mercoledì 7 febbraio 2007

Così vicino, così lontano. (prima parte)

Viaggiare, partire, vedere, sentire. Essere.
Per andare da qualche parte, per vedere il mondo, per conoscere anime ed intrecciare pensieri non è necessario andare troppo lontano. Spesso non importa nemmeno spostarsi da casa.
Questo è accaduto, a me, e credo anche a Nath, questo week-end.

Erano cinque giorni e cinque notti che non ci vedevamo.
Ci siamo sentiti ripetutamente, per telefono, via sms, in chat, siamo stati anche gomito a gomito intere giornate, ma la nostra pelle non si era sfiorata, i nostri odori non si erano mischiati. Le nostre labbra erano assetate.

Lo posso dire con chiarezza. Ogni momento d’assenza nel contatto via etere, mi prosciugava. Mi mancava l’aria, ma mi sforzavo di non darlo a vedere, di non fare partecipe Nath, di tutto questo. Ogni qual volta l’sms tardava, o il lavoro lo prendeva e allontanava da me, l’ossigeno mi veniva meno, e quei pochi neuroni rimasti intatti post innamoramento, vagavano persi. La voglia di stare con lui e la distanza mi portavano in iper-attività. Nei momenti in cui mi si dedicava lo punzecchiavo con:
- Nath hai fatto questo? ma qui quando andiamo? Ma il prossimo fine settimana? E quello dopo ancora?
Più forte di me, anche quando percepivo il suo fastidio, non riuscivo ad arginare quell’impeto da fiume in piena, la valanga che in me...

Poi, finalmente è arrivato anche il venerdì e la nostra cena insieme. Avevo passato quei cinque giorni distanti ad architettare come guadagnare tempo dalle faccende domestiche lasciate indietro, per poter iniziare a cucinare. La mia attenzione era ai tempi di cottura. Dovevo calcolare di portare parte degli alimenti a cottura, in modo che appena pronti per la cena, fosse bastato poco per cuocere, 15 minuti al massimo. Il venerdì c’è sempre traffico ed era impossibile calcolare un’ora d’arrivo, in più mettiamoci che con la voglia che abbiamo sempre di vederci, il cibo passa in secondo piano e quello che ha più esigenza di essere sfamato, è il nostro corpo. Quindi arrivo a preparare il contorno e a tenerlo pronto per il piatto forte nel momento della disposizione a tavola. Con l’ultimo alito di batteria Nath, m’avvisa della coda e del ritardo di un’ora abbondate. Un’ora. Quante cose avrei potuto fare in un’ora, se non fossi caduta in una inefficienza completa, pari solo al mio petulantismo dei giorni precedenti. La tv, la musica, scrivere, niente, apatia. Mi sono isolata, annebbiata. Lo stomaco incominciava a protestare e con la scusa di sfamare l’amore mio, nel momento in cui avesse varcato l’ingresso con un piccolo buffet d’aperitivo, ho incominciato a spelluzzicare con ingordigia emotiva.
Quando è scoccata l’ora del ritardo, il suo dito ha fatto vibrare il mio campanello, ed io c’ero e non c’ero, ero assorta. Avevo la testa attutita nel niente e ho dovuto assaporare per più volte le sue labbra per tornare me. La cena è stata posticipata dai tempi dell’amore, che brontolava di più dei nostri stomaci. Sazi siamo piombati tra le lenzuola, ad aspettare che il giorno ci cogliesse insieme, per godere dei prossimi tre giorni insieme.

