’ Omega. In antico sanscrito Ah-Um significa “la fine e il principio dell’universo; l’infinito liberato”.

(foto La Francese, Meiji-jingu, Tokyo)
Pag.40
Entrati nel giardino del tempio, oltre i cani leoni, si trova una fontana e un mestolo. Se si ha intenzione di interpellare gli dèi, bisogna prima sciacquarsi bene le mani e la bocca con l’acqua. Dopo essersi resi presentabili, allora ci si puo’ fare aventi. Si lancia una moneta, ci si inchina, si battono le mani una volta, e si suona la campanella. A dire il vero è un sonaglio, un rumore sordo e secco che richiama l’attenzione degli dèi. Ci si inchina di nuovo e si recita la propria preghiera in silenzio, quindi prima di andarsene si battono le mani due volte , assicurandosi di non dare le spalle alla divinità che riposa nel tempio, oltre lo specchio.




(foto La Francese, Asakusa, Tokyo e Kubota Family residence ad Hagi)


Pag 63
Le case, nelle città giapponesi sono tutte ammassate lungo i bordi delle strade. (…) i quartieri sono dei veri e propri labirinti di strade a senso unico, divisorie strettissime, vicoli ciechi. Di solito i giapponesi giustificano tutto questo effetto “scatola di sardine” con i costi elevati dei terreni, ma in realtà ci sono altri motivi alla base. (…) E’ una abitudine che deriva in parte anche dalla geografia del territorio: i fiordi delle coste sono un invito naturale a concentrare i villaggi all’interno delle insenature. Ma c’e dell’altro. La conformazione dei villaggi giapponesi ha origine da una necessità che l’Occidente ha sempre ampiamente trascurato come una forma di debolezza: il bisogno della compagnia umana e la tristezza dell’essere lasciato solo. In Occidente si ha paura di essere insignificanti. In Giappone si teme la solitudine. E’ per questo che il Giappone è considerato femminile, mentre l’Occidente è più maschile. (…) e noi in Occidente abbiamo sacrificato il nostro senso di appartenenza. In Giappone, è la privacy ad essere sacrificata. Ed è proprio questa privacy che la casa giapponese tenta di recuperare. (…) il cortile per i Giapponesi è ancora un ruolo semipubblico, e lasciarlo aperto è come fare della propria casa un’area cittadina. (…) Nemmeno l’atrio di una casa si puo’ considerare un luogo totalmente privato. Piazzisti, visitatori, esattori e tecnici dei contatori entrano tutti dalla porta di ingresso senza preavviso. L’ingresso è costituito al livello della strada, nel basso di quel mondo pubblico così sporco e pieno di sudiciume. Il personale e il privato stanno sopra. Vi si accede salendo l’ingresso. (…) E’ anche per questo che si tolgono le scarpe. Quando si entra in una casa bisogna lasciarsi alle spalle la polvere del mondo. Si sale, ci si eleva. Vi sono anche ragioni più concrete. Le case giapponesi sono costruzioni estive. Le pareti scorrevoli permettono alle case di aprirsi (…) il pavimento rialzato fa sì che la casa abbia un angolo fresco e ombreggiato. (…) le case giapponesi respirano.


(foto La Francese, Shibuja, Tokyo)

Pag. 77
(…) pachinco, una forma di autoipnosi, in cui ci si siede in una stanza rumorosa, piena di fumo e illuminata da far male agl’occhi, e si caricano delle palline d’argento in un grilletto a scatto. (…) le sale di pachinco sono il flagello del Giappone moderno. Miyazaki è il regno del pachinco. Non c’è altro da fare a Miyazaki, (…) Eppure non si puo’ fare a meno di amare questa città. E come la zia preferita, quella con la voce rauca e l’alito che sa di vodka, quella che ha divorziato quattro volte, quella che esce con uomini più giovani di lei. (…) Pollo NanBam, piatto locale di Miyazaki


Pag. 149 Quell’uomo era un henro, un pellegrino, e stava percorrendo una via che aveva più di mille anni di storia. Nell’804, un sacerdote di Shikoku di nome Kukai intraprese un viaggio insidioso alla volta della Cina, alla ricerca della saggezza. Tornò dopo due anni con quell’idea di libertà che avrebbe portato alla fondazione di una nuova scuola di buddhismo, la setta esoterica degli Shingon. L’idea era tanto semplice quanto rivoluzionaria: chiunque è in grado di trasfigurarsi nel Buddha in questa vita. (…) questo movimento esoterico fallì in Cina ma mise salde radici. Con Kubai, il buddhismo divenne più comprensibile, più accessibile, più immediato e meno coinvolto dal credo e dalla dottrina. Meno astratto, più tangibile, in poche parole più giapponese. Kunai morì nel 835. Dopo la sua scomparsa, gli fu dato il nome di Kobo Daishi, che significa grande maestro. È l’icona più importate nella storia del buddhismo giapponese, e con la quale il Giappone si avvicina di più al punto di generare un bodhisattva, un santo buddista che si ferma sulla soglia dell’illuminazione. (…) Col passare del tempo, dopo la morte del Kobo Daishi, a Shikoku prese forma una via di pellegrinaggio. I fedeli la percorrono tuttora. La via degli Ottantotto templi, come la chiamano, segue la costa più o meno in senso orario, un cerchio che ha inizio e fine a Tokushima. (…) Emon Saburo, il primo vero pellegrino. Emon sta al Kobo Daishi come Saul/Paolo stava al Cristo.

