mercoledì 29 agosto 2007

Il libro di mio fratello

Di Bernardo Atxaga
Traduzione dal basco allo spagnolo di Bernardo Atxaga e Asun Garikano (sua moglie).
Traduzione dallo spagnolo di Paola Tomasinelli.






Così muoiono
le parole antiche:
come fiocchi di neve
che dopo aver esitato nell’aria
cadono sul suolo
senza un lamento.
Dovrei dire: tacendo.

Dove sono ora i cento
Modi di dire farfalla?
Sulla costa di Biarritz raccolse
Nabokov uno di quei
nomi: miresicoletea.
Guarda, ora è sotto la sabbia,
come il frammento d’una conchiglia.
(…)

Bernardo Atxaga (al secolo Joseba Irazu) è il più acclamato e premiato autore in lingua basca. Poeta e narratore (anche di storie per ragazzi) si è imposto in Italia con la trilogia di Obaba, paese basco del suo immaginario poetico. Dal suo sorprendente Obabakoak, passando per lo straordinario Storie di Obaba, fino al recente Il libro di mio fratello, l’Atxaga narratore colloca i personaggi e le vicende delle sue storie dal più remoto al recente passato dell’Euskadi.
Nell’ultimo libro pubblicato in Italia da Einaudi (che dal titolo originale “El hijo del acordeonista” lo trasforma inspiegabilmente in “Il libro di mio fratello”) Atxaga ricostruisce il passaggio dal mondo arcaico alla modernità del Pais Vasco attraverso i ricordi dei protagonisti. David e Joseba, due amici cresciuti a Obaba, attraversano l’infanzia e l’adolescenza in quel clima non solo culturalmente repressivo degli anni cinquanta e sessanta sotto il tallone di Franco. Il primo, David, come il padre, da cui il titolo in castigliano, suona la fisarmonica. Grazie ad una coetanea, che per vendicarsi di non essere ricambiata di alcuni attenzioni amorose gli mostra un quaderno del tempo della Guerra Civile, David scopre il coinvolgimento di suo padre, il fisarmonicista, in una strage compiuta dai falangisti dopo la conquista del paese. Influenzato dallo zio Juan, allevatore di cavalli e antifascista, David non seguirà il padre nel suo servilismo al potere e si rifiuterà di suonare la fisarmonica all’inaugurazione di un monumento ai caduti fascisti. Maggiorenne, invitato dallo zio in California, prenderà le redini del suo ranch e, in punto di morte, lascerà all’amico Joseba il libro dei suoi ricordi di Obaba. Questo, diventato uno scrittore affermato, deciderà di fondere i ricordi di David con i suoi e di dare alla luce il libro di cui sto scrivendo.
David e Joseba, quindi, ci raccontano i giochi e gli amori, le amicizie e gli odi, dei loro anni d’infanzia e dell’adolescenza. Ci mostrano le bassezze e le perfidie degli adulti, ma anche la muta resistenza di chi, avendo conosciuto la ferocia della guerra, non ha più la forza di ribellarsi apertamente. Crescendo, incontreranno il fermento culturale di San Sebastian e Bilbao, si nutriranno delle nuove idee di libertà che nei primi anni settanta spirano dall’Europa e in particolare dal vicinissimo confine francese. E abbracceranno quella singolare miscela di marxismo e nazionalismo che sarà la spina dorsale del movimento armato per la liberazione dal fascismo e dall’oppressione castigliana: l’ETA.
Vivranno in clandestinità, tra Francia e Spagna, compiranno qualche azione dimostrativa e verranno arrestati, imprigionati e brutalmente torturati dalla polizia agli ordini del dittatore.
Ma non ci sono solo i loro ricordi in queste pagine, a tratti di una bellezza commovente. C’è la Guerra Civile, quel grande disastroso antefatto che ha cambiato la storia della Spagna e dei suoi abitanti. Facciamo un lungo passo indietro alla scoperta di quei ragazzi che saranno adulti durante l’infanzia di David e Joseba. Vediamo il giovane suonatore di fisarmonica, che, come altri, per convenienza o per convinzione, si schiera con l’efferatezza falangista. Vediamo i maestri, i piccoli intellettuali di una provincia remota. Osserviamo sbigottiti come vengono prelevati e uccisi, perché non allineati, ma liberi, perché considerati pericolosi per il semplice fatto di avere delle opinioni politiche e di possedere gli strumenti intellettuali per esprimerle. Vediamo il giovanissimo zio Juan salvare la vita del proprietario dell’unico albergo di Obaba, reo di essere stato in Canada, di aver conosciuto le certezze di un paese libero, di essersi arricchito e di essere troppo pulito, troppo grasso e troppo profumato (e quindi “finocchio”, secondo gli schemi mentali dei rozzi militari fascisti).
Ed è con questa fondamentale digressione che andiamo all’origine dei rapporti tra gli abitanti di Obaba. E’ stata la Guerra Civile a creare uno squarcio inguaribile tra le persone. Il bombardamento di Guernica, i rastrellamenti, le fucilazioni. Tutto questo non si è esaurito con la fine della guerra, non è stato cancellato da quarant’anni di dittatura. Gli odi, le recriminazioni, i rancori sono stati cristallizzati, soffocati dall’asfissia del franchismo, ma non si sono mai spenti. Lo zio Juan non potrà mai spendere parole di stima per il marito di sua sorella, quel collaboratore dei fascisti, quel fisarmonicista che suona alle feste nell’albergo confiscato e oggi gestito da un sostenitore del regime. E allora lo zio Juan se ne va in California, dove David lo seguirà, dopo la morte di Franco e l’amnistia. Laggiù David formerà una famiglia e insegnerà alle sue figlie quella lingua che ha cento parole per chiamare una farfalla. E scriverà la sua storia, quella che si è svolta ad Obaba, quella della sua vita precedente. Non la scriverà in inglese e nemmeno in spagnolo, ma in una lingua antica. E da decenni già sconfitta. Ma i suoi ricordi resteranno per sempre, mentre lui vola in cielo, sulle ali di una farfalla.

6 commenti:

La Francese ha detto...

...sono quasi gelosa di codesto libro, da quando l'hai scovato in libreria, non gli hai levato gli occhi di dosso e il naso da dentro le pagine...
ehehe e pensare che all'inizio non lo digerivi...

:-)

Nathan ha detto...

ehehe
ma ormai l'ho finito, purtroppo, fa parte del passato.
;-)

Panzallaria ha detto...

deciso: butto Coe e compro questo!

ciao!
panz

La Francese ha detto...

tu, mi capisci, no, Panz?

io che leggevo Coe e lui con il naso in quel bel volume bianco dell'Einaudi... come rosicavo!

Dani ha detto...

Ciao ragazzi,
il vostro blog mi è stato consigliato da Panz...dopo aver visitato il mio nuovo blog, scritto a 4 mani insieme al mio amore girovago...anche noi viviamo a spasso per treni, aerei, autostrade...
Mi sa che abbiamo davvero molto in comune...
tornerò a leggerivi!
Ciao!

Nathan ha detto...

ciao Dani, benvenuta,
vedo che in fatto di distanze siete riusciti a fare peggio di noi :-D

Tour invernale della Sicilia: Siracusa

Leggi anche Tour invernale della Sicilia prima parte (Trapani, Erice, Marsala) seconda parte (Agrigento, Ragusa e dintorni) Siracusa è...