giovedì 23 agosto 2007

Cinque giorni di fine estate.

Ho raggiunto Nathan nella sua Valle per Ferragosto, ed abbiamo passato insieme quasi C I N Q U E G I O R N I I N T E R I! Abituati come siamo, a passare il tempo insieme, felici reduci di questo mese di vacanze francesi e di lavoro a casa, non ce ne siamo nemmeno accorti. C I N Q U E G I O R N I. Ci sarebbero sembrati un’immensità di tempo solo lo scorso giugno, quando la vita insieme aveva la lunghezza di un fine settimana.
Sarà difficile il ritorno al vecchio ritmo da week end.
Sarà difficile, ma sopporteremo, perché la felicità di stare insieme è tanta, e ci riempie.

Solo attimi di malinconia o piccola tristezza, scacciati da poche parole: “vero amore che venerdì arriva veloce?”.
Nell’attesa di vederlo scendere dal treno, non posso che evocare la magia di questi cinque giorni in Valle, cinque giorni di fine estate, in cui mi ha mostrato la sua Terra, le sue montagne e i suoi paesi, i suoi gusti e i suoi umori. Un universo che, grazie a lui, e per lui, adesso, mi è più vicino.

Ferragosto, casa mia non ti conosco.
Non è così il detto? …e sennò perché se ne vanno tutti fuori a fare i pic-nic? Tutti ed anche noi, niente anticonformismo stavolta. Anche io e Nathan abbiamo steso la tovaglia e apparecchiato sull’erba questo 15 agosto. Mi ha prelevato alla stazione di Santhià - posticino poco consigliabile - almeno che non vogliate sperimentare un antimalarico prima di partire per l’India. Il MioAmore, sbarbato e profumato, è venuto a prendermi con la macchina carica di delizie (lasciandomi attendere all’unico bar aperto solo il tempo di capire che il dialetto indigeno è incomprensibile) per portarmi in montagna a frescheggiare. La prima meta di questo assaggio di Valle è Gressoney St. Jean, caratterista località crucca. Sìsì, avete capito bene, crucca! Lungo il tragitto mi racconta che, nella parte alta di questa ruga di terra – dalla forma a V e non ad U come è invece la valle centrale – si sono spinte, in epoca remota, delle popolazioni germaniche che vi si sono insediate e hanno messo radici, profonde radici. Ancora oggi si parla un dialetto diverso da quello valdostano – dialetto! Inorridiranno i fanatici del Patois (pronunciato Patuà)! Ihiih - gli insediamenti hanno caratteri tipicamente germanici. Interessante. Ma la cultura non sazia e noi ci fermiamo prima di Gressoney, a banchettare sull’erba, in uno splendido giardino lungo il torrente Lys - se non sbaglio – in località Fontainemore. Un borghettino carino e tutto curato, dove quelle poche facce indigene che abbiamo incontrato erana un po’ in la con gli anni.
Sazi delle polpette della mamma di Nath, siamo rimontati su La Poderosa per raggiungere il crucco-paese.
Ci siamo arrivati, e ad una distanza di 3 km, senza misurare la distanza dal centro storico, abbiamo parcheggiato. Quando ci siamo resi conto di essere un capellino distanti, ci sembrava faticoso tornare indietro. Abbiamo proseguito a piedi - due passi non hanno mai ammazzato nessuno! - anche se, la pioggia o i tuoni, magari, fanno stare un po’ a letto. Come ci accadeva anche in Francia, quando scendiamo di macchina, il tempo si copre, per di più che qui, a Gressoney St. Jean siamo in alta montagna, dovrebbero essere circa 1.800 mt, vero Nath? Il paese è carino e turistico, con le strade affollate e i negozi aperti. Tutta sta germanicità non si vede molto, non è certo Colmar, ma la diversità si vede, almeno per quanto riguarda le architetture. Abbiamo anche il piacere di incontrare per strada l’ex più bello d’Italia – così dice Nathan, devo ammettere di essere disinformata – certo Giorgio Mastrotta, nonché ex marito di quella che sta con il fratello del nostro Expresidente del Consiglio. Io ho avuto più piacere di visitare la mostra fotografica del signor Davide Camisasca, che senta di più il fascino delle immagini a quello dei muscoli e degli occhi azzurri? È che quando sono a fianco del mio amore non vedo che lui!! Dopo una birretta niente male, Menabrea artigianale, ripartiamo per tornare a valle, nella Bassa Valle. Metterò la mia bandierina su Pont-Sant-Martin, prossima località valdostana che andrò a conoscere! Prima di visitarla ci riempiamo nuovamente lo stomaco, approfittando della sagra organizzata dalla proloco. Il menù offre: costole di maiale alla brace, la toscana rostinciana, piatto di salumi, piatto di formaggi, polenta come contorno e patatine fritte, oltre che miassa e salignun. Che nome esotico! Io punto ovviamente su questo sconosciuto. Arriviamo al banco e ci mettono davanti un vassoio da self-service con un piatto di plastica bianca a tanti scomparti - lo so, ha un nome ma non lo ricordo. Io opto per il piatto di formaggi con polenta e ‘sta miassa, mentre Nathi prende il resto. Ruzzoleremo in Piemonte alla fine dei cinque giorni se andiamo di questo passo. Scopriamo che in quanto a varietà non ho scelto molto bene, la miassa è una polenta sottile sottile, tipo piadina, sembra quasi quella sfoglia che rimane sul fondo della pentola, mentre il salignun è un formaggio fresco speziato in modo davvero esotico, sembrano quelle pappine indiane piene di cumuno e altri semini. Molto buono, anche se è più merito del condimento che del formaggio, mentre la polenta l’ho trovata troppo fredda, l’avrei preferita non di frigo - lo so, faccio polemica anche quando dormo! Un giro in paese è di dovere, perché qui c’è un ponte romano vero, a schiena d’asino, romano romano, e a Carnevale, ci impiccano il Diavolo in persona! La serata finisce e ci trasciniamo un po’ stanchini, fino a casa, perché domani Nathan rientra a lavoro, dopo un mese. Può essere uno shock, non è una cosa da prendere alla leggera, per fortuna che l’evento è strategicamente previsto per il pomeriggio.