Quando hai la sfortuna di avere lontano l’oggetto del tuo amore, hai la fortuna di passare insieme, quando accade, del tempo esclusivo. Non esiste altro, tu e lui, nient’altro. Chi ti conosce e sa che sei follemente innamorata, non ti disturba. Chi è un po’ geloso, o semplicemente frastornato dai tuoi cambi di abitudine, si affaccia timidamente. Sabato mattina, al primo precoce risveglio, abbiamo inaugurato la dimensione squisitamente personale del nostro tempo insieme, fondendo i nostri corpi ancora privi di coscienza, ancora intorpiditi dal sonno ma pronti nel riconoscersi e condursi insieme nel luogo più vicino e bello del mondo, dentro di noi, nel nostro piacere. E non mi dilungo per pudicizia a raccontare di questi momenti, che contrariamente all’idea diffusa nell’immaginario collettivo,secondo me, niente hanno a che vedere con il peccaminoso inferno, ma vivono unicamente e solo, un contatto con il divino paradiso.
Nel nostro tempo personale, non ci sono orari canonici per alimentarsi, viviamo dei tempi dell’amore e tutto il resto è secondario, anche mangiare. Le colazioni spesso sono pranzi, un po’ per l’ora, un po’ per l’abbondanza. Caffè, latte, yogurt e miele non possano mancare e il rito inizia, ci alterniamo nell’apparecchiatura e, ad imbanditura completata, spezziamo gli induci e le chiacchiere si alternano a cucchiai e tazze portate alla bocca. Un rito è divenuto anche quello del caffè, la misura del caffè. Io ne prendo solo una piccola tazzina, Nath ne riempie il fondo della tazza, con la cura di lasciarne un goccio per il mio rinforzino a fine colazione.
Quando va bene, la nostra giornata inizia alle 15.00. Sabato ci siamo volutamente portati a ispezionare librerie. Qualche opera d’arte ci chiamava, ci sembrava sciocco non entrare nemmeno a dare un occhio, ma la coscienza del tempo che di solito passiamo tra gli scaffali ci fermava. Prima tappa: piacevolmente capiamo che qui sono ben forniti più su tematiche precise che sulla narrativa, oltre a sconti sui tascabili. La seconda ha l’aria molto glamour, troppo grande distribuzione, dopo un affrettato giudizio negativo, la scopriamo piano piano, reparto per reparto. Seguo sempre Nathan con lo sguardo, a volte sono vinta nella guerra contro gelosia e, in questo week-end, sono una rifugiata politica. Lo raggiungo al piano, lo cerco e lo trovo. Sgattoiola via dal mio sguardo verso un angolo anonimo e probabilmente vuoto. Lo raggiungo di corsa, quasi dovessi beccarlo in fragrante in non so cosa… e lo trovo a fruzzicare tra i remainder.
- Laggiù c’è un Tascher sui templi Indu.
Che merxx che sono, lasciarmi vincere così da non so nemmeno io cosa!
- Amore che bello!! Costano tutti la metà?!
- Eh.. si ma qualcuno è puzzone!
Adoro i libri usati e non riesco a capire come ci se ne possa separare. Man bassa, giustificata dal prezzo perdo la soggezione che Nath genera su di me in libreria.
Usciamo ed è ancora giorno, il cielo è sereno e questa città per affollata ed inflazionata di giapponesi che sia, è sempre stupenda e immobile a se stessa. Ultima libreria, ma qui acquisto veloce, mirato. Uno dei miei autori preferiti, Roth, Philip Roth. In questa settima è appena uscito il suo ultimo libro Everyman, tradotto solo ora e pubblicato in Italia da Einaudi. Io e Nathan, per un verso o per l’altro gli siamo debitori. Con il nero volume tra le mani o meglio nelle sporte, ci avviamo verso il nostro nido. È già ora di fermare nuovamente i languori, in ogni senso. Passiamo dall’aperitivo, all’amore al sonno, con una naturalezza sublime. Interrompiamo il nostro connubio a due per una cena di compleanno che mi riporta indietro di diversi anni, per modi e compagnia. La strada che percorriamo è illuminata dalla luna e da quelle poche parole su di noi che ci avanzano ai baci, alle carezza e al bisogno dei nostri corpi di stare vicino.
Attendiamo il momento giusto per dileguarci, alla terza coppia che abbandona il desco ci sentiamo di poterci licenziare anche noi dagli amici. Cercando la luna in cielo e in noi, la nostra dimensione a due, torniamo verso le lenzuola bianche per iniziare la lettura del nero rothiano volume. Purtroppo o per fortuna, le nostre labbra si attirano ancora prima di approdare a pagina venti, dopo che la mia incespicante lettura a voce alta aveva sbagliato la pronuncia di tutti i nomi dei personaggi.

7 commenti:

ape ha detto...

sensazioni vissute, ma che non ho mai spiegato appieno..

vi ho detto quanto mi piacete?!

domani è venerdì....e non dico altro!

LaFrancese ha detto...

Grazie Ape, sei sempre molto gentile, a presto! buon fine settimana...

flo ha detto...

condivido anch'io il pensiero di ape..'sensazioni vissute ma che non ho mai spiegato appieno'...

non so che dire... mi sono persa tra queste parole... .)...bellissime, piene, vere, cariche di passione e di amore... avrei da sempre voluto essere capace di tarsformare i pensieri in parole, sopratutto quando riguarda l'amore e la passione, ma ,,,ho sempr efatto infinita difficiolta' ' a farlo completamente... sempre un blocco, sempre un limite , sempre qualcosa che frnava..una frase mi ha molto colpito ( e la condivido appieno!) : 'E non mi dilungo per pudicizia a raccontare di questi momenti, che contrariamente all’idea diffusa nell’immaginario collettivo,secondo me, niente hanno a che vedere con il peccaminoso inferno, ma vivono unicamente e solo, un contatto con il divino paradiso.'


ciao, buona giornata e ... buon amore!

LaFrancese ha detto...

infinite grazie Flo, mi hai emozionato ed incoraggiato. Anch'io ho sempre fatto una grande fatica a mettere in parola il mio sentire, poi il blog e un fiume di parole dai miei tasti.. poi Nath e il suoi incoraggiamento, volente o nolente :-)

spulcia più in fondo e troverai i pezzi di Nathan, i suoi si che sono belli! ...è lui che ha stoffa, io ho solo energia! ... e forse troppa visto che avvogo i suoi post.

grazie ancora,
a presto

Nathan ha detto...

Ape,
domani è venerdì
domani vedrò scendere laFrancese dal suo treno (sciopero permettendo)
domani calpesteremo i marciapiedi di una città che è un po' di me
un luogo che laFrancese non ha ancora conosciuto,
domani ci metteremo in direzione del suo nord, del mio sud.
domani la Francese sarà ancora fra le mie braccia.

LaFrancese, la tua francese ha detto...

l'unico luogo dove vorrei stare, le tue braccia.

flo ha detto...

... vi auguro di assaporare in ogni attimo e in ogni'via del vostro week end', la gioia e il desiderio dell'amore !!! ciao e a presto

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