lunedì 12 novembre 2007

Il vento che mi porta da te

Venerdì l’autostrada è battuta da un vento che fa sbandare. Mi avvicino ai telonati con prudenza mentre li guardo ondeggiare tra la mezzeria e la corsia d’emergenza. Li supero con uno scatto della Poderosa, di nuovo baldanzosa dopo il rinnovo di olio, candele, calotta e filtro della benzina.

Il mio meccanico con un passato da squatter mi ha detto che, nonostante i suoi centomila km (di cui trentamila solo nell’ultimo anno) e i suoi 14 anni di onorata attività, la Poderosa ha ancora una grande energia e soprattutto un gran cuore da donare alla causa del mio amore a distanza. Me lo dice con quel sorriso incoraggiante, il pizzetto alla D’Artagnan e quegl’occhi sinceri sotto il ciuffo da moschettiere, contraddicendo la mia superata convinzione nel considerare i centomila un limite oltre il quale l’ignoto si fa padrone della mia strada.

La Poderosa va, schiaffeggiata dal vento di questa giornata che dalle mie parti minaccia neve, dopo due giorni di correnti calde che scendevano dalla Svizzera, grazie ai 190 euro che ho lasciato al mio meccanico squatter che sempre, e senza che io gliel’abbia mai chiesto, mi porge una ricevuta fiscale dettagliata al centesimo.

Ho un pacchetto nel borsone, un regalo per la Francese, ora che solo questa strada mi separa dalla conclusione di due settimane filate di lontananza. Il vento non sembra calare nel piemonte nord-orientale, all’aprirsi di questa sterminata pianura risicola a stagione finita. Si smorza più a sud, tra le colline del vino che preannunciano l’Appennino.

L’ho preso giovedì, il regalo, dopo aver lasciato l’auto dal meccanico. Gli ho raccontato di quei cali di spinta in autostrada, da quando il freddo e l’umidità hanno preso il posto dell’estate. Di solito succede a centinaia di chilometri da casa, nelle lande nebbiose del Piemonte o sulla strada costiera che si lascia alle spalle le montagne liguri ed entra in Toscana. Perde spinta, balbetta, non si mette a singhiozzare, ma ad esitare, un tremolìo della cloche del cambio, un’aritmia dei giri nel cuore stanco della Poderosa. Succede sempre lontano da casa, quando un arresto della marcia non messo in conto sarebbe un contrattempo decisamente irritante. L’attesa del soccorso, l’accompagnamento all’officina più vicina, la puzza di raggiro nelle spiegazioni di un meccanico da cui dipenderei completamente. La necessità di fidarmi, pagare e venire via il prima possibile.

La tensione che sale, durante le crisi di angina pectoris della Poderosa, e la necessità di prevenire un collasso sull’autostrada, mi portano dal mio meccanico di fiducia. Lui mi parla di tensione elettrica sui vecchi cavi che escono dalla calotta, le arterie che trasportano l’energia che incendia la benzina nei cilindri, e di filtri sporchi. E io gliela lascio e me ne vado in centro, appiedato, verso quel nuovo franchising di vecchia libreria che offre il venti per cento di sconto su tutti i libri, novità comprese.

Il regalo c’è, finalmente è uscita la nuova edizione, quante volte la Francese ha invocato il possesso di quest’oggetto pratico di consultazione…

Prendo anche Yasmina Khadra, titubo sulla nuova traduzione Einaudi di McEwan. Pago ed esco.

Dopo il passo del Turchino viaggio di nuovo nel vento. Sale dal mare picchiando le strade che attraversano Genova. Il traffico è intenso, ma l’estate si è portata con sé anche le code. In questi venerdì di novembre anche questa città imbuto permette alle auto di attraversarla senza attese estenuanti nelle sue gallerie.

La Francese mi chiama, in quest’intrico di montagne che scivolano nel mare. Vuole sapere del regalo, capire da indizi precisi di che si tratta. Ma la comunicazione non fluisce, s’interrompe e si riprende, le gallerie e questi boschi che assorbono i segnali d’amore.

In Liguria cala la notte anticipata dell’inverno. Capto voci con la sintonia manuale della vecchia autoradio ed entro in toscana come un proiettile che buca le tenebre scese a nascondere l’incendio di colori che d’autunno ammantano i monti apuani.

Il meccanico mi ha chiamato nel pomeriggio. L’auto è a posto, passa quando vuoi. Alle sette sono da lui. Svolge il lungo racconto, diagnosi e prognosi. La Poderosa è guarita. Passati i tremori, il fiato corto e l’angina. Tieni la ricevuta, mi fa.

In Versilia è come se fossi arrivato. Solo ora mi accorgo di non essermi ancora fermato. Potrei proseguire, battere il mio record personale. Ho fumato due sigarette, mangiato due caramelle. Non ho bevuto, non ho sete, non mi scappa. Potrei andare, portare a termine i miei 450 km senza una sosta. In Versilia c’è l’ultimo autogrill utile, poi a Serravalle Pistoiese, troppo vicino a casa sua per essere una tappa utile. Allora mi fermo. Per fare due passi, sentire l’aria sulla pelle, fare pipì, anche se non mi scappa.