(foto La Francese, paesaggio scattato dal treno in direzione Hagi)

Pag. 159
(…) capii cosa rendeva il paesaggio giapponese così sconvolgente: la montagna non è mai preceduta dalla collina. Dopo aver vissuto per generazioni in un territorio montuoso, il cui terreno coltivabile è sempre una rarità, i giapponesi hanno cominciato a sottrarre la terra al mare, e hanno spianato e dissodato qualunque spazio disponibile, fino ad eliminare ogni zona di transizione. (…) In Giappone si passa dalle coltivazioni orizzontali alle foreste verticali senza che ci sia un senso di fusione tra le due cose: un paesaggio fatto solo di primo piano e sfondo, senza che ci sia niente in mezzo.
Pag. 177 Alla nostra sinistra si trova il Mare interno, un luogo che per i giapponesi è diventato il simbolo della perdita dell’innocenza. Il nome richiama alla mente immagini di isole nascoste e di acque pacifiche, ma di fatto molto di questo ha subito il degrado dell’industrializzazione e delle rotte di navigazione.
Pag. 189 Sorrise. Il suo era un sorrise triste, un’espressione tipicamente giapponese. Una volta questi sorrisi tristi mi spiazzavano, ma ora credo di poterli capire. Sono sorrisi che tradiscono emozioni persino nel tentativo stesso di nasconderle. Sono triste sembrano dire, per questo sorrido nella convinzione che voi comprendiate che si tratta soltanto di una facciata, dietro la quale si cela un dolore troppo profondo per poterlo esprimere con le lacrime.

(foto da Flick di :Bron:)

Pag. 276
(…) loro usano gli inkan, delle specie di stampini, su una delle cui estremità c’è inciso il loro nome. Con questi timbrano i fogli con l’inchiostro rosso. In genere sono fatti di semplicissimo bambù, ma ce ne sono anche di pietra e persino di avorio.
~ • ~ Pag. 343 Il luogo, chiamto Juroku Rakan, fu scolpito nell’arco di molti secoli dai monaci di un vicino tempio, scolpito, così si diceva, per confortare le anime dei pescatori che erano morti al largo di quelle coste. Le sculture erano una specie di monte Rushmore fluttuante e più delicato (…) le sculture giapponesi sono più piccole e fluide, sagome plasmate dalla configurazione del terreno.

(foto La Francese, Ueno, Tokyo)
Pag 358/9 Gli alberghi dell’amore sono fatti per chi trova LasVegas troppo sobria. (…) nonostante la variazione delle camere gli alberghi sono disponibili in tre modalità base, che ho chiamato: Il Parcheggia e Via, il Bubu settete, e il Nascondiglio Segreto di James Bond. (…) i primi sono sull’autostrada o in periferia. Ogni camera ha il proprio ingresso e il proprio posto macchina. Le coppie arrivano in auto, parcheggiano il veicolo di sotto e salgono fino alla loro camera, tutto senza dover incontrare anima viva, dato che l’anonimato è l’attrattiva fondamentale (…) una volta che la coppia si è sistemata squilla il telefono e i due dicono se vogliono fermarsi per la notte o solo per “riposare”. Il pagamento avviene attraverso una porta a fessure (…). Gli alberghi Bubu Settete sono più o meno come gli alberghi normali. Alcuni hanno addirittura una hall, anche se sembra che non ci sia nessuno. La caratteristica distintiva è il banco della reception, che è protetto da una lastra in vetro smerigliato – sono visibili solo le mani dell’addetto – in modo che le transazioni monetarie si svolgano nell’anonimato. (…) Il tipo nascondiglio Segreto di James Bond è il più diffuso e il più divertente. È tutto automatizzato. Quando entri, una voce elettronica ti dà il benvenuto e ti guida verso un display con fotografie retroillumintate. Sono le foto e i prezzi delle varie camere disponibili (…) quelle libere sono accese. Scegli la tua temporanea alcova di passione, premi il pulsante relativo e poi ti dirigi verso il tuo nido d’amore. Sarà facile individuarlo: sopra la posta ci sarà una luce che lampeggia. (…) e trovai di fianco al letto, un blocchetto e una penna. Questi blocchetti sono uno degli aspetti più stravaganti del soggiorno in un albergo dell’amore. Ogni pagina ha una vignetta con una posizione del Kamasutra e uno spazio per gli appunti. Le coppie fanno un cerchio attorno alle posizioni sessuali che hanno provato e lasciano commenti per chi verrà dopo.