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La mattina del giovedì post ferragosto inizierà tardi, causa sonno pesante e finirà presto, causa pranzo anticipato dal rientro al lavoro. Io mi rimpiatto in biblioteca mentre lui inizia a sgobbare dietro l’alto bancone. Almeno così l’immagino perché, per adesso, io mica l’ho mai visto dove lavora l’AnimaMiaGemella. Io studio, studio, studio, ma se uno non c’è abituato, mica può mettersi li così, tutto insieme di brutto. Quindi alle 17 ho deciso di fare merenda e mi sono imbattuta in quello che Nath mi dirà poi essere un ottimo se non il migliore gelataio della città di Augusta Pretoria. Girello un po’ per il centro, pieno di turisti, ma poco e di corsa. Mi sento in colpa, lui a lavurà ed io a gironzolà… me ne riscappo con il naso sui libri. Tutto finisce quasi subito, il mio lavoratore mi recuper al volo e mi porta a casa, dove passeremo placidamente la serata a prepararsi per la levataggia del venerdì di lavoro pieno.
Ci svegliamo ad un’ora impropria, per chi ha passato un mese in ferie. Accompagno l’OmoMio a lavoro e finalmente veggo il luogo del di lui mestiere. Saluto colleghi e me la squaglio veloce. La mattina ha l’oro in bocca e io ho l’occasione di fare quattro passi in città con la luce nascente. Se da un primo colpo d’occhio, Aosta sembra brutta e disarmonica, in particolare dall’autostrada e nelle periferie, nel centro storico o nelle immediate vicinanze è assai graziosa e piacevole, confortevole e ben attrezzata. In piazza del municipio stavano smontando le strutture della Fetè d’etè – uff che pizza ‘sti francesismi! – nelle strade del centro, i negozi aprono lentamente, un po’ sonnacchiosi, piccoli ortolani come boutique, classici dei centri storici, bar per indigeni dove risuonavano i soliti argomenti da prima pagina di cronaca locale. Pochi passi e il mio rifugio è lì, aperto e ben attrezzato. Riprendo quasi il solito posto, mi attrezzo di vocabolario e mi butto in quel mondo parallelo alla mia vita che è lo studio. Personaggi strani passano da queste sale, c’è chi viene a dare ripetizioni ai ragazzini, chi a scrivere al pc senza consultare niente, grandi e piccini, belli e brutti, indigeni e turisti. Agosto e tutto è aperto e funzionante, che dimensione strana si trova tra le montagne. Nath mi preleva al volo per il pranzo e poi mi riporta, sempre lì, china sui libri. Se riesci a rompere il fiato, è come nella corsa poi non smetteresti mai, il problema è uscire di casa con le scarpette ai piedi tutti i giorni, mica mi chiamo costanza, io.
Per la sera, programma gatronomico-sociale: cena con i colleghi di Nath alla sagra di St. Roch a Morgex. Per quello che ricordo io, è un paese che abbiamo intravisto scendendo dal Monte Bianco, quindi andiamo nell’Alta Valle. Ci ritroviamo poco prima della sagra, per un aperitivo e le presentazioni. Inutile dire che io sono una e loro tanti, con tanti nomi tutti diversi! L’impostazione da sagra è la medesima di Pont-St-Martin, se non che qui non c’è scelta, piatto unico a 12,00 euro senza possibilità di scelta. Mi trovo a tavola davanti a due salamini e patate bollite con tanto di buccia – dicesi essere piatto tipico valdostano – bagnetto verde, ovvero una salsa di prezzemolo ed aglio, ottima per la patata, formaggi misti (toma, uno fresco che sembra essere lo stesso del salignun ma senza spezie e gorgonzola), cavoli alla crucca e crostata. Pesuccio, ma noi abbiamo stomaci di ferro. A cena l’AmoreMio è un pò scimmia, un simpaticone incredibile! Non che non lo sapessi, ci mancherebbe! Pensavo lo fosse solo con me! Arriva addirittura ad imitare il suono sordo degli addominali di ferro di un collega palestrato. Tonch!