Davanti al bar ci sono due volanti. Quattro poliziotti a parlare di calcio e bere caffè.

Non lo so cosa mi prende. Ma quando sono solo in giro per il mondo, sento sempre su di me un’immagine di presunto sospetto. Sarà che a vent’anni, in quel mese d’interrail eravamo in cinque. Alle frontiere capitava che i poliziotti tastassero i miei pacchetti di sigarette o chiedessero, solo a me, in una carrozza di un centinaio di persone, di mostrare i documenti in quel treno notturno tra Parigi ed Amsterdam. O per quella volta in biblioteca, dove avevo passato tutta la giornata a studiare. Fino alla rapina al vicino Cambio valute. Mi presero tra gli scaffali sulla storia valdostana, i più nascosti del piano terra. Corrispondevo alla descrizione del rapinatore. Mi tennero una mezzora davanti alla volante per identificarmi e perquisirmi.

Sarà per questa mia faccia da presunto colpevole insomma, o il cappuccio della mia felpa, che passo davanti a questi quattro poliziotti aspettando di essere chiamato.

E invece nemmeno si accorgono di me. Il professor Prandelli e la Fiorentina nelle loro parole. La Poderosa riprende la strada, ed io, libero, con lei.

Dal mare al casello di Prato est la strada scorre ad occhi chiusi. Da qui la Poderosa conosce la strada. Non ho nemmeno bisogno di indicarle le svolte. Lei conosce a memoria la campagna che si estende tra Prato e Firenze, una sorta di Via Emilia americanizzata, densa di alberghi, dancing e concessionarie di automobili di lusso.

Ci sono. Parcheggio. La Francese mi saluta dalla finestra. La sua voce risuona nel cortile deserto. Portone, ascensore.

Sono qui.
Sei con me.

16 commenti:

Baol ha detto...

Che bello questo post, che bello...lo scrittore dalla faccia da delinquente...posso scriverci qualcosa? :)

La Francese ha detto...

eh!? hai roba?! quando vince la pigrizia è bravo :-)
bravo bravo!! bacio amore mio che sei in viaggio!!

Nathan ha detto...

scrivi Baol, dai! dopo il criminale del Brenta con la faccia d'angelo, racconta dell'angelo con la faccia da criminale...
:-)

sonia ha detto...

Anche il mio moroso sta meditando l'acquisto di un marchingegno motorizzato per velocizzare le riunioni del weekend.
Poi bisognerà anche trovare un nome!
Bravo Nathan sulla Poderosa...col regalo segreto poi! Francese cosa è?!?!
sonia

La Francese ha detto...

:-)
tanto per dare a cesare quel che è di cesare... il nome alla poderosa, l'ho trovato io! sisi bellino no?

per il regalo Nathan mi ha davvero, ma davvero, daverrodavvero, sorpreso!!

Avevo lamentato più volte la mancanza di questo indispensabile oggetto :-)

Nathan ha detto...

e cos'è non lo diciamo?

Panzallaria ha detto...

questo è uno dei più bei post che hai scritto!!!

in effetti la faccia da ricettatore di regali rubati ce l'hai nathan...non ci hai mica specificato dove lo hai "comprato" il pensierino per la francese?!? ;-)

se ti può rincuorare io ho talmente la coda di paglia quando passa una volante che cambio sempre strada, anche se non ho fatto niente e ora con la bambina mi scambiano tutti per un'onesta madre di famiglia ;-)

baci utrumque
panz

Baol ha detto...

Quasi quasi....

Anonimo ha detto...

Bellissimo Nath, tutti i post dei tuoi racconti di viaggio sono uno più bello dell'altro!
Bacioni alla Fra, Silvia :-)

sonia ha detto...

Insomma cosa è non c'è verso di saperlo!
sonia

Nathan ha detto...

@ Silvia
grazie!

@ Sonia
io ho provato a dire alla Francese che i tempi per svelare l'arcano del regalo erano ormai maturi.
ma lei dice di no. forse sta preparando un post sull'argomento, ma non ne sono mica sicuro...

sonia ha detto...

Ah ecco...allora se siamo in gestazione da post attendiamo ;) !
sonia

la francese ha detto...

Perdonatemi, sarà una gestazione lunga... nel mezzo c'è un esame, incrociate le dita per me! :-)

Baol ha detto...

Sìiiii....dai! Lo metto tra le cose da scrivere ;)

Anonimo ha detto...

In bocca al lupo per l'esame Fra!!
A presto, Silvia :-)

abalush ha detto...

ciao!grazie per il commento...certo che continuo. devo solo trovare il tempo...grazie per l'incoraggiametno..è stato gradito assai!sami

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