(foto da Flick di glenn )

Pag. 368
Hirosaki – la polverosa, storica, pericolante Hirosaki – è una specie di Kyoto sperduta e a buon mercato. Avamposto nordico del Giappone tradizionale, Hirosaki è una città fortificata, una roccaforte zen, un magazzino di oggetti di artigianato. Immaginate una città composta di angusti vicoli e caseggiati disposti con cura. Prendete quella città e shakerate bene. Incasinate il tutto quanto e aggiungete uno strato di polvere e un cucchiaio di storia… otterrete Hirosaki.

Pag. 433 Pianifichiamo le nostre vite in grafici, in battiti del cuore irregolari. Viviamo le nostre vite in movimento, trascinandoci dietro i nostri Io precedenti come immagini in una fotografia stroboscopica. Eppure la natura del movimento – quell’aspetto fondamentale della nostra esistenza – ci sfugge.

*Nel libro Ferguson riporta un aneddoto: la cameriera giappone di un bar, dopo due parole gentile e battute di rito, gli chiede come ha fatto a diventare così grasso. Decisamente una indelicatezza, soprattutto se grasso uno lo è davvero.

9 commenti:

zazie ha detto...

Siccome ormai con voi ho una certa confidenza :-)), mi permetto di non avere 'peli sulla lingua':
- in verita' a Miyazaki la gente passa piu' tempo nei bar/pub/izakaya a bere e mangiare che nei pachinko. Il cibo costa pochissimo rispetto a Tokyo ed e' squisito. Il pollo namban e' probabilmente di origine straniera (portoghese?), visto che si mangia con la salsa tartara e si trova solo a Miyazaki. Io adoro le spiagge di Aoshima e la costa sud da Miyazaki a Toi misaki, dove vivono quasi solo scimmie. Ma non ci abiterei mai... i miei suoceri abitano li' :-))).
- sulla parte di Kukai Will dice un po' di cazzate, per usare un francesismo. Una a caso: l'idea che "tutti possono diventare Buddha" o meglio che "la buddhita' e' presente in qualsiasi persona" non e' dello Shingon, ma comune a tutta la corrente Mahayana del Buddhismo.
- io sono un po' allergica all'idea dei giapponesi "enigmatici"... ma rischio di dilungarmi troppo.

Qualche hanno fa ho fatto un viaggio in autostop da Osaka lungo la penisola del Kii fino a Kumano, dormendo in tenda sulla spiaggia (il campeggio libero e' permesso quasi ovunque in Giappone). Ho incontrato persone diversissime, che ci hanno offerto di tutto e raccontato la loro vita per intero in 1 ora :-)) ed e' stato molto divertente.

Nathan ha detto...

@zazie
osa osa! fallo sempre su questi temi (ma anche su altri..)

in verità questo dato sullo Shingon che per primo sviluppò il concetto di quel "briciolo di buddità in ognuno di noi" l'ho trovato anche altrove (come quello di Brunori segnalato in lettura sul nostro anoobi).
Ora non ho il libro sotto mano e sono piuttosto impreciso.

Forse, ipotizzo e chiedo il tuo aiuto, lo Shingon ha dato vita a questa "corrente democraticamente salvifica" (la definizione è mia ;-), poi diffusasi a tutta la Mahayana?
(lo so, siamo all'abc, vedimi come uno studente discontinuo e distratto... ma mooolto motivato)

altra ipotesi:
ma se a Miyazaki sono tutti al pub o al ristorante, a riempire le sale di pachinko sono le scimmie?

La Francese ha detto...

@zazie
ma certo che devi osare! È un piacere!
Mi rendo conto di essere un'entusiasta, e quindi sono poco oggettiva :-P ben venga il tuo punto di vista e la tua esperienza! :)

tostoini ha detto...

ecco qua, la wishlist si allunga di altri due libri :)
con questi ritmi dovrei fare la lettrice a tempo pieno...

La Francese ha detto...

@tostoini
a chi lo dici!
non riparo, tra quelli che compro, quelli della biblioteca, quelli che legge nathan, quelli di anobii!
c'è modo di fare solo questo nella vita?

Nathan ha detto...

toccava fare il docente universitario (piuttosto che lavorare...)
ihihhi :-)))

zazie ha detto...

@ nathan: scusa il ritardo... no, la corrente Mahayana si formo' in India da verso il 200 A.C. ed non era una vera e propria scuola, ma un insieme di nuove idee, filosofie, testi. Di seguito si svilupparono alcune scuole, alcune delle quali si diffusero in Asia. La scuola di Buddhismo tantrico Zhenyan, invece, da cui deriva la scuola shingon, venne introdotta in Cina verso l'VIII secolo D.C. In Giappone lo shingon attiro' sopratutto per i rituali esoterici, alcuni legati a nuove pratiche di healing.

In verita' io ho visto piu' pachinko a Osaka che a Miyazaki! :-))

zazie ha detto...

@Nathan: ehi, guarda che i docenti universitari lavorano, almeno in NZ :-))

Nathan ha detto...

zazie,
:-) oh yes, e infatti, come ben sai, il motto public or perish non vale per l'Italia...

(e grazie per la precisazione sulla Mahayana!)

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