lunedì 7 aprile 2008

Planet, Gignod, AO


Il mio pianeta ha i muri di pietra e il soffitto di legno. Lontano dalla città e dalle voci di umanità. Sul mio pianeta le onde del web viaggiano lente, sospese nell’aria fredda, sospinte dal vento.

Nel mio paese la gente saluta, ma non chiede. Gli uomini spaccano legna, le donne lavano alla fontana. Ti salutano, ma non chiedono.
Sanno che non parli la lingua che non è tua. Sanno che vieni dalla città, la veulla di 35mila abitanti che affonda nella valle.

In questo paese i cani abbaiano dai balconi, quando sono liberi ti leccano le mani e ti aprono la via, se decidi di seguire i sentieri.

Il sole già maturo della mattina si affaccia sul viso, quando risale il profilo delle montagne. E i prati si asciugano stesi lungo la strada che scende in città.
Al ritorno è l’ombra, in questa valle che non conosce i rossi del tramonto. E’ profumo di legna che brucia nelle stufe. Al ritorno è la radio, voci che evocano normalità. Una connessione che fatica a prendere il volo, un caricamento lento. Un tè e le verdure a bollire in pentola. Il video bianco o le storie di un altrove dentro un libro.

La sera è la fatica della giornata, la marcia lenta di questa vita divisa in due. La sera è il vento che picchia sul tetto di questo pianeta, una luce fioca che rischiara il legno. E’ abitudine al silenzio, indolenza all’ascolto.
La sera è l'assenza di un pianeta che non c’è più. Che non c’è, che ci sarà.
La sera è dolce, un pensiero che scivola nel sogno.

Il mio pianeta è qui. E in un paio di altri luoghi.

2 commenti:

la francese ha detto...

...che poeta che sei amore mio, stasera e sempre! :-)

sonia ha detto...

Effettivamente Nathan! Si sente il silenzio della montagna nelle tue parole.

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