Partono le danze che aiutano a non battere i denti, l’aria è freschina ed il cielo è illuminato da un fottio di stelle. Ma davvero tante! All’inizio della digestione, salutiamo la compagnia ci mettiamo alla ricerca di un luogo poco illuminato per ammirarle. Lo troviamo all’imbocco della Valgrisenche. Ci mettiamo abbracciati, appoggiati alla macchina, con il naso all’insù e, tempo 10 minuti di vento gelido, stiongh! una stella con la coda luminosa ci passa proprio davanti.
- L’hai vista!?
- Sììì! Che bello amore!
Uno, un solo desiderio complice il freddo. Abbracciati nella Grande Scatola passiamo la notte.
Il sabato è partito lento, sveglia, amore, colazione, e ha preso presto un ritmo incalzante. Prima l’immancabile spesa per i souvenir gastronomici, fontina, formaggio caprino, lardo di Arnad, poi il giornale, il pranzo in famiglia e la pennica dolce dolce del pomeriggio, di quelle che ti danno la carica. Il nostro programma pomeridiano è denso. Prima tappa: Valtournenche, involontaria ma piacevole, dovuta alla scarsa segnalazione stradale dei comuni minori. Seconda tappa: La Magdeleine, che nemmeno l’AmoreMio aveva mai visitato. Abbiamo potuto partecipare ad una degustazione teatrale di pane nero, molto interessante, realizzata dalla Biblioteca. Altrettanto piacevole, dallo stesso sapore genuino, è stato l’incontro con una ex-collega dell’Amore Mio. Una persona veramente speciale, con la quale è stato bello vederlo recuperare in un attimo quella confidenza tipica delle persone che si stimano reciprocamente. Con il sorriso a fior di labbra abbiamo ripreso il nostro sabato verso l’ennesima sagra, quella del cinghiale a Pontey. Pensavamo di essere arrivati presto, ma la coda di chi ci aveva preceduto ci ha smentito. Dopo un’ora di fila al suon di Lady Barbara, dopo che il bambino smarrito ha recuperato i genitori, abbiamo agguantato i nostri piatti di polenta con cinghiale in civet e formaggi/salumi misti, e un solo giusto bicchiere di vino rosso, rigorosamente Torrette. Pasto gustoso e molto ben presentato anche se meno economico dei precedenti. Salutiamo Pontey, il giovane sindaco e la signora che ne tesseva le lodi, oltre le più di 1.000 persone a cena, ci siamo rimessi in moto verso l’ultima e sorprendente tappa: Hône, con la h davanti e il cappellino sulla o. Hône, è un piccolo paese con una grande biblioteca proprio sotto il Forte di Bard. E nel sottoscala della biblio c’era la proiezione degli spot che hanno fatto la storia della Apple. Ci siamo persi l’inizio, ma anche solo la seconda metà è stata interessante. Qui ne potete vedere alcuni e qui il più bello. Dopo, per 3 € cad ci hanno aperto l’esposizione itinerante del museo AllAboutApple di Savona. Un modo fuori da ogni sospetto per avvicinare Nathan al mondo della � mela. Con questo appuntamento insolito e piacevole abbiamo chiuso la serata ed anche la settimana che già giunge all’epilogo. La domenica mattina è già un po’ intaccata dall’imminente partenza. Per sentirla un po’ meno e lasciarmi negl’occhi una visione d’insieme di questo mondo tra le montagne, Nath mi ha portato al Belvedere di Quota BP, un piazzale MCLangelo un po’ selvaggio. Qui ho rimesso insieme tutte le mie mappe mentali della città per una concreta fatta di tetti e pareti, alberi e spiazzi verdi, campanili e archi di trionfo.

Non avevo con me il terzo occhio, la camera fotografica che tutto immortala, ma ho forte e vivo le linee di ogni paese e panorama che mi hai portato a vedere, di ogni gusto che mi hai fatto assaggiare, di ogni parola che mi hai spiegato, di ogni persona che ho conosciuto, perché acceso e intenso è il bene che ti voglio. Un mondo di bene!

2 commenti:

LA CONIGLIA ha detto...

fantastico :)

La Francese ha detto...

grazie cara!

(...mi rendo conto che sono un po' prolissa... e anche un po' noiosa, è sempre il solito lungo resoconto, siamo andati qua poi la, di sotto di sopra... cercherò di migliorare!)

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